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sabato 29 gennaio 2011

THE TELEGRAPH: L'EGITTO CHIUDE GLI ACCESSI AD INTERNET

Le organizzazioni che tracciano l'accesso globale a internet hanno rilevato un crollo  nel traffico in entrata ed uscita dall'Egitto a circa le h. 10.30GMT di giovedì notte.


L'azione del governo egiziano non ha precedenti nella storia di internet. Paesi come la Cina, l'Iran, la Tailandia e la Tunisia hanno tagliato gli accessi ai siti di notizie e ai servizi dei social networks durante periodi di turbolenze, come ha fatto l'Egitto tagliando accessi a Facebook e Twitter all'inizo di questa settimana.
    
Il tentativo in corso da parte del governo egiziano di chiudere tutte le comunicazioni online, tuttavia è un nuovo fenomeno. Non impedisce solo ai semplici utilizzatori egiziani di accedere ai siti, ma anche taglia le gambe a Tor, uno strumento anticensura che esperti tecnici ed attivisti stavano usando per aggirare i blocchi su Facebook e Twitter.

Almeno temporaneamente l'azione mette l'egitto al pari della Corea del Nord, che non ha mai permesso ai suoi cittatidini di accedere ad internet.

traduzione e sintesi da questa fonte:
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/africaandindianocean/egypt/8288163/How-Egypt-shut-down-the-internet.html

martedì 25 gennaio 2011

PROGETTO EAST AFRICAN FEDERATION E CONIO NUOVA VALUTA PER IL 2012

East African Federation è il nome proposto dall'assemblea politica dei paesi membri della Comunità dell'Africa orientale (East African Community) per identificare la futura fusione di cinque Stati membri (Burundi, Kenya, Rwanda, Tanzania e Uganda) in un unico stato sovrano [1].


L'assemble preposta ha inoltre deciso di coniare una nuova valuta, lo scellino dell'Africa orientale, che sarà messo in circolazione nel nuovo stato sovrano nel 2012. Con un'area di 1.820.664 di km ² l'East African Federation sarà la quarta nazione più grande dell'Africa e sedicesima su scala mondiale; nei cinque stati, conglobati in un'unico stato, risiederà una popolazione di 127.139.000 persone ( 70 residenti per km ²), attestandosi in Africa al secondo posto come densità di popolazione (dopo la Nigeria) e all'undicesimo posto su scala planetaria.

Il PIL, stimato su coefficenti del Fondo Monetario Internazionale, si attesterà a 131.772.000.000 di dollari Usa attestandosi in quarta posizione in Africa e in cinquantacinquesima posizione su scala mondiale. Il PIL procapite sara di circa 1.036 dollari Usa. La lingue parlate nel nuovo stato saranno: Swahili (lingua locale) e inglese (lingua ufficiale). Come capitale è stata proposta la città di Arusha in Tanzania, situata vicino al confine con il Kenya. La scelta non è casuale: Arusha è l'attuale sede dell'East African Community. [1].

È trapelato che l'attuale East African Community sarà in grado di organizzarsi in un unico stato federale entro il 2013. [2]. Nel luglio 2010 l'East African Federation ha lanciato l'East African Common Market (Mercato comune dell'Africa orientale), con la libera circolazione tra i paesi membri, ha pianificato il conio di una moneta comune entro il 2012 e la fusione in una sola federazione politica entro il 2015.

[ ] References
[1] Clicca qui per leggere: Uganda Sunday Vision (2004-11-28): One president for EA by 2010.
[2] Clicca qui per leggere:James Shikwati (2006-06-14) The Benefits of the East Africa Federation to the Youth. The African Executive.

Traduzione e rielaborazione linguistica a cura di: Serenella Speziale /
Fonte originale: http://www.newworldorderreport.com/
riferimento: http://www.ecplanet.com/node/2249

domenica 23 gennaio 2011

STANZATI 5 MILIONI DI EURO PER TRADURRE IL TALMUD IN ITALIANO...

ROMA, 21 gen. (Adnkronos) - Il Talmud, opera fondamentale della cultura ebraica, sara' tradotto per la prima volta in italiano. Oggi a Palazzo Chigi e' stato fiirmato il protocollo d'intesa sul 'Progetto Talmud' dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, dal presidente del Cnr, Luciano Maiani, dal presidente dell'Unione delle comunita' ebraiche italiane, Renzo Gattegna e dal presidente del Collegio Rabbinico italiano, Riccardo Di Segni.

I tempi di realizzazione dell'opera stimati in circa 5 anni dei quali ''i primi 8 mesi -ha spiegato la Gelmini, il cui dicastero finanzia il progetto con 5 milioni di euro- per la fase di avvio, reclutamento e formazione dei traduttori'' che saranno contrattualizzati dal Cnr. ''Mentre 4 anni circa serviranno per la traduzione e la validazione della stessa''.

''Abbiamo ritardato di un'ora la conferenza stampa di presentazione della firma del protocollo d'intesa -spiega Letta- perche' c'e' stata stamattina la cerimonia funebre dell'ennesima vittima italiana in Afghanistan, una cerimionia struggente e di grande spiritualita' che ci invita a meditare e riflettere, proprio come fa il Talmud. Poi c'e' stata al Quirinale la giornata dell'informazione, e proprio il Talmud e' simbolo della liberta' di pensiero e di espressione. Quelli di oggi sono quindi due eventi che danno un valore simbolico piu' forte al 'Progetto Talmud' che presentiamo''.

Fonte: http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=652066

giovedì 20 gennaio 2011

Ben Ali (Tunisia) andò al potere per merito di Craxi e Andreotti...

"Cosa attende, ora, la Tunisia? L’Italia vi faceva affari ma nessuno si è mai sognato di contestare qualcosa a Ben Ali e signora. Ora tutto il fango è buono. Ma in questi ultimi dieci anni chi ha mai fatto indagini sulla politica repressiva di ogni minoranza attuata dal presidente tunisino?

Eppure il buon Ben Ali, classe 1936 (come Berlusconi, stesso mese di settembre) è stato installato nel suo scranno proprio dagli italiani Bettino Craxi e Giulio Andreotti nel lontanissimo 1987 dopo una deposizione morbida dell’ottantaquattrenne Bourghiba.

L'AZIONE DEL SISMI. Deposizione concepita e attuata dai servizi segreti italiani, il Sismi, agli ordini dell’ammiraglio Fulvio Martini (morto nel 2003). Martini confessò il golpe senza spargimento di sangue (italiani brava gente) nel 1999 e ne scrisse in modo edulcorato in un libro di memorie. Fu chiamato anche il Golpe medico, perché Bourghiba venne deposto per la falsa attestazione medica di una sua presunta grave malattia siglata da sette medici compiacenti. Da quel golpe, di matrice Cuf (Craxi, Forlani, Andreotti) nacque l’attuale regime, senza soluzione di continuità.

Gli interessi energetici dietro l'attivismo italiano in Tunisia

Una piattaforma per l'estrazione del gas nel porto di Tunisi.

Perché l’Italia ha voluto il golpe contro Bourghiba che pure era un eroe dell’indipendenza tunisina dalla Francia coloniale dal lontano 1956? Perché aveva bisogno di rinnovare le proprie credenziali in un’area, il Maghreb, che le dava il gas a buon prezzo. Il gas algerino passava in parte attraverso il territorio tunisino ma nel 1987 le tensioni fra Algeria e Tunisia erano altissime. L’Algeria minacciava di invadere la Tunisia per vecchie vertenze di confine e perché Bourghiba voleva mandare a morte 12 integralisti islamici, accusati di cospirazione e gli islamisti stavano riacquistando potere in Tunisia.

Bourghiba era un presidente laico e questo poteva creare qualche problema. Per salvare il gas algerino e riportare una pace fittizia bisognava deporre Bourghiba. E così fu fatto, nel silenzio dell’Europa, dei suoi giornali, della stessa Francia.

STATO AMICO DEL CRAXISMO. L’Italia indubbiamente ci guadagnò, ma non la Tunisia, che ebbe in dono un ex generale come Ben Ali, durato in carica quasi un quarto di secolo. Da quel golpe nacque la Tunisia amica del craxismo e ospite a eterna riconoscenza del Bettino poi ‘perseguitato’ da Mani Pulite e residente fino alla morte ad Hammamet.

La fuga di Ben Ali ha imbarazzato non poco gli ex craxiani. Il più cinico, e più informato, è stato ancora una volta il vecchio Gianni De Michelis. A chi gli chiedeva se non sapesse, lui che lo conosceva bene, che Ben Ali aveva instaurato una dittatura in Tunisia, rispose: «Non una dittatura, diciamo una democratura». Il neologismo di De Michelis spiega in abbondanza l’ambiguità della politica estera di un Paese del profondo occidente come il nostro. E sancisce la fine, se mai c’è stata, della sua famosa coscienza democratica, ovunque (teoricamente) esportabile. Magari in cambio di ottimo gas del deserto.

fonte: http://www.lettera43.it/economia/6489/la-tunisia-di-de-michelis-e-l-oro-di-leila.htm

mercoledì 19 gennaio 2011

L'IRLANDA COMINCIA A STAMPARSI GLI EURO!

El Banco Central de Irlanda, saltándose los mecanismos ordinarios, ha imprimido más de 40.000 millones en los últimos meses, el 25% de su PIB.


Manuel Llamas


Algo insólito está aconteciendo en el seno de la Unión Monetaria. El Banco Central de Irlanda está imprimiendo su propio dinero a fin de facilitar líneas de liquidez (préstamos a corto plazo) para mantener en pie su sistema financiero. El organismo monetario lleva semanas ofreciendo su propia liquidez a los bancos del país, saltándose así los mecanismos ordinarios para este tipo de operaciones propios de la Unión Monetaria, es decir, a través del Banco Central Europeo (BCE).

El programa, denominado "emergency liquidity assistance", sirve para que el Banco Central de Irlanda inyecte dinero a su banca sin necesidad de acudir al BCE. Así, bajo el epígrafe "other assets" ("otros activos"), la entidad ha prestado al sistema financiero nacional un total de 51.094 millones de euros a cierre de 2010, incrementándose en más de 40.000 millones de euros en tan sólo los últimos tres meses.

Esto significa imprimir en dinero el equivalente al 25% del PIB irlandés -estimado en unos 160.000 millones de euros-, una cifra que ha sido inyectada directamente por el banco central en el sistema mediante la concesión de préstamos de "emergencia" a su banca a cambio de una serie de activos basura que, en teoría, deberían servir como colateral. Y es que, tales créditos no están respaldados por bonos del Estado ni son préstamos del BCE, sino una inyección de liquidez directa por parte del Banco Central de Irlanda.

Pese a ello, Irlanda cuenta con la autorización de BCE. Un portavoz del organismo monetario europeo señaló que el Banco Central de Irlanda está, efectivamente, creando el dinero preciso para prestar a su banca en sustitución de la tradicional financiación que concede el organismo que preside Jean Claude Trichet. En concreto, señaló que la entidad irlandesa puede crear sus propios "fondos" si lo considera oportuno, siempre y cuando se lo notifique al BCE.

Irlanda imprime dinero

Además, según fuentes internas del BCE, se trata de cuantías pequeñas "sin importancia sistémica". Una puntualización cuanto menos curiosa si se tiene en cuenta que, poniendo esos 40.000 millones de nueva creación en perspectiva, Irlanda ha impreso en tan sólo tres meses el equivalente a 3,5 billones de dólares en EEUU por parte de la Reserva Federal (FED).

El Banco Central de Irlanda viene así a sustituir en parte la financiación extraordinaria que viene prestando desde hace tiempo el BCE a los bancos de la zona euro a un tipo de interés del 1% a cambio, eso sí, de entregar una serie de activos (de calidad) para avalar tales créditos.

El problema para los bancos irlandeses, sin embargo, es que su volumen de activos sanos, susceptibles de ser presentados como garantías aceptables para el BCE, se ha reducido de forma drástica. De hecho, el rescate de Irlanda se precipitó precisamente por esta situación, ya que fue el propio BCE el que forzó la petición de ayuda por parte de Dublín tras mostrarse reticente a seguir aceptando su deuda como colateral.

fonte: http://www.libertaddigital.com/economia/irlanda-se-salta-a-trichet-y-comienza-a-imprimir-euros-por-su-cuenta-1276412160/

venerdì 14 gennaio 2011

OMOSESSUALITA': ORA CORSO ACCADEMICO ALLA STATALE DI MILANO...

Aggiungi didascalia
... RIDERE? PIANGERE? CADERE NELL'OBLIO DELLA DIMENTICANZA? DIVENTARE APOLIDI?
CHIEDERE ASILO POLITICO A  E.T?... 

Il problema non è l'omosessualità, ma dove e come finiscono i fondi per la "ricerca scientifica" delle "università".

DA: http://milano.virgilio.it/primopiano/universita-statale-omosessualita-diventata-corso.html


"Presso la sede della Facoltà di Scienze Politiche, in via Conservatorio, per quanto riguarda i diritti delle persone omosessuali sta accadendo qualcosa di assolutamente innovativo. Tutto ruota attorno al corso “Omosessualità - Un mondo nel mondo”, un ciclo di undici incontri-seminario – proposto da “Gay Statale”, il gruppo gay/lesbico di ragazzi e ragazze della Statale di Milano – che per la prima volta in Italia tratta dell’argomento omosessualità in modo accademico e che assicura il riconoscimento di 3 crediti formativi a chi parteciperà ad almeno l’80% delle lezioni.


«Credo che questo corso sia davvero un esperimento interessante – ha dichiarato Antonella Besussi, ordinario di Filosofia politica e coordinatrice del corso –. Ci sembra rappresenti il modo migliore per parlare della questione evitando scivolamenti che, purtroppo, sono ancora molto presenti ai giorni nostri». La prima parte del corso, che vede la partecipazione di docenti provenienti anche da altre università italiane, è rivolta agli aspetti filosofici legati all’omosessualità, negli appuntamenti successivi l’attenzione sarà invece rivolta, come sottolinea la docente «agli argomenti che trattano di diritti civili, di differenze e di moralità pubblica».

«Il corso è aperto agli studenti di qualsiasi orientamento sessuale che siano interessati all’omosessualità quale oggetto di studio accademico – ha spiegato Fabio Galantucci di “Gay Statale” –». Dopo alcuni attacchi omofobi subiti da alcuni nostri amici all’interno dell’università ci siamo detti che dovevamo fare qualcosa, anche dal punto di vista culturale. E così è nata l’idea del laboratorio».

Ogni lezione avrà la durata di due ore e sarà suddivisa tra esposizione da parte del relatore della tematica in questione e dibattito tra gli studenti. Alla fine del ciclo del corso ogni studente, al fine dell’ottenimento dei crediti, dovrà elaborare un breve scritto su un argomento a scelta tra quelli trattati negli undici incontri".

giovedì 13 gennaio 2011

Verranno tolti dai passaporti USA le definizioni di "padre" e "madre"...

Madre’ e ‘Padre’ verranno sostituiti da ‘Genitore 1′ e ‘Genitore 2′ nei moduli per i passaporti

Le parole “madre” e “padre” verranno rimosse dai moduli per i passaporti Statunitensi e sostituite con una terminologia di genere neutrale, ha dichiarato il Dipartimento di Stato.

“Le parole nella vecchia forma erano ‘madre’ e ‘padre’,” ha detto Brenda Sprague, l’assistente delegato della Segreteria di Stato per i Servizi sul Passaporto. “Adesso sono ‘genitore uno’ e ‘genitore due’.”

Una dichiarazione nel sito del Dipartimento di Stato ha aggiunto: “Questi miglioramenti vengono fatti per fornire una descrizione di genere neutrale dei genitori di un bambino e per riconoscere i diversi tipi di famiglie.” La dichiarazione non specificava se si riferisse solo alle richieste di passaporti per i bambini.

Il Dipartimento di Stato ha dichiarato che i moduli per i nuovi passaporti, non ancora disponibili al pubblico, saranno presto disponibili.

Sprague ha detto che la decisione di togliere i tradizionali nomi dei genitori non è stata una questione di ‘politicamente corretto’.

“Con i cambiamenti nella scienza medica e la tecnologia riproduttiva stiamo venendo incontro a situazioni che non avremmo potuto anticipare 10 o 15 anni fa,” ha detto la Sprague.

I gruppi per diritti dei gay stanno lodando la decisione.

“Cambiare i termini madre e padre in termini più globali come genitore fa si che molti e diversi tipi di famiglie possano andare a chiedere un passaporto per il proprio figlio senza avere la sensazione che il governo non riconosce la loro famiglia,” ha detto Jennifer Chrisler, la direttrice esecutiva di Family Equality Council.

La sua organizzazione ha fatto pressioni di lobby sul governo per molti anni affinchè i due termini venissero rimossi dai moduli dei passaporti.

“Il nostro governo deve riconoscere che la struttura della famiglia sta cambiando,” ha detto Chrisler. “La cosa migliore che si può fare è di sostenere le persone che stanno allevando dei bambini in famiglie amorevoli e stabili.”

Ma alcuni conservatori Cristiani sono furiosi per questa decisione.

“Solamente nel mondo alla rovescia del politicamente corretto della sinistra si poteva considerare un ‘miglioramento’ per un documento riguardante una nascita il fornire meno informazioni sulle circostanze di quella nascita,” ha detto Tony Perkins, il presidente della Family Research Council, in una dichiarazione a Fox News Radio. “Questa cosa sta chiaramente venendo fatta per far avanzare le cause dei ‘matrimoni’ dello stesso sesso e dei genitori omosessuali senza alcuna autorità legale, e infrange anche lo spirito se non proprio la sostanza del Defense of Marriage Act.”

Robert Jeffress, pastore della Prima Chiesa Battista di Dallas, concorda con Perkins. “E’ parte di un tentativo più ampio di espandere il politicamente corretto per ridurre la distinzione fra uomini e donne e suggerire in qualche modo che non si ha bisogno di un padre e una madre per crescere con successo un bambino,” ha detto Jeffress. “Questa decisione è stata presa per far sentire più a loro agio le coppie omosessuali nel crescere i bambini.”

Chrisler ha raccontato il giorno in cui lei e la sua compagna tentarono di ottenere dei passaporti per i loro due figli.

“Anche se la mia compagna era la loro madre legale, li aveva adottati dopo che io li avevo partoriti, doveva ancora mettere il suo nome nel campo del padre, e questo è discriminatorio e ci fa sentire come cittadine di seconda-classe,” ha detto Chrisler.

Sprague ha detto che lei non userebbe il termine discriminatorio per descrivere i vecchi moduli per il passaporto.

“Preferirei usare la parola impreciso,” ha detto. “Semplicemente non descriveva bene la realtà della situazione. Chiaramente vogliamo essere sensibili verso i sentimenti delle altre persone, ma siamo anche ben consapevoli del nostro bisogno di introdurre un più alto livello di precisione in questo processo.”

Perkins, nel frattempo, ha accusato il Dipartimento di Stato di mancare di rispetto verso la legge e ha chiesto al Congresso di “prendere sul serio il loro ruolo di sorveglianza e intervenire in queste circostanze”.

I nuovi moduli di genere neutrale per i passaporti verranno introdotti a Febbraio.

di Todd Starnes
Fonte: FOX News
http://www.foxnews.com/politics/2011/01/07/passport-applications-soon-gender-neutral/#ixzz1APLAI0xR
traduzione: http://saigon2k.altervista.org/?p=2725

mercoledì 12 gennaio 2011

IL MINISTRO TREMONTI: LA TIRANNIDE DELLE TROPPE LEGGI E IL TEMPO DI CAMBIARE

Cominciamo dalla liberalizzazione delle attività d’impresa. Le regole giuste sono un investimento. Sono le regole sbagliate ad essere un costo. E le regole possono essere sbagliate anche perché sono troppe. Con la globalizzazione il mondo è radicalmente cambiato e nella globalizzazione la competizione non è più solo tra imprese, ma anche tra blocchi continentali e sistemi giuridici. In linea di principio si può essere a favore o contro la competizione economica globale. Ma in concreto non si può fare finta che non ci sia. Non ci si può illudere che tutto possa continuare come prima. Nello scenario globale che si è aperto, l’Italia ha davanti a sé l’alternativa tra declino e sviluppo. Se si vuole lo sviluppo si deve cambiare, a partire dal dominio giuridico. Che effetto ha prodotto e produce sull’attività d’impresa l’attuale bulimia giuridica, la massa sconfinata e crescente di regole? Alcuni dati ne danno la cognizione (guarda le tabelle).


I TRE SISTEMI 
Come agire su questa massa di regole, per ridurla? Una prima tecnica è quella dell’«abrogazione». E’ questa senz’altro una buona tecnica, ma non risolve definitivamente il problema. Le uova depositate dal serpente legislativo si riproducono infatti in continuazione. E anzi, paradossalmente, tra il beneficio che dà l’abrogazione di una legge e il maleficio costituito dallo stress normativo che l’innovazione comunque causa, il saldo rischia di rimanere comunque negativo.

Una seconda tecnica è quella della «delegificazione», passare cioè dalla legge al regolamento, che è come passare dalla padella nella brace. Perché i regolamenti sono pesanti come le leggi ed essendo intercambiabili non alleggeriscono ma anzi spesso appesantiscono la burocrazia.

La terza tecnica è quella della «semplificazione». I processi e i metodi adottati in passato nel nostro Paese sono stati utili, ma non risolutivi. Le norme dirette a semplificare si sono infatti esse stesse strutturate come «lenzuoli» normativi, che a loro volta hanno prodotto decreti legislativi torrenziali e dunque ulteriori alluvioni di normative.

LA SOLUZIONE COSTITUZIONALE
In sintesi le pratiche sopra citate hanno prodotto e possono produrre risultati buoni, ma ancora insoddisfacenti: come i tentacoli dei mostri mitologici, per ogni legge delegificata rinasceva un regolamento, per ogni norma di semplificazione rinascevano una o più norme di complicazione. In realtà il nodo di Gordio, la metafora millenaria della semplificazione, non si scioglie ma si taglia con un colpo di spada.

Con una norma che dia efficacia costituzionale e definitività al principio di responsabilità, all'autocertificazione, al controllo ex post, estendendoli con la sua forza obbligatoria a tutti i livelli dell’ordinamento, superando così i problemi del complicato riparto delle competenze legislative. Alla obiezione sui tempi lunghi di una legge costituzionale si può rispondere ricordando che la Legge costituzionale istitutiva della Bicamerale D’Alema fu approvata in 4 mesi (agosto compreso). Pare corretto assumere che la legge costituzionale di cui sopra, per la sua non minore importanza (!), possa ottenere dal Parlamento uguale impegno di lavoro.

FOLLIA REGOLATORIA
Non ci sono reali alternative: la cappa delle regole che pesa sull’economia, una cappa che è cresciuta a dismisura negli ultimi tre decenni ed è aggrovigliata dalla moltiplicazione delle competenze – centrali, regionali, provinciali, comunali - è ormai divenuta tanto soffocante da creare un nuovo Medioevo.

Dietro la follia regolatoria c’è in specie qualcosa che in realtà va nel profondo dell’antropologia culturale: una visione dell’uomo che è o negativa o riduttiva. La visione negativa è quella della gabbia (l’homo homini lupus). Il lupo va ingabbiato: è Hobbes. Da questa filosofia sono derivati l’assioma e la contrapposizione moderna fra pubblico e privato, dove «pubblico» è stato assiomaticamente associato a «morale» e «privato» a «immorale». La visione riduttiva si basa invece sull’assunto che l’uomo non è certo «a priori» malvagio, ma è tuttavia insufficiente a sé stesso, in parte incapace di fare da solo il suo bene. Ad esso soccorre dunque la benevolenza del potere pubblico.

IL NUOVO MEDIOEVO
Questi due pregiudizi hanno ormai impiantato un nuovo Medioevo. Come nel vecchio Medioevo tutta l’economia era bloccata da dazi e pedaggi d’ingresso e di uscita, alle porte delle città, nei porti, nei valichi, da status soggettivi e personali discriminatori, così oggi il nostro territorio è popolato da un’infinità di totem giuridici.

E’ stato Alexis de Tocqueville, in La democrazia in America, a fare profeticamente la più efficace sintesi del processo che oggi ci troviamo, nonostante tutto, a subire: «Il sovrano estende il suo braccio sull’intera società; ne copre la superficie con una rete di piccole regole complicate, minuziose ed uniformi, attraverso le quali anche gli spiriti più originali e vigorosi non saprebbero come mettersi in luce e sollevarsi sopra la folla; esso non sprezza le volontà, ma le infiacchisce, le piega e le dirige; raramente costringe ad agire, ma si sforza continuamente di impedire che si agisca, non distrugge, ma impedisce di creare, non tiranneggia direttamente, ma ostacola, comprime, snerva, estingue, riducendo infine la nazione a non essere altro che una mandria di animali timidi ed industriosi della quale il governo è pastore. Ho sempre creduto che questa specie di servitù regolata e tranquilla, che ho descritto, possa combinarsi meglio di quanto si immagini con qualcuna delle forme esteriori della libertà e che non sia impossibile che essa si stabilisca anche all’ombra della sovranità del popolo».

VISIONE POSITIVA
Il Medioevo vero è finito, ma il nuovo Medioevo, che ci si presenta come la caricatura giuridico-democratica di quello precedente, ci fa scivolare verso il declino.

Non è questa la visione giusta, se della persona si ha una visione positiva, perché si crede giusto investire sulla sua capacità di produrre ricchezza sociale ed economica, sulla sua capacità di concorrere al bene comune.

Sull’uomo non si può avere un pregiudizio, ma un giudizio. Come in Sant’Agostino, che riconosceva l’esistenza di una socialità originaria, di una civitas primaria che nasce dalla socialità propria della natura umana; e che è un ordine che ha una sua bellezza propria (Agostino, De vera religione 26, 48). Per questo, si può (si deve) avere una visione positiva della persona, delle sue associazioni, della sua capacità d’intrapresa.

Con questa visione si può (si deve) cambiare il metodo politico: si può (si deve) considerare il cittadino, prima che come un controllato dallo Stato, come una risorsa della collettività. Si può sostituire il controllo ex ante della pubblica amministrazione con un controllo ex post (che avviene senza ritardare l’inizio dell’attività); si può considerare il bene comune non più come monopolio esclusivo del potere pubblico, ma come un’auspicata prospettiva della responsabilità nell’agire privato.

E' TEMPO DI CAMBIARE 
L’articolo 41 della Costituzione italiana dispone quanto segue: «L'iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l'utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l'attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». In teoria potrebbe essere formulata l’ipotesi di modificarlo radicalmente. Non credo che questa sia l’idea giusta.

Nel «vecchio» articolo 41 della Costituzione ci sono infatti elementi fondamentali che assolutamente devono essere conservati. Ma è arrivato il tempo per operarne un aggiornamento. E’ arrivato il tempo di intervenire su quell’articolo, integrandolo per rimuovere tipi e forme di interpretazione che hanno riportato il Medioevo. E’ stato obiettato che l’articolo 41 della Costituzione ha in realtà sempre funzionato, perché non ha impedito nessuna legge di semplificazione. E’ vero. E’ però anche vero che non ha neppure impedito nessuna legge di complicazione! E’ per questo che con una legge costituzionale non solo va «potenziato» l’articolo 41, in raccordo con la successiva modifica dell’articolo 118 della Costituzione, ma lo si può, lo si deve riformare valorizzando i princìpi morali, sociali, liberali della responsabilità, dell’autocertificazione, del controllo ex post, contro i costi di manomorta e di immobilizzo tipici del vecchio-presente regime. Non è tempo per cercare le colpe della situazione presente. E’ tempo di cambiarla. In questo od in un altro modo che si vorrà (potrà) prospettare in libero dibattito.

Giulio Tremonti
FONTE:
http://www.corriere.it/economia/11_gennaio_11/tremonti-leggi-liberalizzare_15106d2c-1dc4-11e0-8ba9-00144f02aabc.shtml

OBAMA E LA CARTA DI IDENTITA' INTERNET AD OGNI AMERICANO CHE NAVIGA...

Il Presidente Obama ha segnalato che darà al Ministero del Commercio USA
(United States Commerce Department) l'autorità su una misura di cibersicurezza nazionale che ha proposto: quella di dare ad ogni americano una specifica carta di identità online.

In precedenza, gli altri candidati alla gestione del nuovo sistema sono stati la
NSA e il Department of Homeland Security; Obama ha però annunciato che sarà il Commerce Department a farsene carico e questo dovrebbe far piacere ai gruppi che hanno sollevato preoccupazioni sugli Enti di sicurezza, vedendoli esplicare doppie funzioni di polizia ed intelligence.

In ogni caso: che sarà questa specifica carta di identità che tutti avremo?
Beh anche se i dettagli sono piuttosto scarsi,  Gary Locke, Segretario del Commercio USA, parlando ad un evento al Stanford Institute, ha sottolineato che il nuovo sistema non sarà simile alla carta di identità nazionale , o ad un sistema controllato dal governo, ma che aumenterà la sicurezza e ridurrà il bisogno delle persone di memorizzare dozzine di passwords online".

fonte: http://refreshingnews9.blogspot.com/2011/01/obama-administration-moves-forward-with.html
traduzione Cristina Bassi

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IL FUTURO DI INTERNET: SOLO SU LICENZA?

NUOVE TECNOLOGIE E DIGITALE TERRESTRE

domenica 9 gennaio 2011

LA TASSA PATRIOTTICA DI AMATO...MA DI QUALE PATRIA?

Patrimoniale si o no?

Ecco perché la "patrimoniale patriottica" di Giuliano Amato non potrebbe mai funzionare.
di Enrico Cisnetto, 31 dicembre 2010
fonte: http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1061798

Il 2011 sarà l'anno della "patrimoniale patriottica"? Il primo a parlarne è stato Giuliano Amato, poi a seguire Pier Carlo Padoan, Stefania Camusso e molti altri.
Dice in sostanza il neo partito della tassazione una tantum: l'Italia ha 1.867 miliardi di debito pubblico, cioè poco oltre 30 mila euro a testa, ma la ricchezza netta privata è oltre quattro volte e mezza di più, pari a 8.600 miliardi; questo significa che ogni italiano ha un debito (pubblico) di oltre 30 mila euro, ma possiede un patrimonio di circa 135 mila.

Dunque, se ciascuno desse un contributo straordinario allo stato di 10 mila euro, si raccoglierebbero 600 miliardi, che consentirebbero di ridurre di colpo di un terzo il debito, dall'attuale livello del 118 per cento all'80 per cento del pil, mettendo l'Italia in linea con la media europea e liberandola da un fardello che le impedisce di crescere e soprattutto di fare politiche rivolte al futuro, per i giovani.

In linea teorica il ragionamento non fa una piega, e io non ho mai avuto alcuna preclusione "ideologica" verso una tassa di tipo "patrimoniale", tanto più in un paese "ricco" come il nostro, nel senso che da un paio di decenni produce poco reddito ma conserva un grande patrimonio. E' però sulla postilla aggiunta da Amato che i conti non tornano.

Egli sostiene che gli italiani abbienti siano un terzo della popolazione, e che tocchi a quei 20 milioni di persone pagare, seppure in un biennio, 30 mila euro ciascuno. Le cose stanno diversamente. Se il criterio con cui selezionare la platea dei "patrioti" che devono pagare la patrimoniale fosse quello del reddito imponibile, non si andrebbe da nessuna parte, visto che se statisticamente su ogni contribuente grava un peso annuo di tasse, imposte e tributi pari (in media) a 7.350 euro a fronte di 18.873 euro di imponibile, è pur vero che trattasi del classico "pollo di Trilussa", perché solo poco più dell'i per cento dei contribuenti denuncia redditi annui superiori ai 100 mila euro, cui tocca pagare il 18 per cento del totale delle imposte, mentre ci sono ben 10,7 milioni di "troppo poveri" esentati dall'Irpef.

Insomma, nelle condizioni di pagare la patrimoniale anti-debito ci sarebbero circa 800 mila italiani. Se a costoro si chiedessero tutti i 30 mila euro di cui sono teoricamente debitori, si raccoglierebbero "solo" 24 miliardi. E il resto? Senza contare che così non pagherebbero i più ricchi, ma gli onesti che non evadono il fisco. Allora bisognerebbe verificare l'entità del patrimonio. E qui ricasca l'asino.

Perché la Banca d'Italia che ci ha detto di stimare in 8.600 miliardi netti, di cui 4.800 in immobili, l'intero patrimonio privato nazionale, ci dice pure che il 45 per cento di esso, cioè 3.870 miliardi, è in mano al 10 per cento delle famiglie, mentre il restante 90 per cento è costretto a dividersi "solo" 4.730 miliardi. Che se fossero distribuiti equamente farebbero poco più di 200 mila euro a nucleo, ma così non è.

E comunque, vista la prevalenza degli immobili, come si determina il "fair value" della ricchezza dichiarata, anche senza considerare l'inattendibilità del catasto in molti comuni? D'altra parte, i cosiddetti "high net worth individuals" (termine internazionale che definisce le persone fisiche con un patrimonio superiore al milione di dollari) in Italia non superano quota 200 mila. Dovremmo tassarli per 3 milioni a testa? Dunque, al famoso "20X30" non ci si arriva, quale che sia il criterio adottato. E per incassare meno, il gioco non varrebbe la candela.

Inoltre, come si pagherebbe la patrimoniale? Le famiglie non dispongono di sufficiente liquidità, perciò o si consente una rateazione dell'imposta, allungando però l'effetto di diminuzione del debito pubblico nel tempo, o si ricorre alle banche.

In quest'ultimo caso, si dovrebbe imporre al contribuente di indebitarsi con il sistema bancario per l'equivalente del dovuto (a quale tasso? per quanti anni? e se riparte l'inflazione?); così il gettito verrebbe corrisposto inizialmente dalle banche, ammortizzando una quota equivalente di debito pubblico circolante. Di conseguenza, il debito pubblico si trasformerebbe per molti anni in debito del settore privato, mentre il sistema creditizio vedrebbe compromesso il proprio equilibrio patrimoniale e la propria liquidità. A danno dell'economia.

Come si vede, comunque la si giri, si tratta di un'equazione impossibile prima ancora di porci il tema del consenso politico che intorno a questa idea dovrebbe formarsi. Ma qui sta anche un secondo ordine di motivi di opportunità per cui la proposta Amato non è praticabile. Perché il patrimonio privato dovrebbe essere messo al servizio della riduzione dello stock dell'indebitamento delle amministrazioni pubbliche?

O meglio, perché lo si dovrebbe fare senza che nulla sia stato fatto per modificare la condizione della finanza pubblica, salvo la lodevole opera di contenimento della sua ulteriore espansione (cosa diversa dal tagliare)? Si può anche chiedere agli italiani una tassa patriottica, ma solo se si offre loro un nuovo patto sociale che preveda una pressione fiscale largamente inferiore, sia per le persone fisiche (detassare gli onesti) che per le imprese (detassare la produttività). Ma questa è un'altra storia. Buon anno.

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sabato 8 gennaio 2011

DAL CIELO PIOVONO UCCELLI MORTI: DALL'ARKANSAS, ALL'EUROPA, A FAENZA...

04/01/2011:
Uccelli caduti dal cielo, decine di migliaia di pesci morti. Tutto in Arkansas, USA. Nessuna spiegazione per i pesci, tranquillizzanti cause di morte per "fuochi d'artificio" per i merli. Ma i fatti sembrano non combaciare, tanto che il "fenomeno fortiano" è in agguato.

La notizia che la notte di San Silvestro siano caduti migliaia di merli dal cielo dell'Arkansas, a Beebe, e che si sia messo in relazione con la morte di questi poveri uccelli l'altrettanta penosa e inspiegabile morte di ben 100.000 pesci tamburo (solo di pesci tamburo a quanto sembra, non di altri pesci, a circa 200 Km da Beebe) ha fatto entrare in azione immediatamente i divi dell'"antibufala", pronti a spiegare il fenomeno paragonandolo ad altri.

Forse nel tentativo di tranquillizzare i lettori da questi fenomeni "dannati". Ma i fatti rimangono davvero misteriosi e negli Stati Uniti la faccenda si prende molto sul serio visto che la teoria dei merli sterminati dai fuochi d'artificio non sarebbe compatibile con l'autopsia effettuata sui volatili. "The Arkansas Game and Fish Commission" (AGFC) è ufficialmente a capo dell'indagine, e dai laboratori si fa sapere che dagli esami effettuati la morte degli uccelli è stata provocata da "un trauma massiccio trovato nel tessuto del petto, con sanguinamento e coagulazione interna", il che sarebbe poco compatibile con i fuochi d'artificio della mezzanotte.

Difatti l'ornitologo John Fitzpatrick della Cornell University pensa che gli uccelli fossero appollaiati e che poi siano stati risucchiati da una "violenta corrente d'aria e uccisi dall'esposizione di alte temperature e umidità". Naturalmente, dato che gli uccelli non erano protetti (non sono in via d'estinzione) e che nessuno di sente danneggiato dall'evento, sembra che non ci saranno altre indagini e che il fenomeno sarà archiviato.

Della moria dei pesci tamburo nessuno ha ancora un'ipotesi ufficiale (visto che i fuochi d'artificio subacquei, almeno consumer, ancora non sono disponibili). Questi eventi fanno ricordare un geniale ricercatore "dell'assurdo" che non aveva siti, trasmissioni tv o riviste patinate per parlare delle sue ricerche sull' "incomprensibile" ma a cui i moderni alfieri mainstream del "mistero" (pro e contro, fanno lo stesso mestiere) non possono nemmeno allacciare le scarpe. Lui chiamava "dannati" quei fatti che "sfuggono ad ogni catalogazione logica" (Charles Fort, Il Libro dei Dannati, trad. di Antonio Bellomi, Armenia 2001).

Charles Fort era un giornalista e scrittore nato nel 1874 negli Stati Uniti che si occupò per tutta la vita di fenomeni come improvvise piogge di uccelli, di pesci, di oggetti "impossibili", di luci nel cielo, ecc. Attenzione Fort era pieno di humor ma serissimo nelle sue ricerche tanto da raccogliere un "archivio impressionante" di questi eventi davvero inspiegabili. Ecco perché dopo quasi cent'anni i fenomeni di merli caduti dal cielo e di migliaia di pesci morti (di una sola specie) si chiamano ancora "fenomeni fortiani", proprio in suo onore e ricordo.
by Mirco Misoni
fonte:
http://www.mainfatti.it/animali/Arkansas-merli-morti-dal-cielo-e-pesci-morti-Fenomeno-fortiano_033628033.htm

07/01/2011 :
Anche a Faenza "piovono" uccelli morti, questa volta sono tortore. Dopo i merli in Arkansas insieme ai pesci tamburo, dopo i due milioni di pesci morti nel Maryland, dopo la pioggia di corvi in Svezia, arrivano le strane morti di uccelli romagnoli.


Sembra un trailer di un film apocalittico. In Arkansas la notte di San Silvestro cadono migliaia di merli al suolo, e nel fiume galleggiano, morti come gli uccelli, centomila pesci tamburo (attenzione, solo pesci tamburo). E poi in Louisiana altre centinaia di uccelli seguiti da segnalazioni in Kentucky e si parla di milioni di animali morti in tutti gli Stati Uniti. Solamente il 5 gennaio le cronache del Maryland riportano "due milioni di pesci morti nella Chesapeake Bay". E mentre i divi dell'antibufala si organizzano per smentire e tranquillizzare, mentre gli altri ricordano esperimenti militari e il misterioso HAARP (condannato dal Parlamento Europeo, leggete la fine di questa informazione di Wikipedia http://is.gd/kif8E), quello che è sicuro è che tutto ciò non può essere non riconosciuto come un "segno dei tempi" (ecologicamente parlando).

E allora anche in in Europa, dopo i corvi morti di Falkoeping (in Svezia, tra il 4 e il 5 Gennaio), anche in Italia cascano gli uccelli. Non corvi o merli, stavolta, ma delle belle e gentili tortore che a centinaia (ma per alcuni molto di più) sono morte a Faenza nei giorni successivi a Capodanno (o forse, come si legge anche tra il 4 e il 5). Ora le autorità hanno affidato ai laboratori d'analisi dell'Istituto Zooprofilattico di Ravenna le povere tortore per accertamenti sanitari. Tutte le ipotesi rimangono aperte. Coincidenze? Esperimenti militari?
by Remo Forbis
fonte:
http://www.mainfatti.it/animali/Faenza-uccelli-morti-caduti-dal-cielo-Come-in-Arkansas_033657033.htm

SUL TEMA SI VEDA ANCHE :
http://saluteolistica.blogspot.com/2011/01/dal-cielo-cadono-uccelli-morti-in-usa.html

ANCORA VIOLENZA SUI CIVILI DI GAZA

31/12/2010
tutto il testo all'originale:
http://guerrillaradio.iobloggo.com/2016/fine-2010-continua-l-escalation-di-attacchi-israeliani-ai-civili-di-gaza


"Lunedì notte navi da guerra israeliane hanno assaltato un peschereccio palestinese, mentre questo si trovava a navigare dinnanzi a Beit Lahya, a nord della Striscia, in acque legalmente riconosciute essere di Gaza. Sequestrata l’imbarcazione e rapito l’intero l'equipaggio di 6 pescatori. I pescatori sono stati rilasciati il giorno stesso, mentre il peschereccio, di proprietà del pescatore Abd Al Salam Al Hessi, rimane confiscato dalla marina militare israeliana, con immenso danno dei lavoratori palestinesi che non hanno più di che sostenere le loro famiglie

Martedì pomeriggio, soldati israeliani durante una incursione in territorio palestinese hanno sparato alcuni colpi verso alcuni lavoratori impegnati a recuperare materiale edile di riciclo da delle maceri a Est di Gaza city. Colpito da una scheggia di proiettile e fortunatamente ferito solo in modo lieve, Mahmoud Mousa Mohammed di 19 anni.

(...) Allontanandomi dall’ennesima veglia funebre alla quale ho partecipato con i compagni dell’International Solidarity Movement, un vicino di casa della vittima si è avvicinato dicendomi: “sparano ai civili come fosse uno sport, una forma di divertimento, come andare a caccia”.

In effetti i numeri parlano da soli, secondo dati dell’ONU, l’anno che si va concludendo è stato di caccia grossa a Gaza per i soldati d’Israele, con 59 palestinesi uccisi, 24 dei quali civili e più di 220 feriti.

Nel 2010 nessuno civile israeliano è rimasto ucciso dai razzi sparati dalla Striscia.

Restiamo Umani
Vittorio Arrigoni da Gaza city"
Delitto e Castigo in Medio Oriente
Delitto e Castigo in Medio Oriente

Verso Gaza
In diretta dalla freedom flotilla

domenica 2 gennaio 2011

PUTIN HA MANDATO IL MINISTRO DELL'ENERGIA &COMPAGNI A FARE CAPODANNO AL FREDDO...NEI VILLAGGI ANCORA SENZA CORRENTE

MOSCA - Il primo ministro russo Vladimir Putin ha ordinato al ministro dell’energia e ad altri due dirigenti di passare la notte di Capodanno con abitanti della regione di Mosca rimasti senza elettricità, per non aver rispettato l’impegno a riparare i danni provocati dal maltempo.


«Avevate detto che tutto sarebbe tornato a posto entro le 18 (le 16 italiane), non avreste dovuto dire nulla se non eravate sicuri», ha dichiarato Putin, secondo immagini trasmesse dalla televisione russa.

«Penso che dovreste andare a trascorrere Capodanno con loro», ha aggiunto Putin, rivolgendosi al ministro dell’energia Serghei Shmatko, al governatore della regione di Mosca e al direttore dell’azienda locale dell’energia elettrica.

In serata, il governatore della regione di Mosca Boris Gromov ha fatto sapere che si sarebbe recato in due villaggi per incontrare gli abitanti che non hanno più l’elettricità in casa, secondo l’agenzia Itar-tass.

Circa 6.000 abitanti della regione sono senza corrente da giorni, dopo la rottura di pali elettrici sotto il peso del ghiaccio.

FONTE: http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/382049/
lo so, lo so... il sogno di noi molti dopo lettura dell'articolo: vedere la LUNGA fila dei loro colleghi italiani, obbligati a fare lo stesso... un sogno, appunto.