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sabato 28 aprile 2012

IL TOTALITARISMO NEL CRISTIANESIMO...


(…) Noi tendiamo a confondere totalitarismo e dittatura, al punto che spesso i due termini sono usati come sinonimi; invece si tratta di due cose affatto differenti

Per dittatura si può intendere qualsiasi forma di regime non democratico, mentre il totalitarismo è qualcosa di più e di diverso, un potere autocratico che tende a rimodellare per i propri fini il corpo sociale ed entrare pesantemente nella vita delle persone, su cui intende esercitare uno stringente condizionamento.

Il fascismo, ad esempio, era una dittatura ma non era un regime totalitario. Gli storici che oggi studiano in maniera imparziale l’era fascista, regolarmente si stupiscono di quanto poco il fascismo interferisse nella vita privata delle persone, di quanta libertà fosse accordata a chiunque non fosse un oppositore dichiarato del regime (compresa quella di metterne in caricatura gli aspetti deteriori, che ci sono dappertutto, si pensi a Petrolini, che il regime non osteggiò mai, mentre il “democratico” De Gasperi doveva “democraticamente” mandare in galera Guareschi per una vignetta, e in anni più recenti un altro campione di democrazia, Massimo Dalema cercò di fare altrettanto con Forattini).

Si ha l’impressione che il fascismo sia stato anche troppo tollerante verso forze estranee ad esso che lasciò sussistere: la monarchia, il grande capitale, la Chiesa cattolica, le stesse che al momento della prova decisiva gli si rivoltarono contro, pugnalando alla schiena anche l’Italia.

Altre volte mi è capitato di esprimere il concetto che il cristianesimo cattolico e protestante sono due mali, due versioni dello stesso male, fra cui è molto difficile o impossibile scegliere il minore. Se infatti il protestantesimo non ha, come il cattolicesimo nella Chiesa, un’istituzione rigida, gerarchica e dogmatica in grado di esercitare un pesante potere d’interferenza nella vita civile degli stati “cattolici”, nel protestantesimo è presente un’ossessione biblica che generalmente nei Paesi “cattolici” non si riscontra.

Si ha l’impressione che nei Paesi cosiddetti cattolici la religione, mentre per la parte meno acculturata della società significa l’adesione a una serie di pratiche superstiziose (padre Pio, le madonne, il sangue di San Gennaro), per lo strato dei fedeli di cultura medio – alta essa sia semplicemente l’ossequio a un’istituzione di potere che non provoca un grosso coinvolgimento emotivo, tuttavia non dobbiamo sottovalutare il potere del cristianesimo di costituire una vera e propria gabbia mentale che rende letteralmente incapaci di concepire altre forme di pensiero, in materia di religione ma anche altrove.

Sarebbe umoristico se non fosse tragico ascoltare un cristiano quando parla delle altre religioni. A sentirli parlare, non solo l’universalità del fenomeno religioso sarebbe una dimostrazione dell’esistenza di Dio – del loro Dio – ma quello che sembra variare da una cultura e da una religione all’altra, non è in sostanza che il nome della divinità: Gli islamici adorano Allah, i taoisti cinesi il Tao, i buddisti Buddha, eccetera; danno l’impressione di pensare che basterebbe qualche piccolo aggiustamento in perfetti cristiani.

(…) quello che è universale è l’anelito umano alla trascendenza e al sacro, non la forma particolare delle religioni abramitiche (presunte discendenti da Abramo), che in effetti non sono condivise da più di un terzo dell’umanità, e si è disinvoltamente scambiata una cosa per l’altra.

La stessa incomprensione che i cristiani manifestano per le culture extraoccidentali e le religioni non abramitiche, la mostrano per l’antichità pre-cristiana. E’ una cosa che risulta sorprendente per coloro che non hanno esperienza di questo ambiente, ma nella scuola italiana esiste una vera e propria lottizzazione delle competenze, per la quale mentre l’insegnamento e la stesura dei manuali per lo studio della storia sono un appannaggio marxista, la filosofia è invece di competenza cattolica. La stessa incomprensione, dicevo, che i cristiani manifestano nei confronti delle culture non occidentali e delle religioni non abramitiche, la ritroviamo tale e quale riguardo al pensiero antico pre-cristiano, e anche qui la cosa sarebbe umoristica se non fosse tragica.

Leggendo come questi manualisti cattolici spiegano la filosofia antica, apprendiamo che Senofane, Platone, Aristotele erano giunti al monoteismo, ma non avevano potuto arrivare al concetto di un Dio personale. In realtà, quello che viene presentato come l’ulteriore e definitivo progresso dello spirito umano conseguente alla rivelazione cristiana, non è che un rozzo antropomorfismo che testimonia l’arretramento speculativo avvenuto con la cristianizzazione, il “divino artigiano”, il Dio che avrebbe plasmato il mondo come gli uomini fabbricano i loro oggetti. Prima ancora dei tre filosofi “monoteisti” summenzionati, l’idea del Fato o del Brahman come forza trascendente impersonale sottesa all’ordine delle cose, rivela nel paganesimo antico e nell’induismo una profondità speculativa del tutto estranea agli antichi Ebrei progenitori delle religioni abramitiche.

Esattamente come accade ai totalitarismi politici, la presunzione e l’arroganza dottrinali finiscono per comportare un sistema totalmente oppressivo e liberticida sul piano pratico.

Non varrebbe nemmeno la pena di ripeterlo per l’ennesima volta: la storia della cristianizzazione dell’Europa è una storia di violenza quasi inenarrabile, da far scomparire i totalitarismo del XX secolo: le persecuzioni con cui Costantino e Teodosio, poi gli imperatori bizantini fino a Giustiniano, cristianizzarono l’impero romano facendo diventare un delitto passibile di morte continuare a seguire la religione dei padri, le campagne carolinge contro i Sassoni e quelle dell’Ordine Teutonico contro gli Slavi, sempre basate sul principio della conversione a fil di spada, la crociata contro gli Albigesi nel XIII secolo che distrusse la Provenza medievale, poi i roghi dei cosiddetti eretici e delle cosiddette streghe. La Chiesa cattolica ha conquistato l’Europa come un esercito invasore e l’ha tenuta sotto controllo come un esercito occupante. Quando non ha potuto più farlo, è iniziata, lenta ma progressiva e con ogni probabilità irreversibile, la laicizzazione o, per chiamare le cose con il loro nome, la scristianizzazione: l’Europa rigetta via da sé il cristianesimo come quel corpo estraneo che effettivamente è.

(…) In definitiva non esiste nessuna invenzione del totalitarismo moderno che il cristianesimo non abbia cristianamente anticipato, comprese le più atroci come i campi di concentramento. Nel libro La distruzione dei templi, lo scrittore greco Vlasis Rasias ci racconta la brutale violenza con cui gli imperatori cristiani estirparono la religione antica, e ci fa conoscere una realtà che gli storici di solito preferiscono ignorare: i lager cristiani:

Anno 359 - In Skytopolis, Siria, i cristiani organizzano il primo campo di concentramento per la tortura e l"esecuzione dei pagani arrestati in qualsiasi parte dell'Impero (...).

Anno 370 - L'imperatore Valente ordina una tremenda persecuzione contro i pagani in tutta la parte orientale dell'Impero. Ad Antiochia si giustizia, in mezzo a molti altri pagani, l"ex governatore Fidustius e i sacerdoti Hilarius e Patricius. Si bruciano numerosi libri nelle piazze delle città dell'Impero dell'est. Si perseguitano tutti gli amici di Giuliano (Orebasius, Sallustius, Pegasius, ecc.). Viene bruciato vivo il filosofo Simonides e decapitato il filosofo Maximus.

Anno 372 - L'imperatore Valente ordina al governatore dell'Asia Minore di sterminare tutti gli ellenici e tutti i documenti relativi al loro sapere (..).

Anno 385 fino al 388 (...). Migliaia di innocenti pagani in tutto l'Impero vengono martirizzati nel terrificante e orribile campo di concentramento di Skythopolis” (1).

Tuttavia a mio avviso il punto che conta davvero non è tanto tutto ciò, quanto il fatto che questa lunga storia invereconda di inganni, soprusi e violenza, e questo è un fatto che dobbiamo capire una volta per tutte, non è una deviazione rispetto al “messaggio cristiano” alla “buona novella” annunciata dal vangelo, ma niente altro che la sua concreta applicazione.

Oggi i cristiani hanno adottato perlopiù un “profilo basso”, mostrandosi come la quintessenza della mitezza della mansuetudine, della disponibilità al dialogo, e questo può far passare inosservato il nucleo centrale totalitario della loro dottrina, che però basta grattare un po' sotto la superficie per riscoprire.

Prendiamo una frase di uso comune, il cui uso ricorrente ha creato un'apparenza d'innocenza e di innocuità, “i cristiani e le bestie”. I sottintesi, che trovano perfetta rispondenza sul piano storico, sono terribili, essa significa alla lettera che solo il cristiano, battezzato e fedele alla Chiesa cattolica, può essere considerato uomo.

(…) Dobbiamo considerare che la Chiesa cattolica si riteneva a tutti gli effetti la rappresentante esclusiva di Dio in Terra, ed in quanto tale rivendicava il diritto di amministrare, spiritualmente e materialmente, ogni cosa esistente sulla Terra, che solo con il battesimo ed alla precisa condizione di mantenersi devoto seguace della Chiesa stessa, l’uomo riceveva personalità giuridica, e che per conseguenza, ciò che appartiene a un pagano è una res nullius di cui la Chiesa può liberamente disporre, e che perciò può dare in concessione (sempre revocabile) al momento del battesimo a chi l’ha fin allora sempre posseduta. Noi vediamo un’eco di questa concezione nell’atteggiamento degli storici che si occupano dell’alto Medio Evo: capita che quello che prima era un “capotribù” viene promosso a “re” al momento del battesimo, diventa addirittura il primo sovrano ed il fondatore della propria dinastia anche se era salito su un trono che i suoi antenati detenevano già da secoli. È successo con Clodoveo re dei Franchi, è successo anche, ad esempio, con Stefano I d’Ungheria, divenuto, dopo essersi convertito, “primo re” di una nazione che i suoi antenati governavano da secoli.

Poiché solo il cristiano era considerato “uomo”, poiché ciò che apparteneva a dei non cristiani era res nullius, la Chiesa si riteneva libera di farne dono a chi volesse, così ad esempio fu “fatto” re di Sicilia il normanno Roberto il Guiscardo molto prima che questi togliesse l’isola ai saraceni, e la successiva conquista non fu affatto una conquista, un’usurpazione, una rapina: un uomo sarà pure libero di sbarazzarsi delle “bestie” che infestano la sua proprietà. È da notare che nello stesso modo furono “date” ai Normanni le terre dell’Italia meridionale che appartenevano agli “eretici” bizantini, dal che si arguisce che la condizione per essere ritenuto “cristiano” e quindi realmente “uomo” non è credere in Cristo, ma ubbidire al papa.

Ciò non rappresenta comunque un'acquisizione definitiva perché assieme alla “grazia del battesimo” la Chiesa si riserva sempre il diritto di revocare la proprietà di un uomo su ciò che possiede, od almeno di sospenderla, ed è questo il motivo per il quale la scomunica (letteralmente “esclusione dalla comunità” dei credenti) o anatema (termine che ha lo stesso significato e viene dal greco ana – temno, “tagliare via”) era un’arma così potente nelle mani della Chiesa medievale, temuta in particolare dai sovrani, perché faceva venire meno il giuramento di fedeltà dei feudatari, che di solito non aspettavano di avere altro che il pretesto per ribellarsi, in modo da conseguire maggiore autonomia e potere.

Appunto in ragione delle scomuniche inflitte all’imperatore Federico II ed a suo figlio Manfredi, la Chiesa si ritenne in diritto di trasferire nel 1266 il regno di Sicilia dalla casa di Svevia a quella d’Angiò, ed è da notare il particolare, che merita di essere ricordato ad imperitura vergogna di questi sedicenti rappresentanti terreni della divinità, che il corpo di Manfredi, caduto alla testa dei suoi uomini nella battaglia di Benevento, e sepolto dai suoi soldati, fu fatto disseppellire e buttare fra i rifiuti dalle autorità ecclesiastiche: uno scomunicato, “una bestia” non aveva il diritto alla sepoltura.

Stiamo parlando di una delle vicende più gravi, delle pagine più nere della nostra storia plurimillenaria, dove meglio si vede che la Chiesa ha agito sull'Italia come un tumore o un parassita. Dobbiamo essere consapevoli di che cosa significò questo evento per l'Italia, di quale prezzo pagammo e continuiamo ancora oggi a pagare per la bassezza ecclesiastica, l'ambizione dei papi, la mancanza di scrupoli dei “pastori” del “gregge cristiano”.

Fino ad allora, il nostro meridione era la parte più avanzata della Penisola, favorito dagli scambi commerciali e culturali con Bisanzio e con il mondo islamico che allora era più progredito dell'Europa. I Normanni e poi gli Svevi vi avevano creato un moderno stato accentrato. Come lo stato solido ed accentrato creato in Inghilterra dal normanno Guglielmo il Conquistatore sarebbe divenuto una delle maggiori potenze d'Europa, il regno normanno-svevo dell'Italia meridionale che presentava con quest'ultimo delle forti analogie, era incamminato sulla strada di un'analoga importanza politica e floridezza. Le Tavole Melfitane promulgate dall'imperatore Federico II ne furono il coronamento giuridico; con esse s'introdiceva, se non proprio una costituzione moderna, una legislazione uniforme che era di quanto più avanzato esistesse allora in Europa.

(...) L'invasione angioina chiamata dalla Chiesa precipitò il nostro meridione in un baratro da cui non è più uscito Al seguito di Carlo d'Angiò arrivò una masnada di avventurieri francesi pronti a trasformarsi in un ceto baronale avido e distruttivo come uno sciame di cavallette, che trapiantò di colpo nel nostro meridione che fino ad allora ne era stato praticamente esente, gli aspetti più retrivi ed ormai anacronistici del feudalesimo.

(…) Le conseguenze a lungo termine le paghiamo ancora oggi, e tutte le volte che si parla dell'arretratezza del meridione, ricordiamoci a chi la dobbiamo.

Già in epoca rinascimentale il grande Niccolò Machiavelli (un grande pensatore ed una grande anima di italiano, che non a caso continua ad essere ingiustamente calunniato dalla cultura clericale) aveva individuato in modo assolutamente corretto nella Chiesa la causa prima delle sventure italiane: la Chiesa cattolica non era mai stata abbastanza forte da unificare l'Italia sotto di sé, ma abbastanza forte da impedire che qualcun altro lo facesse e dotata di abbastanza prestigio da richiamare come suo “campione” un invasore straniero sul nostro suolo, da Carlo Magno a Napoleone III passando per Carlo d'Angiò. Si comprende che è solo l'ignoranza della nostra storia antica e recente a impedire alla maggior parte dei nostri connazionali di vedere che esiste una contraddizione, un conflitto totale fra l'essere italiani e l'essere cattolici.

Tuttavia oggi non è su questa sponda dell'Atlantico che il cristianesimo mostra oggi il suo aspetto più violento e virulento.

A uno sguardo superficiale sembrerebbe che non possa esistere un mondo con maggiore pluralismo religioso degli Stati Uniti, dove una miriade di chiese, sette, conventicole si contendono “il gregge dei credenti”. In realtà questa situazione scarsamente comprensibile in termini europei, non testimonia altro che la mancanza di carisma in ciò che gli yankee intendono per religione, là chiunque può aprire una Chiesa come un negozio o un'impresa economica. Tuttavia questo pluralismo apparente ha lo stesso valore del pluralismo politico in un ambiente in cui l'unica discriminante fra “la destra” e “la sinistra” sembra essere la questione se concedere o meno alle coppie omosessuali il diritto di sposarsi e di adottare.

Tutte queste diverse “religioni” sono infatti subordinate a quella che potremmo chiamare la “religione americana”, un mix anch'esso scarsamente traducibile in termini europei di “religiosità” e “patriottismo” che mescola il saluto alla bandiera con la preghiera nelle scuole, il Giorno del Ringraziamento e il Columbus Day, Gesù Cristo e lo Zio Sam.

(…) La religione americana è nettamente veterotestamentaria, al punto che dovremmo chiederci se la si possa realmente considerare una forma di cristianesimo, visto che ignora quasi del tutto il vangelo, o se è piuttosto di un neo-giudaismo che si dovrebbe parlare, ma dopotutto, questo è un problema dei cristiani (o dei giudeo-cristiani, o dei giudeo-americani, fate voi) .

(…) Nel XVII secolo uno scrittore inglese (mi scuso di non ricordarne il nome) inventò la favola che gli anglosassoni sarebbero i discendenti delle dieci tribù perdute di Israele. Questa favola che non ha nessun fondamento né storico, né antropologico, né linguistico né di altro genere, diventò il mito fondante della pseudo-nazione americana. Quando gli yankee sostengono di essere il “Nuovo Israele”, state sicuri che con ciò non intendono assolutamente nulla di metaforico.

Miguel Martinez, detto Kelebek, che, essendo di origine messicana, gli yankee li conosce bene, ha scritto in un articolo pubblicato sul suo sito www.kelebekler.com , L'anticristo circasso:

“Gli USA hanno avuto molto a che fare con la Bibbia, ma poco con Platone, Tommaso d'Aquino, al-Ghazali o Voltaire. (…).

In altri paesi, è un luogo comune dire che gli Stati Uniti sono un "paese nuovo privo di storia." In realtà la storia c'è, solo che è largamente biblica. Se altrove si guarda indietro verso i Celti e gli Etruschi, gli statunitensi guardano indietro verso gli antichi Israeliti; le guerre di Davide sono anche le loro guerre” (3).

La bibbia, lo sappiamo, è un testo che è stato scritto soprattutto per gratificare il feroce egocentrismo tribale degli antichi Ebrei che, convinti di avere un rapporto speciale con la loro inverosimile divinità, si erano persuasi che questa avesse dato loro “in pasto” i popoli che avevano distrutto insediandosi nella Palestina: Filistei, Cananei, Aramei e via dicendo. Allo stesso modo dell'antico Israele, ritenendosi per speciale concessione di Dio, dispensato dalle norme dell'umanità e della pietà (c'è proprio una corrente cristiano-sionista che si denomina dispensazionismo) il Nuovo Israele americano ritiene di poter giustificare quanto meno ai propri occhi il massacro di qualcosa come 5 – 7 milioni di Nativi Americani (“Pellirosse”), un genocidio che non ha nulla da invidiare a quello che il processo di Norimberga ha addossato alla parte perdente la seconda guerra mondiale.

Questo spirito brutale, di una carica di violenza che noi stentiamo a immaginare, è stato ben reso da Richard Dawkins che nel suo testo L'illusione di Dio ha riportato alcuni stralci della violenza sottintesa al cristianesimo yankee, violenza che è la stessa degli uccisori di Ipazia, degli aguzzini di Skytopolis, dei crociati che distrussero la Provenza catara, degli inquisitori che mandavano al rogo “eretici” e “streghe”, il volto più autentico del cristianesimo. Si tratta di passi di alcune lettere ricevute da lui o da altri liberi pensatori da lettori statunitensi:

“(…)“Feccia adoratrice di Satana. Facci il favore di crepare e andare all'inferno. Spero che ti becchi una malattia dolorosa come il cancro al retto e muori di una morte lenta e atroce, così incontri il tuo Dio, Satana” (4).

E' il cristianesimo una religione basata sull'amore? Da questi passi, proprio non si direbbe, si direbbe piuttosto una religione basata sull'odio, e ci sono due millenni di storia a testimoniare che questo è il suo volto autentico, non la maschera buonista ostentata dal cattolicesimo odierno.

I cattolici, soprattutto della specie tradizionalista, professano oggi una grande simpatia per gli Stati Uniti. Di fronte all'incalzare del neo-paganesimo, del laicismo, delle religioni extraeuropee portate dagli immigrati, islam in testa, sono convinti di aver trovato un alleato, una sponda, ma è proprio da lì che con ogni probabilità arriverà loro il colpo più duro. Ciò che costoro si ostinano a non capire, è che un sistema totalitario non può tollerare centri di potere autonomi.

Gli Stati Uniti hanno acquisito sul mondo cosiddetto occidentale l'egemonia politica, economica e militare, e mirano chiaramente ad acquisire anche quella religiosa esautorando da questo ruolo la Chiesa cattolica. Un primo attacco è venuto sollevando la questione dei preti pedofili. Non è che il problema non sia reale, ma quello che importa, è capire perché sia stato sollevato con tanta enfasi proprio negli Stati Uniti e in tempi recenti.

Il problema è sempre esistito, sempre e dovunque, è il portato inevitabile di una Chiesa che impone a coloro che formano i suoi ranghi un atteggiamento innaturale verso la sessualità e/o recluta i propri adepti fra coloro che hanno una sessualità deviata.

In genere non sono mai state comminate ai preti pedofili sanzioni più pesanti dello spostamento in altra sede; in compenso il diritto canonico prevede il crimen sollicitationis, ossia il “delitto” commesso da coloro che denunciano gli abusi commessi dagli ecclesiastici: le vittime sono trasformate in rei. E' sempre accaduto e lo si è sempre saputo, e allora perché si è deciso proprio ora di sollevare il velo su ciò?

Un altro attacco più sottile è stato portato con la pubblicazione e la diffusione a livello planetario con grande impiego della grancassa mediatica, di un romanzo assolutamente mediocre, ma che contiene non solo un deciso (e meritato) attacco alla Chiesa cattolica e ad alcune fra le sue istituzioni più ambigue come l'Opus Dei, ma prospetta un nuovo (per noi Europei) modello di cristianesimo o cristiano-americanismo, con un Gesù sposato che forse non è morto sulla croce, con Maria Maddalena personaggio molto più importante di quanto finora ci abbiano raccontato (per la gioia delle femministe) che forse era nientemeno che la moglie di Gesù, con i re merovingi che forse erano i discendenti di Cristo, traditi dalla Chiesa a vantaggio degli usurpatori carolingi, il disegno insomma di un cristianesimo alternativo venato di new age e femminismo, americaneggiante e rispetto al quale la Chiesa cattolica appare spiazzata e screditata. Questi certamente non sono che dei ballon d'essai, il più deve ancora venire.

Dovevamo essere nel 1987 o nel 1988. Il presidente sovietico Michail Gorbacev si era recato nella cattedrale di San Basilio a Mosca per annunciare il pieno ripristino della libertà religiosa in Russia. Il patriarca moscovita Alessio II nel suo discorso “di ringraziamento” gli tolse (e ci tolse) qualsiasi illusione che l'arroganza ecclesiastica sia limitata al mondo cattolico.

“Fra mille anni”, disse, “Quando voi non ci sarete più, noi ci saremo ancora”.

(…) Il patriarca moscovita aveva colto un punto essenziale: la storia di una religione si misura in millenni, quella di un'istituzione politica in decenni o al massimo in secoli, e il confronto era quindi squilibrato in partenza.

Tuttavia non credo che la profezia di Alessio II si realizzerà. Il cristianesimo cattolico e forse anche quello ortodosso sono agli sgoccioli.

Sarà il giudeo-cristianesimo “made in USA”, la diffusione dell'islam e delle altre religioni esotiche portate dall'immigrazione, sarà la laicizzazione e l'indifferentismo religioso conseguenza di una religione imposta con la forza quando non ha più potuto essere inculcata con metodi violenti, sarà la rinascita neopagana che si profila sempre più chiara fra gli europei autentici, sarà la combinazione di tutte queste cose, ma se non noi, i nostri figli avranno la soddisfazione di vedere la scomparsa degli eredi di coloro che hanno voluto estirpare dall'Europa la sua spiritualità nativa.

Di Fabio Calabrese


NOTE

1. Vlasis Rasias: La distruzione dei templi (estratto), sito della Congregazione degli Ellenici, 13.4.2006

2. Scipione Guarracino, Storia dell'età medievale, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, 1992.

3. Miguel Martinez, L'anticristo circasso, sito Kelebek, www.kelebekler.com
Richard Dawkins, L'illusione di Dio, Mondadori, Milano 2006, pag. 210-211.

venerdì 27 aprile 2012

PIANETA TERRA: VERSO LA INVERSIONE DEI POLI MAGNETICI?


inversione-poli

Si parla tanto di fine del mondo, ma ci siamo mai chiesti da cosa potrebbe dipendere? Si discute l'effetto, ma le cause sono solo supposizioni. Almeno per il momento: un'invasione aliena, un terremoto disastroso, un'eruzione vulcanica violenta, uno scontro con un qualsiasi corpo vagante nel cosmo. 

O un'inversione dei poli magnetici terrestri? Di tutto un po' sembrerebbe. Tuttavia non passa giorno che il terribile destino ci venga ricordato come imminente.

Curiosità, profezie e supposizioni spesso trovano conferma in antichi codici, libri sacri o testi tramandatici da primitivi popoli. È la "fine dei tempi" per alcuni, come da poco decodificato nel calendario Maya o cantato dagli Indiani d'America. Ma che sia Oriente od Occidente, tutti la definiscono come il termine di un ciclo. Ma vediamo il punto di vista della scienza.

La notizia è stata di recente pubblicata sul sito del Bgs, ovvero il British Geological Survey. Secondo i ricercatori inglesi, sembrerebbe che il polo magnetico della Terra sarebbe in procinto di invertirsi. Per consentire agli studiosi un controllo continuo, è stato installato un Osservatorio Magnetico nel sud della Georgia.

Occhi puntati sulla South Atlantic Anomaly, quindi, una regione nella quale le radiazioni sono un pericolo per satelliti, navi spaziali e aeromobili. Il campo magnetico è uno scudo contro le radiazioni di particelle provenienti dallo spazio. È nella regione del Sud Atlantico, ossia quella presa in esame dagli scienziati, che questo scudo si rivela più debole. A causa di ciò, le radiazioni provenienti dallo spazio penetrano l'atmosfera. "Uno dei cambiamenti più drammatici che potrebbero verificarsi con un’inversione dei poli sarebbe l’affievolimento dell’intensità dello scudo”, spiega Jean-Pierre Valet, a capo della ricerca sull’inversione geomagnetica presso l’Institute of Earth Physics di Parigi.

Grazie all'Osservatorio Magnetico, si cercherà di comprendere i meccanismi che causano questa carenza di "difesa". Nel frattempo, il primo risultato rilevato è che la SAA sarebbe in estensione e si starebbe estendendo verso ovest. Potrebbe essere questa la prova che il campo magnetico della Terra si stia ribaltando. Tuttavia, a seguito di tale inversione, i ricercatori non sanno cosa dovremmo attenderci.

L'ultima inversione avvenne 800 mila anni or sono. Il pianeta fu scosso da repentini cambiamenti climatici e dall'estinzione di alcune specie animali. Ma il campo magnetico si rigenerò. “Anche se il campo dovesse diventare molto debole, sulla superficie terrestre siamo protetti dalle radiazioni atmosferiche", afferma Monika Korte, direttore scientifico del Niemegk Geomagnetic Observatory al GFZ di Potsdam, in Germania.

Oggi, gli scienziati del Bgs sono consapevoli del fatto che aree come quelle del SAA possono fornire preziose risposte e, quindi, significative interpretazioni di quel processo di inversione e del suo impatto sull'ecosistema che tanto affanna la scienza.
Non solo profezie, dunque.

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ARTICOLI CORRELATI:



Quando A.Einstein morì nel 1955, sul suo comodino fu trovato un libro che nessuno avrebbe mai pensato avrebbe potuto attirare la sua attenzione: MONDI IN COLLISIONE, pubblicato qualche anno prima da IMMANUEL VELIKOVSKY, un medico russo di origine ebraica, che trasferitosi nel 1939 negli USA, divenne amico di EINSTEIN, cominciò ad occuparsi di astrofisica, fino a diventare la bestia nera degli scienziati americani. Quel libro aveva sollevato il più grosso scandalo che avesse mai coinvolto la comunità scientifica dai tempi di Galileo, e suscitò una gigantesca crociata contro VELIKOVSKY, tanto che alcuni dei più autorevoli scienziati americani, nel 1950, giunsero a ricattare le riviste e la casa editrice del libro per impedirne la pubblicazione.

lunedì 23 aprile 2012

APPELLO 25 APRILE: LIBERIAMOCI DAI LIBERATORI...



Comunicato Stampa
Anche quest'anno in occasione del 25 Aprile, il Movimento Politico di Liberazione,
Per il Bene
Comune ha promosso una iniziativa politica per ricordare agli italiani
che il nostro paese è
militarmente, politicamente ed economicamente
occupato dall'esercito e dai grandi finanzieri USA.
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Dalle ore 15 di mercoledì 25 Aprile, su www.perilbenecomune.net
VIDEOCONTRIBUTI PER UN' ITALIA LIBERA E INDIPENDENTE

Hanno già aderito :
Gianluca Monaco, Associazione Terra Nostra
Rocco Carbone, Movimento di pensiero Sete di Giustizia

Enrico Bianchi, Albamediterranea

Mariella Cao, Comitato sardo "Gettiamo le basi"

Gianni Lannes, giornalista

Maurizio Pallante, Movimento per la Decrescita Felice
Giulietto Chiesa, Alternativa

Barbara Cloro, Informare per Resistere
Santo Melia, Che te lo dico a fare

Tom Bosco, Nexus
Emiko Hirano, New Japan Women Association
Jurgen Grassman, German group against USA bases

Le adesioni ed i videocontributi sono pervenuti dopo la circolazione sul web del
seguente appello:
A quasi 70 anni dall’occupazione dell'Italia, noi
CHIEDIAMO 

che l’esercito USA lasci il nostro paese.

Il nostro popolo, costituzionalmente dichiarato sovrano, ha anche il diritto di
conoscere i trattati “secretati” sottoscritti 65 anni fa tra il governo italiano di
allora, altrettanto segretamente rinnovati dai governi avvicendatisi alla guida
dell’Italia e gli occupanti americani. 

Lasciando l’Italia, è necessario che i militari USA si portino via le centinaia di
bombe atomiche, i sottomarini a propulsione nucleare e le portaerei, nonché
i loro armamenti, ad iniziare da quelli proibiti e più pericolosi (dal fosforo
all’uranio impoverito, dall’ultrasuono all’elettromagnetico, più altre
diavolerie, solo in parte utilizzate in Afghanistan e a Gaza).


CHIEDIAMO

che, a spese del governo americano, le loro basi militari, i loro depositi ed i loro
poligoni di tiro, nonché le aree circostanti, siano bonificate dalla radioattività e
dalle tonnellate di inquinanti sparsi sul terreno e nelle falde acquifere.


CHIEDIAMO 

che l’Italia esca dalla Nato, che era stata varata come organizzazione militare di
difesa da ipotetiche aggressioni dell'alleanza militare di difesa nata con il Patto
di Varsavia (ciò non ha più senso poiché l’URSS non c’è più e la maggior parte
dei paesi che lo costituirono fanno ormai parte ell’Unione Europea). La NATO
è invece divenuta lo strumento militare per guerre di aggressione, in Europa,
in Nord Africa ed in ampie aree dell’Asia, agli ordini delle strategie belliche decise o
ratificate dal  overno americano.


CHIEDIAMO

che i soldi degli italiani, ora bruciati per mantenere le basi americane, acquistare armi
statunitensi e inviare il nostro esercito nei teatri di guerra voluti dagli americani,
ammontanti ad oltre 30 miliardi di € l’anno, pari a 60 mila miliardi (60.000.000.000.000)
di lire, vengano più utilmente impegnati per salvare imprese e posti di lavoro e
investendo sull’istruzione, che è la principale certezza per un futuro migliore della
nostra Patria.
 
L'Ufficio stampa di Per il Bene Comune

E-mail: 
info@perilbenecomune.net Tel./Fax.             0532 733656      

domenica 22 aprile 2012

SIRIA: IL RACCONTO DI UN GRUPPO DI ITALIANI CHE LI VIVONO




Viviamo in Siria da più di sette anni, amiamo questo Paese e il suo popolo. Ci sentiamo indignati e impotenti di fronte al tipo di informazioni che circolano in Europa e fanno opinione, sostenendo le sanzioni internazionali, una delle armi più inique che l’Occidente usa per tenersi le mani pulite e dirigere comunque la storia di altri popoli. Pulite fino a un certo punto: si moltiplicano le segnalazioni della presenza di personale militare inglese, francese (e di altri Paesi) a fianco degli insorti per organizzare le azioni di guerriglia, grave violazione internazionale che passa sotto silenzio. Sono state raccolte firme e fondi per aiutare la “primavera” del popolo siriano.


Ma chi ha dato – in perfetta buona fede – offerte e sostegno della “liberazione” della Siria deve sapere che ha finanziato assassini inumani, procurando loro armi, contribuito alla manipolazione dell’informazione, fomentato una instabilità civile che richiederà anni per essere risolta. Sconvolgendo l’equilibrio in un Paese dove la convivenza era pane quotidiano. Perché intervenendo senza conoscere la realtà non siamo più liberi, ma funzionali ad altri interessi che ci manipolano.

Non è nostro compito fornire una lettura socio-politica globale della vicenda siriana, altri lo stanno facendo meglio di noi. E chi lo vuole davvero può trovare informazioni alternative. Noi ci limitiamo a raccontare solo ciò che i nostri occhi vedono, qui nel piccolo villaggio di campagna dove viviamo. E dove, quasi ogni notte, i soldati presenti nella piccola guarnigione che lo presidia sono attaccati. Sia dagli insorti presenti nella zona, sia da bande mercenarie che passano il confine siriano nel tentativo di sopraffare l’esercito e aprire un varco per il flusso di armi e combattenti. I militari rispondono? Certo, e la gente ne è contenta perché di armi e mercenari il Paese è già pieno.

Sta per scadere l’ultimatum per il ritiro dell’esercito, che qui nessuno – nel senso letterale del termine – vuole.
La gente si sente sicura solo quando i militari sono presenti. Ormai le violenze compiute dai cosiddetti liberatori nelle città, nei villaggi, sulle strade, sono tante e così brutali che la gente desidera solo vederli sconfitti. Gli abusi sono continui: uccisioni, case e beni requisiti o incendiati, persone, bambini usati come scudi umani. 

Sono i ribelli bloccare le strade, a sparare sulle auto dei civili, a stuprare, a massacrare e rapire per estorcere denaro alle vittime? Invenzioni? La notte del Venerdì Santo, non lontano da dove abitiamo, hanno ucciso un ragazzo e ne hanno feriti altri due: tornavano alle loro case per celebrare la Pasqua. Il ragazzo morto aveva 30 anni ed era del nostro villaggio. Non sono i primi tra la nostra gente a pagare di persona. Ormai prima di spostarsi a fare la spesa o anche solo per andare a lavorare ci si assicura che l’esercito controlli la zona. Anche a noi è capitato di trovarci bloccati dalle sparatorie per tre ore in un tratto di autostrada e siamo riusciti a ripartire solo quando si è formato un corridoio di carri armati che proteggevano gli automobilisti in transito dai tiri dei rivoltosi.

Perché di tutto questo non si parla? Perché non si parla dei tanti militari assassinati in vari agguati, gli ultimi ieri ad Aleppo? Sono tanti i drammatici esempi che potremmo citare. Il fratello di un nostro operaio, tenuto prigioniero a Homs dai ribelli insieme ad altri civili, è ormai considerato morto, due padri di famiglia del nostro villaggio sono stati presi sempre a Homs dai rivoltosi perché compravano e distribuivano pane a chi era rimasto isolato. La questione che qui, però, ci preme sottolineare e per la quale invitiamo tutti a mobilitarsi è quella delle sanzioni internazionali. Chi sta pagando e pagherà ancora di più fra poco, è la gente povera.

Non c’è lavoro, non ci sono le materie prime e le esportazioni di prodotti locali, come bestiame e uova, sono ferme. Quel poco che c’è, poi, si vende a prezzi esorbitanti.
Tra le principali urgenze c’è quella del latte per i bambini.

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COS' E' LA CASA? UN ALGORITMO PER FABBRICARE TASSE!

Ormai lo abbiamo capito: la casa è per il governo, e rischia di esserlo per i politici negli anni a venire, la vera grande mucca da mungere in fatto di tasse. Mario Monti e i tecnici hanno colpito l'immobile già cinque volte. Con la reintroduzione dell'Ici sulla prima abitazione, la nuova Imu. Con l'aumento delle aliquote. Con la rivalutazione-monstre della rendita. Con la riduzione ad un massimo di 200 euro delle agevolazioni per la prima casa. Con il dimezzamento della riduzione per chi cumula al reddito l'introito da affitto. 

Come ha calcolato la Confindustria il risultato è che nel 2012 la voce casa risulta la prima di tutti gli aggravi fiscali: concorrendo per il 33 per cento al maggiore gettito, più delle famigerate addizionali locali, dell'Iva e della benzina. Ma con la nuova delega fiscale avremo l'en plein. In futuro la base imponibile della casa non saranno più le aliquote catastali, peraltro già rivalutate del 60 per cento, ma i valori di mercato. Un missile a testata doppia: da una parte infatti questi valori serviranno a determinare la “rendita media ordinaria” cui applicare l'Imu; dall'altra a stabilire ciò che l'esecutivo chiama “valore patrimoniale medio”. 

La distinzione non è da poco: benché anche l'Imu sia una patrimoniale permanente, la seconda voce sembra modellata apposta per patrimoniali straordinarie, quelle botte secche che molti si augurano da tempo. È una china pericolosissima per vari motivi. È chiaro che catasto e rendite vanno aggiornati e resi più equi: i famosi attici accatastati come lavatoi ne sono l'esempio tangibile. Ma con la delega si lascia al governo un potere discrezionale totale e cieco: le nuove rendite saranno il risultato non tanto di accertamenti reali, ma – citiamo testualmente – di un algoritmo basato sui “redditi medi di locazione di ogni ambito territoriale” (anch'essi fissati con decreti legislativi) “tenendo conto della localizzazione e delle caratteristiche edilizie di ogni immobile”. 

Dove mancasse un “mercato consolidato” ci si affiderà a “specifici saggi di redditività desumibili dal mercato”. Insomma, se manca in mercato lo si inventa a tavolino. A tutto ciò si aggiunge il passaggio dai vani ai metri quadri. Questi dovrebbero essere finalmente un dato oggettivo: ma quale valore attribuirgli? Quello medio di mercato “per microzone”, piccole porzioni di territorio comunale “con caratteristiche omogenee”. Al quale si applicheranno correttivi “relativi a ubicazione, epoca di costruzione, destinazione, grado di finitura”. 

Non è finita. A questo punto il governo si riserva la possibilità “di operare mediante un processo estimativo che opera sulla base di una stima diretta con l'applicazione di metodi standardizzati e parametri di consistenza specifici per ciascuna destinazione catastale principale”. Ci avete capito qualcosa? Noi solo che ogni singola casa, ogni singola famiglia, pagherà le tasse sulla casa in base a quanto stabilito chissà come, da chissà chi e senza certezze. Se l'antipasto è l'attuale guazzabuglio sull'Imu, figuriamoci con i metodi standardizzati e i parametri di consistenza specifici. L'operazione di efficienza ed equità che sarebbe stata l'aggiornamento del catasto portando alla luce i rustici trasformati in ville o le case popolari in loft di lusso, passa in cavalleria a favore di una furia regolatoria di laboratorio. 

Eppure sarebbe bastato partire da un uso accorto dei satelliti e Google maps; soprattutto dai rogiti notarili, che dal 2006 obbligano ad indicare anche la cifra reale della compravendita. Ah, dimenticavamo: i dati verranno aggiornati periodicamente “in base all'andamento del mercato”. Quindi le tasse diminuiranno se il mercato cala? Ne dubitiamo: è il comportamento stesso del governo in questo anno di crisi nera a dircelo. Certo, promette il Tesoro, “la delega verrà attuata a parità di gettito complessivo”. Ma è proprio in quel “complessivo” che si cela un altro margine di arbitrio. Abbiamo già visto la super Imu applicata alle famiglie ma non alle banche. 

O i patrimoni in Svizzera lasciati indisturbati, mentre gli altri Paesi, Germania in testa, hanno negoziato accordi bilaterali con la confederazione: l'Italia no, Monti ha ripetuto che “occorre una strategia complessiva da parte dell'Europa”. Almeno il tanto vituperato scudo qualcosa ha portato a casa. E dire che, mentre il governo si accanisce sulla casa, la Banca d'Italia afferma: “Il patrimonio immobiliare, assieme al risparmio, è il vero e unico paracadute sociale. 

Nella primavera del 2009, nel momento di massimo impatto della crisi, circa 480 mila famiglie hanno sostenuto almeno un figlio convivente che aveva perso il lavoro. Le famiglie hanno mantenuto i propri standard di vita riducendo la propensione a risparmiare e grazie al sostegno di una ricchezza reale e finanziaria ancora elevata. Non è tuttavia una situazione sostenibile”. Questo ha appena detto Bankitalia. Palazzo Chigi non sembra pensarla così: che cos'è la casa? Un algoritmo per fabbricare tasse.

fonte: http://www.iltempo.it/2012/04/18/1335396-marlowe.shtml?refresh_ce