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giovedì 31 luglio 2014

ITALIA: IN ARRIVO PRELIEVO FORZOSO?



Che le cose non stiano andando bene lo si capisce dall’intervista di ieri del premier Matteo Renzi a La7, dove ha ammesso che sarà difficile centrare l’obiettivo di crescita del governo dello 0,8% per quest’anno. Tuttavia, il premier ha aggiunto che una crescita dello 0,4%, 0,8% o dell’1,5% sarebbe indifferente, perché nulla cambierebbe nella vita ordinaria delle persone. Se a fare la battuta non fosse il capo di un governo, ci sarebbe da ridere. Difficile immaginare che per un’economia, il cui pil è del 9% più basso di quello del 2007 e che presenta una disoccupazione prossima al 13%, una crescita zero o una dell’1,5% sia uguale.

Comunque sia, si è trattato della prima ammissione del premier, seguita all’ennesima smentita (tutti “gufi”?) anche da parte del Fondo Monetario Internazionale, che ha stimato la crescita italiana a non più dello 0,3%. Per Bankitalia e Confindustria non andremo oltre lo 0,2%. Anche l’Istat avverte che la ripresa potrebbe non esserci stata nemmeno nel secondo trimestre.
Crescita giù, conti pubblici a rischio. Ormai non esiste un serio analista che non preveda la necessità di una manovra correttiva a settembre. Per JP Morgan e Mediobanca sarà nell’ordine di 20 miliardi di euro, che è anche la stessa cifra di cui si parla a porte chiuse nel PD, il partito del presidente del consiglio. Una stangata, insomma, tanto che si vocifera che il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, stia pensando a un prelievo sugli assegni pensionistici oltre i 3 mila euro all’anno. Peccato che non si è riusciti ad oggi a toccare le tasche dei pensionati d’oro, ossia di quanti percepiscono assegni mensili spropositati, rispetto ai contributi versati.
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La profezia di De Bortoli

Ieri, poi, alcuni organi di stampa hanno ripreso una presunta affermazione resa in privato agli amici da parte di niente di meno che del direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, il quale avrebbe definito Matteo Renzi “la rovina d’Italia”. De Bortoli avrebbe confidato agli amici che il governo sarà costretto a varare ad ottobre una manovra da 20 miliardi, che sarebbe in arrivo un prelievo forzoso, e che dopo arriverà la Troika (UE, BCE e FMI). E pare che il banchiere Giovanni Bazoli – presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa-Sanpaolo, a sua volta azionista in Rcs (il gruppo editoriale che controlla il Corriere) – condividerebbe le idee del direttore.
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Potremmo declassare le affermazioni di De Bortoli a semplice sfogo, a boutade, a esagerazioni del tutto personali e senza fondamento. Ma stiamo parlando non solo del numero uno del principale quotidiano italiano, bensì di colui che gestisce l’organo di informazione dei salotti buoni italiani, che ha perfetta percezione di cosa pensi la finanza nazionale e internazionale. Se De Bortoli arriva ad affermare che ci sarà una maxi-manovra da 20 miliardi, che sarà effettuato un prelievo forzoso e che alla fine arriverà la Troika, significa che verosimilmente ha informazioni che lo spingono a esternare simili frasi.

Renzi è isolato

L’isolamento di Renzi è crescente in Europa. Il governatore della BCE, Mario Draghi, lo ha attaccato già tre volte indirettamente e senza mai citarlo, a conferma che negli ambienti finanziari internazionali si starebbe ipotizzando un prossimo attacco dei mercati contro l’Italia, che è oggi l’unica economia a non mostrare segnali di ripresa e di miglioramento e insieme alla Francia è l’unico paese a non avere fatto le riforme.
Sarà pure un caso, ma la minaccia del premier di andare ad elezioni anticipate, nel caso in cui non passassero le riforme istituzionali, potrebbe essere la spia della paura di dovere affrontare una nuova crisi finanziaria, che stavolta sarebbe micidiale, intervenendo su un’economia già collassata. Renzi sa  che nei prossimi mesi rischia una fortissima impopolarità, un destino simile a quello che toccò nel novembre del 2011 all’amico avversario Silvio Berlusconi, che uscì da Palazzo Chigi travolto dai fischi. E pensare che allora l’economia italiana si trovava pure in uno stato invidiabile, rispetto a oggi.
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mercoledì 30 luglio 2014

DA SETTEMBRE IN SARDEGNA: ESERCITAZIONI MILITARI INTERNAZIONALI



Sulla Sardegna si prevede una pioggia di bombe e missili, anche israeliani, per il prossimo autunno.

Quirra e Perdasdefogu, a terra e per mare, Teulada, Capo Frasca e Macomer: poligoni e basi militari dove dal 21 settembre, primo giorno utile in base agli accordi con la Regione, riprenderanno dalla mattina alla notte esercitazioni e sperimentazioni interrotte per l'estate. 

Le attività sono già pianificate e riportate nel "Programma per il secondo semestre 2014" stilato dal ministero della Difesa. Ed ecco cosa verrà sparato durante le campagne coordinate con Stati alleati e nelle giornate in cui sventolerà solo il tricolore italiano.

QUIRRA

Tra Sarrabus e Ogliastra si parte subito con lancio di missili Aster 30 da terra, che per settimane voleranno affiancati dagli Stinger e monitorati col sistema Skyguard. Gli stessi militari definiscono "hot", calda, questa attività, che a ottobre verrà incrementata con i lanci di razzi "Spada". C'è tutta la tecnologia degli armamenti più avanzata, a capo San Lorenzo, ma anche una "ordinaria" azione di bombardamento dagli elicotteri. Il documento riporta novità anche risalenti all'anno scorso, quando tutte le esercitazioni sembravano essere state annullate. Sotto i nomi Boeing 767, Waltar e la tedesca Ewitr sono andate in scena invece delle guerre elettroniche simulate.

TEULADA

Per capire che succederà nel poligono del Sulcis basta leggere il sommario, senza addentrarsi nel calendario. Sono previsti: sgancio di bombe da aereo, tiri contro costa (dalle navi verso terra), scuola di tiro missili Tow, Panzerfaust e Milan (al centro delle polemiche, questi, perché armati con testate al torio) ma anche esercitazioni a fuoco di carri armati e di fucilieri. E per avere un'idea di cosa significhi questo programma basta leggere cosa è stato usato l'anno scorso e rendicontato quest'anno. Un lungo elenco che comprende, tra gli altri ordigni, razzi Minolux, Medusa e Faar, proiettili di tutti i calibri, bombe a mano e, per fare scena, anche "artifizi fumogeni".

CAPO FRASCA

 Sulla costa occidentale voleranno anche gli aerei dell'Iaf, l'aeronautica militare israeliana. Ma mentre su Gaza purtroppo fanno sul serio, in Sardegna si addestreranno. E faranno parte dei caccia e velivoli che scaricheranno "artifici", così li chiamano, da 6 chili a una tonnellata. Voleranno anche Tornado, Amx, Mirage, F16 e altri caccia di varie nazioni alleate dell'Italia. Tutti, assicurano dall'Aeronatica, sganceranno "inerti", ma saranno continue le esercitazioni con razzi da 2 pollici e i colpi con i "cannoncini di bordo".

MACOMER

 Quello di S'Ena Ruggia viene definito "poligono occasionale" e, a leggere il programma, se confrontato con quello che succede in contemporanea dalle altre parti, ci si tranquillizza: la Brigata Sassari userà solo armi individuali e bombe a mano. Per "soli" dodici giorni al mese.


Fonte:http://www.regione.sardegna.it/j/v/491?s=259784&v=2&c=1489&t=1 *

TRATTO DA: http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/07/sardegna-da-settembre-cavia-militare.html


GRILLO: IN PARLAMENTO PER EVITARE IL COLPO DI STATO, SENNO' PARLAMENTO IN PIAZZA














Beppe Grillo scrive sul suo blog che il M5S rimane in Parlamento per evitare il golpe e sostenere la democrazia. L’intento dei pentastellati è quello i restare a difendere l’Italia da un possibile colpo di Stato, che avverrebbe, secondo Grillo, con l’eliminazione del Senato come istituzione elettiva.

Ma il leader del Movimento 5 Stelle avverte che se non sarà lasciata loro altra scelta i grillini abbandoneranno, in via effettiva i posti guadagnati con il voto in Aula per ritornare nelle piazze, tra la gente.


Il tutto è spiegato nel post che inizia con le seguenti parole “Ieri ho incontrato a Roma i parlamentari cui ho sottoposto la proposta del Parlamento in piazza che è stata votata a larga maggioranza. Di seguito il testo del mio discorso e infine la richiesta del voto degli iscritti al M5S sulla proposta:”Il tempo è (quasi) scaduto. Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti della democrazia. Abbiamo pensato di migliorare il Paese attraverso le leggi popolari di Parlamento Pulito, prima vera riforma della legge elettorale, era il 2007 (leggi mai discusse in due legislature nonostante 350.0000 firme raccolte), con referendum sulla libera informazione, era il 2008 (referendum mai presi in considerazione dalle altre forze politiche e le cui firme furono cassate da Carnevale il giudice ammazza-sentenze). 


Ci siamo organizzati quindi in gruppo politico, il M5S, e siamo riusciti senza finanziamenti pubblici, con tutti i media contro, a diventare il primo soggetto politico nel febbraio del 2013. Da allora nei confronti del M5S c’è stata una guerra senza quartiere mai vista prima in Italia per delegittimarlo, spaccarlo, da parte del Sistema. Pd e Pdl, Napolitano regista, si sono inventati le larghe intese per tagliarci fuori, come due gangster che si spartiscono il territorio pur di non mollare nulla.”
 
Grillo racconta la storia già accaduta dal suo punto di vista, e prosegue ricordando come gli eletti del Movimento 5 Stelle, cittadini incensurati scelti dal basso, siano stati sempre completamente ignorati dagli altri deputati “Più di 160 cittadini incensurati sono entrati in Parlamento. Proposti dal basso da altri cittadini. Hanno lavorato duro per un anno e mezzo, fatto proposte di legge, emendamenti, interpellanze. Sono stati completamente ignorati, come se non ci fossero. Come se non rappresentassero milioni di elettori. 


Considerati come cani in chiesa. Ed ora assistiamo impotenti, grazie a partiti corrotti e complici, a un Presidente della Repubblica impresentabile e a un condannato in via definitiva. il cui partito è stato fondato con il concorso della mafia allo scempio della democrazia. Nessuna delle nostre istanze è presa in considerazione. Ci guardano con il sorriso sarcastico di chi ha il potere per diritto divino, di: “Io sono io e tu non sei un cazzo” e ci ignorano. Allora, che ci rimaniamo a fare in Parlamento? “ si chiede amareggiato Grillo.

Non ci sta a farsi prendere in giro dagli altri politici e non ci sta a far prendere in giro i suoi eletti A farci prendere per il culo, a sostenere un simulacro di democrazia mentre questi fanno un colpo di Stato? Rimarremo ancora fino a quando sarà possibile cercare di impedire il colpo di Stato con l’eliminazione del Senato elettivo. Dopo, se questi rottamatori della Costituzione non ci lasceranno scelta, ce ne andremo. Meglio uscire e parlare con i cittadini nelle piazze di Roma e d’Italia, meglio fare agorà tutti i giorni tra la gente che reggere il moccolo ai traditori della democrazia e della Patria. Li lasceremo soli a rimestare le loro leggi e usciremo tra i cittadini. Aria fresca.” Beppe Grillo”.


martedì 29 luglio 2014

RON PAUL : ISRAELE CREO' HAMAS



Caricato il 24/mag/2011
Ron Paul : Israele creo' Hamas per destabilizzare Arafat che all'epoca era molto potente
 

Il SIONISMO è un movimento geopolitico fondato poco piu' di 100 anni fa da Theodore Herze spinto dai
Rothschild.

Si vedano gli Ebrei contro il Sionismo : http://www.youtube.com/watch?v=wNLJY-...

La Palestina è sotto occupazione dal 1948


Gli Arabi sono Semiti, nulla è piu' antisemita del Sionismo

 

CENTINAIA DI MANIFESTANTI A NEW YORK CITY, DENUNCIANO LA GUERRA DI ISRAELE AI BAMBINI

lunedì 28 luglio 2014

QUEL FAMILISMO ITALICO CHE NON MUORE MAI.

scimmie 

di CLAUDIO BOLLENTINI

Alla ennesima notizia del politico di turno andato nei guai perchè si presume abbia favorito un paio di ex collaboratrici nel trovarle occupazione in alcune istituzioni pubbliche, i più, a cominciare dalla stampa, hanno citato il solito fenomeno italico del familismo amorale. Siamo alle solite, l’Italia non cambia mai. Un concetto come sempre ampiamente corroborato dallo spettacolo che di solito ci viene sottoposto in queste situazioni, ossia quel teatrino fatto di colleghi di partito che esprimono solidarietà e appoggio incondizionato, di utili idioti che suonano la grancassa gridando al complotto, di avversari “sconcertati” da tali malsane abitudini. Ma il fenomeno è generalizzato, da destra a sinistra, da nord a sud, nessuno escluso e nessuno esente da tale deleteria contaminazione. Per capire la portata del fenomeno, vi basta fare un giro nei palazzi del potere, statale, regionale o locale che sia, troverete un sacco di facce “note” nei corridoi, nelle anticamere e negli uffici. Tutta gente “nota” appunto per fedeltà e vicinanza al potentato di turno, non certo lì per merito o solo per merito.

Il familismo amorale è un concetto sociologico ormai consolidato nel lessico italiano, introdotto da Edward C. Banfield nel suo libro The Moral Basis of a Backward Society del 1958 (trad. it: Le basi morali di una società arretrata, 1976), scritto in collaborazione con la moglie (italiana) Laura Fasano. Le tesi di Banfield sono sempre state e sono oggetto di controversia e hanno stimolato un notevole dibattito sulla natura del familismo e sul ruolo della cultura nello sviluppo o nell’arretramento sociale ed economico in alcune aree dell’Italia meridionale. Ma purtroppo le cronache dell’ultimo cinquantennio tristemente sottolineano non solo la persistenza di un fenomeno sociale duro a morire, ma anche la sua presenza diffusa in tutto il resto del Paese, da Nord a Sud. La tesi centrale dello studio è una problematica socio-culturale assai nota alle nostre latitudini, ma mai precedentemente studiata a fondo e da Banfield denominata appunto familismo amorale. Ampi strati di società si comportano come se seguissero la seguente regola che cito direttamente dal libro: “massimizza il guadagno materiale, a breve termine, della tua famiglia ristretta; assumi che tutti gli altri facciano lo stesso”.

Le regole del familismo amorale, come si vede, sono in effetti due: la prima indica all’individuo cosa fare; la seconda gli offre un facile modo per interpretare il comportamento altrui e relazionarsi con la società. Sebbene entrambe siano deleterie per il progresso socio-economico a medio o lungo termine, la seconda è particolarmente dannosa, perché inquina i rapporti sociali ed impedisce che si formi un rapporto di collaborazione e fiducia con il governo e le istituzioni locali o nazionali: “… la dichiarazione di una persona o di una istituzione, di essere ispirata dall’interesse per la cosa pubblica, anziché per il proprio, è vista come una frode”; “in una società di familisti amorali sarà opinione comune che chi esercita il potere sia egoista e corrotto… il votante userà il voto … per punire”. Non è in discussione, evidentemente, l’esistenza di funzionari pubblici corrotti e di servizi inefficienti (peraltro ampiamente analizzati da Banfield), ma l’idea che tutti i funzionari siano necessariamente corrotti e tutti i servizi necessariamente inefficienti e meritevoli di punizione; e non di rado gli intervistati da Banfield esprimevano ammirazione per il regime fascista (al potere fino a dieci anni prima dello studio) ritenuto capace di controllare e punire i suoi funzionari.

Dal 1958 ad oggi ne è passata di acqua sotto i ponti, ma le tendenze dei comportamenti della società italiana non sembrano granchè cambiati. Il familismo amorale, per certi versi adattato ai tempi, ha sempre tenuto a bagnomaria il paese in una situazione di evidente arretratezza sociale con tanti saluti al merito, alla trasparenza, all’efficienza e all’onestà che restano per tanti solo sogni di un paese moderno o semplicemente normale. Siamo così, ahimè, noi di quà e le caste e castine con relativi servili seguaci asseragliati in una fortezza che sarà pure dorata, ma assomiglia sempre di più ad una Bastiglia.
 

fonte:  http://www.labissa.com/

sabato 26 luglio 2014

MONETA ALTERNATIVA: A ROMA C'E' LO SCEC

http://www.comune.manfredonia.fg.it/files/Image/arcipelago_scec.jpg 
Contrastare la crisi, trovare soluzioni intelligenti ed alternative alla grande distribuzione e rivitalizzare il commercio di vicinato. A Roma, nel quartiere San Lorenzo, da qualche tempo è cominciata una sperimentazione completamente dal basso ed un “po’ folle”: lo SCEC è una moneta complementare che fa bene all’economia e all’identità locale. L’obiettivo non è dichiarare guerra alle distribuzione organizzata, ma arricchire di significato l’esperienza di abitare una città.

La Nave folle
Nella piazza del mercato del quartiere San Lorenzo a Roma c’è la Nave dei folli: è qui che ho conosciuto lo SCEC, lo Sconto ChE Cammina. A capo della Nave, generoso e affascinante banco di verdure e frutti bio, ci sono “due matti. Così si definiscono Francesco Blasi e Francesco Mulas, due professionisti che nel 2009 hanno pensato di imbarcarsi in questo progetto, un po’ folle e molto ambizioso. Perché folle? Il progetto consiste in “un accordo che dà valore a un pezzo di carta – racconta Francesco Blasi – che naturalmente è fiduciario”. L’iniziativa ha preso vita in un momento di piena crisi per il Paese, un periodo molto complesso per far partire una simile idea. I dati Istat registrano infatti una tendenza costante al calo delle vendite durante gli ultimi 6 anni. Secondo un’indagine sui consumi delle famiglie italiane emerge che la maggioranza compra prodotti alimentari presso supermercati e ipermercati. Solo il 5,8% preferisce il mercato. Inoltre, rispetto a qualche anno fa, il 30,4% delle famiglie dichiara di aver ridotto la quantità dei prodotti alimentari acquistati e il 6,5% di aver diminuito sia la quantità che la qualità. Si spende meno e si tendono a preferire gli hard discount.

Nel 2008 è nata l’associazione Arcipelago SCEC, che ha ereditato le numerose esperienze di buoni locali presenti sul territorio italiano: Ecoroma, Scec, Kro, Thyrus e Tau. L’iniziativa, su base volontaria, è ormai presente a livello nazionale con 11 “isole” ed è nata proprio per contrastare il richiamo della grande distribuzione organizzata e per promuovere un modo nuovo, o forse antico, di orientare i consumi al fine di creare benessere per il territorio. L’ambizione del progetto è attivare circuiti di spesa capaci di irrorare l’economia locale, indirizzando i consumatori verso commercianti, produttori e artigiani locali.

Come funziona il buono locale
Gli SCEC si utilizzano insieme all’euro: sono buoni locali che affiancano la moneta ufficiale (qui il video). Come qualsiasi altro buono, uno SCEC dà diritto a ricevere un vantaggio: in questo caso uno sconto. Ogni commerciante che aderisce ad Arcipelago SCEC sceglie la percentuale di sconto, pagabile in SCEC, a sua discrezione – dal 10% fino al 30%. 4 kg di pesche, anziché 6 euro, potrebbero costare 5 euro e 1 SCEC. Queste banconote che “camminano” al fianco dell’Euro, un progetto grafico di Giacomo Faiella, “sono pezzi di carta del valore di mezzo, uno, due, cinque, dieci, venti e cinquanta euro di sconto”. Nel 2010 l'Agenzia delle Entrate ne ha sancito la legittimità fiscale.

Per aderire all’iniziativa ed iniziare a usare i buoni è necessario attivare gratuitamente il proprio conto online SCEC. Oggi a San Lorenzo anche molte persone anziane fanno la spesa con gli SCEC. “È stato un successo e un’emozione vedere gli anziani con questi pezzi di carta in mano”, dice Francesco. Il valore degli SCEC, in realtà, va al di là della mera possibilità di ricevere uno sconto. Uno degli obiettivi fondanti, oltre alla valorizzazione dell’economia locale, è “avvicinare a un contatto diretto con i produttori e far riflettere sul significato dei soldi” spiega Francesco. Suggerire un percorso d’acquisto alternativo alla grande distribuzione organizzata rappresenta un primo passo per contrastare il drenaggio di risorse locali.

Tessuto urbano che cambia
Ma dove sono finiti commercianti, produttori e artigiani locali nelle nostre città? Sono sempre meno e tendono a soffocare in tessuti urbani che, trasformandosi in scenari sempre più standardizzati e globali, tolgono loro ossigeno. Stiamo parlando di esemplari che sono ormai in via d’estinzione, soprattutto nei paesaggi contemporanei delle grandi metropoli. A Roma, secondo i dati del Cna, in una decina di anni è crollato del 37% il numero delle botteghe artigiane, mentre è schizzato ad un +219% quello della ristorazione veloce, pizzerie, paninoteche, etc. Così, mentre si perdono falegnamerie, piccole botteghe e laboratori, la città si riempie di fast food e mega-store.

Le città ridisegnano il proprio volto, omologandolo a quello di tutte le altre. E se è vero che le città e il modo in cui si organizzano influenzano profondamente i nostri consumi e le nostre abitudini, questa transizione dovrebbe interessarci molto da vicino. Ogni città sta diventando uguale ad ogni altra, in quanto contraddistinta e punteggiata dai soliti e ripetuti/ripetibili segni[1]. I layout standardizzati delle grandi catene commerciali spogliano le strade della loro unicità, creando dei cloni urbani. Non saremo forse arrivati a Trude? “Se toccando terra a Trude non avessi letto il nome della città scritto a grandi lettere, avrei creduto d’essere arrivato allo stesso aeroporto da cui ero partito. […] Seguendo le stesse frecce si girava le stesse aiole delle stesse piazze. Le vie del centro mettevano in mostra mercanzie imballaggi insegne che non cambiavano in nulla”[2].

Un progetto per la comunità
La progressiva scomparsa del commercio di vicinato, quale effetto dell’affermarsi di modelli di consumo globalizzanti, sta determinando la perdita di benefici non solo economici, ma anche qualitativi per le comunità[3]. Se da un lato il commercio locale contribuisce a rafforzare una forte identità comunitaria, al contrario le grandi catene seminano omologazione nel tessuto urbano. In molte città italiane artigiani, commercianti, ma anche casalinghe, professionisti e disoccupati di tutte le età e classi di appartenenza utilizzano quotidianamente gli SCEC e cooperano per mantenere in forma economia, identità e comunità locali. Il punto non è dichiarare guerra ai giganti della grande distribuzione, sarebbe più che folle! Ma arricchire di significato l’esperienza di abitare una città. Lo SCEC è in fondo uno strumento che offre anche l’opportunità di rimettere a fuoco il rapporto tra comunità e territorio. Un esercizio complesso, ma imprescindibile che dovremmo abituarci a frequentare per prendere parte ed essere parte di città e comunità più smart.

[1] Ilaria Scarso, La fuoriuscita di attività dal cuore metropolitano, Cittalia – Fondazione Anci Ricerche 2008
[2] Italo Calvino, Le città invisibili, Mondadori, Milano 1993
[3] Ilaria Scarso, La fuoriuscita di attività dal cuore metropolitano, Cittalia – Fondazione Anci Ricerche 2008


venerdì 25 luglio 2014

PROPAGANDA RUSSA




Video quasi certamente creato dall’apparato di propaganda internet di Putin, che è davvero tostissimo (Putin ha cooptato già dieci anni fa blogger e giovanissimi esperti di comunicazione internet, talvolta geniali). Di infografiche così complesse - e costose - se ne vedono poche. Gli ex KGB non sanno solo mentire, ma anche dire la verità per manipolare l’opinione pubblica (Roberto Dal Bosco) www.effedieffe.com

giovedì 24 luglio 2014

RELIGIONE, SUMERI ANUNNAKI...E NIBIRU


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La religione dei Sumeri – se così possiamo veramente definirla – era ovviamente politeista: molti erano infatti gli ANUNNAKI che gestivano il potere suddiviso nei vari territori.

Gli dèi erano quindi necessariamente divinità locali. Abbiamo già detto che il signore dell’impero era ANU, la cui comparsa si fa risalire al IV millennio a.C. Nel complesso delle divinità la sua era una figura decisamente evanescente, astratta; non era un creatore (in effetti abbiamo visto come il creatore fosse ENKI); non era oggetto di un culto concreto e continuo come gli altri “dèi”. Il suo tempio si trovava nella città di Uruk (Ur o Erek della Bibbia?) e si chiamava EANNA, “Casa del cielo”.

Il potere degli “dèi” e dei re che furono scelti a rappresentarli quando «il comando fu fatto scendere dai cieli sulla terra» derivava direttamente da ANU, per questo a lui si potevano rivolgere esclusivamente i sovrani e non i sudditi. Di qui forse il concetto di lontananza e inaccessibilità divina, maturato nel corso delle elaborazioni teologiche sviluppatesi nei secoli successivi.

ANU dimorava in alto, lontano, su NIBIRU, e secondo i racconti dei Sumeri scese una sola volta, o forse due, sulla Terra, per vedere l’operato dei suoi figli. Di loro abbiamo già detto: ENLIL (signore dell’alto, dell’aria, o delle parti alte) ed ENKI (signore della terra, delle parti basse, e dell’acqua: il creatore dell’uomo).

Una divinità femminile molto importante era INANNA, conosciuta in seguito come Ishtar, Astarte, Iside, Afrodite e Venere nelle varie culture dell’area mediorientale e mediterranea. Questa divinità amava molto viaggiare sulla sua macchina volante, per cui veniva rappresentata con tuta e caschetto da pilota!

Bisogna dire che il concetto di “spazio” era il fondamento di tutto ciò che riguardava il divino: il termine sumerico per indicare la divinità, DINGIR, rimandava infatti al significato di “apparizione celeste” e ne segnava la caratteristica della luminosità, del brillare; questo termine richiamerebbe quindi i signori delle macchine volanti che ovviamente apparivano luminose e scintillanti nei cieli. L’ideogramma che lo rappresentava raffigurava una stella e la sua pronuncia indicava proprio un “essere dell’alto”.

Notiamo subito che si tratta esattamente dello stesso significato del termine biblico ELOHÌM, “i signori dell’alto”: termine che viene normalmente – ma erroneamente! – tradotto al singolare per mantenere il concetto dell’unicità di Dio.

Il Libro che Cambierà per Sempre le Nostre Idee sulla Bibbia - Nuova Edizione Tratto da “Il libro che cambierà per sempre le nostre idee sulla Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, lo trovi QUI.

 La Bibbia è un Libro di Storia - Cofanetto 3 Libri 

SI VEDA ANCHE MICHAEL TELLINGER QUI

 

mercoledì 23 luglio 2014

PUTIN: IL DISCORSO ALL'OCCIDENTE


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Vladimir Putin ha detto che i poteri occidentali dovrebbero permettere ai paesi del mondo “di vivere a propria discrezione e non sotto la dittatura di qualcuno che perseguita”. Ecco alcune citazioni top del Presidente, durante l’incontro con i diplomatici russi.

‘Il principio di non interferenza deve adattarsi nelle realtà europee’


 ‘Il ricatto è il mezzo sbagliato nelle relazioni internazionali’

“L’Occidente dovrebbe smettere di trasformare il mondo in una caserma globale’

‘Il presidente ucraino è totalmente responsabile della violenza’

‘Non dobbiamo sacrificare i nostri interessi vitali solo per avere il permesso di stare seduti al tavolo, accanto a qualcuno”.

‘Le relazioni Russia-China sono un esempio per gli altri’   

>>> tutto l'articolo qui:http://www.thelivingspirits.net/societa-orwelliana/putin-all-occidente-smettere-di-trasformare-il-mondo-in-una-caserma-globale.html


SI VEDANO ANCHE:

IL MESSAGGIO DI PUTIN AL MONDO

http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/06/putin-dallaccordo-con-la-cina-agli.html
http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/05/la-russia-adotta-un-proprio-sistema.html
http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/05/putin-gli-usa-hanno-sovvenzionato-il.html
http://cafedehumanite.blogspot.it/2014/04/sondaggio-di-independent-in-uk-82.html
 

martedì 22 luglio 2014

LOMBARDO-VENETI CONTRO L'EUROPA ARTIFICIALE

Mitteleuropa dei lombardoveneti contro l’Europa artificiale 

i GIUSEPPE REGUZZONImitteleuropa
Mitteleuropa non significa solo Europa Centrale, significa Centro dell’Europa, perché l’Europa ha una storia, delle radici profonde e un cuore che sono altra cosa da quella costruzione massonico finanziaria che è l’attuale Unione Europea.
Quello di Mitteleuropa è un concetto che, oggi, in Italia è ridotto a categoria artistico-letteraria, in Germania e in Austria è al più accettato come riferimento storiografico, non senza qualche imbarazzo derivante da quella che Hinz ha definito la “psicologia della disfatta”.
Eppure non si tratta di un concetto vuoto. La Mitteleuropa, a noi Lombardi e Veneti, parla di una storia di relazioni, di un’anima e di un’identità in gran parte sommersa ed espropriata dalla storia “artificiale” di uno Stato-Nazione che non è mai riuscito a realizzarsi compiutamente.
A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale è più che mai evidente che le astrazioni di Versailles, i confini disegnati con squadra e compasso, non hanno funzionato. Con i suoi venti milioni di morti, la Grande Guerra è stata la premessa di tutti i regimi totalitari del secolo XX, della seconda guerra mondiale, della spaccatura artificiosa tra Europa occidentale e orientale, della guerra fredda e dei mostri che ancora oggi minacciano la pace e la libertà. L’Europa ha un cuore, che per sessant’anni è stato diviso, ma, ora, le ragioni della geopolitica tornano a farsi sentire, come un fiume carsico che riemerge prepotente.
Come Lombardi e come Veneti vorremmo ripensare il nostro rapporto con l’Europa in riferimento a questo suo cuore antico, non agli artifici di un atlantismo radicale, quello su cui insistono i centri teocon e neocon, che ha ormai fatto il suo tempo. Ormai persino negli Stati Uniti ci si comincia a rendere conto che i deliri neocon sulla lotta al terrorismo globale e sull’esportazione della democrazia (chissà perché le due cose dovrebbero per forza andare insieme?) non hanno prodotto che devastazione, morte e ulteriore fanatismo. Le “primavere arabe”, la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan sono lì a dirlo. L’Ucraina sta conoscendo la “democratizzazione” dei premi nobel per la pace UE e Obama a colpi di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile delle sue regioni orientali (che sono russe, non russofile).
L’Europa delle regioni e dei popoli non è semplicemente l’antitesi dell’UE così come la conosciamo oggi, è, piuttosto, l’ultima possibilità che l’Europa ha per essere se stessa e non ridursi allo stato di colonia.
Non si tratta, peraltro, solo di un progetto o di uno slogan. L’Europa dei popoli e delle regioni è il criterio con cui vogliamo valutare e giudicare quello che accade alle nostre porte. Basta chiedersi chi sono i nostri vicini. Basta passare le Alpi, affacciarsi su di esse, per percepire un’aria diversa, un modo di vivere e di lavorare che sentiamo più nostro di quello dei corridoi e dei palazzi della Roma del Potere. Lo so, si obietterà, che di questi nostri popoli è rimasto poco, ma poco è infinitamente più di nulla e, a volte, dove non arrivano gli ideali, arrivano gli interessi. La questione sociale, il dramma del lavoro che non c’è, l’oppressione fiscale, la decrescita disordinata non potranno avere risposte a livello di stato-nazione per il semplice fatto che il centralismo, di cui esso si nutre, non riesce più a conciliare i diversi interessi delle parti che lo compongono. E, a questo punto, prima ancora che di identità, è e sarà questione di sopravvivenza …

- See more at: http://www.lindipendenzanuova.com/mitteleuropa-lombardoveneto-grande-guerra/#sthash.jpb42Fg2.dpuf
Di GIUSEPPE REGUZZON 
Mitteleuropa non significa solo Europa Centrale, significa Centro dell’Europa, perché l’Europa ha una storia, delle radici profonde e un cuore che sono altra cosa da quella costruzione massonico finanziaria che è l’attuale Unione Europea.

Quello di Mitteleuropa è un concetto che, oggi, in Italia è ridotto a categoria artistico-letteraria, in Germania e in Austria è al più accettato come riferimento storiografico, non senza qualche imbarazzo derivante da quella che Hinz ha definito la “psicologia della disfatta”.

Eppure non si tratta di un concetto vuoto. La Mitteleuropa, a noi Lombardi e Veneti, parla di una storia di relazioni, di un’anima e di un’identità in gran parte sommersa ed espropriata dalla storia “artificiale” di uno Stato-Nazione che non è mai riuscito a realizzarsi compiutamente.
A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale è più che mai evidente che le astrazioni di Versailles, i confini disegnati con squadra e compasso, non hanno funzionato.
Con i suoi venti milioni di morti, la Grande Guerra è stata la premessa di tutti i regimi totalitari del secolo XX, della seconda guerra mondiale, della spaccatura artificiosa tra Europa occidentale e orientale, della guerra fredda e dei mostri che ancora oggi minacciano la pace e la libertà. L’Europa ha un cuore, che per sessant’anni è stato diviso, ma, ora, le ragioni della geopolitica tornano a farsi sentire, come un fiume carsico che riemerge prepotente.

Come Lombardi e come Veneti vorremmo ripensare il nostro rapporto con l’Europa in riferimento a questo suo cuore antico, non agli artifici di un atlantismo radicale, quello su cui insistono i centri teocon e neocon, che ha ormai fatto il suo tempo. Ormai persino negli Stati Uniti ci si comincia a rendere conto che i deliri neocon sulla lotta al terrorismo globale e sull’esportazione della democrazia (chissà perché le due cose dovrebbero per forza andare insieme?) non hanno prodotto che devastazione, morte e ulteriore fanatismo.

Le “primavere arabe”, la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan sono lì a dirlo. L’Ucraina sta conoscendo la “democratizzazione” dei premi nobel per la pace UE e Obama a colpi di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile delle sue regioni orientali (che sono russe, non russofile).

L’Europa delle regioni e dei popoli non è semplicemente l’antitesi dell’UE così come la conosciamo oggi, è, piuttosto, l’ultima possibilità che l’Europa ha per essere se stessa e non ridursi allo stato di colonia.

Non si tratta, peraltro, solo di un progetto o di uno slogan. L’Europa dei popoli e delle regioni è il criterio con cui vogliamo valutare e giudicare quello che accade alle nostre porte. Basta chiedersi chi sono i nostri vicini. Basta passare le Alpi, affacciarsi su di esse, per percepire un’aria diversa, un modo di vivere e di lavorare che sentiamo più nostro di quello dei corridoi e dei palazzi della Roma del Potere. Lo so, si obietterà, che di questi nostri popoli è rimasto poco, ma poco è infinitamente più di nulla e, a volte, dove non arrivano gli ideali, arrivano gli interessi.
 

La questione sociale, il dramma del lavoro che non c’è, l’oppressione fiscale, la decrescita disordinata non potranno avere risposte a livello di stato-nazione per il semplice fatto che il centralismo, di cui esso si nutre, non riesce più a conciliare i diversi interessi delle parti che lo compongono. E, a questo punto, prima ancora che di identità, è e sarà questione di sopravvivenza …

FONTE:  http://www.lindipendenzanuova.com/mitteleuropa-lombardoveneto-grande-guerra/#sthash.jpb42Fg2.dpuf

i GIUSEPPE REGUZZONImitteleuropa
Mitteleuropa non significa solo Europa Centrale, significa Centro dell’Europa, perché l’Europa ha una storia, delle radici profonde e un cuore che sono altra cosa da quella costruzione massonico finanziaria che è l’attuale Unione Europea.
Quello di Mitteleuropa è un concetto che, oggi, in Italia è ridotto a categoria artistico-letteraria, in Germania e in Austria è al più accettato come riferimento storiografico, non senza qualche imbarazzo derivante da quella che Hinz ha definito la “psicologia della disfatta”.
Eppure non si tratta di un concetto vuoto. La Mitteleuropa, a noi Lombardi e Veneti, parla di una storia di relazioni, di un’anima e di un’identità in gran parte sommersa ed espropriata dalla storia “artificiale” di uno Stato-Nazione che non è mai riuscito a realizzarsi compiutamente.
A cento anni dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale è più che mai evidente che le astrazioni di Versailles, i confini disegnati con squadra e compasso, non hanno funzionato. Con i suoi venti milioni di morti, la Grande Guerra è stata la premessa di tutti i regimi totalitari del secolo XX, della seconda guerra mondiale, della spaccatura artificiosa tra Europa occidentale e orientale, della guerra fredda e dei mostri che ancora oggi minacciano la pace e la libertà. L’Europa ha un cuore, che per sessant’anni è stato diviso, ma, ora, le ragioni della geopolitica tornano a farsi sentire, come un fiume carsico che riemerge prepotente.
Come Lombardi e come Veneti vorremmo ripensare il nostro rapporto con l’Europa in riferimento a questo suo cuore antico, non agli artifici di un atlantismo radicale, quello su cui insistono i centri teocon e neocon, che ha ormai fatto il suo tempo. Ormai persino negli Stati Uniti ci si comincia a rendere conto che i deliri neocon sulla lotta al terrorismo globale e sull’esportazione della democrazia (chissà perché le due cose dovrebbero per forza andare insieme?) non hanno prodotto che devastazione, morte e ulteriore fanatismo. Le “primavere arabe”, la Libia, la Siria, l’Iraq, l’Afganistan sono lì a dirlo. L’Ucraina sta conoscendo la “democratizzazione” dei premi nobel per la pace UE e Obama a colpi di bombardamenti a tappeto sulla popolazione civile delle sue regioni orientali (che sono russe, non russofile).
L’Europa delle regioni e dei popoli non è semplicemente l’antitesi dell’UE così come la conosciamo oggi, è, piuttosto, l’ultima possibilità che l’Europa ha per essere se stessa e non ridursi allo stato di colonia.
Non si tratta, peraltro, solo di un progetto o di uno slogan. L’Europa dei popoli e delle regioni è il criterio con cui vogliamo valutare e giudicare quello che accade alle nostre porte. Basta chiedersi chi sono i nostri vicini. Basta passare le Alpi, affacciarsi su di esse, per percepire un’aria diversa, un modo di vivere e di lavorare che sentiamo più nostro di quello dei corridoi e dei palazzi della Roma del Potere. Lo so, si obietterà, che di questi nostri popoli è rimasto poco, ma poco è infinitamente più di nulla e, a volte, dove non arrivano gli ideali, arrivano gli interessi. La questione sociale, il dramma del lavoro che non c’è, l’oppressione fiscale, la decrescita disordinata non potranno avere risposte a livello di stato-nazione per il semplice fatto che il centralismo, di cui esso si nutre, non riesce più a conciliare i diversi interessi delle parti che lo compongono. E, a questo punto, prima ancora che di identità, è e sarà questione di sopravvivenza …
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lunedì 21 luglio 2014

LA SUPERPOLIZIA EUROPEA: EUROGENDFOR. QUARTIER GENERALE A VICENZA

Polizia militare portoghese nell'Eurogendfor

L’Unione Europea si sta preparando a usare reparti militari antisommossa in tutti gli Stati membri, per reprimere il dissenso contro la grande crisi che sta devastando il continente. A rilanciare l’allarme su Eurogendfor, la nuova “gendarmeria europea” con poteri speciali con base a Vicenza, è il deputato tedesco Andrej Hunko, secondo cui si stanno creando i presupposti legali per dislocare in tutta Europa le unità speciali, e al tempo stesso «la Commissione Europea sta lavorando intensamente sulla creazione di una polizia Ue come di una magistratura Ue». L’utilizzo della “European Gendarmerie Forces” sarebbe legittimato dal ricorso alla “clausola di solidarietà”, anche se in realtà «l’Ue ha già un meccanismo di mutua assistenza in caso di disastro». La novità è che «verrano impiegate forze di polizia con status militare». Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Paesi Bassi sono i fondatori della Eurogendfor, che opererà in tutto il continente anche presso le unità di polizia nazionali, la Nato e l’Onu. La “clausola” «segna ulteriormente il passo verso la militarizzazione della politica interna» europea.
La “clausola di solidarietà”, spiega Hunko su “Global Research” in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”, impegna gli Stati membri dell’Ue a una nuova forma di assistenza reciproca, qualora avvenga «un disastro o un non ben definito stato di crisi». Un paese potrà invocare la “clausola” se una crisi superasse le sue capacità di risposta. «L’adozione della clausola da parte del Consiglio degli Affari Generali ha avuto luogo in segreto», è la denuncia di Hunko. «Il punto non trovava menzione nell’agenda dell’incontro e neanche la stampa ne era stata informata». La “clausola di solidarietà” «amplifica il ruolo dei due intelligence service stile Ue come unità di crisi, e crea inoltre il presupposto giuridico per la possibilità della Commissione Europea di dispiegare unità speciali di polizia del “Network Atlas”», di cui fa parte il Gsg 9, il corpo di unità d’élite della polizia tedesca, già all’opera nel 2013 con esercitazioni su larga scala, condotte con analoghi reparti di altri paesi europei.
In Italia, pochissime voci fuori dal coro si sono levate sull’ambiguo statuto giuridico di Eurogendfor, che non sarebbe sottoposta ad alcuna restrizione: gli operatori della polizia speciale non risponderebbero alla legge di nessun paese e a nessuna magistratura ordinaria, neppure in caso di danni a cose e persone, fino all’omicidio. Una svolta di questo genere prelude senz’altro a una imminente «militarizzazione della politica interna», dal momento che «personale militare può essere inviato ad un altro Stato membro, su richiesta». Aggiunge Hunko: «Io sono molto preoccupato che questa versione “ad uso domestico” dell’articolo 5 sulla reciproca assistenza: potrebbe essere applicata in situazioni che potrebbero avere un effetto dannoso sulla popolazione, sull’ambiente e sul diritto alla proprietà privata». Per consentire il ricorso all’uso della forza da parte di Eurogendfor piotrebbero bastare manifestazioni, normali scioperi, nonché «serrate politicamente motivate nelle aree dell’energia e dei trasporti». Anziché di una “super-polizia militare” protetta dall’impunità, conclude il parlamentare tedesco, «avremmo bisogno di un meccanismo che andasse a rinforzare le politiche di solidarietà civile all’interno dell’Ue».
L’Unione Europea si sta preparando a usare reparti militari antisommossa in tutti gli Stati membri, per reprimere il dissenso contro la grande crisi che sta devastando il continente.

 A rilanciare l’allarme su Eurogendfor, la nuova “gendarmeria europea” con poteri speciali con base a Vicenza, è il deputato tedesco Andrej Hunko, secondo cui si stanno creando i presupposti legali per dislocare in tutta Europa le unità speciali, e al tempo stesso «la Commissione Europea sta lavorando intensamente sulla creazione di una polizia Ue come di una magistratura Ue». 

L’utilizzo della “European Gendarmerie Forces” sarebbe legittimato dal ricorso alla “clausola di solidarietà”, anche se in realtà «l’Ue ha già un meccanismo di mutua assistenza in caso di disastro». La novità è che «verrano impiegate forze di polizia con status militare». Portogallo, Spagna, Italia, Francia e Paesi Bassi sono i fondatori della Eurogendfor, che opererà in tutto il continente anche presso le unità di polizia nazionali, la Nato e l’Onu. La “clausola” «segna ulteriormente il passo verso la militarizzazione della politica interna» europea.

Andrej HunkoLa “clausola di solidarietà”, spiega Hunko su “Global Research” in un post ripreso da “Come Don Chisciotte”, impegna gli Stati membri dell’Ue a una nuova forma di assistenza reciproca, qualora avvenga «un disastro o un non ben definito stato di crisi»

Un paese potrà invocare la “clausola” se una crisi superasse le sue capacità di risposta. «L’adozione della clausola da parte del Consiglio degli Affari Generali ha avuto luogo in segreto», è la denuncia di Hunko, esponente della sinistra (Linke). «Il punto non trovava menzione nell’agenda dell’incontro e neanche la stampa ne era stata informata». La “clausola di solidarietà” «amplifica il ruolo dei due intelligence service stile Ue come unità di crisi, e crea inoltre il presupposto giuridico per la possibilità della Commissione Europea di dispiegare unità speciali di polizia del “Network Atlas”», di cui fa parte il Gsg 9, il corpo di unità d’élite della polizia tedesca, già all’opera nel 2013 con esercitazioni su larga scala, condotte con analoghi reparti di altri paesi europei.

In Italia, pochissime voci fuori dal coro si sono levate sull’ambiguo statuto giuridico di Eurogendfor, che non sarebbe sottoposta ad alcuna restrizione: gli operatori della polizia speciale non risponderebbero alla legge di nessun paese e a nessuna magistratura ordinaria, neppure in caso di danni a cose e persone, fino all’omicidio. 

Una svolta di questo genere prelude senz’altro a una imminente «militarizzazione della politica interna», dal momento che «personale militare può essere inviato ad un altro Stato membro, su richiesta». 

Aggiunge Hunko: «Io sono molto preoccupato che questa versione “ad uso domestico” dell’articolo 5 sulla reciproca assistenza: potrebbe essere applicata in situazioni che potrebbero avere un effetto dannoso sulla popolazione, sull’ambiente e sul diritto alla proprietà privata». Per consentire il ricorso all’uso della forza da parte di Eurogendfor piotrebbero bastare manifestazioni, normali scioperi, nonché «serrate politicamente motivate nelle aree dell’energia e dei trasporti». Anziché di una “super-polizia militare” protetta dall’impunità, conclude il parlamentare tedesco, «avremmo bisogno di un meccanismo che andasse a rinforzare le politiche di solidarietà civile all’interno dell’Ue».

FONTE:  http://www.libreidee.org/2014/07/eurogendfor-la-super-polizia-ue-contro-chi-sciopera/?utm_source=pulsenews&utm_medium=referral&utm_campaign=feed+%28LIBRE+-+associazione+di+idee%29

domenica 20 luglio 2014

GIUSEPPE FLAVIO: LE SCHIERE CELESTI, DA "GUERRA GIUDAICA"

Il Dio Alieno della Bibbia - Libro 

Si tratta di un evento la cui descrizione richiama in modo stupefacente alcuni dei brani che abbiamo incontrato [ http://www.maurobiglino.it/?p=2877] nella disamina della molteplicità degli Elohìm.

Tra il 66 e il 70 d.C. Roma interviene per sedare le ribellioni scoppiate in Giudea e a Gerusalemme: il conflitto terminerà con la conquista e distruzione della città ad opera dell’esercito romano comandato da Tito.

L’opera citata narra queste vicende e Giuseppe Flavio scrive testualmente (Libro VI, cap. 5,296-299):
(296) Non molti giorni dopo la festa, il ventuno del mese di Artemisio, apparve una visione miracolosa cui si stenterebbe a prestar fede;
(297) e in realtà, io credo che ciò che sto per raccontare potrebbe apparire una favola, se non avesse da una parte il sostegno dei testimoni oculari, dall’altra la conferma delle sventure che seguirono [corsivo dell’autore].
(298) Prima che il sole tramontasse, si videro in cielo su tutta la regione carri da guerra e schiere di armati che sbucavano dalle nuvole e circondavano le città.
(299) Inoltre, alla festa che si chiama la Pentecoste, i sacerdoti che erano entrati di notte nel tempio interno per celebrarvi i soliti riti riferirono di aver prima sentito una  scossa e un colpo, e poi un insieme di voci che dicevano:
«Da questo luogo noi ce ne andiamo».
Non possiamo far altro che chiederci:
• Di chi sta parlando Giuseppe Flavio?
• Perché lui stesso afferma che ciò si è visto era straordinario al punto da essere incredibile? «Per fortuna c’erano dei testimoni», sembra quasi esclamare compiaciuto, e il fenomeno risulta quindi innegabile.
Da chi è composto quell’esercito celeste?
• Chi sono gli individui che dicono di voler lasciare quel luogo?
• Sono le schiere degli Elohìm e dei [malakhìm] che lasciano per sempre il loro governatorato?

Non lo sappiamo con certezza, ma quell’evento non è isolato.

Nei versi 289 e 290 Giuseppe Flavio ricorda che «in un tempo precedente» in cielo si era presentato… un astro a forma di spada e una cometa che durò un anno o come quando […] essendosi il popolo radunato per la festa degli Azzimi […] all’ora nona della notte l’altare e il tempio furono circonfusi da un tale splendore, che sembrava di essere in pieno giorno, e il fenomeno durò per mezz’ora…

Notiamo una precisione temporale quasi cronometrica nel descrivere fenomeni riconducibili a schiere celesti e a non meglio identificate presenze accompagnate da fenomeni stupefacenti.
Forse, al suo tempo, i “vigilanti” di cui parla Daniele erano ancora lì.

Tratto da “Il Dio alieno della Bibbia” di Mauro Biglino, Uno Editori, 

sabato 19 luglio 2014

CONTROLLORE DI VOLO @ AEROPORTO KIEV: ESERCITO UCRAINA HA ABBATTUTO AEREO MALAYSIA


Jul 17, 2014

ETN (Global Travel Industry News) ha ricevuto info da un controllore di traffico aereo a Kiev, sul volo MH17 della Malaysia Airlines .
Questo controllore aereo è di cittadinanza spagnola e lavorava in Ucraina. E' stato messo fuori servizio come controllore di traffico aereo civile insieme ad altri stranieri, subito dopo che il velivolo passeggeri della Malaysia Airlines è stato abbattuto sull'Ucraina Orientale, uccidendo
295 passenggeri el 'equipaggio di bordo


Il controllore del traffico aereo ha avanzato la ipotesi, in una valutazione privata e basandosi su fonti militari in Kiev, che l'esercito ucraino sia stato dietro questo abbattimento. I dati radar sono stati immediatamente confiscati dopo che è stato chiaro che un jet passeggeri era stato abbattuto.

I controllori di traffico aereo militare nella comunicazione interna hanno riconosciuto che l'esercito era coinvolto  e delle chiacchiere militari hanno detto  di non sapere da dove originasse l'ordine di abbattere l'aereo.

Naturalmente è accaduto dopo una serie di errori, dato che lo stesso aereo è stato scortato da due caccia ucraini fino a 3 minuti prima di scomparire dal radar.

Degli screen shots del radar mostrano un inspiegabile cambio di rotta del boeing Malaysiano, cambio che ha portato l'aereo direttamente sulla regione di conflitto dell'Ucraina dell'est


Alcuni tweets ricevuti avanzano l'ipotesi che ci sia stata una insurrezione militare segreta contro l'attuale presidente ucraino sotto la direzione  dell'ex Primo Ministro  Timoshenko.
Secondo le voci, la scatola nera di questo aereo abbattutto è stata presa dai separatisti di
Donetsk. Un portavoce del gruppo dei ribelli  ha detto che questa scatola nera sarebbe stata mandata al Quartier Generale di Mosca dell' Interstate Aviation Committee


Il primo Ministro dell'autoproclamatasi Repubblica Popolare di Donetsk, Andrew Purgin, ha affermato che i dati di volo dell'aereo schiantatosi, saranno trasferiti a Mosca per essere esaminati.
Alcune fonti dicono che la leadership del gruppo ribelle, spera che questo confermi che l'esercito ucraino ha effettivamente abbattutto l'aereo. Questo è stato riportato dalla Interfax-Ukraine, agenzia di informazione .

Dichiarazione di ETN (Global Travel Industry News): l'informazione in questo articolo non è confermata in modo indipendente e si basa su una dichiarazione di un controllore di volo ed altri tweets ricevuti.

fonte: http://www.eturbonews.com/48079/ukraine-air-traffic-controller-suggests-kiev-military-shot-down-

BOEING MALAYSIA ABBATTUTO: FALSE FLAG ? COLORI RUSSI E MALAYSIANI SONO SIMILI




http://beforeitsnews.com/contributor/upload/10690/images/Malay_Boeing_777-320x163.jpg


Un amico in tarda serata mi scrive e mi dice: mai hai letto? Letto cosa? E allora mi invia due interessanti notizie controcorrente, la prima dalla “Voce della Russia”. “Testimoni che osservavano il volo dell’aereo passeggeri malesiano hanno visto una manovra d’attacco di un caccia delle forze aeree ucraine, dopodichè il Boeing si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk,” – riporta l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk.

Ah sì? Oh… c’è una prova generale di guerra?

Poi, un’altra notizia ancora, da “Rischio calcolato”. E lì cosa leggo? Che è stato abbattuto un aereo della Malaysia Airline. Purtroppo, fanno notare, i colori di bandiera della malaysia sono tragicamente simili alla Bandiera Russa. “Purtroppo i colori della compagnia di Bandiera Malaysiana contengono il Rosso, il Blu e il Bianco, esattamente come la Bandiera Russa. 


E da terra, la fretta può aver giuocato un brutto scherzo a qualche militare diversamente addestrato. Dunque se dovessi scommettere i miei 2 cent, direi che qualche idiota Ucraino ha scambiato Malaysiani per Russi e ha fatto fuoco.

Ovviamente può anche trattarsi di un errore dei combattenti filo russi”.

Ma certo… Ringrazio l’amico e cerco di dormirci su. Poi però la mattina ci ripenso e dico: ostrega! 100 anni fa la prima guerra mondiale è partita quasi per caso…



FONTE: http://www.lindipendenzanuova.com/malaysia-boeing-abbattuto-giallo-putin/?utm_source=rss&utm_medium=rss&utm_campaign=malaysia-boeing-abbattuto-giallo-putin#sthash.pCWGEHu3.dpuf

Un amico in tarda serata mi scrive e mi dice: mai hai letto? Letto cosa? E allora mi invia due interessanti notizie controcorrente, la prima dalla “Voce della Russia”. “Testimoni che osservavano il volo dell’aereo passeggeri malesiano hanno visto una manovra d’attacco di un caccia delle forze aeree ucraine, dopodichè il Boeing si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk,” – riporta l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk.
Ah sì? Oh… c’è una prova generale di guerra?
Poi, un’altra notizia ancora, da “Rischio calcolato”. E lì cosa leggo? Che è stato abbattuto un aereo della Malaysia Airline. Purtroppo, fanno notare, i colori di bandiera della malaysia sono tragicamente simili alla Bandiera Russa. “Purtroppo i colori della compagnia di Bandiera Malaysiana contengono il Rosso, il Blu e il Bianco, esattamente come la Bandiera Russa. E da terra, la fretta può aver giuocato un brutto scherzo a qualche militare diversamente addestrato. Dunque se dovessi scommettere i miei 2 cent, direi che qualche idiota Ucraino ha scambiato Malaysiani per Russi e ha fatto fuoco.
Ovviamente può anche trattarsi di un errore dei combattenti filo russi”.
Ma certo… Ringrazio l’amico e cerco di dormirci su. Poi però la mattina ci ripenso e dico: ostrega! 100 anni fa la prima guerra mondiale è partita quasi per caso…
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Un amico in tarda serata mi scrive e mi dice: mai hai letto? Letto cosa? E allora mi invia due interessanti notizie controcorrente, la prima dalla “Voce della Russia”. “Testimoni che osservavano il volo dell’aereo passeggeri malesiano hanno visto una manovra d’attacco di un caccia delle forze aeree ucraine, dopodichè il Boeing si è spezzato in due in aria ed è caduto sul territorio della Repubblica Popolare di Donetsk,” – riporta l’ufficio stampa dell’autoproclamata Repubblica Popolare di Lugansk.
Ah sì? Oh… c’è una prova generale di guerra?
Poi, un’altra notizia ancora, da “Rischio calcolato”. E lì cosa leggo? Che è stato abbattuto un aereo della Malaysia Airline. Purtroppo, fanno notare, i colori di bandiera della malaysia sono tragicamente simili alla Bandiera Russa. “Purtroppo i colori della compagnia di Bandiera Malaysiana contengono il Rosso, il Blu e il Bianco, esattamente come la Bandiera Russa. E da terra, la fretta può aver giuocato un brutto scherzo a qualche militare diversamente addestrato. Dunque se dovessi scommettere i miei 2 cent, direi che qualche idiota Ucraino ha scambiato Malaysiani per Russi e ha fatto fuoco.
Ovviamente può anche trattarsi di un errore dei combattenti filo russi”.
Ma certo… Ringrazio l’amico e cerco di dormirci su. Poi però la mattina ci ripenso e dico: ostrega! 100 anni fa la prima guerra mondiale è partita quasi per caso…
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