UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO

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venerdì 31 luglio 2015

Grecia: il saccheggio continua. I tedeschi si pigliano gli aeroporti piu' fruttiferi

http://www.metronews.it/sites/default/files/articolo/2015/07/09/medium_150707-205247_T070715R_515.JPG


(...)

(La Grecia) ha dovuto mettere in vendita gli aeroporti del paese? Bene: i 14 che rendono, se il prende una ditta tedesca, Fraport. Quelli che   perdono, se li tiene lo stato greco. Persino la tv tedesca s e ne è indignata. Ha intervistato Kostas Nikolouzos, il sindaco di Corfù (120 mila abitanti, 1 milione di turisti l’anno) che lamenta: “Il nostro aeroporo rende parecchio, perché lo dovremmo cedere? E’ vero o no che siamo in crisi? Se ci privano dei mezzi per produrre ricchezza per rilanciare l’eonomia di questo paese, dopo, che cosa faremo?”. 

L a t edesca Fraport, oltre Corfù, si impadronisce degli aeroporti di Mikonos, Santorini, Kos…insomma tutti quelli che rendono. Paga, per tutti i 14,   poco più di un miliardo (1,23) più una tassa annua di 22 milioni. Tutti soldi che del resto nemmeno toccheranno la Grecia: vanno a rimborsare il debito.

L’affare della Fraport è vistoso: il traffico aereo  nei suoi nuovi acquisti è in crescita, è aumentato del 13,8 per cento in un anno, i passeggeri sono cresciuti del 19 per cento. Se andate in Grecia da turisti per aiutare i greci, sappiate che aiutate la Fraport.   E poi, si tratta davvero di una privatizzazione? La Fraport è una società privata? Sì:  a parte che  le sue azioni sono detenute in maggioranza dal comune di Francoforte e dalla regione di Hesse. Infatti la sigla sta per Frankfuurt Airports.

Insomma, come ha detto alla tv tedesca il profesor Rudolf Hickel dell’università di Brema: “La proprietà dello stato greco diventa proprietà dello stato tedesco. E i profitti prodotti dai 14 aeroporti e dai lavoratori greci finanzieranno i servizi pubblici tedeschi”. http://www1.wdr.de/daserste/monitor/sendungen/milliarden-deals-mit-griechenland-100.html

Alla faccia della solidarietà pubblica europea. E Renzi va’ a chiedere a “questa”  Europa di sforare per 50 miliardi?   Con l’aria che tira a Berlino?  Vedremo se Schauble ce lo licenzia. Anche se sarà per metterci un altro  sicuramente peggio.

tratto da:
http://www.maurizioblondet.it/vediamo-se-schauble-ce-lo-licenzia/
 

giovedì 30 luglio 2015

La carta dei diritti e doveri Internet, nella neolingua orwelliana...

 Internet, ecco la Carta dei diritti e dei doveri della rete

by Paolo Sensini
E' unica al mondo": con queste parole la presidenta Boldrini ha descritto la "Carta dei diritti di internet", nome orwelliano che illustra "il primo progetto mondiale" per imbrigliare internet e coloro che ne fruiscono. Composta da una manciata di articoli scritti in burocratichese stretto affinché vi sia il massimo spazio "interpretativo" per i psico-poliziotti che dovranno "difendere gli individui da fenomeni quali bullismo, stalking, razzismo e xenofobia (hate speech)"; il che, tradotto dal "newspeak", significa individuare e perseguire le nuove fattispecie di "psicoreato" spuntate come funghi in questi anni. 

Nell'èra del controllo totale di ogni comunicazione pubblica e privata, come ha documentato l'ex analista CIA e NSA Edward Snowden, per la Boldrini, Rodotà e compagnia cantante "La grande attenzione posta ai temi della privacy, della tutela dei dati personali e dell'anonimato in rete hanno poi un posto centrale nella Carta che non sembra discostarsi molto dalle buone norme della corrente legge italiana sulla privacy, in particolare per quanto attiene al diritto all'autodeterminazione informativa, cioè al diritto di gestire il proprio profilo digitale e a costruire liberamente la propria identità all'interno di rapporti sociali che nell'infosfera diventano sempre più complessi". 

Una verbosa cortina fumogena che, tuttavia, non riesce a mascherare i reali intenti persecutori e di controllo sociale che lorsignori vogliono perseguire con l'introduzione di questa "Carta". C'è da stupirsi per un tale zelo, considerato il momento e le priorità di un paese in disfacimento come l'I-Taglia, per quest'ennesima iniziativa del Parlamento? Niente affatto. 

Ormai le attività a cui è votato il Pappamento e chi lo presiede sono quasi unicamente dedicate a iniziative di questo genere, ossia approntare nuovi "quadri giuridici" di "psicoreati" per vessare e angariare sempre più i sudditi. Visto lo stato di gravità della situazione ogni giorno che passa viene impiegato per accorciare sempre più la catena delle libertà, ma a forza di tirare la corda non siamo ormai così distanti dal "punto di rottura".

https://www.facebook.com/paolo.sensini.39?fref=nf

vedi anche:
http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2015/07/28/news/internet_ecco_la_carta_dei_diritti_e_dei_doveri_della_rete-119963206/?refresh_ce
 

mercoledì 29 luglio 2015

La vera colpa di Yanis Varoufakis

 

Non si ferma l’aggressione mediatica all’ex ministro dell’economia, che continua ad essere considerato un pericolo nonostante il suo cedimento alle pressioni di Tsipras. Il quale, a sua volta, pur ottenendo i voti della destra e del centrosinistra, continua ad essere considerato un corpo estraneo, di cui appena possibile bisognerà sbarazzarsi. “Kathimerini”, l’organo più fazioso e reazionario della stampa greca, ha mosso a Varoufakis (e a Tsipras) accuse pesanti, senza accorgersi che il senso delle “rivelazioni” era ben diverso da quel che poteva apparire inizialmente. Riportiamo l’articolo come è stato rilanciato in Italia ieri da Wall Street Italia, ripresa poi da molti giornali.

La prima osservazione è che l’autorizzazione a cominciare a pensare a un piano B per non farsi distruggere dalla Trojka sarebbe stata data da Tsipras già in dicembre, cioè un mese prima della formazione del governo. Ciò vuol dire che almeno Varoufakis e Tsipras immaginavano cosa sarebbe successo dopo la vittoria. Ma non hanno fatto passi significativi per mettere in pratica le misure a cui avevano pensato, e per informare tutti coloro che avevano votato Syriza sulla situazione reale.

Seconda osservazione: quella che viene presentata come un’operazione di “hackeraggio” sarebbe stata messa in atto da un “esperto della Columbia University di New York” (non da un ipotetico centro di sovversione internazionale), semplicemente perché solo così Varoufakis, che era il legittimo ministro, è riuscito infatti a entrare nei sistemi di software del Fisco in Grecia. Solo così, perché erano sotto il controllo dell'ex troika! 

La colpa di Varoufakis è assolutamente opposta a quella che gli viene rimproverata. La Grecia era già sotto tutela, ma era stato necessario un esperto statunitense di hackeraggio per riuscire a sapere qualcosa del mostruoso sistema fiscale greco. Viene in mente Trotskij, che nell’ottobre 1917 dovette andare con una pattuglia di marinai rivoluzionari forniti di dinamite per far saltare le porte delle casseforti del Ministero degli Esteri, di cui i funzionari non volevano consegnare le chiavi al nuovo potere. Ma c’è una grande differenza: Trotskij pubblicò immediatamente tutti i documenti che rivelavano gli accordi di spartizione del mondo tra le grandi potenze, tra cui il Patto di Londra o il piano Sykes Picot. Varoufakis e la sua piccola squadra invece non solo non sono riusciti a concretizzare il piano di emergenza, ma non hanno nemmeno informato la popolazione greca dell’espropriazione del potere del governo, che continuava esattamente come prima delle elezioni. Il vero piano B doveva cominciare dalla denuncia pubblica e circostanziata dell’atteggiamento criminale dei creditori, invece di continuare a tranquillizzare i greci su un’imminente conclusione positiva delle trattative.

È penoso che Varoufakis ammetta che è stato Tsipras da solo a decidere “che era troppo difficile”. “Non so quando ha preso questa decisione. So solo che ho appreso (la notizia) esplicitamente la notte del referendum, ed è questo il motivo per cui ho presentato le mie dimissioni". Il tutto però senza spiegare ai cittadini greci cosa stava succedendo davvero, e senza che lo sospettassero, perché non c’era nessuna informazione adeguata da parte del governo, e il referendum poteva essere presentato dalla grande stampa (come appunto in prima linea “Kathimerini”) come una scelta ideologica “per o contro l’Europa”. Col risultato che a quel punto era ben difficile cominciare a prevedere di mettere in atto un “piano B”, che di fatto era rimasto un segreto ben custodito tra una decina di persone… (a.m.28/7/15)
 
 
Hacker, fisco e troika. Grecia: Varoufakis e la rivelazione shock
di WSI - Pubblicato il 27 luglio 2015
 
Una cellula segreta ha operato sotto il suo controllo. Messe in atto anche operazioni hackeraggio per ottenere dati cittadini...
ROMA (WSI) - E' uscito di scena come ministro delle Finanze, ma continua a essere molto attivo nel gridare al mondo tutti i retroscena che hanno interessato la Grecia nei giorni caldi delle ultime settimane, e anche degli ultimi mesiYanis Varoufakis, appunto ex numero uno del dicastero delle Finanze, ha fatto l'ennesima rivelazione shock che sta provocando in queste ore forti tensioni politiche ad Atene.
Stando a quanto riportato da Kathimerini, in una teleconferenza con alcuni membri di hedge fund internazionali, Varoufakis ha svelato di aver ricevuto lo scorso dicembre da Alexis Tsipras un'autorizzazione precisa, allo scopo di pianificare un sistema parallelo di pagamenti in euro, che avrebbe potuto "trasformarsi" in dracma nell'arco di una notte, se necessario.
La richiesta si è tradotta nella creazione di un team, o meglio come riporta anche il Telegraph in un articolo firmato da Ambrose Evans-Pritchard, di una "cellula segreta", composta da cinque funzionari guidati da Varoufakis, che hanno lavorato per mesi a un piano B di emergenza

Al team ha partecipato anche un esperto di tecnologia della Columbia University di New York, che ha gestito la parte logistica della missione, compiendo anche operazioni di hackeraggio: l'esperto è riuscito infatti a entrare nei sistemi di software del Fisco in Grecia - sotto il controllo dell'ex troika - e ottenere tutti i dati e le informazioni relativi a ogni contribuente greco.

"Il primo ministro, prima che vincessimo le elezioni a gennaio, mi aveva dato l'ok a formulare un piano B. Io ho creato a quel punto un team molto competente, un piccolo team come doveva essere per rimanere nascosto, per ovvie ragioni", ha detto lo stesso Varoufakis. A quel punto, "abbiamo deciso di violare lo stesso programma di software del mio ministero".
Le dichiarazioni sono state riprese da Kathimerini e si riferiscono a una teleconferenza che risale allo scorso 16 luglio, dunque a una settimana dopo le dimissioni dell'ex ministro

Varoufakis ha espressamente confermato al Telegraph che le dichiarazioni riportate da Kathimerini sono accurate, precisando tuttavia di non aver mai partecipato ad alcun complotto per tornare alla dracma, contrariamente a quanto è stato affermato dalla stampa ellenica.
"Il contesto di tutto ciò è che vogliono dipingermi come un ministro delle finanze disonesto, per farmi incriminare per tradimento. Fa tutto parte di un tentativo di annullare i primi cinque mesi di questo governo, e di buttarli nella spazzatura", ha continuato.

Lui stesso ha poi spiegato che l'obiettivo delle operazioni di hackeraggio è stato quello di consentire al ministero delle Finanze di effettuare, nel caso di ricorso al piano di emergenza, trasferimenti digitali "premendo semplicemente un tasto". Il piano prevedeva l'esecuzione dei pagamenti attraverso il modello "IOU", basato su un esperimento lanciato dalla California dopo il crac Lehman Brothers. 
Un sistema bancario parallelo di questo tipo avrebbe consentito ad Atene di creare liquidità in euro evitando quello che Syriza definisce "strangolamento finanziario" della Bce. Varoufakis ha puntualizzato che il sistema "era stato sviluppato molto bene". 
"Ben presto avremmo potuto ampliarlo, utilizzando App sugli smartphone, avendo un sistema parallelo (bancario) operativo. Ovviamente sarebbe stato denominato in euro, ma sarebbe stato possibile convertirlo in nuova dracma" in caso di necessitàL'ex ministro ha aggiunto che il ricorso alle operazioni di hacker è stato necessario, dal momento che la troika aveva preso il controllo del Fisco all'interno del ministero delle finanze.

Il tutto si è poi concluso in un nulla di fatto. "Quando il momento è arrivato, (Tsipras) ha deciso che era troppo difficile. Non so quando ha preso questa decisione. So solo che ho appreso (la notizia) esplicitamente la notte del referendum, ed è questo il motivo per cui ho presentato le mie dimissioni".  Nelle registrazioni si sente Varoufakis dire: "Credo che i cittadini greci ci avessero autorizzati a trattare in modo energico e forte, al punto che, se non fossimo riusciti a raggiungere un accordo efficace, avremmo dovuto considerare l'eventualità di uscire" dall'euro.

(Lna)


fonte: http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2314%3Ala-vera-colpa-di-yanis-varoufakis&catid=28%3Aallordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
FonteVaroufakis reveals cloak and dagger 'Plan B' for Greece, awaits treason charges
FonteVaroufakis claims had approval to plan parallel banking system
 

martedì 28 luglio 2015

Varoufakis afferma di aver avuto approvazione per un sistema bancario parallelo

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‘L'ex Ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha affrmato di essere stato autorizzato da
Alexis Tsipras, nello scorso dicembre, ad esaminare un sistema di pagamento parallelo  che avrebbe operato usando numeri di registrazione fiscale intercettati (wiretapped tax registration numbers (AFMs)... e quindi poteva funzionare come un sistema bancario parallelo, cosi dice di aver appreso Kathimerini (organo di stampa).

In una teleconferenza con membri di hedge funds internazionali, presumibilmente coordinata dal britannico ex Chancellor of the Exchequer, Norman Lamont, Varoufakis cha affermato che gli fu dato l'ok daTsipras nello scorso dicembre – un mese prima delle elezioni generali che hanno portato al potere SYRIZA  – per pianificare un sistema di pagamento che poteva operare in euro ma che poteva essere cambiato in  dracme “in una notte” se necessario, cosi comprende Kathimerini .

Varoufakis ha lavorato con un piccolo team per preparare il progetto, che avrebbe richiesto uno staff di 1,000 persone per essere implementato,  ma che non ha avuto l'ok definitivo daTsipras per procedere, ha detto.’


>>> tutto l'articolo qui:
http://www.ekathimerini.com/199945/article/ekathimerini/news/varoufakis-claims-had-approval-to-plan-parallel-banking-system


VEDI ANCHE: http://www.maurizioblondet.it/syriza-messo-al-servizio-di-tsahal/

  
http://www.davidicke.com/headlines/greeces-syriza-makes-military-deal-with-israel-that-only-us-has-made/
 

lunedì 27 luglio 2015

Syriza messo al servizio di Tsahal


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Il governo Syriza, il 19 luglio, ha firmato un’alleanza con Israele. Un’alleanza militare, o meglio di sottomissione. La cosiddetta alleanza comprende infatti la clausola di cosiddetto “status of forces”,   la quale “offre immunità legale ad entrambe le forze armate quando l’una si addestra nel paese dell’altra”. 

Un solo altro paese ha firmato con Israele un accordo identico: gli Stati Uniti d’America, l’Impero del Caos attualmente sotto il dominio della famiglia Kagan-Nuland (come ammette Zero Hedge)
http://www.zerohedge.com/news/2015-07-26/meet-kagans-seeking-war-end-world
Siccome è improbabile che la reciprocità venga esercitata, che l’esercito ellenico si addestri in Israele, è evidente il significato di questo trattato: dai creditori è stata pretesa questa estrema prova di servaggio alla Grecia ribelle. Naturalmente, il fatto che la Grecia sia membro della NATO implica che anche noi siamo “alleati” dell’esercito che ogni due anni bombarda un milione e mezzo di civili, la metà dei quali soto i 15 anni, nel territorio strangolato di Gaza. Del resto, le forze aeree israeliane si esercitano quanto vogliono con la NATO in Sardegna; il nostro servaggio non è meno totale. Solo, è alquanto più segreto.

Anche se Matteo Renzi ha quasi svelato tutto nella sua recente visita a Netanyahu: «Israele è il paese delle nostre radici, delle radici di tutto il mondo e anche il paese del nostro futuro».  Sic: “Il paese del nostro futuro” . Aggiungendo che i legami con lo stato ebraico «sono molto forti, in particolare forti in politica estera», e che “la sicurezza di Israele”   gli sta a cuore più di ogni altro problema   nel Mediterraneo, più del caos provocato in Libia, più della Turchia che procede all’eradicazione dei curdi fingendo di bombardare l’USIS in Siria (ISIS, volevo dire), quei curdi che hanno il torto di stare battendo l’ISIS.

Ma torniamo ai poveri greci.
Moshe Yalon, il ministro della guerra, generale di stato maggiore di Tsahal, era molto contento: “Ciò prova l’importanza delle relazioni fra i nostri due paesi”. Il ministro greco della difesa,  il rosso Panos Kammenos,   inghiottendo saliva, ha giustificato la cosa nel quadro della (ve lo immaginate già) “lotta al terrorismo” islamico.
E pensare che solo a gennaio, il Jerusalem Post salutava con preoccupazione l’affermazione di Syriza: “E’ una mala novità per Israele.”. E il Times of Israel: “Alcuni di quelli che stanno salendo a posizioni di governo erano sulla Freedom Flotilla nel 2010”. Allusione alla nave turca che portava aiuti a Gaza e il glorioso Tsahal aggredì in acque internazionali con commandos, ammazzando parecchie persone, da una lista che avevano.

Evidentemente s’è corso ai ripari. Del resto si hanno dovunque amici. Nel 2014 il professor Aristotile Tziampiris   pubblicava “The Emergence of Israeli-Greek cooperation, testo profetico che subito pubblicò una casa editrice ben nota, la tedesca Springer. Del resto Tziampiris è, all’università del Pireo, direttore del Center for International and European Affairs, filiale di una organizzazione dallo stesso nome con sede a Bruxelles, il che chiarisce tutto.
Che tipo di esercitazioni terrà il glorioso Tsahal in Grecia? Perché ne ha bisogno?

Badi Benjelloun, un analista di Dedefensa, passa in rassegna varie ipotesi.   Per esempio un utile completamente dell’accerchiamento dei campi petroliferi del Mediterraneo orientale da cui Israele si aspetta l’autosufficienza energetica, oltreché la salita allo status di paese petrolifero esportatore. E’ questa, si ritiene, una delle motivazioni per cui l’Impero del Caos vuole assolutamente rovesciare Assad, il siriano, con Al Qaeda e Al Nusra (oggi Usis). Ma questi favolosi giacimenti stanno deludendo, tant’è vero che Total ha rinunciato alle prospezioni che s’era fatta affidare dala Compagnia Cipriota degli idrocarburi. Il campo di Tamar, aggiudicatosi dalla israeliana Delek insieme al gruppo texano Noble Energy, non rende; il parlamento ebraico ha intimato a Netanyahu di ritirare la concessione al consorzio…

Altra ipotesi, un controllo militare ravvicinato della Turchia, il fedelissimo alleato NATO un po’ troppo intraprendente: alleato di Israele contro l’Iran ma partner della Russia con il nuovo Southstream (che escluderà l’Ucraina dal ricatto energetico),   complice dell’ISIS   contro la Siria ma non nel modo giusto; la quella di Erdogan che s’è piegata (come la Tunisia) a concedere agli Usa la base di Incirlik per bombardare l’USIS (le forze siriane di Assad) ma ne approfitta   per sradicare i curdi, a cui è stato promesso uno stato proprio ritagliato da tre, Irak, Siria e Turchia; una Turchia che dà un contributo all’Impero del Caos, però fuori della linea. Ed è  in complesso troppo indipendente –e troppo grossa per essere schiacciata e umiliata come una pulce.  Facile pensare alla tradizionale avversaria dell’ottomanismo, Atene, come   prona ad essere istigata su questo versante (allo stesso modo l’Ucraina è stata utilizzata per la sua russofobia).

Infine,   il celebrato know-how israeliano nella repressione interna può essere utile ad un governo greco che dovesse sedare rivolte   in piazza; già nel 2009, il ministro francese dell’Interno utilizzò quella preziosa competenza per stroncare la rivolta delle banlieues. E’ vero che il ministro si chiamava Sarkozy, in esteso Sarkozy De Nagy Bocsa.

Benjelloun offre un tratto di colore: non è la prima volta che un generale israeliano si interessa di un pezzo di terra ellenica. Il pezzo, era allora una isoletta dell’Egeo molto vicina ad Atene, il che ne faceva un ghiotto bersaglio per mire di sviluppo turistico: l’isoletta di Patroclos.
http://en.protothema.gr/owners-sue-state-over-private-isle-close-to-cape-sounion/

Un immobiliarista di nome David Appel si interessò allo sviluppo di Patroclos:   villaggi turistici con casinò.   Per lo scopo, fondò una ditta in cui diede lavoro un giovinotto per 20 mila dollari al mese. Il giovine si chiamava Gilad Sharon, uno dei figli di Ariel Sharon. Il generale copertosi di gloria congli stermini di Gaza, allora era ministro d egli esteri a Tel Aviv.  In Sion si innestò uno scandalo; la miccia fu subito spenta. Sharon padre cadde nel coma cerebrale da cui uscì’ per andare a morte, otto anni dopo. Gilad fu intoccato. Adesso che le necessità della Grecia la predispongono a svendere i suoi patrimoni, non stupirebbe vedere che l’interesse israeliano per Patroclos torna vivo.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/syriza-messo-al-servizio-di-tsahal/

venerdì 24 luglio 2015

Israele vuole la guerra con l'Iran

http://www.davidicke.com/wp-content/uploads/2015/03/Untitled-33-587x293.jpg

trad immagine: L'Iran risponde al Male:

"Il regime che occupai suoi vicini, ammazza donne e bambini innocenti, e nega loro i dirtitti fondamentali ... ci fa lezione sui diritti umani". Presidente Hassan Rouhani  - davidicke.com

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REPETITA IUVANT: ISRAELE VUOLE LA GUERRA CON L’IRAN, E L’AVRA’.


PAOLO SENSINI – Israele vuole la guerra a tutti i costi con l’Iran, e l’avrà. E’ solo questione di tempo, ma il countdown è già iniziato. Al Congresso statunitense e sui media la mobilitazione della Lobby è da codice rosso, e nulla resterà intentato per affossare l’accordo (5+1) voluto da Obama. In un intervento davanti ai parlamentari del Likud, Netanyahu ha criticato il Consiglio di sicurezza dell’ONU per aver dato un riconoscimento a “un Paese (l’Iran) che infrange sistematicamente le risoluzioni del Consiglio di sicurezza”. 

Una motivazione che ha dell’incredibile per uno Stato, Israele, che dal 1948 in avanti se ne è sbattuto allegramente di ben 74 Risoluzioni ONU a suo carico e si è costruito, in barba a tutti i trattati vigenti, un arsenae atomico senza dover rendere conto a nessuno. E’ chiaramente una proiezione psicanalitica, ma è noto che gettare le proprie colpe in faccia ai nemici funziona sempre. 

E Israele lo sa bene. Qualsiasi altro Paese, infatti, sarebbe stato costretto a prendere atto di tali Risoluzioni con le buone o con le cattive ma per lo Stato Ebraico, si sà, non valgono mai le stesse regole che valgono per tutti gli altri. L'”opinione pubblica” tende a dimenticare subito la storia, ma quando il circo mediatico inizierà a martellare ossessivamente brandendo un casus belli qualsiasi per muovere guerra all’Iran, forse qualcuno ne serberà memoria. La dinamica è sempre invariabilmente la medesima e anche questa volta, ahimè, ne avremo l’ennesima conferma. Repetita iuvant

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/mediooriente/2015/07/20/netanyahuaccordo-vienna-avvicina-guerra_becb4884-3e9e-45e4-919a-8930d134ab6c.html 

fonte: http://www.maurizioblondet.it/repetita-iuvant-israele-vuole-la-guerra-con-liran-e-lavra/

giovedì 23 luglio 2015

Siamo allo schiavismo 2.0...

Paolo Sensini

LO SCHIAVISMO 2.0 DEGLI “IMPRENDITORI DEI BUONI SENTIMENTI”

 

Che altro fare? Dopo aver creato (con guerre criminali come quelle in Libia e Siria) e montato ad arte il problema “immigrazione”, eccoci giunti al suo “naturale” sbocco: il lavoro servile, cioè nessuna compensazione monetaria in cambio della propria attività. Una volta riempito ogni spazio “ricettivo” ed esasperato ben bene la situazione sui territori, in quale altro modo procedere? Ma è ovvio, far lavorare i “migranti” gratis. 

Peccato che queste centinaia di migliaia di persone servano come cavie e testa d’ariete per un esperimento sociale su ampia scala. I buonisti e gli “antirassisti” di professione, che ne siano consapevoli o meno, mostrano così la loro vera natura di utili idioti al servizio dei moderni negrieri. Domani, visto che l’uomo è un animale che si abitua a tutto, sembrerà normale che le amministrazioni e altri “soggetti” impieghino abitualmente personale senza corrispondergli alcuna retribuzione. 


O meglio, in cambio di un po’ di cibo, qualche abito e un giaciglio per la notte. Punto. Del resto tale esito lo si è già propiziato con un’inizativa introdotta dall’articolo 24 della legge n. 164 dell’11 novembre 2014, denominata “Sblocca Italia”, e voluta dal governo Renzi. Per capirci: le amministrazioni comunali sono autorizzate a realizzare un “patto di collaborazione” tra cittadini (che, per esempio, non sono in grado di pagare i tributi) e l’amministrazione comunale che in cambio potrà richiedere agli stessi la pulizia delle strade, interventi di manutenzione, abbellimento di aree verdi, ecc. ecc. 


Ed eccoci arrivati, con gli opportuni aggiornamenti del caso, allo schiavismo 2.0. Il tutto, non c’è bisogno di sottolinearlo, in salsa rigorosamente “democratica”. Ma non finisce certo qui, perché la cosa si allargherà presto a 360° e non coinvolgerà più solo i “poveri profughi”, ma anche tutti quei giovani e meno giovani i-tagliani che al momento si trovano sprovvisti di un lavoro remunerato. 


Vuoi continuare a sopravvivere? Adeguati alla “nuova” situazione, se no crepa! Le porte dell’inferno sono sempre lastricate di buoni sentimenti, e gli “imprenditori della bontà” un tanto al chilo si rivelano essere nient’altro che gli apripista di un mondo mostruoso.


fonte: http://www.maurizioblondet.it/lo-schiavismo-2-0-degli-imprenditori-dei-buoni-sentimenti/

mercoledì 22 luglio 2015

Di Maio, M5S, Tsipras e la volontà popolare













In Grecia aumenterà l'Iva e si farà una riforma delle pensioni peggio della Fornero, si svenderanno altri beni di Stato e il turismo sarà massacrato dall'abolizione del regime agevolato per le isole. Vedo il Pd esultare, Ncd fare salti di gioia, anche i partiti (la cosiddetta sinistra italiana) che erano in piazza ad Atene, adesso gridano vittoria.
Vorrei scandalizzarmi, ma non ci riesco. Mi meraviglierebbe il contrario. 

Quelli che oggi in Italia esultano per l'accordo greco, sono coloro che in passato hanno votato la Fornero, massacrato le imprese e fatto impennare la disoccupazione giovanile.
Io non me la prendo con la Merkel, che ha vinto di nuovo curando gli interessi della Germania a scapito dei cittadini greci. Io ce l'ho con questi politici senza spina dorsale, che non hanno il coraggio di farsi rispettare. 


Festeggiano la disfatta di un intero popolo preso in giro anche dai suoi governanti. Dimostrano di non aver imparato niente da quanto accaduto in Italia negli ultimi anni. Le stesse riforme, da noi hanno prodotto gli esodati, migliaia di suicidi di imprenditori e il picco del 46% di disoccupazione giovanile. 


Io ero ad Atene domenica e lo dico chiaramente: Tsipras ha tradito il referendum e la democrazia. 


Credo in un'Italia ed un'Europa dove al centro delle politiche pubbliche si mettano la persone e non gli affari. E non ci ho perso la speranza. La Grecia era ad un passo dalla sua libertà, dopo il referendum doveva solo tenere duro ai tavoli europei, purtoppo però è mancato l'attaccante per andare a rete.


Noi ci riprenderemo la nostra libertà, vi dimostreremo che un altro modo di fare politica in Europa esiste e passa per l'ascolto della volontà del popolo.


fontehttps://www.facebook.com/luigidimaio?fref=nf