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giovedì 28 febbraio 2013

IL VOTO A GRILLO? DI REALISTI DISSENZIENTI, NON DI PROTESTA

Unfuck. Per Una Rivolta Esistenziale - Libro  PER ACQUISTO
di Sergio Di Cori Modigliani
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Veniamo al Senso della Politica, finalmente. Perché queste elezioni hanno chiarito molte cose.

Un mojito –versione ligure- offerto a meraviglia, il mio cocktail preferito. Servito, peraltro, con i fiocchi: con tanto di poetiche olive pugliesi, vere, di stuzzichini di pesce fritto in salsa siciliana (30% dei voti e primo partito), crostini alla cacciatora in puro stile senese (24% dei voti in città, il PD perde il 14% dei voti e l’uscente sindaco commissariato getta la spugna mentre l’intera giunta annuncia che non ha il coraggio di candidarsi alle prossime elezioni comunali del prossimo maggio: si ritirano) con aggiunta di piadina marchigiana dove sono stati battuti tutti i candidati dalemiani.

Un bell’aperitivo, non c’è che dire. Perché di aperitivo si tratta. Il pranzo lo si sta apparecchiando.

E chi parla di sorpresa vive al di fuori della realtà.

C’è la conferma di un risveglio nazionale delle coscienze pensanti che annunciano l’imminente scomparsa di una intera classe dirigente politica incapace (oltre che di governare) di pensare, di comprendere, di capire che cosa sta accadendo.

Non si rendono conto, come al solito, di ciò che succede sotto gli occhi di tutti.

Fanno i conti, si affidano alle percentuali, calcolano le perdite, pensando che si tratti di mettere una pezza qui, tappare un buco lì, per poter fermare la diga che sta crollando.

Si tratta di una rivoluzione lessicale, così va letto l’esito della tornata elettorale.

Prima viene un nuovo linguaggio, grazie all’uso di nuove parole, nuovi sintagmi, e di conseguenza nuove sinapsi nel cervello che finiranno per modificare in misura impensabile l’immaginario collettivo della nazione.

Per una rivoluzione culturale, finalmente.  Veniamo quindi alle parole.

Chi sostiene che si sia trattato di un voto di “protesta” sbaglia di grosso: non è così. L’uso di questo termine nasce da una manipolazione linguistica che tenta disperatamente di applicare la demagogia e la mistificazione per occultare la verità.

Le differenze tra i tre schieramenti usciti dalle urne, PD, PDL e M5s rivelano chiaramente il gigantesco spartiacque discriminante tra due modalità opposte di leggere l’esistenza. Da una parte abbiamo i voti del PD (perde il 30% del suo elettorato) e del PDL (perde il 50% del suo elettorato) che appartengono per entrambi a ciò che loro hanno sempre perseguito, il consenso. Tradotto, vuol dire che gli elettori italiani, notoriamente pavidi e conservatori, preferiscono sottoscrivere un accordo di eutanasia soft per paura, paura del nuovo, del non conosciuto e diventano complici dichiarati di chi ha espoliato e distrutto il paese. 


E lo sanno anche, ne sono consapevoli. Tant’è vero che nei giorni scorsi abbiamo assistito ad affermazioni del tipo “mi turo il naso ma voto PD” come a dire: “so che non funzionano, sono al corrente della loro incompetenza, sento la puzza di marcio ma li voto lo stesso”. Quelli del PDL, mitomani confessi, si sono sperticati nelle promesse e i loro elettori hanno seguito una fantasia, una speranza, inconsapevoli della truffa.

I voti del M5s, invece, non sono affatto voti né di protesta, né tantomeno di speranza.
La “speranza” in politica è una frustrazione rimandata.

La “protesta” in politica è la manifestazione della propria incapacità propositiva e della propria dichiarata impotenza nel trovare e fornire soluzioni Chi ha votato per il M5s appartiene alla categoria dei “realisti dissenzienti”. Proposte realistiche all’interno di un quadro di dissociazione dalla classe politica dirigente responsabile dell’attuale dissesto italiano.
Sono voti di dis-senso. E’ una opzione completamente diversa.

Ovverossia, sono voti di cittadini che hanno scelto e deciso di assumersi la responsabilità individuale del proprio atto civico chiarendo che non intendono mai più essere complici di una classe dirigente politica che ha attuato scelte prive di Senso, che vive in un mondo che non ha Senso (se non per loro), e non hanno nessuna intenzione di seguitare ad appoggiare una classe politica che non si occupa del bene comune, dell’interesse della collettività, dei bisogni reali della nazione.

Mentre il PDL (alla spasmodica caccia di con-senso) allertava sul pericolo che le sinistre conquistassero il potere, il PD -a caccia di identico con-senso- parlava di rinnovamento  presentandosi agli elettori con Rosy Bindi in Calabria, Anna Finocchiaro in Puglia, e la stessa identica dirigenza politica del 2012 del 2011 del 2010 del 2009 del 2008 (la stessa del 2001 e del 1994) puntando sul fatto che la gente non ha memoria ed è possibile dare ad intendere qualsivoglia argomentazione a chicchessia. Chi li ha votati è finito in un’architettura dada surrealista, un po’ come quelle scale disegnate dal grande grafico Escher, con delle rampe che salgono e scendono ma non vanno da nessuna parte.
Consenso e Dissenso, quindi. Questo è il primo risultato discriminante delle elezioni, altro che protesta.

E quindi il vero risultato è pressappoco così: da una parte abbiamo il 58% degli elettori che danno il consenso al non-Senso (quindi un suicidio dichiarato e consapevole,“una eutanasia soft”) e dall’altra abbiamo un 25% di italiani che dissentono perché hanno identificato, riconosciuto, e dolorosamente accertato la totale mancanza di senso reale in tutte le non-proposte di PD e PDL, rigettandole in toto.

Il voto al M5s è il voto di chi vuole ritrovare un Senso, ovverossia auspica che al comando delle banche ci vadano esperti di finanza e non politicanti, a dirigere e gestire gli ospedali ci vadano medici e dirigenti sanitari esperti e competenti invece che funzionari di partito, e che in ogni professione, in ogni mansione, in ogni luogo di lavoro, vengano applicati i requisiti minimi ed elementari del buon senso: il personale viene selezionato sulla base del proprio merito e grado qualitativo della propria competenza tecnica specifica invece che attraverso il filtro organizzato e gestito dalle segreterie dei partiti. Chi ha votato per il M5s pretende ed esige che venga rispettata la Legge, che venga riconosciuto lo Stato di Diritto applicando le dovute sanzioni, che venga ricostituito il reato di falso in bilancio, perché il Senso Civico consiste nel promuovere chi fa scrivere al proprio commercialista la verità dei propri affari e fa invece bocciare chi dichiara il falso. Tutto qui.

Non si tratta, quindi, di nessuna protesta, e sostenerlo è fuorviante. Se avete votato per il M5s rifiutatevi di essere identificati come chi protesta.

Si tratta, invece,  di una banale quanto legittima richiesta di riaffermare il Senso delle cose. E’ l’estremo tentativo di riportare l’Italia da una situazione di perdurante anormalità a una condizione di normalità, di rispetto e applicazione di regole e leggi, di norme e consuetudini da applicare all’intera cittadinanza, con l’obiettivo dichiarato di costruire una comunità che si occupi di gestire, amministrare e far funzionare i beni comuni dell’intera collettività: vi sembra, questa, una protesta?

A me no.  A me sembra una affermazione di principio: la fondazione del valore del Senso.

La giornata di martedì 26 febbraio è stata fondamentale perché ha chiarito diversi aspetti, soprattutto il fatto che NON E’ VERO che l’Italia è ingovernabile.

La verità, resa evidente dal 25% dei voti al M5s (a questo servono le elezioni, e qui mi rivolgo agli astenuti) consiste nel fatto che non è possibile, a nessun prezzo, governare come hanno governato fino adesso: è una prospettiva linguistica completamente diversa.

Ecco alcuni elementi di rilievo avvenuti nelle ultime due giornate, primo fra tutti quello relativo a una delle grandi questioni –per non dire “la questione”- sulle quali si è dibattuto fino allo sfinimento negli ultimi mesi: chi c’è veramente dietro Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio? Finalmente, ieri, l’arcano è stato svelato e il mistero è risolto per sempre, mi auguro definitivamente. Si sanno anche i veri nomi dei due geniali strateghi della comunicazione che (insieme) hanno deciso e stabilito (dietro le quinte) come e perchè alle prossime e imminenti elezioni il M5s debba prendere almeno il 52% dei voti validi. Data l’abilità sconcertante dei due guru, il dato è praticamente certo.

Si chiamano Silvio Berlusconi e Anna Finocchiaro: sono loro i due geniali artefici del trionfo elettorale, prossimo venturo, che porterà il movimento cinque stelle alla inevitabile maggioranza assoluta. Sarà grazie a loro.

Ecco come i due veri guru stanno lanciando la campagna di primavera: Martedì 26 febbraio, infatti, alle 10 del mattino, la senatrice Anna Finocchiaro, del tutto  indifferente rispetto all’esito elettorale, ha dichiarato tronfiamente “Poiché il PD è consapevole del momento che stiamo vivendo e della assoluta necessità di garantire un governo stabile alla nazione, ci assumiamo la gravosa responsabilità che ci viene dal fatto di essere la coalizione vincente alla camera e avviamo immediatamente le consultazioni iniziali ai fini del raggiungimento di un accordo di legislatura. Ho già telefonato al senatore Maurizio Lupi del PDL per incontrarci subito”.

Alle ore 10.30 su raidue, Fabrizio Cicchitto replica: “Confermo quanto detto dalla senatrice Finocchiaro, già oggi ci incontreremo con i colleghi del PD perché siamo responsabili e sentiamo come dovere civico quello di dare agli italiani immediatamente il governo che si aspettano”.

Risultato ottenuto dai due guru: rivolta interna in entrambi i partiti.
E poi Bersani,  che propone un’apertura al M5s ma presentandola in maniera smaccata come una attribuzione della responsabilità dell’attuale crisi al movimento. Nella sua mente, abituata agli squallidi tatticismi della palude del politichese italiota, intendeva senza alcun dubbio sollecitare i neo-eletti del M5s a presentargli il conto della spesa. Lui è abituato così e questa è l’unica modalità che conosce. Pensava che Casaleggio avrebbe inviato un fax con i nomi delle fondazioni bancarie di cui voleva la presidenza, dove e come piazzare i neo-eletti del movimento e su quella piattaforma economica sedersi intorno a un tavolo e trattare. Quindi è spiazzato perché non capisce. Non ce la fa proprio a comprendere il Senso di questa nuova realtà.

Dopo tre ore, alcuni tra i neo-eletti (intervistati in tutta Italia in ordine sparso, ciascuno dei quali ha spiegato che –per il momento- parlava a titolo personale) hanno replicato dicendo tutti la stessa identica cosa: “Noi siamo aperti a votare per chiunque accolga nel proprio programma di governo le nostre istanze, senza alcuna pregiudiziale, e cioè una immediata nuova legge elettorale, subito la legge sul conflitto d’interesse, una nuova legge anticorruzione,  la decurtazione dei parlamentari, il reddito di cittadinanza e l’abbattimento dei costi della politica, tanto per iniziare”.

Panico e sconcerto tra le fila del PD. E il prode Enrico Letta dichiara: “Rispettiamo il M5s e prendiamo atto del loro innegabile successo elettorale; li consideriamo degli interlocutori politici, ma sia chiaro che il PD non si fa dettare l’agenda da nessuno”.

E il prode Alfano, a Ballarò, sfrontatamente sostiene che non c’è alcun inciucio, che non ci sarà nessun incontro con il PD e tantomeno con quelli del M5s. E intanto, alla direzione del PD, Walter Veltroni e Massimo D’Alema si dichiarano ufficialmente “fortemente contrari a qualunque accordo e incontro con quelli del M5s”.

Beppe Grillo, dal canto suo, conferma ai giornalisti, la posizione dei suoi eletti: “noi non facciamo alcun accordo con nessuno, ma siamo positivamente aperti e disponibili a votare ogni singolo provvedimento che corrisponda al nostro programma: a noi interessa quello”.

Si arriva, quindi, alla giornata di oggi.

I geniali capi del PD iniziano la giornata con una sicumera arrogante, indice di totale mancanza del Senso della realtà. Dichiarano, sparpagliatamente, che non intendono sottoporsi all’esame da parte dei neo-eletti del M5s e ci aggiungono il carico da 11 (sempre Enrico Letta che sta tirando la volata a Monti per il suo bis). “Se l’Italia diventa ingovernabile, la responsabilità sarà del M5s che non è disponibile ad un accordo preventivo”. Questa frase, degna di un organigramma del Cremlino, tradotta sta per “quelli del M5s devono votarci a scatola chiusa”.

Ma a metà mattinata arriva Silvio Berlusconi, che così dichiara alla attendibile e seria professionista del corriere della sera (edizione on-line) Paola Di Caro: “Superati i primissimi giorni le cose cambieranno, adesso quelli del PD fanno i sostenuti, guardano a Grillo. Ma non ce la faranno. Quello è un rapporto che non regge, politicamente e numericamente. Avranno bisogno di noi, busseranno alla nostra porta. Vedrete, verranno a Canossa... E vi dico l'idea che mi sono fatto: non sono nemmeno sicuro che alla fine l'incarico sarà dato a Bersani”. 


Non è chiaro se sia un auspicio oppure una minaccia. Poco importa. Ma all’interno del PDL c’è una rivolta interna perché il gruppo dirigente non è d’accordo. E il Cavaliere, re della comunicazione italiota, poco dopo, avvertito della levata di scudi tra i suoi, non si lascia sfuggire l’occasione e dichiara: “Se non ci sarà accordo, si accomodino. Facciano pure, vediamo quanto durano. Io intanto preparerò la mia campagna elettorale sui temi che interessano i nostri elettori, mi sento alla grande, e stavolta correrei come leader”.

Infine, la dichiarazione di Beppe Grillo che sostiene: “Il M5s voterà in aula le leggi che rispecchiano il proprio programma chiunque sia a proporle…il movimento cinque stelle non darà alcun voto di fiducia al PD né ad altri. Se Bersani vorrà proporre l’abolizione dei contributi pubblici ai partiti sin dalle ultime elezioni lo voteremo di slancio (il M5s ha rinunciato ai 100 milioni di euro che gli spettano) e se metterà in calendario il reddito di cittadinanza lo voteremo con passione”.

Questo è ciò che sta accadendo.

Quelli del PD e quelli del PDL vivono ancora nello spazio mentale di un mondo senza Senso
. Non si accorgono, non capiscono, non comprendono che la trattativa non viaggia sulla rotaia di presidenze, sottosegretariati, gestione di aziende, bensì sui programmi e sulle proposte. Quantomeno non quando si parla con il M5s, altrimenti non sarebbe tale. Si tratta di una differenza lessicale, per il momento incompatibile.

Sono software mentali diversi.

Il PD e il PDL cercano l’accordo sul “con-senso” identificato in gestione consociativa privata e personale dei beni comuni e delle risorse della collettività. Quindi, come sempre. Quelli del M5s cercano l’accordo e sono disponibili al dialogo, al confronto, e a una piattaforma governativa, sulla base del “dis-senso”, identificato come gestione pubblica delle risorse da mettere a disposizione della collettività. La qualità del dis-Senso consiste in una rottura con i precedenti fallimentari durati vent’anni, per dar mostra di un segno di discontinuità nel lavoro parlamentare.

E’ un altro mondo lessicale. E’ un diverso ordine d’idee.

Per il momento, quindi, il PD e il PDL dimostrano di non volere nessun cambiamento, nessuna riforma, nessun accordo, e di non essere in grado di saper o di poter accogliere nessuna delle istanze portate avanti dal M5s che ha raccolto il voto di 8.800.000 cittadini.

Per loro, queste voci non valgono nulla.

Personalmente consiglio ai neo-eletti di armarsi di tutta la necessaria pazienza e, invece di farsi intimorire,  di comprendere che i propri interlocutori non hanno il senso della realtà, e quindi va spiegato loro come si stanno mettendo le cose, come si fa con i bambini o con quelli fuori di testa. Forse quelli del PD capiranno che è arrivato il momento di ascoltare la nazione, le istanze dei cittadini, i bisogni collettivi e si decideranno a varare un programma che accolga i punti per i quali ha votato il 25% degli italiani.

Come notava il giornalista Andrea Scanzi, de Il Fatto Quotidiano, rivolgendosi ai neo eletti: “D'Alema e Veltroni sono contrari a un dialogo con Grillo. E' la conferma che è l'unica strada possibile. Provateci. (a margine: nel Pd hanno ancora Veltroni e D'Alema che dettano la linea. O anche solo pontificano. Sono proprio lanciati a bomba verso il proprio abisso).

Allora, non hanno ancora capito che questo è soltanto l’aperitivo, un buon mojito tra amici.

Sarà una primavera di riscossa, quindi.

A tutt’oggi, così vedo io la cosa.

E voi?

Sergio Di Cori Modigliani
Link: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/02/ce-chi-insegue-il-con-senso-e-chi.html
27.02.2013

FEDE DEL CUORE, FORZA DELL'ANIMA... ROD STEWART



A TUTTI COLORO CHE SCEVRI DA
FANATISMO, INGENUITA' ED IGNORANZA

SENTONO SOFFIARE
IL VENTO DEL CAMBIAMENTO...

SENZA IDEOLOGIA, MA
 CON FEDE NEL CUORE
E
FORZA NELL'ANIMA

GIULIETTO CHIESA SU GRILLO


L'Alternativa c'è
- Puntata numero 74.

Appuntamento settimanale di approfondimento.
Videoeditoriale di Giulietto Chiesa.


Scommetto sull’onestà di Beppe Grillo. Lo faccio perché scommetto sull’entusiasmo dei suoi sostenitori. Capisco che avranno, lui e loro, molti problemi difficili da risolvere, ed è ovvio quindi che faranno degli errori. Ma non credo che faranno dei crimini. È molto facile precipitare dagli altari nei quali si trovano, irti di spine, nella polvere, e quindi non credo che sarà così. Leggo sui giornali dei commenti di molti che si aspettano che molti di loro saranno comprati. Forse, qualcuno. Ma io penso che coloro che scrivono queste cose sui giornali e le dicono in televisione misurano la realtà con il loro metro da schiavi.


E per fortuna la realtà non è tutta composta di schiavi o di servi, come il voto ha dimostrato. E però certo si può star sicuri che per ognuno degli oltre centosessanta deputati e senatori dell’opposizione si stanno già compilando i dossier: i servizi segreti sono lì per quello, non penseremo mica che se ne staranno con le mani in mano. Si scava e si scaverà nelle loro vite, si cercheranno le loro magagne, per poi “spenderle” prima o dopo nella melma degli intrighi di Palazzo. La nostra fortuna è che saranno dei dossier poveri e “giovani” e quindi conteranno poco, perché questo non è un personale ricattabile.

I problemi saranno più grandi e difficili. Si dovranno prendere decisioni di portata nazionale, europea, internazionale. E lo si dovrà fare stando sotto la mira di cecchini impietosi e feroci, i cosiddetti “Mercati”, cioè i grandi banchieri del Superclan mafioso-massonico europeo e mondiale. Non sarà facile anche per questo.

E dunque io penso che senza una squadra Grillo non potrà reggere a lungo. Si pone il problema di una squadra che lo protegga, e che protegga questi centosessanta parlamentari. Perché un esercito che rimane a lungo senza ordini chiari e senza una guida non può che disperdersi. I vecchi marpioni del Palazzo già cominciano con le loro lusinghe, e tutti i giornali titolano “Bersani apre a Grillo”, “Bersani sfida Grillo”. O… “Bersani si inginocchia davanti a Grillo”, “Bersani chiede a Grillo”.

Fino all’altro ieri non se n’erano accorti, adesso capiscono che non possono evitare, e ci provano.
E io so che non serviranno a catturare né Grillo né i suoi. Lo so, perché Grillo ha costruito una macchina che non lo consente. E coloro che gli fanno delle proposte più o meno sconce continuano a ragionare come se non ci fosse Grillo, ma Grillo c’è, e il Movimento Cinque Stelle c’è. Purtroppo non ci sono soltanto le lusinghe, che si possono respingere. 

Ci sono invece questioni che non si possono aggirare: le grandi questioni sociali, come quella del lavoro; e c’è un paese in ginocchio che implora, che esige una tregua dopo questa rapina che ha subito con il consenso di tutti quelli che sono stati battuti, non per caso, in queste elezioni.

Bisogna stare attenti, perché sarà facile al Palazzo, in nome della ingovernabilità del Paese, rovesciare sul Movimento Cinque Stelle responsabilità che non sono sue.
Dunque occorre prepararsi. 

Per questo credo che Grillo e il M5S abbiano bisogno di un forte sostegno nel Paese, molto più ampio di quel 25 per cento straordinario che è stato raggiunto. Serve una forte e organizzata opposizione sociale che muova dalle aziende, dalle fabbriche, dalla scuola, dall’università, dalle categorie colpite, dalla società civile. Questa deve essere ancora costruita.

Il 25 per cento è opera di Beppe Grillo. Il resto sarà opera di tutti noi, insieme al Movimento Cinque Stelle.
È inutile dunque che io ripeta che la situazione è difficile e piena di trabocchetti, ma la spallata è stata forte e possente.

Il Partito Democratico esce clamorosamente sconfitto, e adesso implora.
E la destra? Due parole sulla destra bisogna dirle: la destra festeggia non si sa perché, forse festeggia soltanto lo scampato pericolo della sua sparizione, ma le cifre lo dicono: dai 17 milioni di voti che aveva nel 2008, è scesa a 8 milioni. Meno della metà. Un tracollo: sono stati dimezzati. Questo ci dice una cosa importante: che la narrazione di questa Italia berlusconiana è inesistente. Non è più così. Hanno perduto 8 milioni e mezzo di voti. L’Italia è cambiata, e non solo perché Beppe Grillo ha vinto. È cambiata perché è cambiato l’intero panorama. Quindi la destra ha poco da festeggiare.

Della sinistra, quella che già una volta ho definito “falcemartellata e girotondina”, è meglio non parlare: addio! Addio per sempre! La riscossa è venuta da un’altra parte. Ed è giusto che sia così, perché la Storia non fa sconti a nessuno. E buona fortuna a tutti.

mercoledì 27 febbraio 2013

A BREVE UNA CRISI BANCARIA PER TERRORIZZARE LA POPOLAZIONE?

http://www.lapoliticaitaliana.it/img/620/20110224_28959.jpg
DI MARCO DELLA LUNA
signoraggio.it

Per imporre in Italia un governo compiacente alla linea Monti-Merkel-Goldman Sachs nonostante l'esito elettorale di ieri, potrebbe essere a breve organizzata una crisi bancaria italiana che terrorizzi la popolazione e crei il consenso per un governo di quel tipo in cambio di aiuti monetari di BCE, Fed e altri. I recenti spostamenti di capitali dello Ior da banche italiane a banche tedesche (compresa parte del nostro 8 per mille) corrobora questa congettura.

Il voto politico del 25 febbraio esprime disinganno e rifiuto della maggioranza degli italiani verso la dittatura dei mercati, l'egemonia della Germania, il modello economico mercatista e neoliberista, le ricette rigoriste e fiscaliste di tecnici e accademici balordi o traditori, la falsa solidarietà dei paesi euroforti. Sgamati. Tutti sono d'accordo che occorra riformare – ma in quale direzione?

Quella di Monti, Rehn, Barroso, Merkel, Draghi, oppure una opposta, col recupero della sovranità monetaria alla Nazione e la sottrazione del debito pubblico alle manovre di mercati pilotati e ricattatori, e massicci investimenti pubblici infrastrutturali, e separazione tra banche di credito e risparmio e banche di azzardo finanziario?

Adesso pare impossibile formare un governo stabile, che deve comprendere il PD, quale detentore della maggioranza assoluta dei seggi della Camera per effetto del premio di maggioranza. Ma proprio il PD e Monti sono paladini di quella politica che, come dicevo, la maggioranza degli italiani ha respinto, e sempre più respingerà via via che la depressione peggiorerà, mettendo a rischio il rispetto del pareggio nominale di bilancio imposto, sotto severe pene, dal fiscal compact.

Stranamente e significativamente, in questa cruciale situazione Napolitano vola in visita di Stato presso la potenza egemone. Non sarà che intende forse nominare un nuovo pseudo-tecnico come premier per continuare, sotto il pretesto dell'emergenza e del volere dei mercati, le riforme distruttive che trasferiscono capitali, imprese e cervelli dall'Italia a Germania, Svizzera e altri? E che stia concordando con Berlino un sostegno di brevissimo termine per questo nuovo asso della delocalizzazione guidata, un sostegno che lo faccia apparire bravo, una boccata di ossigeno per il Paese stremato? 


Questo asso potrebbe essere Prodi o Amato, che con le loro leggi e riforme e privatizzazioni già tanto hanno fatto in quel senso, spezzando la schiena all'economia di questo Paese. O qualcuno della Banca d'Italia, che si è distinto nel non vedere le ruberie in MPS o nel legittimare davanti ai giudici penali il superamento della soglia di usura, mediante compiacenti circolari in conflitto di interesse e che esse stesse costituiscono concorso in quel medesimo delitto.

Quel che mi aspetto è che, se non ci mobilitiamo con la denuncia e l'informazione preventive, a brevissimo parta un'azione di destabilizzazione del sistema bancario italiano, anche mediante un rialzo artefatto dello spread finalizzato a deprezzare i titoli pubblici italiani detenuti dalle banche italiane, in quanto queste detengono i detti titoli come importante componente del loro attivo patrimoniale, e in caso di rialzo dei rendimenti con conseguente calo del valore di mercato dovrebbero ridurre la loro valorizzazione in bilancio, con tutte le conseguenze di ciò. Lo spread lo possono far salire a piacimento mediante lo shorting, il rating, le esternazioni. Poi, quando si sarà alzato a livelli di allarme, potrebbero imporre alle banche italiane di fare accantonamenti a copertura di possibili perdite sui titoli pubblici, così da comprimere il capitale netto delle banche. Allora saremmo davvero in croce.

La predetta manovra di destabilizzazione creerebbe panico, blocco di pagamenti, allarme per i depositi, carenza di contanti, limitazione della prelevabilità. Allora il Quirinale manderà avanti il nuovo Salvatore a cui il voto e la fiducia e l'obbedienza sono dovuti di necessità, perché “non c'è alternativa”. Egli imporrà sacrifici durissimi, innanzitutto in termini di rinuncia alla democrazia e alla sovranità, e in cambio apporterà un misericordioso aiuto dei fratelli europei.

Marco Della Luna
Fonte:  http://www.signoraggio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=141:allarme-terrorismo-bancario&catid=1:ultime


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IL VALORE DI GRILLO? PROMUOVERE UN CAMBIO DI CULTURA

Il valore di Grillo è nel promuovere un cambio di cultura. Un processo che ha bisogno di tempo, ma è già innescato.
Se si usa questo paradigma allora non è solo importante il successo suo ma il fatto che possa cambiare la cultura e i comportamenti di altri. Cioè che siano forzati a farlo.


Chi vuole o pensa ora che Grillo si accordi con PD secondo me ha compreso poco, poi magari sarò smentito (salvo ipotesi 2 vedi alla fine), ma per Grillo a mio avviso sarebbe la fine politica. Perchè non si regge certo sui "programmi" il suo movimento.
Di programmi Grillo, come ho già detto, non ha nulla pressapoco di reale.

Quel po' di fattibile che c'è è sulla PMI e infatti sono proposte loro e venute fuori solo verso la fine per dare un po' di contenuto. E poco altro.
Il resto sono idee e visuali ambiziose a lungo termine e che per essere pallidamente ipotizzabili hanno comunque un'architrave, cosa che non viene molto detta: taglio del debito, congelamento e ristrutturazione e traslazione degli interessi. Smantellamento di alcuni Trattati e uscita dall'EUR.


Altrimenti è aria fritta.
Prendiamo un cavallo di battaglia di Grillo. Reddito di cittadinanza. Un'idea giusta, ma non un programma.
Se dici reddito di cittadinanza di 1000 EUR alla gente è un'idea, se invece è un programma allora devi fare due conti. Sono 12.000EUR all'anno x 3 anni = 36.000 EUR per persona da finanziare. Per quante persone? Tutti i disoccupati cioè 3,3 milioni circa?

Significano cifre dell'ordine di 100 miliardi di EUR.

Devi dire dove li prendi.
Non puoi dire 1 miliardo dai rimborsi elettorali e 3 o 4 dall'abolizione delle Provincie perchè ci fai l'aperitivo con quelli. Poi in campagna elettorale va tutto bene e la gente tanto non è capace a fare un ragionamento proprio e due conti della serva.
Altrimenti dovresti dire "taglio 100 miliardi di spesa degli 800". E la sostituisco con questa spesa.


E devi dire dove tagli però. E questo, a parte tutto, non va nemmeno troppo bene in campagna elettorale per far consenso. E' solo un esempio.
Non ci sono molti programmi in realtà e Stiglitz non credo che abbia mai scritto nulla per loro, sinceramente. Forse una letterina. Una mail.

Sui problemi locali loro vanno già meglio. Sono più semplici.

Infine come qualità io ho visto bravissimi ragazzi finora, ma non è che me li vedo seduti all'Ecofin, tanto per dire.

Loro devono cambiare il costume, la cultura, poi di gente competente che cambia e salta sul carro del vincitore ne troveranno a bizzeffe, come sempre è stato. Solo che lo dovranno fare con un altro tasso di onestà e trasparenza che si spera saranno richiesti proprio perchè loro hanno cambiato cultura e costume.

E' ancora presto. Devono star fuori da ogni storia adesso. Il tempo lavora per loro. Stare dalla parte di chi denuncia le irregolarità, le disfunzioni, le corruzioni, ecc.. è molto più facile e redditizio. Con una base già così forte ora è più in discesa. Devono evitare errori. Intanto formano anche qualcuno o lo cooptano. Ma tanto se aumentano consenso nonostante la campagna contro che gli faranno immagino a partire da oggi, e se non ne vengono azzannati, poi ci sarà l'esodo.

Io ritengo che Grillo e Casaleggio abbiano abbastanza chiaro questo, e credo che questo spieghi anche meglio perchè cercano di far parlare meno possibile nel merito gli eletti, salvo dove possono spendere realtà, ad esempio localmente, e di avere una conduzione un po' "dittatoriale" come è stato sottolineato. Non mi stupirei di qualche "proibizione" futura ad andare in TV o rispondere nello specifico. Lui stesso glissa sempre nello specifico, riguardo ai programmi. Perchè il programma è un cambio culturale, e se poi si traducesse in programmi reali allora devi avere il 60% dei voti dalla tua, tuoi o con un'alleanza su tutte quelle questioni, non il 25%.


Per ridiscutere trattati, per magari uscire da EUR, per cambiare cose di fondo.
Tutto questo nella visuale che sia tutto onesto..


L'altra ipotesi, quella malevola, è che sia un modo di controllare una protesta in modo quieto e intanto tenerla fuori dalle decisioni, cioè di sterilizzarla prima e ricondurla poi dentro un sistema con poche concessioni, più apparenti che di sostanza. Un po' come la Lega di anni fa..
Allora è un altro discorso. Se fanno da stampella al PD ora lo si capisce anche fin da subito..

Mincuo
Fonte: www.comedonchisciotte.org
26.02.2013 

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martedì 26 febbraio 2013

SONO I MILIONI FUORI DAL PARLAMENTO... LA FORZA DEL MOVIMENTO 5S

Movimento Cinque Stelle Scacco Matto di Paolo Becchi

 Non hanno capito niente! Vengono sconfitti, umiliati, e continuano a non capire. È un fenomeno che non ha precedenti, e che rivela la forza del MoVimento 5 Stelle, la sua novità assoluta. Ci vediamo in Parlamento!, ha sempre ripetuto Grillo: ed in Parlamento, ora, il MoVimento l’ha conquistato, imponendosi alla Camera ed al Senato. Ma loro continuano a non capire.

 Basta leggere le recenti dichiarazioni di Vendola: «Interlocuzione con Grillo è un dovere»; o di Moretti (Pd): «Dialogo possibile con loro». E pensano alla “responsabilità nazionale”, alle larghe intese, alle maggioranze trasversali. Possibile che non abbiano capito? Possibile che continuino a ragionare come se il MoVimento fosse un partito della Prima Repubblica? Possibile che non riescano a capire che siamo al tramonto, al collasso non della Prima, ma della Terza Repubblica?

 Ormai lo sappiamo quello che è avvenuto. Nei miei Nuovi Scritti Corsari l’ho ripetuto per un anno, seguendo i fatti che hanno portato dal colpo di Stato “sobrio” di Mario Monti fino al tentativo di Re Giorgio Napolitano di consolidare gli “equilibri” disegnati dall’esperienza del Governo dei tecnici. Ora, finalmente, è tutto finito.Sono finiti, non hanno più possibilità di salvarsi. Ma loro continuano a non capire. 


Ha ragione Grillo, quando scrive: «Non riescono a capire, non riescono a concepire. Bisogna che li analizzi psichiatricamente. Sono falliti». Non capiscono: continuano a parlare di coalizioni, di intese, di dialogo (ossia: di trattative, negoziati e compromessi tra i corridoi e le segreterie di partito). Pensano, ormai, che il MoVimento sia diventato un partito, come i loro, la cui forza sarebbero i seggi che ha conquistato in Parlamento. Pensano, come scrive Grillo, ad un «governissimo pdmenoelle - pdelle. Noi siamo l'ostacolo. Contro di noi non ce la possono più fare, che si mettano il cuore in pace». Ma perché non avete capito? Eppure Grillo, ancora oggi, ve lo ha detto: «Saremo 150 dentro e qualche milione fuori». Sono i milioni fuori dal Parlamento la forza del MoVimento.

 Il MoVimento 5 Stelle è e resterà una forza antiparlamentare (*), ora entrata in Parlamento per metterlo in scacco dall’interno. Una forza democratica, che non crede nei fallimenti e nelle illusioni della rappresentanza, ma nella partecipazione diretta di tutti i cittadini alla politica del Paese. 


È così semplice: i 150 sono dentro per trasformare la democrazia rappresentativa in democrazia diretta. Nessuna “intesa”, nessun “governissimo”: i partiti sono finiti, perché è iniziata la democrazia.

(*) Paolo Becchi si riferisce evidentemente ai componenti di "questo Parlamento", che hanno reso la democrazia un concetto vuoto, e non all'istituzione in sè.


FONTE: http://www.byoblu.com/post/2013/02/26/SCACCO-MATTO.aspx#continue
 

JL LASH: NON A SUA IMMAGINE...



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Non a sua immagine si basa sugli scritti di Nag Hammadi e altri testi gnostici, John Lamb Lash spiega come una semisconosciuta setta messianica espanse il suo dominio, fino a divenire un potere dominante in tutto il mondo, annientando sistematicamente i grandi insegnamenti spirituali gnostici, i sacerdoti Druidi, ed i guaritori sciamanici provenienti da Europa e nord Africa. Bruciarono biblioteche e distrussero templi nel tentativo di mettere a tacere le Antiche Verità, cercando di mantenere il segreto.

Ma come rivela Lash, quando la Verità è il pianeta Terra, questa non può essere distrutta totalmente o nascosta a lungo.

Non a sua immagine scava profondamente nelle ombre degli antichi scritti gnostici per ricostruire il passato sacro che i primi cristiani tentarono di levare dalle pagine della storia, esplorando la ricchezza dell'antica spiritualità pagana europea, i Misteri pagani, la Grande Dea, la Gnosi, i miti di Sophia e Gaia, riportando fedelmente la cronaca dell'annientamento della cultura europea pagana per mano del Cristianesimo. 

Molto prima della nascita del Cristianesimo, il monoteismo era un'anomalia; l'Europa e il Vicino Oriente fiorirono sotto la guida divina di Sophia, la dea antica della saggezza. La Terra era l'incarnazione di Sophia ed era così sacra alle persone che cercavano l'adempimento in sua presenza. Questa Antica Filosofia stava minacciando l'emergere del credo incentrato sulla sofferenza, promosso dal Cristianesimo, che si basava sul dominio patriarcale sulla Terra e lodava la sofferenza personale come un percorso necessario verso la vita ultraterrena.


"Non a Sua Immagine è un lavoro brillante, sovversivo e provocatorio, scritto con passione, che rovescia tutto quello che si è sempre pensato sul Cristianesimo. I misteri gnostici hanno finalmente trovato un nuovo ed eloquente campione in John Lash." 


Graham Hancock, autore di Impronte degli Dei

Autore americano, John Lash è un esperto di importanza mondiale in mitologia comparata – lo studio dei miti provenienti da tutte le culture del mondo per scoprire paralleli, temi comuni e schemi senza tempo. Considerato il successore di Mircea Eliade e Joseph Campbell, è l'unico studioso di religione antica a prendere le difese degli Gnostici, la classe colta pagana che venne assassinata e soppressa per essersi opposta all'ascesa del Cristianesimo. 


La Spirale del Tempo La Spirale del Tempo- Alle estremità opposte della storia due giovani donne combattono unite. Il destino del mondo è nelle loro mani