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domenica 27 febbraio 2011

DON CURZIO NITOGLIA E L'INFLUSSO GIUDAICO SULL'ISLAM

(...) Edouard-Marie Gallez ha scritto recentemente un interessante libro (in due volumi) sulle origini dell’islam (‘Le Messie et son prophète. Aux origines de l’islam’, Parigi, Èdition de Paris, 2005) che compie un notevole passo avanti nella ricerca delle fonti della religione musulmana.

Negli anni Cinquanta il domenicano padre Gabriel Théry (1891-1959) sotto pseudonimo di Hanna Zakarias (‘De Moise à Mohammed. L’islam entrepise juive’, Parigi, Cahors, 1955) aveva avanzato un’ipotesi secondo la quale il ‘Corano primitivo’ sarebbe stato il frutto dell’insegnamento orale dato a Maometto soprattutto dai rabbini talmudisti ortodossi ed anche (ma in misura minore) dai cristiani eretici [nestoriani e giacobiti (I)], che si trovavano in Arabia nel VII secolo (soprattutto a Medina e pure a La Mecca e a Taif, anche se in minor numero).


Il Corano - secondo il Théry - sarebbe stato una sorta di sunto del Pentateuco di Mosè, scritto e interpretato da Maometto ad uso del mondo arabo, che poi faceva proprie le tendenze del progetto politico di ‘dominio universale’ del rabbinismo, ma le trasferiva dal giudaismo a se stesso. Purtroppo non esiste nessun manoscritto del Corano anteriore al IX secolo (il più antico di essi si trova a Istanbul nel museo Topkapi).

Tuttavia il professor Sergio Noja Noseda, uno dei più illustri arabisti contemporanei, stava lavorando ad ‘un ambizioso progetto, concepito con l’illustre arabista francese François Déroche: l’edizione critica del Corano. Egli stava confrontando i manoscritti più antichi e il lavoro era ricco di sorprese e soddisfazioni’ (Armando Torno, Il Corriere della Sera, 2 febbraio 2008, pagina 44), ma moriva tragicamente investito da un’auto, mentre stava rincasando, il 31 gennaio 2008.

‘Con l’accordo dell’Accademia di Francia il Noja si era recato nello Yemen, dove - dopo decenni di chiusura - aveva avuto uno speciale decreto presidenziale con il permesso di fotografare e pubblicare alcuni manoscritti conservati alla ‘Casa dei Manoscritti’ a Sana, nonché il permesso di prelevare alcuni campioni della preziosa pergamena (che è considerata il più antico manoscritto del Corano, nda) per la datazione con il carbonio 14.

Era apprezzato dai prìncipi arabi, ministri ed ambasciatori ed era uno dei pochi arabisti che sapeva muoversi in campo internazionale’ (Giuliana Malvezzi, ‘Ricordo mondo-arabo’, 3 febbraio 2008). La sua morte lascia il lavoro in sospeso, forse non si riuscirà più (almeno per ora, anche perché negli anni Trenta un arabista tedesco che si stava cimentando nello stesso sforzo, perì di morte cruenta, scivolando in un burrone di alta montagna, come soleva ricordare il Noja, prima che una sorte analoga toccasse anche a lui…) ad avere la edizione critica del Corano e ad arrivare alla tesi certa sulla sua composizione ed origine.

Nel 1977 Patricia Crone & Michael Cook (‘Hagarism. The making of the islamic world’, Cambridge University Press), dopo aver visionato le ultime scoperte archeologiche dell’epoca, hanno dato una spiegazione secondo la quale l’islam sarebbe nato in Siria e il ‘Corano attuale’ non sarebbe un documento storicamente autentico del Seicento dopo Cristo. Confermando in ciò l’ipotesi di padre Théry che aveva parlato di un ‘Corano primitivo’ non corrispondente a quello attuale.

La Crone ha poi pubblicato nel 1986 assieme a Martin Hinds un altro libro (‘God’s Caliph’, Cambridge University Press) ed un ultimo nel 1987 da sola (‘Meccan trade and the rise of islam’, Oxford, Blackwell); questi volumi - molto accurati - insistono sul fatto che la teologia islamica dopo il Mille (al-Ghazàli) impedisca di studiare il testo del Corano da un punto di vista storico-filologico e quindi rende impossibile allo studioso accedere a delle prove certe che lo possano far giungere da un’ipotesi condizionale ad una tesi certa e indicativa.

(...) padre Antoine Moussali (+ 2003) è riuscito a ristabilire  il testo di alcuni versetti coranici e li ha separati da aggiunte posteriori e ha asserito che il ‘Corano originario’ sarebbe stato una sorta di lezionario usato da una setta di giudeo-cristiani (o cristiani venenti dal giudaismo o ‘giacobitismo’, i quali credevano che per salvarsi non bastasse la fede in Cristo e le buone opere, ma occorresse osservare il cerimoniale dell’Antico Testamento) ed era una traduzione dall’aramaico in arabo fatta tra il 610-630 di cui parla il ‘Corano odierno’ stesso, nel suo testo ufficiale.

A questo ‘Corano primitivo’, i califfi arabi avrebbero aggiunto un testo composto da una compilazione di scritti in arabo, che rimaneggiato poco alla volta, divenne il ‘Corano attuale’, durante il Settecento.  (...) Quindi (diversamente da quanto ipotizzato da padre Théry alias Hanna Zakarias) l’autore del ‘Corano primitivo’ non sarebbe un rabbino ortodosso che avrebbe ispirato Maometto, ma una setta di giudaizzanti o giudeo-cristiani, come sostengono gli studiosi più recenti testè citati, i quali - tuttavia - mantengono ferma l’ipotesi del Théry di due Corani, uno primitivo e l’altro odierno, assai diversi tra loro.

Occorre tenere presente che queste conclusioni sono anche esse solo un’ipotesi scientifica corredata da vari indizi, ma non ancora una tesi certa e provata (confronta ‘Le Sel de la Terre’, Avrillé, numero 55, hiver 2005-2006, pagine 282-293) alla quale stava giungendo il Noja. Quindi l’ipotesi di padre Théry è sorpassata da quella più recente della Crone e di de Prémare, onde:

a) se non si può affermare più con il Théry che Maometto sia stato influenzato da un rabbino rappresentante del giudaismo farisaico-talmudico ortodosso; e neppure che la moglie di Maometto (Khadigia) fosse ebrea (molti lo affermano ma non se ne trova alcuna prova neanche nella ‘Encyclopédie de l’islam’, Brill, Leiden, 1961-1978); e nemmeno che Maometto fosse un ‘proselite della porta’ ossia un non (etnicamente) ebreo convertitosi al giudaismo religione;

b) invece è ancor oggi sostenibile l’ipotesi che vi sia un ‘Corano primitivo’ (giudaizzante o giudeo-cristiano) diverso da quello attuale; i musulmani non sono arabi convertiti al giudaismo talmudico, ma influenzati dai giudaizzanti. Come si vede l’ipotesi iniziale di padre Thèry era ben fondata, ma andava perfezionata, non tutto in essa è inesatto, anzi vi sono molti elementi validi che sono stati ripresi dagli autori più recenti, ai quali padre Théry ha aperto la strada. Vi sono anche altri autori che hanno studiato il problema e, indipendentemente da padre Théry, sono giunti a conclusioni simili alle sue o addirittura a quelle della Crone e del de Prémare.

Essi sono:
1) Edouard Pertus (‘Connaissance élémaintaire de l’islam’, AFS, Parigi,1991, pagina 24) secondo il quale Maometto avrebbe frequentato a La Mecca alcuni giudaizzanti e ciò spiegherebbe sia la negazione della divinità di Cristo ma anche l’affermazione del suo essere profeta, diversamente dal giudaismo talmudico che nega la bontà del profeta Cristo il quale sarebbe solo un impostore.

2) Bernard Lewis (‘La rinascita islamica’, Bologna, Il Mulino, 1991, pagine 187-225) che parla della vicinanza teologica (pur con marcate diversità) tra giudaismo e islamismo, spesso uniti contro la cristianità. Lo stesso Lewis.(‘Gli ebrei nel mondo islamico’, Firenze, Sansoni, 1991, pagine 72-73; 82-88; 204); parla - citando padre Théry - di analogie tra ebraismo e islam e di una contrapposizione tra giudaismo e cristianesimo (sulla Santissima Trinità e divinità di Cristo) molto più forte di quella esistente tra ebraismo e islamismo (monoteismo unitariano e negazione della divinità di Gesù). Mentre tra cristianesimo versus giudaismo o islam la distanza è più forte con il giudaismo il quale non solo nega la Trinità e la divinità di Cristo ma lo reputa un impostore, invece l’islam lo ritiene un profeta (non Dio) ma neppure un ‘imbroglione’.

3) S. Goitein (‘Ebrei e Arabi nella storia’, Roma, Jouvence, 1980, pagine 59; 63-69; 74-76) ammette che la presenza ebraica a Medina fu in grado di far accettare agli arabi allora politeisti il rigido monoteismo antitrinitario del giudaismo. Egli scarta, però, la tesi dell’influsso giudaizzante o del giudeo-cristianesimo sull’islam e sposa quella del talmudismo stretto. Ma si tenga presente che il suo libro è solo degli anni Ottanta, mentre gli altri autori sono più giovani di un decennio.

4) R. Bouman, (‘Il Corano e gli ebrei’, Brescia, Queriniana, 1992) spiega le cause che portarono alla ‘rottura’ tra Maometto e giudaismo, ossia mentre Maometto da una parte aveva ricevuto sostegno e istruzione dai giudaizzanti, dall’altra parte voleva rivolgersi agli arabi e non agli ebrei. Egli in parte segue alcune prescrizioni ebraiche (circoncisione, niente carne suina, preghiera inizialmente verso Gerusalemme), fatte proprie anche dai giudaizzanti, ed in parte dà loro un contenuto nuovo adattandole alla mentalità araba. Il suo attaccamento all’identità araba, purgata dal politeismo, lo ha portato ad allontanarsi sempre più dal giudaismo o dai giudaizzanti.

5) Vittorio Messori (‘Pensare la storia’, San Paolo, 1992, pagina 624) scrive: ‘La polemica ebraica è convinta che il Vangelo in se stesso costituisca una fonte perenne di ostilità antigiudaica. (…). L’islamismo non è invece considerato rischioso per gli ebrei (…). Per il passato vi fu uno stretto legame tra islam ed ebraismo in funzione anticristiana’. Egli conclude che lo scontro tra Stato d’Israele e Palestina e poi mondo arabo, non ha nulla di teologico ma è una questione politica-sociale-economica: l’invasione e l’esproprio della terra dei palestinesi da parte del sionismo.

Come si vede il dibattito sulle origini dell’islam è ancora in fieri ma si sono fatti passi in avanti enormi a partire dal 1955 con padre Théry sino alla tragica morte di Sergio Noja Noseda (2008) che era giunto alla prossimità dell’edizione critica del Corano, la quale solo avrebbe potuto darci le risposte certe, che le succitate ipotesi sollecitano. Comunque l’ipotesi di un influsso notevole dei giudaizzanti su Maometto e l’islam è sempre più comune tra gli arabisti attuali. Se qualcuno vuol saperne di più può proseguire (qualora ne abbia le capacità scientifiche e filologiche che io non possiedo) il lavoro iniziato dal Noja, ma deve tener presente che molto probabilmente non lo porterà a termine… ‘nel nome di Dio clemente e misericordioso’.Requiescat in pace.
Amen!

Don Curzio Nitoglia
23 settembre 2008


Fonte:  http://www.doncurzionitoglia.com/OriginiIslam.htm

DAVID ICKE: LE FALSE RIVOLUZIONI DEL PRESENTE E LA LETTERA DI PIKE SULLA TERZA GUERRA MONDIALE...


RENSE (Rense.com)  intervista a David Icke:
"La Satanica Terza Guerra Mondiale di Albert Pike"
sintesi di traduzione

Da una lettera "profetica" di Albert Pike (29 dicembre 1809- 2 aprile 1891), che fu un avvocato-procuratore, un funzionario della Confederazione (Americana), uno scrittore ed un massone. Pike è il solo funzionario militare confederale, nonchè personaggio, ad aver ricevuto l'onore di una statua rappresentativa di sè, posta all'esterno in Washigton D.C (in Judiciary Square); questo particolarmente grazie ai suoi contatti massonici con il Presidente Andrew Johnson, che lo graziò dal tradimento dopo la Guerra Civile Americana

In questa lettera si dice che:

" La Prima Guerra Mondiale deve essere provocata per permettere agli Illuminati di sovvertire il potere dello Zar in Russia e rendere quel paese una fortezza per il comunismo ateo. Le divergenze causate dagli "agenti" degli Illuminati tra gli Imperi Britannico e Germanico, sarebbero stae usate per fomentare questa guerra. Alla fine della Guerra si sarebbe costruito il Comunismo e lo si sarebbe usato per distruggere gli altri governi e per indebolire le religioni.

La Seconda Guerra Mondiale doveva essere fomentata avantaggiandosi delle differenze tra i fascisti e i sionisti politici. Bisognava fare questa guerra, perchè il Nazismo venisse distrutto e il Sionismo politico fosse abbastanza forte per istituire uno stato sovrano in Palestina. Nella Seconda Guerra Mondiale il Comunismo Internazionale doveva diventare abbastanza forte per bilanciare la Cristianità, che sarebbe cosi stata contenuta e tenuta sotto controllo fino al tempo in cui ci sarebbe servita per il cataclisma sociale definitivo

La terza Guerra Mondiale deve essere fomentata avantaggiandosi delle differenze causate dagli agenti degli Illuminati tra i sionisti politici e i leader del mondo islamico. La Guerra deve essere condotta in modo tale che l'Islam (il Mondo Arabico Musulmano) e i sionisti politici (lo Stato di Israele) si distruggano reciprocamente. Nel mentre, le altre nazioni, divise ancora una volta su questa questione, saranno costrette a combattere fino ad esaurirsi completamente, fisicamente, moralmente, spiritualmente ed economicamente. Daremo libero sfogo ai nichilisti e agli ateisti, e provocheremo un cataclisma sociale formidabile che, in tutto il suo orrore, mostrerà chiaramente alle nazioni, quale effetto abbiano l'ateismo assoluto, l'origine della ferocia e i disordini (le rivoluzioni) altamente sanguinari .
Ovunque, quindi, i cittadini obbligati a difendersi dalla minoranza mondiale di rivoluzionari, stermineranno quei distruttori della civiltà e la moltitudine sarà disillusa dalla Cristianità, i cui spiriti deistici da quel momento saranno senza bussola nè direzione. Saranno ansiosi di un ideale, ma senza sapere a chi rendere questa adorazione, riceveranno cosi la vera luce attraverso la manifestazione universale della pura dottrina di Lucifero, portato finalmente alla vista di tutti. Questa manifestazione deriverà dal movimento reazionario generale, che seguirà la distruzione della Cristianità ed ateismo, entrambi conquistati e sterminati allo stesso tempo". (lettera Scritta nel 1871)
______

Rense: Cosa è la realtà? Penso sia la più grande domanda.

Icke: Dipende da quanto aperti siamo e quante informazioni abbiamo. Se le persone restano chiuse non possono avere molte informazioni, si aggirano in una bolla...

Rense: si in una bolla di zombie

Icke: ecco perchè il progetto dei cospirazionisti è chiudere le persone dentro una bolla di non consapevolezza.
Ma il risveglio sta accadendo, non c'è dubbio. Ero in Ukraina nei giorni scorsi e me ne sono reso conto.
Mi è stato detto 20 anni fa che ci sarebbe arrivato cambio vibrazionale di informazione, che avrebbe portato fuori le persona da questo stato di coma.

Ma deve essere un risveglio della strada. Per esempio quel che vediamo nel Medio Oriente, questa "rivoluzione" è una reazione alla oppressione ma se non è fatta comprendendo come funzionano i giochi, non va bene.

Nel 2004 in Ukraina ci fu una "rivoluzione arancione", bene quando di recente sono sceso dal'aereo a Kiev (capitale Ukraina), indovina un po' chi è presidente? Lo stesso Viktor Yushchenko che era in questione all'ora.

L'11 febbraion (2011), dopo 18 giorni di violente proteste, Hosni Mubarak si è dimesso da presidente dell'Egitto, lasciando il potere ai militari. Il ruolo dei militari "sarebbe" solo temporaneo, e ci si attende che guidino il Paese fino alle elezioni del prossimo settembre. Tuttavia alcuni credono che il regime militare sia un piccolo cambiamento rispetto al regno di Mubarak, poichè ora il controllo lo esercitano molti dei suoi vecchi sostenitori. Il capo del Consiglio Militare Supremo, Mohammed Hussein Tantawi si è guadagnato il soprannome di "leccapiedi di Mubarak".

Icke: ...(dobbiamo) liberare la mente dai preconcetti. Non si tratta di razzismo ma di verità di questo cabalismo rotschildiano. Quando stavo facendo le ricerche per il mio libro - qui in italiano- ("Human race get off your knees"), mi imbattei nel matteriale che viene definito "il protocollo dei savi di Sion", supposto essere una minuta o un resoconto del primo congresso sionista dei Rothshild nel 1897, che doveva essere originariamente tenuto in Germania ma che dovettero spostare a Basilea, Svizzera, a causa dell'opposizione dei tedeschi che dissentivano nello spostare gli Ebrei in Israele secondo i piani sionisti.

Cosa accadde dunque dopo queste gesta? La cabala rothschildiana manipolò la prima Guerra Mondiale, quindi la Seconda Guerra Mondiale in cui, chi era sotto tiro in Germania? Gli Ebrei.

Un altra cosa in cui mi imbattei nelle mie ricerche fu il mantra ripetuto dalle persone "oh no questi protocolli sono falsi, lo aveva detto a suo tempo la stampa". Ma un momento: avete visto come questi protocolli di alcuni decenni fa, dicono cosa accade nel mondo e cosa sta succedendo?" .

link al video: http://www.youtube.com/watch?v=j3wNLbC0dLY

Articoli in inglese sui protocolli di Sion e i Rothschild:
Makow - Did Rothschild Write The Protocols Of Zion?
The Power Of The Rothschilds
The History Of The House Of Rothschild

Sul blog vedere sotto questa etichetta : http://cafedehumanite.blogspot.com/search?q=sion

DAVID ICKE IN ITALIA 

venerdì 25 febbraio 2011

LA GHEDDAFI SPA: UNA RICCHEZZA SCONFINATA

LA CACCIA al tesoro silenziosamente è già partita. E, che siano custodite in conti bancari segreti nel Golfo o in Europa, è certo che le opache fortune accumulate in 41 anni di regime dalla famiglia Gheddafi sono enormi. Non solo perché, sedendo sulle ottave riserve di oro nero del pianeta, la natura è stata generosa con il Colonnello. Ma anche perché il dittatore è stato un abile re Mida che, con l'aiuto dei figli, ha fatto fruttare i petrodollari in una ragnatela di lucrosi interessi che vanno ben al di là dell'energia: abbracciano una fetta considerevole dell'economia nazionale, e non solo.


Da cablogrammi inviati negli anni dall'ambasciata americana di Tripoli emerge il ritratto di un Paese gestito come feudo personale da Muhammar e parenti. In particolare, un dispaccio dall'eloquente titolo di "Gheddafi Inc.", del maggio del 2006, sostiene che la famiglia ha "diretto accesso a investimenti nel settore del gas e del petrolio, delle telecomunicazioni, dello sviluppo di infrastrutture, hotel, mass media e distribuzione di beni al consumo".

Altro che solo petrolio, quindi, anche se "si ritiene che tutti i figli di Gheddafi e i suoi favoriti abbiano redditi derivanti dalla National Oil Company e dalle sussidiarie" del settore. E che una significativa parte del guadagni del greggio (il 95% dell'export) siano finiti nelle casse personali dei Gheddafi lo conferma anche Tim Niblock. Esperto di Paesi arabi all'Università di Exter, Niblock ha rilevato una discrepanza di parecchi miliardi tra i proventi del petrolio e le spese del governo. "Difficile però - sostiene - fare una stima della ricchezza di famiglia".

Un altro cablo della diplomazia Usa parla di 32 miliardi. Fatto sta che altri fiumi di soldi ai Gheddafi sono arrivati dalla creazione dei due fondi di investimento: la Lybian investment authority (Lia) e la Lybian arab foreign investment company (Lafic). Entrambi detengono un vasto portafoglio stimato in 70 miliardi: un capitale "torbido" secondo un'esperta della banca Nomura.

Eppure la sua natura non ha spinto le società europee, tanto meno quelle italiane, a sbarragli la strada. Lia detiene, tra le altre cose, il 2,5% di Unicredit; l'altro fondo il 7,5% della Juventus. Gli asset sono del governo, ma a volte gli investimenti della Lia portano la sigla della Gheddafi Spa. È successo nel 2009, quando Saif, il figlio laureato a Londra, comprò per 11,8 milioni di euro una villa con otto camere e piscina a Hampstead. Oppure nel 2008, quando il Colonnello, in Italia per il G8, si infatuò del borgo reatino di Antrodoco e promise di investire 16 milioni in un complesso alberghiero.

Sempre lui, secondo il professor Niblock, avrebbe finanziato il presidente dello Zimbabwe Mugabe e una tribù del Darfur negli anni '90. La ricchezza della Gheddafi Spa è sì sconfinata, ma anche contesa. Un cablo del marzo 2009 rivela una guerra intestina tra gli otto rampolli con dettagli sufficientemente "squallidi per una soap opera". Una delle battaglie fratricide fu per il controllo della produzione locale della Coca-Cola. A scannarsi furono Saif, con interessi nei media, Mohammed, il primogenito, e Saad, il calciatore mancato. Oggi su un punto saranno d'accordo: spedire gli ultimi proventi in segreti off-shore. Prima che arrivino le sanzioni di Europa e Onu.

di VALERIA FRASCHETTI

fonte: http://www.repubblica.it/esteri/2011/02/24/news/caccia_al_tesoro_del_colonnello_in_famiglia_guerra_sulla_spartizione-12831964/ 

giovedì 24 febbraio 2011

GERTRUDE BELL: L'INDOMITA ARCHEOLOGA CHE CREO' I CONFINI DELL'IRAQ

Ho letto che l' Iraq, come Stato, fu un' invenzione di Gertrude Bell. Profonda conoscitrice del Medio Oriente, questa donna dalla vita avventurosa e affascinante, alla fine della Prima guerra mondiale, dopo la sconfitta dell' Impero Ottomano, ebbe dagli inglesi l' incarico di disegnare i confini di uno Stato che ancora non esisteva sulle carte geografiche: l' Iraq.

In una lettera da Bagdad, indirizzata al padre il 4 dicembre 1921, Gertrude Bell scrisse: «Ho bene impiegato l' intera mattina in ufficio a disegnare sulla carta geografica il confine meridionale del deserto iracheno». Millantato credito, mania di grandezza o, più semplicemente, vanità femminile? No.

 Alla conferenza del Cairo, nel marzo di quell' anno, Lawrence d' Arabia e la «terribile archeologa» (come molti chiamavano Mrs Bell) avevano convinto Winston Churchill che occorreva fare della Mesopotamia uno Stato «indipendente», satellite della corona britannica.

Non fu difficile convincerlo. Negli anni in cui era Lord dell' Ammiragliato, Churchill aveva deciso il passaggio della flotta britannica dal carbone alla nafta; e verso la fine della Grande guerra, come segretario alle Colonie, aveva messo gli occhi sui grandi giacimenti petroliferi di quella vasta area, fra il Tigri e l' Eufrate, in cui esistevano, fino alla conquista britannica del 1917, i tre distretti turchi di Bassora, Bagdad e Mosul. Gli appassionati consigli di due fra i maggiori arabisti britannici di quegli anni furono la goccia che fece traboccare il vaso.

Venne deciso che la Mesopotamia, ribattezzata Iraq, sarebbe divenuta un regno e che il re sarebbe stato Feisal, figlio dello sceriffo hascemita della Mecca. Vi fu anche, per salvare la faccia della democrazia, un referendum popolare, organizzato con metodi che non sarebbero dispiaciuti a Saddam Hussein. Mentre Lawrence tornava in patria e rinunciava alla vita pubblica, Gertrude Bell restò in Iraq e fu per qualche tempo, nella fase iniziale dello Stato iracheno, una sorta di eminenza grigia della potenza protettrice. Perdette una parte della sua autorità quando Feisal si rivelò meno docile e malleabile di quanto i suoi padrini avessero sperato.

Ma ritornò alla sua passione archeologica e fondò il grande museo di Bagdad. Gli iracheni la chiamavano «Katum», gentildonna, e s' inchinavano al suo passaggio ogni qualvolta attraversava in carrozza le vie della città. Morì nel 1926, forse uccisa da una dose eccessiva di sonniferi. È sepolta a Bagdad. Gertrude Bell nacque nel 1866 a Washington, una piccola città inglese della contea di Durham. Era alta, magra, non brutta, la testa coronata da una grande chioma di capelli rossi. Si diplomò in storia a Oxford e fece un viaggio in Persia dove uno zio era ambasciatore di Sua Maestà. Imparò il farsi, tradusse in inglese poesie lascive di un grande poeta persiano e studiò l' arabo a Gerusalemme prima della fine del secolo. Gli arabi e l' archeologia divennero da quel momento, insieme alle scalate d' alta montagna, le maggiori passioni della sua vita.

Gli studi, i viaggi nel deserto, il coraggio e una certa eccentricità (fu paradossalmente contraria al suffragio femminile) fecero di lei uno dei più noti personaggi dell' Inghilterra edoardiana. Quando il governo britannico, dopo lo scoppio della Grande guerra, decise di aizzare il nazionalismo arabo contro l' Impero Ottomano, Gertrude fu con Lawrence l' anima dell' Arab Bureau che l' Intelligence Service aveva creato al Cairo. Nel 1916, non appena fu decisa la conquista della Mesopotamia, fu a Bassora con le truppe britanniche che si preparavano all' offensiva. Nel suo grande album fotografico, conservato con le sue carte nell' Università di Newcastle, esiste una straordinaria documentazione della Mesopotamia di allora.

Amata o detestata, a seconda degli interlocutori e delle circostanze, Getrude Bell fu per molti aspetti più colta e intelligente di Lawrence. Ma la straordinaria conoscenza del mondo arabo non impedì che le sue passioni fossero responsabili di alcune decisioni che hanno segnato la sorte dello Stato iracheno. Detestava gli sciiti, temeva i curdi, amava i sunniti e contribuì alla nascita di uno Stato fortemente unitario, là dove sarebbe stato forse preferibile tenere maggiormente conto delle differenze etniche e religiose del Paese. Quello che gli americani non sono ancora riusciti a pacificare è l' Iraq di Gertrude Bell.

By Romano Sergio

fonte: http://archiviostorico.corriere.it/2008/settembre/30/TERRIBILE_ARCHEOLOGA_CHE_
CREO_STATO_co_9_080930084.shtml

CHI SONO I PROPRIETARI INVISIBILI DEL PIANETA...

ESTRATTI DA: http://www.voltairenet.org/article166170.html#article166170

Israele è il simbolo più emblematico, la patria territoriale del sionismo capitalista che controlla il mondo senza frontiere dagli uffici direttivi di banche e corporazioni transnazionali. Israele è fondamentalmente la rappresentazione nazionale di un potere globale sionista, che è padrone dello Stato di Israele tanto quanto degli Stati Uniti e degli altri Stati con le loro risorse naturali e sistemi economico-produttivi. E che controlla il pianeta attraverso le banche centrali, le grandi catene mediatiche e gli arsenali nucleari militari.

Lo Stato ebraico, al di là della sua incidenza come Nazione, è il simbolo più rappresentativo di un potere mondiale controllato nelle sue molle decisive da un gruppo minoritario di origine ebraica e conformato da una struttura di strateghi e tecnocrati che operano le reti industriali, tecnologiche, militari, finanziarie e mediatiche del capitalismo transnazionale esteso nei 4 punti cardinali del pianeta.


Con una popolazione di circa 7,35 milioni di abitanti, Israele è l’unico Stato ebraico del mondo.
Ma quando parliamo d’Israele, parliamo prima di tutto di un disegno strategico di potere mondiale che lo protegge, interattivo e totalizzato, che si concentra attraverso una rete infinita di associazioni e vasi comunicanti tra il capitale finanziario, industriale e dei servizi che trasforma i paesi e governi in gerenze d’enclave.


La lobby sionista che sostiene e legittima l’esistenza d’Israele, non è uno Stato nel lontano Medio Oriente, ma un sistema di potere economico planetario (il sistema capitalista) di banche e corporazioni transnazionali con ebrei dominando la maggioranza dei pacchetti azionari o egemonizzando le decisioni dei gerenti dai loro posti di direttori e esecutori.


I direttivi e gli azionisti delle prime trenta mega aziende transnazionali e banche (le più grandi del mondo) che sono quotati negli indici Dow Jones di Wall Street, sono principalmente ebrei.

Megacorporazioni del capitalismo senza frontiere come Wal-Mart Stores, Walt Disney, Microsoft, Pfizer Inc, General Motors, Hewlett Packard, Home Depot, Honeywell, IBM, Intel Corporation, Johinson&Johnson, JP Morgan Chase, American International Group, American Express, AT & T, Boeing Co (armi), Caterpillar, Citigroup, Coca Cola, Dupont, Exxon Mobil (petrolifera), General Eletric, McDonald’s, Merck & Co., Protecter & Gamble, United Technologies, Verizon, sono controllate e/o dirette da capitali e persone di origine ebraica.

Queste corporazioni rappresentano la creme de la creme dei grandi consorzi transnazionali ebraicoo-sionisti che, attraverso la lobby esercitata dalle ambasciate statunitensi ed europee, dettano e condizionano la politica mondiale ed il comportamento di governi, eserciti o istituzioni mondiali ufficiali e private.

Sono i proprietari invisibili del pianeta: quelli che guidano i paesi e i presidenti con un telecomando, come se fossero burattini di ultima generazione.

Coloro che ricercano con questo stesso criterio, inoltre, i mass media, l’industria culturale o artistica, associazioni imprenditoriali, le organizzazioni sociali, fondazioni, organizzazioni professionali, ONG, sia nei paesi centrali come periferici, si sorprenderà della notevole incidenza di persone di origine ebraica nei posti decisionali più alti.

Le tre catene televisive principali degli USA (CNN, ABC, NBC e Fox), i tre giornali principali (Wall Street Journal, New York Times e Washington Post) sono controllati e guidati (attraverso il pacchetto azionario o di famiglie) da gruppi lobbisti ebrei, principalmente newyorkesi.

Allo stesso modo come le tre più influenti riviste (Newsweek, Time e New Yorker) e consorzi egemonici d’Internet come la Time-Warner (unitasi con America online) o Yahoo!, sono controllati da direttori e capitale ebraico che opera a livello delle reti e conglomerati allacciati ad altre aziende.

Colossi del cinema di Hollywood e dello spettacolo come Walt Disney Company, Warner Brothers, Comlumbia Pictures, Paramouth, 20th Century Fox, tra gli altri, formano parte di questa rete interattiva del capitale sionista imperialista.

Il capitalismo transazionale, su scala globale, è il proprietario degli stati e delle loro risorse e sistemi economico-produttivi, non soltanto del mondo dipendente, ma anche dei paesi capitalisti centrali. Così i governi dipendenti e centrali sono gerenze d’enclave (di sinistra o di destra) che con varianti discorsive realizzano lo stesso programma economico e le stesse linee strategiche di controllo politico e sociale.

Questo capitalismo transnazionale “senza frontiere” della lobby sionista che sostiene lo Stato d’Israele si basa su due pilastri fondamentali:
- la speculazione finanziaria informatizzata (con base territoriale a Wall Street) e
- la tecnologia militare-industriale di ultima generazione (la cui massima espressione di sviluppo si concentra nel Complesso Militare Industriale degli USA).

Questo potere, e non lo Stato d’Israele, è ciò che temono i presidenti, politici, giornalisti ed intellettuali che tacciono o deformano giornalmente i genocidi d’Israele in Medio Oriente, intimoriti dal rimanere sepolti a vita sotto la lapide dell’”antisemitismo”.

La lobby sionista pro-israeliana, la rete del potere occulto che controlla la Casa Bianca, il Pentagono e la Federal Reserve, non prega nelle sinagoghe ma nella Cattedrale di Wall Street. Un dettaglio di cui tener conto, per non confondere la religione con il mito e l’affare. Quando si riferiscono alla lobby sionista (che chiamano lobby pro-israeliana) la maggior parte degli esperti ed analisti parlano di un gruppo di funzionari e tecnocrati, nelle cui mani c’è il disegno e l’esecuzione della politica militare nordamericana.

Il cuore della lobby sionista statunitense è il potente settore finanziario di Wall Street che ha implicazioni dirette e la partecipazione alla nomina di funzionari chiave del governo degli Stati Uniti e organi di controllo della politica monetaria e degli enti creditizi (nazionali e internazionali) con sede in Washington e New York.

Gli organismi economico finanziari internazionali come la OCDE, la Banca Mondiale, il FMI, sono sotto diretto controllo delle banche centrali e dei governi degli USA e delle potenze controllate dalla lobby sionista internazionale (Gran Bretagna, Germania, Francia, Giappone tra le più importanti

Le principali istituzioni finanziarie della lobby (Goldman Sachs, Morgan Stanley, Lehman Brothers, ecc) e le banche principali (Citigroup, JP Morgan, Merrill Lynch, ecc) influiscono in modo decisivo alla nomina dei titolari della Federal Reserve, il Tesoro e la segretaria del Commercio, oltre ai direttori della BM e del FMI.

La grande complicità internazionale con i periodici massacri israeliani non si creano per paura dello Stato d’Israele ma per paura di quello che lo Stato d’Israele rappresenta.

I governi del mondo capitalista, i giornalisti, intellettuali, organizzazioni sindacali e sociali non hanno paura d’Israele, ma della loro lapidazione sociale come “antisemiti” ( parola con cui viene chiamato chi sfida e/o denuncia il sionismo ebreo).

Non temono lo Stato d’Israele ma ai figli d’Israele camuffati nei grandi centri decisionali del potere mondiale, principalmente economici- finanziari e mediatico-culturali.

Sebbene cI sia un gruppo di intellettuali e di militanti ebrei di sinistra (tra di essi Chomsky e Gelman) che hanno condannato e ha protestato contro il genocidio israeliano a Gaza, la stragrande maggioranza delle comunità ebraiche e delle organizzazioni a livello globale ha sostenuto esplicitamente la macellazione di civili a Gaza, sostenendo che si trattava di una "guerra al terrorismo".

La Lobby sionista non controlla il mondo con la religione: lo controlla con le banche, transnazionali, egemonia sui sistemi economici- produttivi, controllo sulle risorse naturali, controllo della rete informatica, e della manipolazione mondiale, e il controllo dei valori sociali attraverso la pubblicità, la cultura ed il consumo standardizzato e globalizzato dei mass media.

Prima della religione e la razza, la lobby sionista e le sue reti si muovono da un’ideologia politica funzionale: il sionismo capitalista- imperiale che antepone il mercato, la concentrazione di ricchezza, la “politica degli affari”, a qualsiasi filosofia che sfiori le nozioni del “bene “ e del “male” intesi dentro i parametri sociali.

La lobby sionista che protegge lo Stato d’Israele (da destra e sinistra) è conformata da una struttura di strateghi e tecnocrati che operano nelle reti industriali tecnologiche militari finanziarie e mediatiche del capitalismo transnazionale esteso nei quattro punti cardinali del pianeta.

Le sue reti si esprimono attraverso una moltitudine di organizzazioni dedicate a promuovere l’attuale modello globale, tra le quali si contano principalmente:
The Hudson Institute, The RAND Corporation, The Brookings Institution, The Trilateral Commision, The World Economic Forum, Aspen Institute, American Enterprise Institute, Deutsche Gesellschaft für Auswärtigen Politik, Bilderberg Group, Cato Institute, Tavestock institute, e il Carnegie Endowment for International Peace e altri.

Tutti questi think tank o “banca di cervelli” riuniscono i migliori tecnocrati, scienziati e studiosi nei loro rispettivi campi, i laureati delle università degli Stati Uniti, in Europa e nel mondo.

La lobby non risponde solo allo Stato d’Israele (come affermano gli analisti di “destra” dei neocon) ma ad un potere mondiale sionista che è il proprietario dello Stato d’Israele tanto quanto dello Stato nordamericano e del resto degli Stati con le loro risorse naturali e sistemi economico-produttivi.

Né la sinistra né la destra partitica parlano di questo potere “totalizzato” per il semplice motivo che tutte e due sono fuse (a modo di alternative falsamente scontrate) ai programmi e strategie del capitalismo transnazionale che controlla il pianeta.

Di conseguenza, e mentre non si articola un nuovo sistema di comprensione strategica (una “terza posizione” rivoluzionaria del sapere e della conoscenza) il potere mondiale che controlla il pianeta continuerà a perpetuarsi nelle false opzioni di “sinistra” e di “destra”.

by Manuel Freytas

sabato 19 febbraio 2011

DONNE: ECCO DI COSA CI DOVREMMO VERAMENTE VERGOGNARE...


"Oltre un milione di donne ieri sono scese in piazza, e non solo donne, mobilitate per difendere i loro diritti e la loro dignità.

Che tristezza!

Sono bastate tre veline dei servizi e tre settimane di propaganda sui giornali per muovere la massa. Mai vista una tale mobilitazione, anche per altri e ben più gravi problemi.

Non per la sentenza della Corte Costituzionale che stabilisce che si possono violare i diritti umani di cittadini o gruppi di cittadini e poi coprirli con il segreto di stato; non per la depenalizzazione del colpo di stato; non per aver ceduto la sovranità del popolo ad un organo sovranazionale ed autoreferenziale, ecc..

“Se non ora quando”. A questo grido le donne sono scese in piazza chiedendo le dimissioni di Berlusconi. “Offende l'Italia” si grida nelle piazze. Eh si, offende l'Italia il fatto che il Presidente del Consiglio possa essere indagato per favoreggiamento della prostituzione minorile.

L'Italia invece non si è sentita minimamente offesa dalle indagini che ipotizzavano nei suoi confronti i reati di:
corruzione giudiziaria,
finanziamento illecito ai partiti,
falso in bilancio,
corruzione,
falsa testimonianza,
appropriazione indebita,
frode fiscale,
traffico di droga,
concorso in strage (1992-1993),
concorso esterno in associazione mafiosa,
abuso d'ufficio,
concussione aggravata e minaccia....

Per questi reati no. Nessuno è sceso in piazza.

L'essere indagato per questi "reatuccci" non offendeva la dignità della nostra nazione, assolutamente no. Ma l'aver sollazzato il suo real augello con donne consenzienti, questo si, ci offende profondamente.

Non è così. La nostra dignità di donne è stata offesa, e viene offesa quotidianamente, da quelle donne, e sono tante, che litigano per poter andare alle feste di Berlusconi, che sono pronte a qualsiasi acrobazia erotica pur di poter ottenere ciò che non meritano.

Berlusconi, come qualsiasi uomo potente, è assediato da donne che sperano di infilarsi nel suo letto per ottenere vantaggi e favori, non ha alcun bisogno di pagarle. Ne approfitta? Probabilmente. Potrebbe astenersi? Si. Il problema è che il presidente Berlusconi le inserisce nelle liste elettorali o a sedere sui banchi del parlamento? Abbiamo avuto, ed abbiamo, “onorevoli” ben più impresentabili, uomini con condanne definitive per reati gravissimi. Ma di più, abbiamo avuto sette volte presidente del Consiglio, otto volte ministro della difesa, cinque volte ministro degli esteri, ecc..Giulio Andreotti che una sentenza passata in giudicato ha riconosciuto reo di "concreta collaborazione" con esponenti di spicco di Cosa Nostra fino alla primavera del 1980.

Le donne che si offrono quotidianamente a Berlusconi non sono donne alla fame che devono piegarsi ai desideri del premier per poter mangiare. Non sono vittime, anzi. Ed è bene che questo sia chiaro a tutti.

Se c'è qualcuno che offende e calpesta la dignità delle donne sono proprie le donne. Noi ci siano offerte come merce, noi abbiamo fatto a gara per spogliarci sempre di più davanti a calendari, televisione, pubblicità. Noi corriamo a farci rifare le labbra a “canotto” e non certo perché siano belle, ed eleganti (non a caso quando una persona è elegante si dice: quella persona è fine). Le labbra a “canotto” hanno un solo messaggio da inviare al maschio che incontrano, e non è certo quello di trasmettergli la sensazione che da quelle labbra possano uscire discorsi colti ed intelligenti!

Ma il problema è un altro, ed è ancora più grave. Siamo noi. I problemi che abbiamo sono gravissimi ma, davanti a qualsiasi violenza o abuso (i nostri diritti costituzionali vengono calpestati dal governo e dalla comunità europea ogni giorno) restiamo immobili.

Poi arriva un burattinaio che, attraverso una campagna mediatica e manipolando le nostre frustrazioni, ci fa scendere in piazza in oltre un milione non per difendere il nostro diritto lavoro, alla salute, all'istruzione, alla giustizia, ma alla dignità delle donne.

E' di questo che, davanti agli occhi del mondo, ci dobbiamo vergognare".

by Solange Manfredi
http://paolofranceschetti.blogspot.com/2011/02/di-cosa-ci-dobbiamo-vergognare.html

Sul tema e dall'insegnamento di Peter Deunov , qui il testo  dedicato alla DONNA della NUOVA CULTURA


 


MELENSA E PATETICA FALSITA' DI BENIGNI "RISORGIMENTALE" A SAN REMO

"La cosa nauseante è stata vedere un indottrinamento a 360 gradi su questioni quali l'inquinamento, lo sfruttamento delle popolazioni africane (i comportamenti illegali e criminali delle multinazionali trasformati in comportamento rispettoso delle popolazioni locali), l'unità d'Italia (trasformata nelle parole di Benigni da annessione sabauda a gloriosa epopea di libertà), l'inno di Mameli (di cui Benigni avrebbe spiegato il vero significato, dice qualcuno, peccato che ha tralasciato le valenze massoniche del del testo di quell'inno).

(...) la cosiddetta unità d'Italia, che in realtà fu un'annessione, a volte sanguinosissima (vedi le stragi del primo conflitto mondiale) al regno sabaudo, annessione per altro condotto sotto l'egida della massoneria (Cavour, Mazzini, Garibaldi erano "casualmente" tutti massoni).

Vedere quindi Benigni che sventola il tricolore e dice viva l'Italia, tra una battuta e l'altra sul "cavaliere Berlusconi" (battute finalizzate a concorrere ad un progetto dai sinistri risvolti, come descritto nel precedente articolo), che ricorda le grandezze del passato italiano, che canta l'inno massonico di Mameli, è poco più che un bis di quanto fatto da Saviano poco tempo prima (nel corso di una trasmissione che, guarda casa, ha visto anche Benigni come ospite).

(...)Gli inni nazionali sono nutrimento per il nazionalismo, ed il nazionalismo è lo strumento psicologico utilizzato da chi vuole fare propaganda alla guerra; quando lo stato si prepara a far la guerra si fa chiamare patria, diceva un famoso commediografo.

Ed ecco due righe sull'inno d'Italia tratte dal sito radiomarconi:

L'inno "Fratelli d'Italia" o " INNO DI MAMELI" è diventato dopo il 1946 l' "inno nazionale", anche se nessuno (fino ad oggi) lo ha reso tale con un decreto.

L'inno essendo "repubblicano" ("fratelli" è appunto in nome che si danno tra di loro i massoni), nell'intero periodo Sabaudo (compreso quello fascista) fu ovviamente mai eseguito.

"Con la proclamazione della Repubblica nel 1946, il 12 ottobre dello stesso anno, in vista dell'imminente giuramento delle Nuove Forze Armate (in programma per il IV novembre) il Governo De Gasperi su proposta del Ministro della Guerra (!) il massone repubblicano Cipriano Facchinetti, propose di adottare come "inno militare" "Fratelli d'Italia".

tratto da : http://scienzamarcia.blogspot.com/2011/02/san-remo-2011-indottrinamento-mediatico.html

Sul tema "storia da rileggere" si vedano questi post:http://cafedehumanite.blogspot.com/search?q=storia

SCANDALO AFFITTI A MILANO: GIORNALISTI, POLITICI E VIP CON AFFITTI DA "POVERI"...

la ‘Milano bene’ colpita da nuovo ( o vecchio...) scandalo affitti: quelli per i vip negli alloggi del Pio Albergo Trivulzio di Milano. La commissione Casa del Comune ha ottenuto la lista con tutti i nomi degli inquilini che, in molti casi, vivono in abitazioni di pregio a prezzi stracciati.


La lista  include onorevoli, ex assessori, giornalisti e vip di ogni genere i cui nomi sono statio consegnati dai vertici dell'ente a Palazzo Marino: si va da Carla Fracci a Sergio Bonelli, da Ariedo Braida a Daniele Cordero di Montezemolo (fratello del patrone della Ferrari).

Anche la Corte dei Conti e la procura di Milano stanno indagando sulla vicenda per fare maggior chiarezza.

“La mia città ha sempre saputo reagire a tutte le difficoltà che ha avuto e anche alle brutte pagine, lo farà anche questa volta. Intanto io mi renderò pienamente disponibile per la risoluzione del caso”, dice il sindaco Letizia Moratti

si veda: http://www.julienews.it/notizia/cronaca/milano-affittopoli-interviene-la-corte-dei-conti/66926_cronaca_2_1.html

Milano - L’operazione trasparenza inaugu­rata dal sindaco di Milano Letizia Moratti sul patrimonio immobiliare di enti pubbli­ci, Comune di Milano, Pio Albergo Trivul­zio, la «Baggina», e fondazione Policlinico dati in affitto a prezzi low cost, smaschera i furbetti della casa. E con loro i falsi morali­sti dall’accusa facile quando il «corpo del reato» non è a casa loro.

Cinzia Sasso, gior­nalista di Repubblica e compagna di Giu­liano Pisapia, candidato sindaco del cen­trosinistra, ex parlamentare di Rifondazio­ne è in affitto da 2-3 anni in un appartamen­to del Pio Albergo Trivulzio in corso di Por­ta Romana. La cronista è la titolare di un contratto di affitto per una casa in pieno centro a un prezzo che non ha nulla a che vedere con i canoni di mercato. Il candida­to Pisapia lancia i suoi strali solo contro gli inquilini del Comune.

tutto l'articolo su: http://www.ilgiornale.it/interni/affitti_facili_ecco_strana_morale_pisapia_la_compagna_vive_casa_pubblica_23_anni/18-02-2011/articolo-id=506872-page=0-comments=1 

giovedì 17 febbraio 2011

TENSIONE AL CANALE DI SUEZ: FREGATE IRANIANE DIRETTE IN SIRIA NON HANNO IL VIA LIBERA

MILANO - Le navi da guerra iraniane non hanno il permesso di transitare dal Canale di Suez, che collega il Mar Rosso al Mediterraneo e che è interamente sotto il controllo egiziano. Le autorità del canale hanno spiegato che non c'è il via libera al passaggio di due imbarcazioni militari della Repubblica Islamica dirette in Siria che da mercoledì incrociano nel Mar Rosso e che avevano inoltrato una richiesta di autorizzazione a percorrere la lunga striscia d'acqua che costeggia la penisola del Sinai e che dal 1869 consente di evitare la circumnavigazione dell'Africa. In realtà Ahmed el-Manakhli, dirigente della società che controlla il traffico nel canale, citato dal sito web del quotidiano israeliano Haaretz, ogni nave da guerra deve chiedere un'autorizzazione 48 ore prima di attraversare il canale, ma «questa richiesta ancora non è stata notificata» . Per el-Manakhly è anche improbabile che l'attraversamento del Canale da parte delle due fregate avvenga domani.


Il transito delle due navi, considerato che si tratta di mezzi militari, creerebbe inevitabilmente problemi diplomatici con Israele che ha l'Iran in cima alla lista dei Paesi ostili. Non a caso da Gerusalemme era stata subito fatta trapelare una certa irritazione al diffondersi della notizia del possibile benestare al transito da Suez. Il governo dello stato ebraico aveva interpretato il gesto come l'ennesima provocazione degli ayatollah. Giovedì il ministro degli Esteri israeliano, Avigdor Lieberman, aveva lanciato l'allarme sostenendo che le navi iraniane sarebbero entrate nel Mediterraneo nella notte.

Dal 1979, anno della Rivoluzione Islamica, nessuna nave iraniana ha mai superato il canale di Suez. Le autorità del Cairo nei giorni scorsi hanno riferito di non poter impedire l'accesso ad alcuna nave a meno che l'Egitto non si trovi in stato di guerra, anche se gli ultimi sviluppi parrebbero aver fatto cambiare idea agli egiziani. Teheran ha confermato l'invio delle due navi in Siria per delle esercitazioni contro gli attacchi dei pirati somali alle petroliere.

FONTE:
http://www.corriere.it/esteri/11_febbraio_17/navi-guerra-iraniane-canale-suez_3476fb0a-3a74-11e0-a00e-b467f0f3f2af.shtml

lunedì 14 febbraio 2011

IL 2012 AGLI OCCHI DI DAVID ICKE...


Taken from his lecture 'From The Ancient World To 2012'

David Icke, inglese, è studioso di storia segreta e cospirazione, famoso giornalista e conferenziere. Dopo aver lavorato per la BBC e altre prestigiose testate, oggi la sua voce rappresenta una delle alternative più significative all’informazione ufficiale.  In tutto il mondo conta milioni di lettori e visitatori del suo sito davidicke.com.

Negli ultimi anni Icke ha tenuto numerosissimi incontri (prossimamente anche in Italia)  in più di 20 paesi, offrendo a milioni di persone riflessioni e informazioni sulla manipolazione globale.

In che modo veniamo controllati?                              Smascherare il mondo dei sogni che crediamo reale

Chi ci controlla?
Perché cercano di controllarci?
Per acquisto online
50.000 copie vendute in lingua inglese: un’opera unica e straordinaria.

Oltre 600 pagine ricche di riferimenti storici, biografici e simbolici. Un capolavoro che connette tutti i punti e rivela i legami nascosti tra personaggi, eventi e tematiche che apparentemente non hanno nulla in comune tra loro, e che dimostra come tutto, alla fine, si ricolleghi perfettamente.

La cospirazione globale con cui si intende imporre uno stato orwelliano, non è pura “teoria”. Al contrario, è un fatto supportato da una serie infinita di prove e, oggi, anche dall’esperienza quotidiana. Una rete di famiglie imparentate tra loro, la cui origine risale alle epoche più remote, sta manipolando gli eventi attraverso i propri politici-fantoccio e personaggi di rappresentanza, prodigandosi per instaurare una tirannia a lungo preparata.

Chi siamo?
Dove ci troviamo?
Perché il mondo è così com’è?

Questo  finalmente rivelerà in modo indubitabile l’incredibile livello di controllo che una forza occulta esercita sull’umanità da migliaia di anni. Il libro mostra come la nostra realtà venga manipolata tramite una conoscenza avanzata ma nascosta, così che noi siamo praticamente schiavi che credono di essere liberi.

sabato 12 febbraio 2011

SEGRETO INCONFESSABILE: OBAMA DIETRO LE QUINTE DELLA RIVOLTA EGIZIANA...

Come si vincono le guerre nell'era della globalizzazione? Muovendo gli eserciti? Talvolta sì, ma il risultato non è sempre soddisfacente e i costi spesso risultano superiori ai benefici. Ne sa qualcosa George Bush che nel 2001 si scagliò contro i talebani in Afghanistan e nel 2003 contro Saddam in Irak. Siamo nel 2011, quei conflitti durano ancora e la vittoria finale non è assicurata. Se l’America avesse usato altri metodi, probabilmente avrebbe risparmiato migliaia di vite, molti miliardi di dollari e ottenuto risultati più concreti e duraturi.


È la lezione che ha appreso Barack Obama, il quale in realtà sta combattendo la stessa guerra di Bush, nel senso che ne condivide le finalità strategiche. Che cosa voleva George W? Esportare la democrazia e, soprattutto, sostituire in Medio Oriente regimi decadenti, retti da leader impopolari, con regimi più rispettabili e leader più affidabili. Pensateci bene: è esattamente quel che si propone Barack Obama in Egitto e Tunisia. A cambiare è il metodo.

L'attuale inquilino della Casa Bianca opta per il soft power e per il proseguimento delle tecniche usate in Ucraina, Georgia e Serbia nella prima metà degli anni Duemila. Ricordate la protesta degli studenti di Belgrado che costrinse Milosevic alla fuga? E l'emozionante Rivoluzione arancione di Kiev? E quella Rosa contro Shevardnadze? Allora i media si emozionarono, esaltando la rivincita del popolo; oggi, però, sappiamo - documenti alla mano - che quelle rivolte non furono affatto spontanee, ma preparate con cura e sapientemente attizzate da società private di Pubbliche relazioni, che agivano per conto del Dipartimento di Stato.

Washington aveva capito che, agendo con la dovuta cautela, la piazza poteva essere usata a proprio vantaggio.

Lo stesso sta avvenendo in queste settimane in Tunisia e in Egitto. Non limitatevi alle dichiarazioni ufficiali, alcune sono obbligate e rientrano in un gioco delle parti. Chiedetevi, piuttosto... Chi ha deciso la rivolta prima a Tunisi e ora al Cairo? L'esercito, che si è rifiutato di sparare sulla folla, legittimando le richieste dei manifestanti. E a chi sono legati i vertici militari egiziani e tunisini? Saldamente agli Stati Uniti. Chi comanda ora al posto di Ben Ali? I generali, democratici, nelle intenzioni, ma pur sempre generali.

La Tunisia, Paese piccolo, moderato e privo di risorse naturali strategiche, rappresentava il banco di prova. Il test è andato benissimo e allora Washington ha deciso di tentare con il più grande, ma più rischioso, Egitto. La nostra non è un'insinuazione, ma una deduzione. Fondata. Nei giorni giorni scorsi il Daily Telegraph ha scoperto, sepolto nel sito di Wikileaks, uno dei pochi documenti interessanti finiti nelle mani dell’ambiguo Assange. Documenti che rivelavano come nell'autunno del 2008 il Dipartimento di Stato avesse invitato a Washington diversi blogger e oppositori di Mubarak, intenzionati creare un'Alleanza democratica, che aveva come obiettivo finale quello di provocare un cambiamento di regime. Quando? Nel 2011, prima delle elezioni presidenziali. Scoop che che il governo Usa ha minimizzato e contestualizzato.

Però chiedetevi: chi ha dato, politicamente, il colpo di grazia a Ben Ali? E chi ha messo alle corde Mubarak? Sempre Barack Obama, il quale oggi al Cairo può contare sull'esercito e sul vice presidente, un altro generale, Suleiman; il vero uomo forte. L’analogia con Tunisi è eclatante.

Tutto quadra. Oggi. Domani, chissà; perché in Tunisia l’influenza dei fondamentalisti islamici è impalpabile, mentre in Egitto i Fratelli Musulmani sono molto popolari e in passato hanno dimostrato di saper muovere le piazze, all’occorrenza usando le armi. Questo rende il finale più incerto, ma non cambia l’analisi complessiva.

Esiste un’evidente continuità strategica tra Bush e Obama. E anche operativa. Gli incontri al Dipartimento di Stato si svolsero nell’autunno del 2008, quando Obama era ancora in campagna elettorale. Dunque in queste ore il democratico Barack ha esercitato un’opzione elaborata dal suo predecessore, il falco George. Ma non ricordateglielo. Si arrabbierebbe.

By Marcello Foa,
fonte: http://www.ilgiornale.it/egitto/il_segreto_inconfessabile_la_regia_barack_obama__dietro_rivolta_egitto/11-02-2011/articolo-id=505155-page=1-comments=1

lunedì 7 febbraio 2011

PILOTA AIR INDIA AVVISTA IN VOLO OGGETTO INCANDESCENTE

Un oggetto rotante incandescente è stato visto mentre scendeva in picchiata nei pressi dello stato del Bengala, al confine occidentale con il Bihar, il 26 Gennaio, ed ha lasciato ben 5 piloti sconcertati, scatenando speculazioni su un presunto UFO.
La prima persona ad aver avvistato l’oggetto è stato un pilota anziano dell’ Air India che era a circa 34.000 piedi (circa 10300 metri, ndr) durante il suo volo da Calcutta a Nuova Delhi.
“L’ aereo era appena entrato nello spazio aereo di Gaya, vicino al confine tra lo stato del Bengala e del Bihar, quando ho notato l’oggetto incandescente, sotto l’aereo, che precipitava verso il basso ad una velocità molto elevata”, dice il Capitano Rishi dalla Torre di Controllo Traffico Aereo (ATC – Air Traffic Control (Tower), ndr), dall’aereoporto internazionale di Dum Dum.

Il pilota dell’ Air India inizialmente non ha prestato molta attenzione alla vicenda, dato che è consuetudine per i piloti notare diverse cose simili a mezz’aria. Ma quando l’aereo era vicino a Varanasi, l’oggetto era ancora ben visibile, e brillava.

Senza perdere tempo, ha informato l’ ATC di Varanasi, da dove poi sono stati avvertiti a Kolkata.

Ovviamente si è pensato immediatamente ad altri pitoli di voli internazionali, se avessero o meno visto lo stesso oggetto riportato dal Capitano Rishi. Di conseguenza l’ ATC ha fatto immediatamente richiesta.

Con loro sorpresa, sono stati trovati riscontri con altri quattro piloti di linee internazioni che hanno notato lo stesso oggetto e tutti hanno ribadito che cadeva a gran velocità.

I piloti sono della FinAir finlandese, della Novou Air svedese che volavano da Ovest ad Est, mentre i voli della Cathay Pacific Airways e della Dynasty Airways cinese volavano in direzione opposta ad una altitudine tra i 34.000 ed il 37.000 piedi (circa tra 10300 metri e gli 11300 metri, ndr), nello stesso spazio aereo dell’oggetto.

Una volta ottenuto riscontro dalle altre compagnie aeree straniere, dalla torre dell’ ATC sono stati contattati gli ingegneri della Indian Air Force. Tuttavia, lo staff della IAF ha precisato che il loro radar non aveva segnalato nulla di insolito.

“Potrebbe essere una stella cadente o una meteora o un pezzo di metallo che è entrato improvvisamente nell’atmosfera, a causa della quale ha preso fuoco, ed appariva incandescente da lontano”, ha spiegato il centro astronomico del direttore Sanjib Sen.

“Non si può negare la sua esistenza, però, dato il riscontro di molti piloti”. Ma proprio per le testimonianze incrociate dei piloti, dove e quando l’oggetto avrebbe colpito la Terra? Non c’è, ad oggi, risposta a questa domanda.

Fonte: http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2011/02/02/ufo-nei-cieli-di-kolkata-india/
Traduzione a cura del Centro Ufologico Taranto.

"IL GIORNO DELLA MEMORIA": MA CHE NON SIA PER LA SOFFERENZA DI UN SOLO POPOLO

Etruschi e Romani, fu una Shoah?


Ho letto le dichiarazioni dei Elie Wiesel riportate da "Avvenire" il 25 gennaio 2011. Ammiro il Wiesel scrittore, ho simpatia per il Wiesel uomo e testimone delle sofferenze del suo popolo e del nostro tempo. Tuttavia, temo che dovremmo sul serio tornare con i piedi per terra: i piedi della verità storica, anche di quella che pochi oggi hanno le conoscenze e/o il coraggio necessari a presentare con chiarezza. Il 27 gennaio scorso ho fatto una cosa che non faccio mai: sono rimasto per ore incollato al piccolo schermo.

Vi garantisco che su tutti i canali, tra telegiornali, film, fiction e dibattiti, di altro non si è parlato se non della Shoah. Non è certo stato un male. Ma ciò induce a osservare tre cose. Primo: se Wiesel teme che tale evento venga dimenticato, può rassicurarsi perché per il momento (e penso anche ai moltissimi ragazzi di tutta Europa che ogni anno vengono condotti ad Auschwitz in gite scolastiche a metà tra istruzione e pellegrinaggio) la memoria è ben viva.

Secondo: se egli paventa la "storicizzazione del nazismo", allora chiedo all’intellettuale colto e raffinato che cosa mai possiamo fare di un "caso" storico tragico e terribile quanto si voglia, se non appunto storicizzarlo, vale a dire cercar di comprendere come possa essersi verificato (e "comprendere" non vuol dire affatto "giustificare").

Terzo: se il valore primario, umano e universale del ricordo della Shoah sta nel dovere della memoria, affinché quel ch’è accaduto non accada mai più (e non accada più non solo agli ebrei, ma a nessun popolo sulla faccia della terra), allora tale ricordo deve interpretare la tragedia toccata agli ebrei non tanto come "unica" e imparagonabile ad altre, quanto come paradigmatica di tutte quelle accadute e che potrebbero accadere.

E quelle accadute sono tante. Il paragone di Wiesel con i "soli" Etruschi è sbagliato per due motivi. Primo. I Romani non commisero alcun genocidio, cioè non soppressero mai in massa il popolo etrusco; avrebbero potuto distruggere la cultura etrusca, commettere cioè un etnocidio: ma non fecero nemmeno quello, limitandosi semmai a un’assimilazione che cancellò cultura e memoria, non stirpi. Secondo. Nella storia, di genocidi paragonati alla Shoah ce ne furono parecchi, per quanto di gran lunga meno documentati: ma Wiesel, evidentemente, preferisce non ricordare.

Primo. In realtà, nonostante la lingua latina sia di ceppo decisamente indoeuropeo e quella etrusca d’origine tuttora incerta (le polemiche continuano, le ipotesi si accumulano...), la "cancellazione" dell’idioma – il quale peraltro sopravvisse fino al V secolo d.C. come "lingua sacra", nei rituali magico-divinatori dell’etrusca disciplina – non corrispose affatto alla cancellazione demografica d’un intero popolo diffuso dalla Lombardia alla Campania e le vicende del quale sono strettamente legate a quelle dei Romani.

Etruschi erano i "re di Roma" dell’ultima fase del periodo monarchico; etrusche, ancora in piena età imperiale, grandi famiglie aristocratiche come i Cecina e la gens cui apparteneva Mecenate, amico e consigliere di Augusto. Gli studi sul Dna nella media Toscana, nel Volterrano, hanno rivelato una realtà biologica ancora vitale che può esser fatta risalire agli Etruschi. Consiglio il ricorso al pur discusso, ma importante, Dizionario della lingua etrusca di Massimo Pittau, docente emerito nell’Università di Sassari (Dessì 2005), che ha sistematicamente vagliato le fonti etrusche e alla luce del quale risulta evidente come l’abbandono dell’idioma etrusco si dovette principalmente a un fenomeno di assimilazione etrusco-romana che non ci sono motivi di ritenere condotto con metodi violenti e tantomeno genocidi, ma che fu piuttosto portato avanti attraverso tecniche di organizzazione istituzionale e di politica matrimoniale. A quel che sembra, i Romani furono semmai di gran lunga più decisi allo sterminio nei confronti dei Galli o dei Cartaginesi.

Secondo. Di alcuni tra i genocidi più terribili della storia non sappiamo nemmeno nulla: e sono forse quelli davvero perfettamente riusciti. Se non volgiamo ostinati le spalle al passato, se ne possono scorgere comunque le tracce: dalle gesta dei Gran Re achemenidi agli annali di Gengis Khan alle stesse genti "cananee" di cui parla la Bibbia, fino alle genti balcaniche sterminate dai Bizantini nel X-XI secolo, ai Sassoni fatti sparire da Carlomagno, agli Slavi e ai Finni eliminati in massa dai cavalieri Teutonici tra XII e XV secolo.

Ma, in tempi vicini e vicinissimi a noi, per "civile" convenzione ricordiamo gli indios massacrati dai Conquistadores ma ci siamo dimenticati dei guanchos delle Canarie, degli indigeni brasiliani e argentini, dei nativi americani ("pellerossa") dei quali restano soltanto malinconici brandelli abbrutiti nelle "riserve", dei tasmaniani e degli altri popoli dell’Oceania fatti letteralmente sparire dagli inglesi e degli olandesi, delle genti centroasiatiche "deportate" (e in realtà eliminate) dai sovietici, degli armeni, degli zingari che condivisero la stessa Shoah, delle numerose "pulizie etniche" balcaniche e africane dei giorni nostri.

Molti di questi popoli furono massacrati in seguito a fredde, precise programmazioni. Ma purtroppo nella storia i massacri che si ricordano sono troppo spesso soltanto quelli che "servono", che si "sbattono in prima pagina" magari per coprire altri delitti.

è nato per ricordare anzitutto la Shoah, ma anche per farne simbolo di tutte le vittime innocenti e dimenticate della storia: e, come uomini, di nessuna di esse possiamo autoassolverci; di tutte siamo corresponsabili. Wiesel paventa la sua "normalizzazione", come se ciò fosse sinonimo di "rimozione". È vero il contrario. Recuperare pienamente un fatto alla storia significa strapparlo non solo all’oblio, ma anche a una mitizzazione "meta-storica" che rischierebbe davvero, quella sì, di venir un giorno contestata, tradita e cancellata. Dalla storia, signor Wiesel, nessuno può uscire. Mai.

Franco Cardini
FONTE: http://www.avvenire.it/Cultura/Etruschi+e+Romani+fu+una+Shoah_201102020935019400000.htm

domenica 6 febbraio 2011

REGISTA TV IDEATORE DEL GRANDE FRATELLO : CI DANNO I SOLDI PER NON FARVI PENSARE

3 luglio 2009.

Il regista TV Sergio Colabona, in un' intervista a Napoli Tv, fa un' autocritica e denuncia del mondo televisivo, affermando chiaramente che: -"Ci danno i soldi per non farvi pensare"-.

Colabona è l' "ideatore" di programmi televisivi Rai e Mediaset come: "Grande Fratello", "Affari Tuoi", "L' eredità", "La Fattoria", "Tutti pazzi per la tele", "La prova del cuoco", "Il treno dei desideri".

sabato 5 febbraio 2011

EMISFERO NORD SOMMERSO DALLA NEVE: ALLA FACCIA DEL "GLOBAL WARMING"...

fonte della foto:
http://nnvl.noaa.gov/DailyImage.php?product=SnowIceCover_Daily.png%7CSnow+and+Ice+Cover

L'immagine diffusa dalla National Oceanic And Atmospheric Association (NOAA) mostra il globo terrestre come non l'avevamo mai visto: l'emisfero nord è letteralmente sepolto dalla neve, dal Circolo Artico fino all'Europa.

Questa foto è stata realizzata con diversi satelliti di agenzie governative americane.

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giovedì 3 febbraio 2011

M.BLONDET E LE RIVOLUZIONI ARABE: L'OCCIDENTE FUORVIATO DA PROPAGANDA ISRAELE


 La vampata popolare tunisina ha incendiato l’Egitto, e la vedremo dilagare, come in una prateria secca, in Marocco, Algeria, Libia, Giordania, Siria, è possibile che coinvolga anche l’Arabia Saudita e gli emirati petroliferi del Golfo. E’ il vastissimo contrafforte dei regimi ‘moderati’ e ‘clienti’ di Washington che sta crollando.

E nè Washington nè le capitali europee hanno visto venire la catastrofe, perchè intellettualmente ingabbiati nel falso quadro interpretativo del ‘pericolo islamista’ e dello ‘scontro di civiltà’ voluto e imposto da Israele.


E’ questa la lettura della rivoluzione araba in atto che dà Maurizio Blondet, Direttore di Effedieffe.com, uno dei giornalisti e scrittori più spigolosi e controversi di questo Paese, e profondo conoscitore del mondo arabo. “Non si sono voluti vedere i problemi del mondo islamico per quel che realmente sono: l’esplosione di una gioventù demograficamente maggioritaria, disoccupata e repressa dal regime moderato, che non riconosce come suo governo”.

Eric Margolis, giornalista americano del Huffington Post, inviso all’establishment come Blondet, ha scritto: “Qualcosa è andato terribilmente male nei piani di Washington per i cambi di regime in Medio Oriente. Si supponeva una rivoluzione fabbricata da USA e britannici contro i mullah dell’Iran, seguita dall’insediamento di un governo collaborativo filo-occidentale e una fortuna per le petrolifere occidentali”.

 Ecco, dice Blondet “E’ successo l’imprevisto contrario: le rivoluzioni che divampano lungo il Nordafrica non sono colorate dalla CIA”, sono rivoluzioni della gente, e basta vedere quella che Pierluca Santoro oggi definisce la maglia allargata dei 1,3 milioni di tweets sul tema rilevati nella settimana dal 24 al 30 gennaio, che Santoro, da queste colonne, aveva chiaramente rilevato già la scorsa settimana.

Il mondo è stato colto di sorpresa dalla rivoluzione araba

E’ stata una sorpresa per le diplomazie occidentali, perché per 10 anni, dall’11 settembre 2001, tutta la politica dell’occidente è stata condizionata dalla propaganda di Israele , secondo la quale il mondo arabo crea terrorismo, il mondo arabo è Al Qaeda, per tanto o questi paesi sono gestiti dai Mubarak e dai Ben Ali di turno -corrotti e burattini dell’Occidente- , oppure sono un pericolo per il mondo, pericolo, ovviamente, da eliminare.

Non ci si è resi conto che in questo pezzo di mondo si stava creando quello che sarebbe diventato un problema politico-sociale che oggi è alla base della rivoluzione. Una gioventù, mediamente ben istruita, che cerca lavoro e non lo trova; Paesi la cui crescita economica non è sufficiente per sfamare tutti; una libertà che non c’è. Ovvio che se a tutto questo si aggiunge la corruzione dei vertici, che è il filo rosso di questa rivoluzione, si capisce perché il bubbone è scoppiato.

E ora l’occidente teme il pericolo islamico

In questi giorni tutto quanto sta accadendo in Egitto viene visto nell’ottica di Israele. Ora, Israele, ha 200 testate nucleari, forse 300, e i missili per lanciarli. Da non sottovalutare: l’Iran non ha l’atomica. Mi si vuole spiegare perché Israele deve aver paura dell’Egitto? o meglio, perché teme la costituzione di una quadro democratico in Egitto? Gli egiziani sono scesi in piazza non contro Israele, bensì per liberarsi dal regime corrotto di Mubarak. Punto.

Israele teme l’ascesa al potere dei Fratelli mussulmani.

Ecco. Allora, i Fratelli Mussulmani potranno avere, nella prima fase del dopo Mubarak, un ruolo dato dalla loro forza di maggioranza relativa che effettivamente nel Paese hanno, una forza determinata dalla loro capacità di intervenire a sostegno della popolazione. Ma i Fratelli Mussulmani sono un gruppo islamico conservatore, ma non hanno niente a che vedere con l’estremismo, o peggio ancora con il terrorismo. Detto questo, nel Paese ci sono altre forze laiche che certamente potranno anche a breve guidare il Paese.

La Siria potrebbe essere il prossimo paese a cadere nel vortice della rivoluzione, si dice in queste ore

La Siria è un Paese a maggioranza sunnita guidato dalla minoranza sciita. Gli sciiti sono al vertice delle forze armate e della politica, il Presidente Bashar al-Asad è sciita-alauita. E’ sicuramente possibile. Così come è possibile che la rivoluzione si allarghi allo Yemen, dove il giorno della collera è programmato per domani, al Bahrein, dove il 14 sarà il giorno della collera. Ma anche l’Algeria è potenzialmente pronta a esplodere, da circa 2 settimane ci sono rivolte con morti e feriti. In Giordania, il re Abdallah, dopo le prime proteste, ha cercato di parare il colpo, ha mandato a casa il Primo Ministro Samir Rifai e ha incaricato l’ex generale Marouf Bakhit di formare un nuovo governo, con la responsabilità di fare le riforme richieste dai manifestanti. Bisognerà vedere se questo basta, anche se l’opposizione che ha sostenuto le rivolte, il Fronte d’azione islamica, aveva dichiarato di riconoscere la legittimità degli hascemiti, la famiglia regnante ad Amman, e di chiedere riforme politiche e un cambio di governo, non altro. C’è da vedere, poi, che accadrà in Libia e forse anche in Marocco. Insomma, si, è una rivoluzione araba; i fatti avrebbero potuto andare diversamente se l’occidente non si fosse dimostrato tanto ignorante.



POLONIA: L'EURO? PUO' ATTENDERE, GRAZIE...

Euro? Non ora, grazie», risponde Andrzej mentre attende il tram davanti alla stazione centrale poco distante dal tetro Palazzo della Cultura, dono di Stalin ai polacchi ai tempi del Patto di Varsavia. L'opinione di Andrzej è condivisa da Ewa, giovane donna con carrozzina al seguito, che sta andando a fare shopping tra mille luminarie a forma di palma nel nuovo Mall sorto come un fungo a fianco dell'hotel Marriott.

L'euro può attendere, dicono in maggioranza i polacchi, d'accordo con il ministro delle Finanze Jacek Rostowski che il 6 gennaio scorso ha dichiarato a Parigi che la Polonia non adotterà l'euro fino quando l'Eurozona non risolverà alcuni dei suoi problemi attuali. Insomma non c'è fretta a Varsavia che ora ricorda con malcelata soddisfazione come due anni fa erano proprio gli europei dell'Ovest a dire di avere pazienza ai polacchi che mordevano il freno ed erano visti come i parenti poveri in cerca di aiuto.

«È certo che i paesi della moneta unica devono affrontare e superare alcuni dei problemi che attraversano prima che noi polacchi prendiamo questa decisione», ha detto Rostowski al convegno organizzato dal governo francese sull'economia europea e la sua governance. Che succede, dunque? Dopo la crisi greca e irlandese l'euro non piace più sulle rive della Vistola? Dariusz Chorylo, responsabile per le relazioni con gli investitori di Bank Pekao Sa del Gruppo UniCredit non ha dubbi: il 2016 e non più il 2012 sarà l'anno del potenziale ingresso della Polonia nell'euro mentre altri analisti di banche d'affari, meno ottimisti, spostano la data al 2018-19: in ogni caso oggi non c'è fretta di entrare nel club dell'euro visto il miracolo economico che si sta rafforzando a Varsavia: l'economia polacca è cresciuta del 3,9% nel 2010 e correrà del 4,4% nel 2011, l'inflazione è al 3,1% e la Banca centrale si dice che sarà costretta a breve addirittura ad alzare di 25 punti base il tasso ora al 3,5 per cento. «A quel punto lo zloty - dice Magdalena Polan di Goldman Sachs – si apprezzerà ma solo a un passo graduale».

«Tre i motivi di questo miracolo sulla Vistola», dice Michal Wrzesinski, docente di economia alla Warsaw School of Economics. «La prima sono i consumi interni di 40 milioni di polacchi che nonostante la crisi economica hanno continuato ad acquistare ma senza problemi di indebitamento tossico, visto che il tasso di mancato pagamento della rata dei mutui è solo dell'uno per cento, il più basso in Europa; la seconda ragione del boom è l'export che grazie alla ripresa della Germania è tornato a correre; la terza sono gli investimenti, tra cui i 67 miliardi di fondi strutturali europei e gli investimenti diretti stranieri che hanno toccato i 10 miliardi di euro nel 2010 e si stima raggiungano i 12,7 quest'anno».

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martedì 1 febbraio 2011

PARCO YELLOWSTONE: IL CENTRO SPROFONDA MENTRE CRESCE IL MARGINE SETTENTRIONALE

Il parco di Yellowstone si sta sollevando: lo ha scoperto il satellite europeo Ers-2 con immagini riprese dall'orbita.
Il margine settentrionale è cresciuto di 13 cm mentre il centro sprofonda. In aumento l'attività degli spettacolari geyser.
Ora si capisce perché si stanno aprendo nuove fumarole da cui escono vapori sulfurei, perché i getti dei geyser si sollevano più in alto, e perché i fluidi emergenti dal terreno sono diventati più caldi. Tutto questo succede a Yellowstone, il famoso parco naturale che si sviluppa nell'area occupata da un antico cratere vulcanico nella parte nord-occidentale degli Stati Uniti, fra gli Stati del Wyoming, Montana e Idaho, meta di decine di migliaia di turisti ogni anno.
L'innalzamento della zona di Yellowstone rivelato dal satellite Ers-2 (da Esa).  

Il motivo della febbre di Yellowstone sta in un rimescolamento del magma profondo messo in evidenza, prima ancora che da terra, da un satellite in orbita a 780 km d'altezza. "Grazie agli strumenti montati a bordo del satellite europeo Ers-2, abbiamo potuto analizzare la vasta area di Yellowstone con una tecnica chiamata interferometria radar ad apertura sintetica, scoprendo che tra il 1997 e il 2003 il bordo settentrionale del cratere si è sollevato di 13 centimetri, mentre la sua parte centrale si è abbassata", riferisce Wayne Thatcher, uno dei ricercatori del servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), impegnato nel monitoraggio dell'area.

Mettendo insieme i dati raccolti dall'orbita e quelli dei numerosi sensori sul terreno, i geologi americani hanno capito che il magma risalente dalle profondità della terra verso il sistema di condotti vulcanici e camere che si sviluppano una ventina di km sotto Yellowstone, ha in parte cambiato strada. Forse a causa di qualche ostruzione, ora si sta accumulando verso il Nimph Lake e il Norris Basin, nel margine settentrionale del cratere, causando il rigonfiamento osservato dall'orbita. Potrebbe essere il preludio di una futura ripresa dell'attività eruttiva, con lave che si riversano all'esterno o, peggio, con esplosioni improvvise?

I geologi dell'Usgs escludono, per ora, un pericolo a breve scadenza. Molto probabilmente, spiegano, si tratta di impulsi magmatici transitori. Una volta esauriti, il sistema tornerebbe a quella attività spettacolare ma inoffensiva che l'ha caratterizzato negli ultimi decenni. Ma intanto alcuni itinerari turistici attraverso il paesaggio dantesco di getti d'acqua calda e vapori sulfurei sono stati chiusi e il monitoraggio strumentale rafforzato. La gente, però, non sembra troppo impressionata dalle notizie appena pubblicate dalla rivista scientifica "Nature" e di lì rimbalzate in tutta la stampa mondiale, e continua a fare la fila per ammirare, fra le tante bellezze del parco, l'Old Faithful, il geyser più spettacolare del mondo, con un getto che si eleva fino a cento metri (foto).

Il cratere di Yellowstone si formò ben 640 mila anni fa con un'eruzione violenta, di fronte alla quale quella del Mount St.Helens (1980) impallidisce. Dopo una lunga attività eruttiva il cratere sprofondò, formando quella che i vulcanologi chiamano una caldera, che oggi occupa un'area di circa 80x50 km e che ultimamente è stata caratterizzata solo da emissioni di gas, vapori e getti di acqua.

I geofisici americani sono preoccupati per l'aumento delle attività del supervulcano sotterraneo nel parco di Yellowstone, potenzialmente in grado di provocare una violentissima eruzione che distruggerebbe ettari di natura incontaminata.

L'attività sotterranea del supervulcano collassato decine di migliaia di anni fa nel parco di Yellowstone è aumentata nell'ultimo decennio e sarebbe in grado secondo gli esperti di provocare una fortissima esplosione che distruggerebbe la vita su una superficie di centinaia di chilometri quadrati.

Sono le rivelazioni di uno studio condotto dagli scienziati del Geological Survey degli Stati Uniti pubblicato sull'ultimo numero della rivista "Nature". Tuttavia gli scienziati non prevedono per ora un'eruzione nel breve periodo. Il parco nazionale di Yellowstone si trova negli Stati Uniti e più precisamente negli stati di Idaho, Montana e Wyoming. Yellowstone è il più antico parco nazionale del mondo e si estende per 8.980 km quadrati, la maggior parte dei quali nel nord-ovest del Wyoming.

Il parco è celebre per i numerosi geyser, le sorgenti calde e altre interessanti zone geotermiche ed inoltre per essere popolato da orsi grizzly, lupi, bisonti e alci. È il nucleo centrale dell'ecosistema di Yellowstone, uno dei più grandi ecosistemi intatti della zona temperata rimasto sulla Terra. Lo studio sostiene che una parte della caldera di Yellowstone, una gigantesca depressione causata da una passata esplosione vulcanica, è cresciuta di circa 13 centimetri tra il 1997 e il 2003.

La caldera di Yellowstone è famosa per le sue peculiarità geotermiche, i geysers in particolare e poi le sorgenti termali ravvivate da coloratissime colonie di batteri e alghe termofile. Il vulcanismo di Yellowstone è probabilmente dovuto ad un potente punto caldo stazionario sopra il quale sta scorrendo la placca nordamericana. Ad ulteriore conferma dell'aumento di attività del vulcano lo studio rivela l'aumento di fenomeni geotermici come l'eruzione ripetuta del geyser "Steamboat" dopo nove anni di inattività (una nel 2000 che ha raggiunto gli oltre 90 metri di altezza aggiudicandosi il record mondiale, e cinque tra il 2002 e il 2003). Non solo, si è anche risvegliato il vicino geyser "Porkchop" dopo 14 anni di inattività. Infine nel 2003 si è registrato un notevole aumento della temperatura del terreno del geyser "Norris Basin" (il più caldo e variabile del parco) tanto da richiedere la chiusura di alcuni tratti del percorso ai turisti. Sono tutti fenomeni causati dai canali di lava sotto il cratere e che provvedono al calore dei geyser e altre attività idrotermali.

fonte: http://www.antikitera.net/news.asp?ID=9876