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lunedì 31 marzo 2014

WWF: NON SAREBBE PROPRIO CIO' CHE LA BASE CREDE SIA.

WWF - QUELLO CHE VI NASCONDONO 

Il Segreto più Nascosto - Libro da: "Il segreto più nascosto" di David Icke

 Il WWF fu fondato nel 1961 dal Gruppo Bilderberg (società del Nuovo Ordine Mondiale. ndMax) insieme al principe Filippo (consorte della regina d'Inghilterra. ndMax).
Il World Wide Fund For Nature (WWF) non venne creato per salvare le specie in via di estinzione. Le sue imprese in quel campo sono abbastanza spaventose, come ha rivelato nel 1989 una relazione, per niente pubblicizzata, di un professore di Oxford di nome John Phillipson. Qualche mese prima di fondare il WWF, Philllipson partecipò insieme alla regina a un tour reale dell'India. Il programma di quel tour prevedeva anche una caccia alla tigre, durante la quale una tigre venne attirata da capre legate, per poi essere uccisa da Filippo, l'"ambientalista". Quando questa storia divenne di dominio pubblico e la fotografia di Filippo in piedi sopra la tigre comparve sui giornali, suscitò molto scalpore. Durante lo stesso tour Filippo partecipò a una battuta di caccia insieme a Alec Douglas Hume, il primo ministro conservatore, presidente del gruppo Bilderberg e imparentato con le famiglie scozzesi della Confraternita (Nuovo Ordine Mondiale. ndMax). Ian MacPhail, il primo direttore internazionale del WWF, ha riferito a una troupe televisiva che una elefantessa e il suo cucciolo furono presi di mira. Filippo sparò alla madre e il piccolo scappò via terrorizzato. MacPhail disse di aver contribuito ad occultare questo episodio perché il WWF stava per essere fondato e pensava che quella fondazione sarebbe stata vantaggiosa per la preservazione degli animali. Poi però mutò opinione:

"…con il cuore stretto devo dire che mi sbagliavo. Il rinoceronte, l'elefante e il panda hanno perso la nave, e la nuova arca di Noè è partita senza di loro".


Il pubblico è sempre rimasto disorientato nel constatare il comportamento contraddittorio di Filippo che, da una parte, fu fautore e fondatore del WWF, dall'altra, sterminatore di animali e uccelli per puro divertimento. Lo stesso dicasi per quell'"ambientalista" del WWF che è il principe Carlo, che porta in giro i cani da caccia per fare a pezzi una volpe. Ma , in realtà, non vi è alcuna contraddizione. A Filippo, come al principe Bernhard (consorte della regina Juliana dei Paesi Bassi e finanziatore del Gruppo Bilderberg. ndMax), non gliene frega niente del benessere degli animali. Il WWF è stato creato per ragioni molto diverse. E' uno strumento attraverso cui vengono controllate le riselve naturali in Africa e altrove, in cui gruppi terroristici e mercenari possono riunirsi, addestrarsi, e superare i vari confini per portare il genocidio in paesi come il Ruanda e il Burundi. Il WWF coordina e finanzia il sistematico massacro di persone ed animali e ha realizzato una fortuna grazie al commercio illegale di avorio che avrebbe dovuto invece far cessare. Molte di queste iniziative vengono finanziate dalle donazioni del pubblico che pensa di sostenere gli animali, donazioni raccolte da persone che nutrono la stessa fiducia in questa istituzione. 

Secondo me, il contributo migliore che potete dare alla protezione degli animali è smettere di finanziare il WWF. Sir Peter Scott, famoso ambientalista, fu un altro dei fondatori del WWF e nel 1972 commissionò un rapporto a un noto cacciatore, Ian Parker, sul commercio illegale di zanne di elefante e corni di rinoceronte. Parker dimostrò che la famiglia del presidente keniano , Jomo Kenyatta, era al centro di questo commercio. Egli rivelò anche che i principali "ambientalisti" erano in realtà dei bracconieri. Poche ore dopo la consegna del rapporto da parte di Scott, Parker venne arrestato dalla sezione speciale di polizia keniana, che lo picchiò per tre giorni, e gli intimò di tacere se non voleva che sua moglie fosse uccisa. 

Il rapporto di Parker non venne mai pubblicato da Scott e più o meno nello stesso periodo il principe Bernhard, come presidente del WWF International, insignì Kenyatta del titolo di membro dell'Ordine dell'Arca Aurea per aver salvato il rinoceronte!

  rfierimento: http://www.menphis75.com/wwf.htm

si vedano anche:

 Big Green Oil Money: WWF Founded and Run by Royal Dutch-Shell Oil

WWF Calls For Global Poverty To Save The Planet

domenica 30 marzo 2014

LA TERRA NON E' TONDA. LO MOSTRA IL SATELLITE ESA "GOCE"

Das Schwerefeld der Erde besitzt einige Dullen und Beulen. (Bild: ESA/HPF/DLR)

Grazie ai dati del satellite ESA"Goce", gli scienziati hanno prodotto un modello preciso del campo gravitazionale della Terra. Viene mostrato come la gravitazione della Terra abbia avvallamenti e protuberanze. Dunque la terra non sembra piu' tonda ... piuttosto sembra una patata.
 
fonte: http://www.netzwelt.de/news/86146-esa-satellit-goce-erde-rund.html


NON CREDERE A TUTTO CIO' CHE PENSI...

sabato 29 marzo 2014

GINO STRADA VS EX MINISTRO MAURO, SU SPESE MILITARI.

http://tv.ilfattoquotidiano.it/2014/03/28/servizio-pubblico-strada-vs-mauro-con-lei-e-come-discutere-con-laspirapolvere/272006/ QUI IL VIDEO DA NON PERDERE!

Ferocissimo scontro tra Gino Strada e Mario Mauro sulle spese militari in Italia e sull’accordo con la Nato. Il medico di Emergency chiede polemicamente: “Chiedo all’ex ministro: ‘Da chi dobbiamo difenderci?’ E poi mi piacerebbe sapere che un ministro ad un anno dall’acquisto di un F35 mi spiegasse come è stato usato, dov’è”. 

Mauro ribatte: “Cina, Giappone. Ma noi esercitiamo un ruolo insieme ad altri. Noi pensiamo di poter gestire le vicende del mondo. Le spese militari in Italia sono calate del 19%, a differenza degli altri Paesi. Negli Usa sono aumentate”. E aggiunge: “Noi non siamo schiavi degli Usa, siamo alleati”. 

Strada insorge: “La Costituzione dice che l’Italia rinuncia alla guerra, la cui decisione spetta solo all’Onu. L’Italia invece ha sempre ignorato le risoluzioni dell’Onu. La Nato non è niente. A cosa serve?”. E denuncia il servilismo nei confronti degli USA. Mauro non ci sta e si infuria: “Di cosa sta parlando? Parla di Afghanistan dove si uccidono negli stadi?”. La polemica dura svariati minuti, Santoro lancia la pubblicità, Mauro accusa Strada: “Stai zitto, fantasma!”. 

E il chirurgo di Emergency sbotta: “È come discutere con l’aspirapolvere, questo non sa nemmeno dove cazzo è l’Afghanistan”
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se restano lacrime per "in che mani siamo coi i nosti politici"... qui si possono spendere a buona ragione.

I toni "globalisti di un'alleanza per il governo mondiale"...
I POLITICI :  "DIVERSAMENTE" COSCIENTI .... e molto altro "diversamente".

 Anteprima - L'Istituto Tavistock - Daniel Estulin 

venerdì 28 marzo 2014

LA TYMOSHENKO - UKRAINA- INVOCA L'ATOMICA SU 8 MILIONI DI RUSSI


Gli Ukraini devono imbracciare le armi contro i Russi così che nemmeno un pezzetto di terra bruciata rimanga dove c'è la Russia;... questo un esempio dei contenuti al vetriolo della telefonata, trapelata online, dell'ex PM ukraino Yulia Tymoshenkool . Su Twitter ella stessa ha confermato la autenticità  della conversazione ed ha anche sottolineato che una sezione  in cui la si sente invocare una carneficina nucleare  sugli 8 milioni di Russi che sono rimasti in Ukraina, è stata modificata ( non è presente in questa clip).

FULL LEAKED CONVERSATION: http://on.rt.com/6auysa



La Timošenko, al telefono con il deputato del Partito delle Regioni ( fondato da Yanukovič) Nestor Šufrič si lascia andare: «sono pronta a prendere in mano un mitra e sparare in fronte a questo mascalzone». «Ja samaja gatova», sono pronta a farlo io stessa. Il mascalzone, per chi non lo avesse capito, è il Presidente Putin. 

«La situazione sta andando oltre ogni limite. Bisogna prendere le armi in mano e andare a far fuori questi dannati katsap [termine dispregiativo che la lingua ucraina ha peri russi, ndr) insieme con il loro capo» 

 La Timoshenko su Twitter poi confermerà quanto detto nell’intercettazione.

Si veda:
«Ukraine Leader In New Leaked Recording: 8 Million Russians In Ukraine "Must Be Killed With Nuclear Weapons"», zerohedge.com, 24 marzo 2014.

giovedì 27 marzo 2014

UK: ISTUTUTO TAVISTOCK E LAVAGGIO DI MASSA DEL CERVELLO

Anteprima - L'Istituto Tavistock - Daniel Estulin La località Tavistock, situata nella contea del Sussex (Inghilterra), è il centro mondiale delle attività di lavaggio di massa dei cervelli e di ingegneria sociale. Dopo un inizio alquanto approssimativo a Wellington House [edificio sede dell'ufficio di propaganda britannico; N.d.T.], si sviluppò una sofisticata organizzazione, che doveva influenzare il destino dell'intero Pianeta e allo stesso tempo cambiare il paradigma della società moderna.

In questo lavoro rivoluzionario, che avrà senza dubbio l'effetto di un'esplosione nucleare di cinquecento chilotoni, scopriamo tanto la rete di Tavistock quanto i metodi di lavaggio del cervello e di guerra psicologica; metodi che, proprio mentre ne parliamo, vengono adattati per essere applicati a progetti di ingegneria sociale su vasta scala.

Ecco la "Cospirazione Acquariana", come si autodefiniscono i lava-cervelli, alludendo a uno studio supersegreto dello Stanford Research Institute, risalente al 1974 e intitolato Cambiare le immagini dell'uomo.

Il presente libro, essenzialmente, può essere considerato un manuale per combattere il lavaggio dei cervelli.

Il lavaggio dei cervelli dipende dall'ignoranza delle vittime.
È da ogni parte.
Tutti possiamo percepire la disintegrazione delle nostre nazioni nel vissuto quotidiano, nelle esperienze personali. Non si tratta di una coincidenza, né di un caso. Stiamo assistendo alla disintegrazione dell'economia mondiale messa in atto dalle persone più potenti del mondo.
Questo libro sull'Istituto Tavistock cerca di dimostrare che la cospirazione è reale, di rivelare chi ne fa parte, quali sono i suoi obiettivi a lungo termine e di indicare come si può evitare che ci spediscano tutti all'inferno.

Il lettore, oltre a provare indignazione e rabbia, arriverà alla conclusione che il degrado morale, materiale, culturale e intellettuale cui assistiamo impotenti ogni giorno in tutto il mondo non è casuale, non è l'azione di un Dio che ci sta punendo per i nostri misfatti terreni, ma una crisi sociale deliberatamente provocata. 

In un mondo di ipocrisie e inganni, non ci sono casi fortuiti né coincidenze o imprevisti, come dimostreremo oltre ogni ragionevole dubbio, proprio come faremmo se ci occupassimo di questo caso in un tribunale. Solo il più alto livello di eccellenza ed evidenza sarà utile ai nostri scopi.
La posta in gioco è troppo alta e le probabilità contrarie troppo grandi; a essere in bilico, sono il futuro del Pianeta, l'immortalità del genere umano e la sopravvivenza della nostra specie.
Ce la faremo. Ci riusciremo, costi quel che costi.
Non ci sono seconde possibilità, terze scelte o quarte vie.
Questo è quanto, e con questo lavoro, che deve resistere alla prova del tempo, ho tracciato una linea di demarcazione. Non passeranno! Non ci arrenderemo.
Durante la seconda guerra mondiale, Tavistock era il quartier generale del Direttivo di Guerra Psicologica dell'Esercito britannico, il quale, attraverso le disposizioni dello Special Operations Executive, dettava la politica anche alle Forze Armate degli Stati Uniti nelle questioni di guerra psicologica.

Guardatevi intorno! Come risultato di un attacco frontale al nostro futuro da parte dei più importanti scienziati sociali e ingegneri comportamentali a livello mondiale, gli ormeggi della fermezza morale nazionale sono crollati. Il popolo si è arreso a un'irrazionalità moralmente indifferente.

Siatene certi: ogni cosa – dalla Nuova Sinistra al Watergate, dal Vietnam ai rapporti top-secret del Pentagono, fino al movimento contro la guerra e alla controcultura a base di droga e di rock – era anche un progetto di ingegneria sociale pianificato in anticipo.

Lo ripeto, a essere sotto attacco non sono solo i nostri diritti umani individuali, ma anche la stessa istituzione dello "Stato-nazione" repubblicano, e l'attacco è sferrato dall'imponente programma di ingegneria sociale gestito dall'oligarchia attraverso l'Istituto Tavistock per le relazioni umane e l'altra, molto più grande, rete integrata di centri di psicologia sociale applicata e di ingegneria sociale sorta all'indomani della seconda guerra mondiale.
Questi gruppi considerano noi e i princìpi degli Stati-nazione alla stregua di loro incontestabili nemici filosofici. 

Questo interconnesso rullo compressore del male è composto da alcuni dei più prestigiosi centri del sapere e della ricerca esistenti al mondo, come lo Stanford Research Centre presso la Stanford University, la Rand Corporation, il MIT/Sloane, il Centro Superiore di Scienze Comportamentali a Palo Alto, l'Istituto di ricerca Sociale presso l'Università del Michigan, la Wharton School of Business presso l'Università della Pennsylvania, la Harvard Business School, la London School of Economics, i National Training Laboratories, l'Hudson Institute, l'Esalen Institute, l'Istituto Nazionale di Salute Mentale, il National Institute of Drug Abuse, l'Office of Naval Research (ONR).

Ce ne sono poi altri, come l'International Foundation for Development Alternatives con sede a Ginevra e l'Executive Conference Centre, la prima scuola di specializzazione post-laurea a tempo pieno dell'Età dell'Acquario, accusata di insegnare la modificazione del comportamento ai dirigenti di alto livello delle 500 maggiori società censite da Fortune. Zombi umani sistemati in posizioni amministrative di vertice per condurci nella "nuova età oscura" della coscienza trascendentale.
Gli obiettivi sono due:
  • in primo luogo, i cambiamenti necessari negli Stati Uniti
  • in secondo luogo, l'ordine mondiale
Negli ultimi cinquant'anni, il governo degli Stati Uniti ha stanziato decine di miliardi di dollari, con l'aiuto occulto dei think tank e delle fondazioni in linea con il Tavistock, per finanziare i lavori di questi gruppi. Ogni aspetto della vita mentale e psicologica delle persone sul Pianeta è stato descritto, registrato e conservato nei sistemi informatici. Al di sopra dei gruppi strettamente cooperanti di scienziati sociali, psicologi, psichiatri, antropologi, think tank e fondazioni, vi è l'élite dei potenti membri dell'oligarchia, costituita per lo più dall'antica "nobiltà nera" veneziana.

Ci si potrebbe chiedere quale sia lo scopo di queste modifiche comportamentali.
Si tratta di provocare dei cambiamenti forzati al nostro stile di vita, senza il nostro consenso e senza che ci rendiamo conto di quanto ci accade.

L'obiettivo finale è costituito dalla completa estirpazione del senso di identità interiore del genere umano, dalla lacerazione dell'anima più profonda dell'umanità e la collocazione, nello spazio vuoto, di una pseudo-anima artificiale, sintetica; tuttavia, per cambiare la condotta degli esseri umani, separarla dalla produzione industriale e condurla verso lo spiritualismo, e per farci entrare volontariamente nel mondo dell'era postindustriale della crescita zero e del progresso zero, è necessario che venga prima operato un cambiamento forzato nell'immagine che l'umanità ha di sé, nella sua fondamentale concezione di ciò che è; di conseguenza, l'immagine dell'uomo adeguata a tale nuova era deve essere cercata, sintetizzata e quindi inserita nel cervello dell'umanità.

Il carattere complessivo del regime non è l'unico parametro del totalitarismo. L'assenza di limiti nel potere procede anche da "un centro onnipresente". Nel nuovo movimento totalitario, questa forza direttiva onnipresente comunica attraverso la modificazione del comportamento e il cambiamento di identità, i nodi dominanti del sistema interconnesso.

Il terrore psicologico non è l'essenza, ma – per così dire – il segno di interpunzione di ciò che il nuovo totalitarismo significa. Il command channel [nel linguaggio informatico, protocollo utilizzato tra un canale e un'unità di controllo, che abilita l'unità di controllo a richiedere che il canale riemetta il comando corrente; N.d.T.] denaro-consumo è il segreto del successo del movimento, perché consente di eludere ogni responsabilità per i suoi fallimenti.

I prescritti fallimenti del mercato di Wall Street nel supportare le società sono, invece, sempre attribuiti alle forze trascendenti della "mano invisibile", che puniscono queste società per presunti peccati contro le "leggi del mercato"; di conseguenza, quando buona parte del mondo è colpita da un crescente numero di catastrofi, si accusano le stesse vittime per le loro nuove privazioni, sofferenze e oppressioni. Si tratta di un metodo di governo molto più efficace, rispetto a quello del terrore totalitario, che è più palese, ma espone il sistema a un'altra forma di resistenza.

Tenere la maggioranza della gente in uno stato continuo di profonda ansia funziona, perché in questo modo le persone sono troppo impegnate ad assicurarsi la sopravvivenza o a competere per essa e non riescono a collaborare per mettere a punto una risposta efficace. Anche in questo, possiamo scorgere ovunque la firma del Tavistock.

Nell'ultimo decennio, l'intera popolazione mondiale è stata tenuta permanentemente in una condizione di instabilità, con continui crolli finanziari e l'autorizzazione di un commercio transnazionale, che ha svuotato le casse nazionali e calpestato i diritti dell'autodeterminazione interna.

Le popolazioni sono state così schiacciate dalla valanga in movimento delle crisi economiche e ambientali, e un regime di insicurezza universale le ha trasformate in maggioranze sociali paralizzate da un terrore a bassa intensità; condizione, questa, necessaria a qualsiasi movimento totalitario per continuare ad avanzare, perché mantenere coloro che gli sono assoggettati in un perenne stato di instabilità è il suo modus operandi.
In periodi precedenti della storia abbiamo visto applicare misure draconiane a livello nazionale, ma non abbiamo mai visto un tale attacco ai diritti dei popoli e alle norme democratiche. Ogni nuova misura, considerata di per sé, può sembrare un'aberrazione, ma tutta una serie di modifiche in quanto parte di un continuum in pieno sviluppo costituisce uno slittamento verso la schiavitù totale.

Il potere totale è un correlativo sovraterrestre del potere globale, che non riesce ad autolimitarsi.

Le sfide che dobbiamo vincere sono molte. Quando tutti i fatti saranno rivelati, quando le prove saranno ordinatamente disposte sul tavolo, quando i congiurati saranno stati scoperti e smascherati e le loro azioni saranno mostrate a tutti, il comune cittadino riderà ancora della cospirazione, rifiutandosi di credere che una tale mostruosa e sbalorditiva collusione possa essere reale... Fino a quando sarà troppo tardi.

Attenti!
Siamo a un bivio, e dalla strada che prenderemo ora dipenderà se vivremo nel XXI secolo come repubbliche di Stati-nazione o come asserviti, selezionati e disumanizzati gruppi di schiavi.
Caro lettore, la situazione è estremamente grave. Stiamo battendoci contro lo sforzo congiunto di alcune delle persone più brillanti della storia, che tramano contro di noi per controllarci.
La volontà umana è però immortale. I tiranni hanno ucciso milioni di persone, eppure i popoli hanno combattuto e alla fine hanno riconquistato la loro libertà. La libertà agita il cuore umano, mentre la paura lo paralizza. Nell'assordante cacofonia del silenzio patriottico, voci ribelli esigono attenzione. L'immortalità ha il suo fondamento morale nella verità e nell'incorruttibilità, e merita tutto il sostegno possibile. Merita che si combatta e si muoia per lei.

Infine, la storia insegna per analogia, non per identità. L'esperienza storica non è un vivere nel presente, volgendo indietro lo sguardo, ma un andare indietro nel passato per tornare al presente con una coscienza più ampia e più intensa dei limiti di quello che era il nostro precedente punto di vista.
L'incisione numero 79 della serie "I disastri della guerra" di Francisco Goya mostra una bella fanciulla a seno nudo, raffigurante la Libertà, distesa sulla schiena. Figure spettrali fluttuano intorno al suo cadavere, mentre dei monaci scavano la tomba. 

La verità è morta. Murió la verdad.
È questa, l'alternativa?
Uomo avvisato, mezzo salvato. Non spetta a Dio salvarci, spetta a noi. Non troveremo mai le risposte appropriate, se non riusciremo a fare le domande giuste.
Daniel Estulin
Madrid, 26 maggio 2011

mercoledì 26 marzo 2014

IL MESSAGGIO DI PUTIN AL MONDO


"La secessione della Crimea dalla Ukraina è stata come la secessione del Kosovo dalla Serbia e ogni altra discusisone in merito, sono solo tentativi per piegare alle regole propugnate dall'Occidente, regole che applicate al caso Kossovo ", cosi ha detto il Presidente Russo  Vladimir Putin said.

READ MORE: http://on.rt.com/0e4qji

RT LIVE http://rt.com/on-air

martedì 25 marzo 2014

COCAINA DIRETTA IN VATICANO BLOCCATA DA DOGANA TEDESCA



Vatican
 Photograph: Sylvain Sonnet/Getty Images
La dogana tedesca ha intercettato  un pacchetto indirizzato al Vaticano contenente 14 preservativi  pieni di cocaina. Un portavoce del governo ha detto che la scatola, piena di 340 grammi di droga, del valore di  €40.000, è stata catturata in gennaio u.s all'aeroporto internazionale di Lipsia (Germania orientale)

La cocaina spedita da un paese sudamericano non citato, era in forma liquida, versata nei preservativi e messa in un pacchetto indirizzato al principale ufficio postale del Vaticano.
Le autorità hanno consegnato il pacchetto alla polizia vaticana, allo scopo di creare una trappola.

Ma la scatola non è stata sdoganata. Gli investigatori tedeschi credono che il destinatario, che rimane sconosciuto, sia stata "avvertito" di questa intercettazione.

L'uffico vaticano  dell'interpol sta lavorando con i funzionari di Lipsia

fonte: http://www.theguardian.com/world/2014/mar/23/vatican-cocaine-condoms-parcel-seized-package

lunedì 24 marzo 2014

LA LEZIONE CHE CI ha DATO PUTIN E L'IPOCRISIA DELL'OCCIDENTE

http://2.bp.blogspot.com/-mkSe2KJGiEc/T9JLXi2ImOI/AAAAAAAAAxU/cmx4_wUObM0/s1600/loretta.jpg


Questa settimana la stampa italiana non ha fatto che parlare delle reazioni di Bruxelles alla visita di Matteo Renzi. Fiumi di inchiostro sono stati spesi e pagine e pagine web sono state create per descrivere i rapporti tra il giovane presidente del consiglio italiano e la signora Merkel. Chi li ha letti ha avuto l’impressione che a Bruxelles non si parlasse d’altro che dell’elezione di Renzi e delle sue proposte – tutte molto vaghe – su come non rispettare gli impegni presi dai precedenti governi in materia fiscale, finanziaria ed economica. Ebbene costoro si sbagliano. L’Unione Europea, gli Stati Uniti ed il resto del mondo hanno ben altri problemi a cui badare che gestire le proposte dell’ennesimo governo italiano.

L’Unione Europea si trova di fronte ad una crisi epocale, molto più seria di quella del debito sovrano e della moneta unica, eppure ben pochi in Italia se ne sono accorti. Ma nel mondo se ne parla, eccome! E questo isolamento internazionale, imposto volontariamente dalla stampa e dalla politica, conferma ancora una volta il processo di retrocessione in corso del nostro paese, un tempo interlocutore importante nelle questioni di politica internazionale europea.

Vladimir Putin, amico carissimo di Berlusconi e fino a poche settimane fa considerato un fedele alleato del blocco occidentale, oltre che il principale petroliere dell’Europa, ha strappato in pochi giorni la penisola della Crimea all’Ucraina e lo ha fatto contro i voleri di Washington e di Bruxelles. Un evento senza precedenti, pensano molti, ma in realtà questa mossa si poteva prevedere con molta facilità: la Russia non rinuncerà mai alla Crimea perché le offre lo sbocco sul Mediterraneo, un obbiettivo considerato primario da chiunque ne è stato a capo.

Certo che se a Bruxelles qualcuno avesse letto i libri di storia invece che celebrare la corte imperiale degli eurocrati non ci troveremmo in questa crisi ed oggi, forse, Matteo Renzi un minimo d’attenzione l’avrebbe ricevuto e chissà, forse anche un po’ di appoggio. Ma non è così, tutta l’attenzione della macchina burocratica più grande al mondo è concentrata su come non perdere la faccia di fronte al mondo a causa di Putin.

E’ bene riflettere su questi eventi per capire in mano a chi stiamo. Da Barroso fino a McCain, ex candidato alla presidenza degli Stati Uniti, è tutt’un coro: la Russia è isolata, non ha via d’uscita e così via, insomma noi occidentali siamo ancora i signori del mondo. Ma non è vero. Per la precisione ad essere ‘isolati’ è solo un gruppetto di persone vicine a Putin ed una banca russa, per il resto i rapporti tra Russia ed ovest sono rimasti invariati, business as usual insomma. Facile intuirne i motivi: qualsiasi sanzione vera sulla Russia diverrebbe un boomerang per l’Europa e per gli Stati Uniti. Dalla caduta del muro di Berlino l’ex Unione Sovietica è diventata la mecca del capitalismo occidentale, uno degli ultimi mercati dove allargare le ali. Putin non solo soddisfa il 30 per cento del fabbisogno energetico europeo, acquista dall’occidente di tutto: dalle macchine agricole ai film di Walt Disney.

Ipocrisia quella di Barroso e di McCain? E’ la stessa formula usata per dar da intendere agli europei che la moneta unica è un’ancora di sicurezza, che la ripresa economica c’è (anche se debole) e che l’austerità fa bene al portafoglio degli europei del sud.

Questa volta però sarà difficile mascherare le falsità sciorinate da Bruxelles e da Washington per il semplice motivo che né il primo né il secondo hanno alcuna influenza su Putin. Gli interessi di Putin non coincidono con quelli di Obama o della Merkel ed è per questo che Putin continuerà a mettere in imbarazzo entrambi ed a costringerli a confrontarsi con un dilemma irrisolvibile: introdurre le sanzioni economiche vere e salvare la faccia o non farlo per evitare un peggioramento delle condizioni recessive, perché escludere un gigante come la Russia dal commercio internazionale equivale proprio a questo. Mosca non è Teheran o Bagdad, bisogna ricordare, è uno dei poli economici della globalizzazione.

Non solo Matteo Renzi, ma anche i politici europei dovrebbero far tesoro di queste considerazioni per una serie di motivi, primo fra tutti il fatto che Putin ha sempre ottenuto quello che voleva mantenendo un atteggiamento ostile e non conciliatore nei confronti di Bruxelles. E’ ormai chiaro che nessuno ha intenzione di danneggiare le proprie imprese per punire la Russia, come nessuno nel 2010 avrebbe danneggiato le proprie banche per punire la Grecia, il Portogallo o l’Italia, nell’ipotesi che queste si fossero rifiutate di pagare parte del debito. Ecco la lezione impartitaci da Putin nelle ultime settimane.

FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/23/ue-la-lezione-di-putin-e-lisolamento-dellitalia/923212/

domenica 23 marzo 2014

QUELL'AIUTO EU CHE HA DISTRUTTO IL PORTOGALLO



"Il Portogallo, membro della EU dal 1986, sta rapidamente perdendo la sua popolazione causa grande emigrazione. In termini di indicatori economici il Portugallo si sta avviando al livello dei Paesi meno sviluppati dell'est europeo 

Il declino si fece particolarmente rapido tre anni fa, quando il Portogallo comincio' a ricevere assistanza finanziaria dalla EU. Non è una strana coincidenza?
 
Il Paese si sta deteriorando politicamente, economicamente e moralmente.

Il debito pubblico  e la disoccupazione, sono in crescita e sempre piu' persone in età riproduttiva stanno lasciando il Paese. 
Seocondo i dati dell' Observatório da Emigração, dal 2008 ca. 400.000 persone hanno lasciato il Portogallo, in termini di percentuale  della popolazione totale (10.6 milllioni di persone) questo è il secondo massimo tasso europeo, dopo Malta, con una popolazione di meno di 1 milione. Il Paese ha perso 1/5 delle sue risorse nel segmento di lavoro specializzato’

>> tutto l'articolo qui: http://english.pravda.ru/world/europe/18-03-2014/127127-eu_aid-0/

sabato 22 marzo 2014

GRILLO DA MENTANA IN TV RACCONTA I RETROSCENA DELLA FARSA POLITICA ITALIANA DEL PRESENTE

Grillo: “Bersani? Volevano mandarlo al macello. Letta era già pronto: ho le prove” 

C’era un piano per rovesciare Pier Luigi Bersani. Beppe Grillo torna in televisione e spiega “il suo retroscena”. La campagna elettorale per le elezioni Europee è partita e, in una lunga intervista a Enrico Mentana per il programma “Bersaglio mobile” racconta quello che, secondo la sua ricostruzione, sarebbe successo nei giorni prima della nascita del governo di Enrico Letta

“Bersani”, rivela, “è stato mandato al massacro dai suoi. L’hanno mandato al macello perché dietro c’era già un piano. L’ambasciatore inglese ci invita a pranzo, a me e Casaleggio. Arrivo e scopro che al piano di sopra c’era Letta che mi aspettava. Questo un mese prima di Gargamella”, il nomignolo che Grillo ha dato a Bersani. “Quindi i giochi erano già fatti, era tutto già deciso. E anche il bamboccio che è lì”, dice riferendosi a Matteo Renzi, “continua a fare il gioco delle banche e della Bce”.

Una ricostruzione subito smentita dall’ambasciata della Gran Bretagna in Italia: “Non c’era alcun interesse a promuovere un incontro tra Grillo e Enrico Letta nella residenza dell’ambasciatore britannico a Roma e la “presenza concomitante” dei due politici è stata dovuta ad “una improvvisa sovrapposizione di agende”. L’incontro tra i due, spiegano in una nota, non era in programma e non c’è mai stato: “Precisiamo inoltre che la colazione dell’ambasciatore Prentice con Enrico Letta, alla quale Grillo non è mai stato invitato ad unirsi, era da lungo tempo programmata per discutere l’organizzazione della XXI edizione del convegno italo-britannico di Pontignano (che ha avuto quindi luogo nel mese di ottobre 2013), di cui Enrico Letta è co-chairman insieme a Lord Chris Patten”.

Ma non ci sono solo i retroscena. Parla di tutto Grillo, per la prima volta dopo tanto tempo (quasi un anno) in televisione e a tu per tu con un giornalista. Parla di Europa, ma anche dell’Italia che lo ha spinto a fare politica, rovinata da Napolitano e ora da Matteo Renzi. 

“Uno stupido, che ormai non so più come prendere in giro”. L’obiettivo sono le prossime elezioni Europee. Si dice pronto a valutare l’alleanza con altri gruppi, una decisione da considerare però una volta arrivati a Bruxelles. La scelta dei candidati, questa volta con il doppio turno per rappresentare tutti, dovrà essere online. Dai palchi d’Italia invoca la vittoria ad ogni costo, ma parlando con Mentana abbassa il tiro: “Ora siamo nella forbice tra il 20 e il 25 per cento. Ma anche fossimo sotto il venti, sarebbe comunque un buon risultato. Noi abbiamo già vinto”. Risponde a tutto Grillo, perfino alle domande sul Movimento e allo stato di salute del gruppo: “Casaleggio è l’organizzatore. E nessuno di noi due guadagna dal blog”. Sono loro, dice Grillo, gli autori del post. E il tour nei palazzetti per gli spettacoli servirà per rientrare dalle perdite. “Espulsioni? Siamo gli unici che offriamo tre gradi di giudizio”.

La strategia in Europa: “Alleanze possibili e candidati scelti online”E il centro della discussione i elezioni Europee e nuove strategie politiche. “In Europa”, dice, “non escludo alleanze. Vedremo se ci saranno gruppi di altri Paesi che vogliono le nostre stesse cose.Potremmo anche fare alleanze, ma se mettiamo 25 dei nostri nel Parlamento cambia l’Europa. Andiamo là per cambiare le leggi qua”. 

Tra le proposte, c’è quella del vincolo di mandato e lo strumento del “recall”, cioè la possibilità per i cittadini di revocare una carica a un eletto nel caso in cui ritengano che il mandato non venga svolto correttamente. Per i candidati alle Europee, Grillo ha in mente un vincolo, da far sottoscrivere “privatamente, davanti a un notaio”, ai candidati M5s. 

“Se non rispetteranno il vincolo -tuona – dovranno pagare una multa di 250mila euro“. Le prossime elezioni di maggio restano un banco di prova importante per il Movimento 5 stelle. Obiettivo per Grillo è la vittoria e soprattutto la crisi del governo Renzi: “Se vinciamo le elezioni come primo partito, come si comporta la sinistra? Abbiamo una forbice da 20% a 25%. Sotto il 20%? Sarebbe una buona cosa comunque. Noi abbiamo già vinto. Abbiamo messo una opposizione che non hanno mai visto là dentro. Io candidato? Non faccio parte di quel mondo lì, non ho quella cultura né la passione di vivere lì”.

Il programma per Bruxelles: “Stracciare il fiscal compact e rinegoziare i trattati”Programma elettorale per l’Europa? Grillo ribadisce la volontà di fare un referendum sull’euro e soprattutto, “stracciare il fiscal compact”. “Cari signori, una parte di questo debito è immorale. Facciamo quel che ha fatto la Germania nel 1953, che ha pagato la metà dei debiti di guerra e poi con l’unificazione con Kohl ha pagato pochissimo. Strappiamo il fiscal compact. Io sono per fare il referendum e lasciare scegliere i cittadini -aggiunge poi- ma per me è giusto uscire se non accettano le nostre condizioni”. I candidati per Bruxelles invece, il Movimento 5 stelle li sceglierà online: “Alle europee si ragiona per 5 macroregioni. Le piccole regioni però rischiano di non essere rappresentate e non è giusto. Noi perciò faremo due tipi di elezioni online: si parte dalle regionali, chi prende più voti va in lista per le macroregioni e poi si vota. Sono 110mila gli aventi diritto a scegliere i candidati”.

Blog, Movimento e guadagni: “Casaleggio? Senza di lui non c’era niente di tutto questo”Casaleggio, ribadisce Grillo, è il braccio destro fondamentale per un’avventura che comincia ad avere i suoi costi: “Il ruolo di Casaleggio nel M5S? “Senza di lui non c’era il Movimento, è un organizzatore straordinario”. Si occupa, tra le altre cose, “della gestione della comunicazione”. Su presunti guadagni della Casaleggio associati rispetto al blog di Grillo e al M5S, “l’anno scorso – chiarisce il leader M5S - Casaleggio è andato in rosso, mentre il mio 740 è a zero perché da 3,5 anni non faccio spettacoli”. 

 Il tour di Grillo partirà a breve e “ora voglio vedere se la gente è disposta a pagare il mio biglietto”. Quanto al blog, “io la pubblicità non l’ho mai voluta”, assicura, spiegando però che gestire un server con un tale numero di accessi è oneroso, dunque il blog “a un certo punto era sotto. Il blog di Grillo è di Grillo, gestito da una società per l’alto numero accessi) – puntualizza poi – i post li scriviamo in due, io e Casaleggio. Adesso non posso reggere un movimento da solo, senza soldi”, aggiunge poi. Ma niente soldi pubblici, ribadisce. 

Per finanziare la campagna elettorale – chiarisce – apriamo una sottoscrizione”. Grillo non accetta nemmeno la provocazione sui dissidenti espulsi nelle scorse settimane dal Movimento 5 stelle: “E’ la prima volta in Italia e in Europa che, da una forza politica, vengono mandate via delle persone con tre gradi di giudizio: sfiducia del meetup, assemblea dei parlamentari e rete. Io nemmeno li conosco questi qua, non mi permetto di mandar via nessuno”. 

Gli attacchi a Napolitano e RenziTra i responsabili della difficile situazione italiana, Grillo individua il Presidente della Repubblica Napolitano: “Napolitano si è raddoppiato la carriera. Lui è il responsabile dello sfracello politico e dei partiti, delle larghe intese”. “L’impeachment non l’hanno neanche letto. E’ durato 20 minuti. Continueremo su quella linea perché – ha aggiunto Grillo – lui ha distrutto le intercettazioni. Quando c’è stato il movimento M5S che ha fatto il 25% ha detto che non c’è stato nessun boom”. Ma il leader del Movimento 5 stelle attacca anche il Presidente del consiglio: “Non riesco neanche più a prenderlo in giro. E’ spietato è cattivo, mente sapendo di mentire. Sono andato all’incontro con Renzi non per non farlo parlare, ma un attimo prima di sedermi mi dice: ‘non voglio nulla da te, solo che mi ascolti’ e questo suo snobismo mi ha dato fastidio.  

Io rappresentavo 9 milioni di persone, lui nessuno. Io non sono voluto rimanere a sentire il compitino di questo bambinone. Se la gente voterà Renzi vuol dire che questo Paese è da recuperare. Letta lo ha pugnalato alle spalle: dice un miliardo di risparmio poi non hanno trovato 90 milioni per i sardi alluvionati“.

Ucraina, “Non erano i russi a sparare a Kiev”Nella lunga intervista, Grillo ha commentato anche quello che succede oltre il confine italiano. E ha posto alcune questioni sulla crisi Ucraina: “Un governo è stato cacciato dalla piazza. Vorrei capire perché un governo che vince le elezioni viene mandato a casa. Chi c’è nella piazza? Chi sparava sulla folla in piazza a Kiev non erano i russi. Lì ci sono forze statunitensi. E’ una situazione complessa”.  In Crimea “c’è stato un referendum con 150 ispettori dell’Onu che hanno visionato, vi ha partecipato l’85% degli aventi diritto e il 95% ha detto sì. Io lo rispetto”.

 FONTE: http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/21/grillo-bersani-cera-piano-per-mandarlo-al-macello-io-ho-le-prove/922203/

venerdì 21 marzo 2014

F. STANEVSKIJ, EX AMBASCATORE RUSSO IN ITALIA: LA RUSSIA DEVE DIFENDERSI. L'OCCIDENTE E' GUERRIERO

Felix StanevskiyCari amici europei, tutti noi sappiamo che la faziosità a volte sfocia nell’odio. Leggo alcuni articoli del dibattito che il Foglio voleva dedicare a Vladimir Putin, e capisco che l’ostilità che ne emerge è indirizzata ai russi, alla Russia. 

Quando si parla anche ironicamente di “Putin tiranno di tutte le Russie” si riconosce che è ormai d’uso trattare la Russia come una specie di Corea del nord. 

Sorriderei di fronte alla denuncia del “lungo periodo dittatoriale” di Putin se quest’affronto all’imparzialità non fosse divulgato attraverso migliaia di canali tv, giornali e portali web occidentali. Una dama assai influente oltreoceano si è spinta fino a paragonare Putin a Hitler. 

Peggio l’odio o la perdita del buon senso? La rabbia insensata che contraddistingue ogni ondata antiputiniana sarebbe buffa se non fosse un oltraggio alla ragione di un russo come me che non avrebbe mai votato un dittatore e che insieme a milioni di concittadini e al fior fiore dell’intellighenzia ha votato Putin. Solidale con loro ritengo giusta, anzi l’unica possibile, la sua politica nei confronti dell’occidente e dell’Ucraina. Tra le decine di ragioni che sono alla base di questa politica vorrei rilevare le più importanti, secondo l’opinione della maggior parte dei russi.
 
Un dato di fatto: in meno di un quarto di secolo gli stati della Nato e dell’Unione europea hanno scatenato otto guerre. Tre guerre nella ex Yugoslavia sono state particolarmente devastanti. Due invasioni in Iraq, di cui l’ultima con la scusa di un espediente inventato di sana pianta. La guerra in Afghanistan avrebbe una spiegazione se non si fosse protratta fino alle calende greche e se l’occidente, combattendo contro i talebani, allo stesso tempo non incoraggiasse, volenti o nolenti, estremisti islamici in Cecenia, in Libia, in Siria, in Egitto. L’Europa, distintasi particolarmente in Libia, ha distrutto un paese relativamente benestante per affondarlo in un caos che non finisce mai. Ne è stata logica conseguenza la guerra nella Repubblica Centrafricana e lo sparpagliarsi di bande di terroristi armati nel nord africano e in medio oriente. E se non fosse per Putin, tanto diabolizzato in occidente, la Nato e l’Ue avrebbero ora tra le mani la guerra in Siria dopo la quale si aprirebbe la prospettiva di un conflitto armato in Iran.

Mi dicono: ogni guerra aveva una sua spiegazione differente. Ma è questo che inquieta i russi. Ogni volta l’occidente trova un casus belli, tanto che di pretesti ce ne sono a volontà. Caso mai lo inventa, per esempio, esibendo dalla tribuna dell’Onu una provetta piena di polvere bianca spacciandola per una micidiale arma chimica. Quale altro stato fa guerre oltre alle democrazie occidentali? Nessuno. Tutte sono nell’album di famiglia dell’occidente.

E che c’entrano qui la Russia e la sua politica ucraina? Mi chiedo: come si sentirebbero gli italiani se alle loro frontiere apparisse una potente alleanza di stati che aggredisce di continuo altri paesi? Per l’occidente non c’è neanche bisogno di far entrare l’Ucraina nella Nato. Kiev farà tutto ciò che sarà prescritto da Washington e Bruxelles: nell’accordo capestro sull’associazione ucraina all’Ue, sono incluse clausole di carattere politico e militare. Abbiamo duemila chilometri di frontiera con l’Ucraina che a volte divide una parte di un villaggio dall’altra. Dobbiamo erigerci una Grande muraglia cinese? 

I nuovi padroni di Kiev hanno già dichiarato la loro intenzione di cacciare la Russia dalla base navale di Sebastopoli. I russi sono convinti che, se dovessero lasciare il porto, subito ci attraccherebbe la flotta statunitense. Non importa se su questo punto i russi hanno ragione o torto. Quando si tratta di sicurezza, si sa, contano le opportunità durevoli e non i ragionamenti passeggeri. Nel Mar Nero, essenziale per la stabilità del sud russo, spadroneggerebbe il bellicoso occidente. C’è di più. L’esodo dei russi da Sebastopoli sarebbe un tremendo choc politico e morale. E’ una città simbolo storica alla pari della Piazza Rossa.


I russi non sono mai stati d’accordo con il capriccio dell’autocrate comunista Krusciov che aveva regalato la Crimea a Kiev “in segno dell’amicizia russo-ucraina”. La Crimea è troppo legata alla storia e alla cultura russa, ai grandi nomi di Caterina II, Potëmkin, Puskin, Cechov e molti altri.

Un’Ucraina neutrale e amichevole mitigava l’aspirazione russa a porre la questione della Crimea. Se l’Ucraina passa nell’orbita di un’alleanza belligerante, nell’immaginario popolare russo si priva del diritto di amministrarla. Il precedente del Kosovo è citato dai russi per confermare la base giuridica della riunificazione della Crimea alla Russia. I russi scherzano: i referendum sull’autodeterminazione della Catalogna e della Scozia saranno contestati dall’Ue e dagli Stati Uniti con la stessa foga?

Sì, la guerra della Nato contro la Russia nucleare è inconcepibile. Ma l’Ucraina associata al guerriero occidente offrirà una vasta gamma di occasioni per provocazioni di vario genere. Come accade già con la Georgia, del tutto subordinata agli Stati Uniti. In meno di 15 anni essa ha aggredito cinque volte a mano armata abkhazi e osseti prima di scatenare la sesta guerra nel 2008, bombardando di notte la capitale osseta e attaccando le forze russe di peacekeeping. I russi sanno che l’occidente addosserà la colpa alla Russia in una qualsiasi situazione di attriti con l’Ucraina: i media occidentali l’hanno fatto in barba allo stesso rapporto della Commissione dell’Ue sulle responsabilità per la guerra russo-georgiana in Ossezia del sud.

Qui arriviamo al secondo trend occidentale che impensierisce i russi: le rivoluzioni colorate. L’occidente ha imparato come portare a suo vantaggio il malcontento sociale presente in ogni paese per rovesciare governi che non gli piacciono e sostituirli con altri più servili. La Russia è indubbiamente uno degli obiettivi principali. E’ eloquente il caso dell’ultimo ambasciatore americano, Michael McFaul, autore del libro “Advancing Democracy Abroad”.

Al suo secondo giorno in Russia, prima di contattare i rappresentanti russi, si è incontrato con l’opposizione parlamentare ed extraparlamentare. Per la maggioranza dei russi è stata una dimostrazione pubblica delle intenzioni degli Stati Uniti. I diplomatici occidentali si associavano ai manifestanti a Mosca nella turbolenta primavera del 2012. Ci sono dati sui finanziamenti stranieri alle organizzazioni filo occidentali non governative e politicamente attive. L’Ucraina, docile di fronte agli Stati Uniti e l’Ue, moltiplicherebbe le possibilità di finanziare un’eventuale rivoluzione in Russia.

Molti giornalisti occidentali hanno scritto in questi giorni che Putin ha paura di un Maidan a Mosca. Ma la piazza di Kiev con bastoni, bottiglie Molotov, cecchini e kalashnikov, con terribili scene di occupazione di ministeri e uffici pubblici ha fatto orrore ai russi e li ha aiutati ad apprezzare la stabilità del loro paese. Ma le forme della protesta organizzata possono essere le più svariate e imprevedibili. Gli stessi eventi ucraini hanno introdotto elementi del tutto nuovi: una larghissima partecipazione dei reparti nazionalisti ben preparati e organizzati come forza di combattimento decisiva, il ricorso alla lotta armata, l’uso di tiratori scelti per aumentare la tensione, la presenza di alti rappresentanti dell’Ue e degli Stati Uniti alle manifestazioni di protesta, l’ingresso nel governo di persone e partiti che professano un’ideologia ultranazionalista e antisemita.

Non si sa quale forma di sovversione si prepara per la Russia. E’ chiaro però che la parte più organizzata e battagliera dell’opposizione russa è data dai nazionalisti radicali. E’ vero che il movimento nazionalista si è diviso. La parte nazionalista radicale ma non nazista ha condannato Maidan mentre non pochi nazi russi combattevano a Kiev a fianco dei camerati del “Pravy sector” guidati da Dmitry Jarosh, ora vicecapo del Consiglio di sicurezza nazionale ucraino e candidato alla presidenza. Di fronte a Putin quasi tutti i nazionalisti si dichiarano fratelli, disponibili pure a ricevere finanziamenti europei e americani: “Va bene se ci vogliono aiutare. Non dobbiamo loro niente”. I liberali russi, dopo la débâcle della Russia sotto Eltsin, non hanno alcuna prospettiva. Così appoggiando un Alexei Navalny, nazionalista purosangue, l’occidente dovrebbe star attento a non far uscire il Genio nazionalista dalla bottiglia russa. C’è poca speranza: l’occidente si è alleato perfino coi Fratelli musulmani ai danni del suo alleato israeliano.

Ci colpisce l’enorme ed evidente squilibrio tra le conseguenze globali delle guerre e rivoluzioni “made in Usa and Ue” e una palese spensieratezza con cui i paesi della Nato e dell’Ue si fanno coinvolgere in avventure nei territori altrui. L’ex presidente italiano Francesco Cossiga diceva giustamente: “I nostri alleati americani si sono mossi senza conoscere l’Iraq, e senza prevedere” il dopo Saddam (Corriere della Sera, 18. 5. 2004). Posso aggiungere: gli Stati Uniti e l’Ue si sono mossi senza conoscere l’Ucraina e la Russia, senza prevedere le conseguenze di quello che stanno facendo. 

Dove l’occidente ha raggiunto i suoi obiettivi con le guerre e le rivoluzioni? Dove la democrazia occidentale ha trionfato? Le rivoluzioni colorate in Ucraina del 2004, in Serbia, Georgia, Kirghizistan sono fallite, come pure la tanto decantata “primavera araba”. L’unico risultato evidente è il caos, è la distruzione ed è la morte. La cosa più brutta è che l’occidente non si rende nemmeno conto della disumanità della sua politica. Tante guerre fatte e nessuna discussione sull’abnormità della politica estera belligerante, sull’incapacità della classe dirigente di trovare altri strumenti, sulla ferocia dei media istigatori di guerre sanguinose e rivoluzioni distruttrici. Una bella libertà di parola!

Leggo l’editoriale di un rispettabile quotidiano francese (le Monde, 07. 01. 14) dedicato in parte all’Ucraina: “Les principes cardinaux de l’Europe sont la paix e la démocratie”. Si può capirlo soltanto à la Orwell: “La pace è guerra”, “La guerra è pace”. Mentre la democrazia è “Big Brother is watching you” come abbiamo constatato nel caso Snowden. La democrazia occidentale è selettiva: “Difendere i diritti dei gay? Sì! Quelli degli zingari? Sì! Quelli dei russi? No!”. In 22 anni di indipendenza nei paesi baltici, membri dell’Ue e della Nato, centinaia di migliaia di russi hanno avuto lo status di “non cittadini”, gente di seconda categoria. Sa di razzismo, no?

Con questo occidente Mosca non si aspetta in Ucraina nulla di buono. Bruxelles sta portando avanti una linea che Talleyrand avrebbe commentato così: “E’ peggio di un crimine. E’ un errore”. Si tratta dell’ordine rivolto a Kiev: “O con noi, o con la Russia”. L’occidente l’ha indirizzato agli ucraini storicamente, etnicamente, culturalmente, umanamente legati alla Russia, la cui lingua e più vicina al russo che il veneto al toscano, i cui nomi e cognomi sono quasi sempre gli stessi: 3,5 milioni di ucraini vivono in Russia, mentre più di 8 milioni di russi stanno in Ucraina.

La via d’uscita sarebbe rinunciare a questo principio, coordinare la politica ucraina dell’Ue con la Russia, farla finita con gli inviti all’Ucraina di entrare nella Nato, non ostacolare l’associazione dell’Ucraina sia all’Ue sia all’Unione euroasiatica, non cercare di servirsi di canali ucraini per incoraggiare una rivoluzione in Russia. Non credo, amici miei, di aver chiesto troppo. 

 
* Felix Stanevskiy è stato ambasciatore russo in Italia e in Georgia