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lunedì 31 agosto 2015

Grecia: cancellare "il desiderio di resistenza"


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Il braccio di ferro fra le istituzioni UE e la Grecia ha una portata che va oltre all’impoverimento programmato di questo paese. Riguarda il futuro dell’Unione Europea. Riguarda il livello di vita e delle libertà dei suoi popoli.
Nelle sue celebri conferenze, lo storico Henry Guillemin ci ricordava una frase pronunciata nel 1897 da Maurice Barrès, maître à penser della destra nazionalista francese: “la condizione prima per la pace sociale è che i poveri abbiano la percezione della loro impotenza”.

Questo paradigma spiega il risultato dei negoziati condotti da Alexis Tsipras. I cittadini greci sono stati chiamati dal loro premier a pronunciarsi, tramite referendum, contro le proposte dell’UE, che sono state rifiutate dal 61% dei votanti. In seguito Tsipras ha accettato un accordo ancor più sfavorevole per la popolazione greca. Non solo, sottomettendosi al diktat dell’UE ha dichiarato: “non credo a questo accordo. È un pessimo accordo per la Grecia e per l’Europa, ma ho dovuto firmarlo per evitare una catastrofe”[1].

Kamenos, presidente dei Greci Indipendenti, il partito nazionalista membro della coalizione di governo e ministro della difesa, ha detto anche lui che accettare l’accordo del 13 luglio è stata una “capitolazione” frutto di un “ricatto” e di un vero e proprio “colpo di Stato”. E ha aggiunto: “la Grecia capitola, ma non si arrende”, e ha chiesto ai deputati della maggioranza di votare a favore dell’accordo[2].

Bipensiero
Tsipras e Kamenos impiegano qui una procedura di bipensiero che consiste a negare un enunciato nello stesso momento in cui è pronunciato, mantenendo però valido ciò che in precedenza si è voluto far intendere. I deputati e i cittadini ai quali erano indirizzati quei discorsi devono essere in grado di accettare le contraddizioni: l’autoproclamata resistenza e la totale capitolazione di un governo, senza notare la contraddizione. Le persone avranno perciò due visioni incompatibili e prive di qualsiasi legame.

Enunciare qualcosa e al contempo negarla produce una disintegrazione della coscienza. La negazione del contrasto fra due proposizioni impedisce ogni forma di rappresentazione mentale. Non è più possibile percepire e analizzare la realtà. Nell’incapacità di pensare lasciando le emozioni da parte, non si può far altro che subire la realtà: sottomettersi alla distruzione programmata del paese senza opporre resistenza.

Negare la contraddizione fra la resistenza e la capitolazione sopprime ogni potenziale conflitto, perché fa coesistere al mio interno due affermazioni opposte che si sovrappongono senza però influenzarsi. Gli psichiatri la definiscono scissione dell’Io. È un meccanismo che impedisce ogni giudizio e porta a considerare indifferenti gli aspetti della realtà. La decostruzione della capacità di creare simboli impedisce la formazione di una memoria e si oppone alla costruzione di una nostra identità. Trasformandoci in monadi, questo discorso ha un effetto pietrificante di fronte all’onnipotenza delle istituzioni europee e ci rinchiude nella psicosi: non c’è nessun’altra politica possibile.

George Orwell aveva già descritto in 1984 il meccanismo del bipensiero, che consiste nel “ritenere contemporaneamente valide due opinioni che si annullano a vicenda, sapendole contradditorie tra di loro e tuttavia credendo in entrambe”[3]. Aveva già identificato questi “principi dell’asservimento” che spogliano l’individuo di ogni capacità di resistenza, che hanno la funzione di cancellare nel soggetto “ogni ricordo che esista un possibile desiderio di resistenza”[4]. La politica che si sforza di cancellare “perfino il desiderio di resistenza” può essere illustrata con il commissariamento del Parlamento Greco da parte del procuratore generale della Corte Suprema per chiedere all’assemblea di esaminare due denunce presentate contro l’ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis, accusato di aver elaborato un piano – non realizzato – per creare una moneta parallela all’euro. Come scrive il Courrier International: “le sue intime valutazioni potrebbero aver conseguenze di rilievo per l’ex ministro delle finanze greche”[5]. Pensare di resistere potrebbe diventare un delitto.

Rafforzamento dell’alleanza con Israele
Il procedimento del bipensiero non si limita alla politica economica e finanziaria del governo, ma comprende anche la sua politica estera. Il rabbino Mordechain Frizis, ex rabbino capo di Salonicco, si era preoccupato per la vittoria elettorale di Syriza. Aveva detto che Syriza “è un partito antisionista contrario ad Israele”[6]. Questo supposto antisionismo del governo greco si è recentemente tradotto nella firma di un accordo militare privilegiato con Israele. È un accordo simile a quello che c’è fra Israele e gli Stati Uniti. Non ha eguali. Garantisce immunità legale a qualsiasi membro del personale militare nel corso di un’operazione nel territorio dell’altro stato[7]

Stabilisce che la marina israeliana potrà d’ora in avanti intervenire nelle acque cipriote e nel mediterraneo orientale per neutralizzare qualsiasi attacco islamista contro gli interessi greci e dello stato ebraico. Le unità d’élite di Tsahal potranno altresì, “in caso di necessità, esser dispiegate sulle piattaforme gasifere di Cipro o installarsi presso le basi militari greche[8].

L’accordo militare è stato firmato a nome del governo greco da Panagiotis Kamenos, ministro della difesa e membro dei Greci Indipendenti (Anel), il partito nazionalista che fa parte della maggioranza di governo. L’accordo però non poteva esistere senza l’assenso di Syriza. Questa scelta fu confermata il 6 luglio 2015 con il viaggio a Gerusalemme di Nikos Kotzias, ministro degli esteri nominato da Syriza per i negoziati con il Premier israeliano Benjamin Netanyahu, allo scopo di “rafforzare i legami bilaterali fra i due paesi”[9].

Perciò il discorso di Syriza, che si presentava come il frutto di una volontà popolare decisa a rompere con “l’imperialismo”, è accompagnato da una politica di rafforzato integramento nella struttura imperiale. L’azione del governo deve dimenticare il programma del partito e quest’ultimo deve astrarre qualsiasi azione concreta. Come l’epoché husserliana, il governo greco mette il mondo materiale fra parentesi e lo sospende per lasciare spazio all’intenzionalità[10]

Lo sguardo non deve più esser rivolto all’esterno, verso gli oggetti, ma deve esser rivolto esclusivamente all’interno. Quel che conta è solo l’intenzione di Tsipras. Il suo anti-imperialismo esiste nei suoi proclami e può svilupparsi insieme ad un rafforzamento dell’integrazione nella NATO, insieme a una politica che è il suo esatto contrario. Siamo al di là del linguaggio, il discorso e la realtà coesistono in maniera indipendente, il primo come semplice litania, cioè come puro uso della lingua, il secondo ridotto all’innominabile, al reale che non può essere pensato e che dunque non si può confrontare. La parola diventa realtà e le due cose si confondono. E così non c’è più scarto con la parola del potere.

La primazia dell’immagine
La capitolazione non rimette in discussione l’immagine del primo ministro: “non mi si può rimproverare il fatto di non essermi battuto. Ho dato battaglia fin dove nessun’altro lo ha fatto”[11]. In questo modo esce da una politica di scontro per assumere il ruolo della vittima. L’iconografia prodotta dall’ideologia vittimista ha due facce: talvolta quella dell’eroe che si è battuto più di ogni altro, tal altra quella della vittima. Così la madre di Alexis, la settantatreenne Aristi Tsipras, racconta al settimanale popolare «Parapolitika»: “ultimamente Alexis non mangia più, non dorme più, ma non ha scelta, ha un debito verso il popolo che gli ha dato fiducia”[12]. La moglie aggiunge: “ormai lo vedo raramente. Va dall’aeroporto al Parlamento. Non ha il tempo per vedere i suoi figli, come potrebbe averlo per vedere me?”. Tutto si riduce alla sofferenza dell’«anima bella», quella di un uomo politico fedele ma ferito.

La posta in gioco del conflitto è spostata dall’opposizione oggettiva fra forze sociali al conflitto interiore del primo ministro, ai suoi stati d’animo. La gente è espropriata della materialità della propria resistenza a beneficio e tutela dell’immagine di Tsipras. La questione dell’immagine è sempre stata centrale per il governo greco: il fatto di cambiare il nome dei propri interlocutori, che da “Troika” sono diventati “le istituzioni”, è stato presentato alla popolazione greca come una vittoria.

Ora, il governo greco si è completamente piegato alle esigenze dei creditori e ha accettato tutte le loro nuove richieste. I desideri della “Troika” peraltro non sono affatto terminati. L’ulteriore arretramento economico del paese permette alle “istituzioni” di esigere ulteriori privatizzazioni. Che in virtù dell’urgenza non potranno che essere in svendita. Il governo non potrà far altro che passare dalla capitolazione alla collaborazione nello spolpamento del paese.

L’austerità come unica politica possibile
In cinque anni la politica dell’austerità imposta al paese ha già fatto abbassare il PIL dal 30% al 25%, e per conseguenza il livello di vita della grande maggioranza della popolazione, dato che i redditi più alti non sono stati toccati dalle misure. Il piano imposto alla Grecia non può che accentuare questa tendenza: crescita dell’austerità e aumento relativo del debito. La Grecia non potrà far fronte agli impegni presi, e questo vuol dire che sarà necessario un nuovo intervento esterno. L’uscita della Grecia dalla zona euro potrà esser solo ritardata. Nel frattempo la Grecia perde l’essenziale di quel che le restava di sovranità nazionale, perché deve adeguarsi a meccanismi di tagli automatici della sua spesa pubblica e sottomettere le proprie riforme al beneplacito delle istituzioni europee. Dov’è quindi la «catastrofe»? Nel nuovo e programmato indebolimento del paese o nell’uscita dall’euro che permetta il default sul debito e una possibilità di rilanciare l’attività economica?

Diffondere il sentimento di impotenza in tutta l’UE
L’attacco contro il desiderio di resistenza delle popolazioni è rivolto alla Grecia, ma anche all’insieme dell’Unione Europea. Tsipras ha voluto credere che quello che lui considerava un tabù – il «grexit», che rappresentava un pericolo per la zona euro – lo fosse anche per i suoi interlocutori. Ora, per i dirigenti dell’UE (burattini dell’elite finanziaria internazionale*), la costruzione europea è destinata a sparire nel futuro grande mercato transatlantico (un passo avanti per la globalizzazione e la creazione di un mercato unico mondiale*). Il comportamento della Germania, nella lotta contro l’evasione fiscale come nel suo continuo tergiversare di fronte agli attacchi contro l’euro, ha favorito le operazioni degli hedge funds statunitensi. 

Questa volontà di mettere in difficoltà la zona euro è confermata dal reiterato rifiuto di ciò che è inevitabile: la ristrutturazione del debito greco[13]. Questo rifiuto ha per effetto la creazione di una permanente instabilità nella maggior parte dei paesi membri dell’euro, messi sotto la minaccia dei mercati finanziari. È un comportamento coerente con il particolare impegno della Germania nella creazione di un’unione economica con gli Stati Uniti (i governi tedeschi, al pari di quelli USA o italiani agiscono per realizzare i progetti a lungo termine imposti dai poteri forti).

Il piano del ministro dell’economia Wolfgang Schäuble (elaborato dalle banche centrali private*) non riguardava prioritariamente la Grecia, ma attraverso di essa aveva come obiettivo quei paesi il cui deficit di bilancio è notevole, come l’Italia e la Francia, per trasferire alle istituzioni europee quel che resta delle loro prerogative budgetarie[14]. Se l’estinzione della zona euro in un’unione transatlantica fa parte dei piani delle istituzioni europee, questo smantellamento deve essere effettuato secondo un certo ordine: quello dell’austerità, quello della Germania (in realtà l’austerità non è stata imposta dalla Germania ma dall’elite finanziaria per distruggere la domanda interna e costringere gli Stati alla totale sottomissione con i poteri forti che controllano il debito pubblico, compreso quello tedesco*), della potenza europea dominante (usata dai banchieri come una maschera per rimanere invisibili alle masse*), ai piedi della quale gli Stati Uniti hanno messo l’UE e con l’aiuto della quale la stanno smantellando.  

La dissoluzione dell’Unione Europea in questa zona politica ed economica non può aver luogo che a prezzo di un deciso arretramento del livello di vita e di libertà in Europa. Gli europei dovranno dare il loro assenso allo smantellamento dei loro diritti acquisiti. L’esperienza greca, che porta a creare un sentimento di impotenza di fronte a queste politiche devastanti, mostra perciò l’ampiezza della posta in gioco.

* Note aggiunte dalla redazione di altrainformazione.it
Il testo originale (senza tagli e aggiunte della redazione) può essere consultato da questo LINK di www.comedonchisciotte.org.
Traduzione a cura di MARTINO LAURENTI

NOTE
[1] Angélique Kourinis, “Une large majorité des Grecs maintiennent leur confiance en Tsipras”, LaLibre.be, le 15 juillet 2015, http://m.lalibre.be/economie/actualite/une-large-majorite-des-grecs-maintiennent-leur-confiance-en-tsipras-55a6b9993570b54652b916a6
[2] Eric Toussaint, “Grèce, les conséquences de la capitulation”, CDATM, le 21 juillet 2015, http://cadtm.org/Grece-les-consequences-de-la
[3] George Orwell:1984 – Première Partie – Chapitre III, Gallimard Folio 1980, p. 55, Librairal.org, http://www.librairal.org/wiki/George_Orwell:1984_-_Premi%C3%A8re_Partie_-_Chapitre_III
[4] Christine Ragoucy, « Le Panoptique et 1984 : confrontation de deux figures d’asservissement », Psychanalyse 2010/2 (n° 18), Erès, p. 85.
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domenica 30 agosto 2015

Incursione temporanea di truppe saudite in Yemen...



dicono incursione temporanea",...non "invasione"...

La seconda grande crisi: il sistema vince sempre, mostrando la sua potenza nell' autodistruzione.

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Quanti milioni di disoccupati in più ci produrrà questa seconda crisi sei anni dopo l’inizio della prima, mai risanata? Come ha ben detto Libération, qualche giorno fa, dopo il 2008 bisognava come minimo separare le banche di deposito dalle banche d’investimento, regolamentare la finanza. Invece “si spostate le sdraio sul ponte del Titanic”. E chi poteva far cambiare la rotta? Gli stati sono divenuti ostaggi di 28 banche sistemiche – che sono riuscite nel capolavoro di scaricare i loro fallimenti privati e debiti marci in debito pubblico, accollato a noi contribuenti. Che ci siamo sorbiti, e ci stiamo sorbendo, la recessione-deflazione -depressione da loro prodotta, mentre loro (per bocca dei loro banchieri centrali di servizio) ci davano le lezioni, ci frustavano: spendete troppo in welfare! Abbassatevi i salari! Non vedete quanto è cresciuto il vostro debito pubblico? Fate le riforme. Ancor ieri dalle latèbre della BCE di Draghi veniva la voce cavernosa che, per superare questa nuova crisi, bisogna fare le riforme, ossia rendersi più competitivi, perché il capitale deve avere di più, il lavoro di meno.
La stessa zuppa da sei anni. Adesso il Titanic è entrato di nuovo in collisione contro lo stesso iceberg – e stavolta, il materasso delle finanze pubbliche, che hanno fatto funzionare a loro vantaggio nel 2008, è sgonfio e vuoto. Sgonfie e vuote le famiglie,d ove già si mantengono dei figli o dei coniugi disoccupati. Andiamo al nuovo collasso mondiale senza scudi né riserve. E con una classe politica di parassiti disonesti che non hanno alcuna idea di come governare una crisi epocale numero 2: si sono sempre affidati ai tecnocrati, agli ideologici della globalizzazione, a agli eurocrati, banchieri, centrali e speculativi; la casta amministrativa strapagata ha perso ogni residua competenza. Si limiterà, secondo gli ordini ricevuti da Francoforte, Bruxelles e Wall Street, a azzerarci la previdenza, a stringerci i ferri alle caviglie, a depredarci delle ultime sostanze con la torchia fiscale.
Una comica stupidità mondiale accoglie questa nuova (prevedibilissima) depressione, quasi ci sarebbe da ridere. Nel 1929, dattilografe e fattorini americani si indebitarono per giocare nella borsa che saliva e saliva. In una tragicomica, colossale replica della stessa idiozia, 90 milioni di cinesi non hanno giocato soldi loro, ma hanno preso a prestito da banchette usurarie nate come funghi (talvolta banchi dei pegni) per giocare nella loro Borsa. In Occidente, qualcuno s’è persino stupito che “ci coinvolge al crisi della Cina, adesso?”. Eh sì, si chiama globalizzazione, ragazzi: non ci sono compartimenti stagni, tutte le economie sono aperte da tutti i lati a tutti i contraccolpi, dovreste averlo imparato…invece no. Le banche mondiali, e gli ideologhi del capitalismo hanno obbligato a smantellare tutti gli “ostacoli” ossia i muri tagliafuoco – e il fuoco adesso si espande e divampa.
Ma in fondo, i 90 milioni di cinesi non sono stai i soli a credere. Anche qui da noi si è negato che la Cina era in reale stagnazione. Che in Cina il 44 % del Pil è rappresentato da “investimenti” – investimenti soprattutto in case catorcio vuote, visto che tale “investimento” così colossale genera una crescita non più del 7, ma più probabilmente del 5%.
Occhi ansiosi si sono rivolti alla BCE. In attesa di una parola salvifica. Cosa farà Draghi? Farà “qualunque cosa serva”? Draghi tace (è furbo. Lo sappiamo). Ha parlato il vice-presidente della BCE, Vitor Constancio, che ha voluto tranquillizzare con una frase tipo: la Borsa cinese non può far tanto danno, perché è sconnessa dall’economia reale.
Da cui nasce un enigma: è così cretino di natura, o il panico lo fa’ sragionare?
La Borsa cinese è sconnessa dall’economia reale? Magari hanno un’altra sensazione Brasile, Australia, Canada, Thailandia, Sudafrica, Sudamerica, insomma tutta la galassia di economie emergenti il cui benessere crescente dipende (va) dalle materie prime che hanno venduto alle industrie cinesi; e che i banchieri hanno indebitato, offrendo loro crediti illimitati, fino al collo – “tanto crescete”, nessun problema a servire il debito. E adesso devono pagare i mucchi di debiti in valuta estera che hanno contratto senza pensieri in questi anni di boom , senza gli introiti dell’export ai cinesi. Oppure chiedetelo al Giappone, anch’esso dedito all’export, o alla Germania, export-dipendente,s e non soffrono del rallentamento – anzi dell’arresto del Titanic cinese contro l’iceberg. Ma peggio che il collasso economico è – se possibile parlare di peggio – la distruzione che sta seminando fra i BRICS, che sono i suoi alleati politici, quelli dalla cui coesione dipendeva il disegno formare un blocco in grado, per dimensioni, di essere alternativo all’egemonia dell’Impero del Caos. Adesso, Sudafrica India, Russia e Brasile sono in grado di mantenere una coesione politica, quando gli interessi li oppongono così spietatamente?
Il sistema finanziario occidentale? Vediamo. Federal Reserve e BCE, Banca del Giappone, eccetera, lo forniscono dal 2008 ininterrottamente, di triliardi e triliardi di euro e dollari a tasso praticamente zero; con questi triliardi, andavano a indebitare i paesi emergenti che crescevano (perché diventati dipendenti dalla compra cinese delle loro materie prime); adesso, il sistema finanziario occidentale è “dipendente” – nel senso di tossicodipendente – dal credito gratuito o quasi che otteneva. Se la Fed propone vagamente di alzare i tassi un giorno o l’altro, Wall Street crolla, la giostra si paralizza; allora bisogna promettere che no, non si aumenteranno i tassi, e la giostra riprende – sempre più cigolante, è vero. Adesso però se i tassi bisogna abbassarli – il solito trucco per dare fiato alla pompe à phynance, come si fa? Nessuno sa più bene come fare.
Certe menzogne si sgonfiano con la mega-bolla. Per esempio, quella che gli Usa “sono in ripersa”, al contrario dell’Europa.
“I mercati si stanno rendendo conto che non c’è alcuna ripresa economica”, ha detto l’economista Philippe Herlin a Sputnik News..”i paesi emergenti erano la sola speranza che restava (ah sì? Ndr) ed han cominciato a cadere come tessere del domino. Le cifre economiche date dai governi non sono realistiche. Con al mondializzazione, siamo tutti nello stess paniere”.
Già, chi l’avrebbe mai detto? “Se un paese come la Cina rallenta, ci sono ripercussioni”. Ma non senza bruciare il grano d’incenso ald ogma: “Non è certo trincerandosi dietro le frontiere che si risolvono i problemi”.
No, cosa andate a pensare. Certi governi, come quello tedesco negli anni ’30, ebbero successo nazionalizzando le banche fallite, cacciando a calci nel sedere i rpivati; altri proposero di retrocedere allo stato, sottraendolo alle banche private, il potere di creare denaro dal nulla. Il Terzo Reich visse una sua prosperità in “vaso chiuso”, mentre attorno tutto il mondo gelava nella Grande Depressione, con l’emissione degli Effetti MeFo e l’espansione del baratto nel commercio mondiale. Non a caso, tutto ciò è stato archiviato come Male Assoluto.
Ora c’è la libertà di commercio, si spostamento dei lavoratori, di immigrare e di delocalizzare il capitale è sempre più efficiente, ossia paga sempre meno il lavoro – e presto non ne avrà bisogno.
Quini, cari milioni di nuovi disoccupati, di nuovi pensionati senza pensione, di nuovi tartassati – preoccupatevi pure. Ma loro, non si preoccupano.
Anzi stanno vedendo il lato buono della crisi. “Petrolio basso?vantaggio globale”, dice un titolo
del Sole 24 Ore. “La Cina stra affrontando la transizione da un’economia di export a una volta ai cosumi interni…una buona notizia”, ha detto Ennio Doris, il banchiere tutto attorno a voi.
E Goldman Sachs (l’azienda di Draghi) comunica: “Il collasso dei prezzi delle commodities è stato mal interpretato: lo prendono come un segno del rallentamento economico, invece è dovuto all’aumentata disponibilità”. Sic. Non invento niente. Se il petrolio è basso, non è perché nessuno lo vuole più, ma perché è abbondante.
Anche negli anni Trenta, quando la gente moriva di fame e i disoccupati erano il 30% degli americani attivi, si buttava il grano e il latte in mare: non mancavano i soldi per comprarlo, era che se ne produceva troppo. Non si parlava di perdita di potere d’acquisto – si parlava di sovrapproduzione. Basta intendersi sulle parole. Siate certi, disoccupati, che per Goldman >Sachs va’ tutto bene. Il migliore dei mondi possibili. Al massimo, si spostano ancora le sdraio sul ponte del Titanic – in cui siete voi, non lorsignori. Loro hanno l’aereo.
“L’invincibilità ineluttabile del Sistema risiede nel fatto che nessuno scappa alla catastrofe che genera da se stesso”, ha scritto Dedefensa: Il Sistema vince sempre, e mostra la sua superpotenza precisamente nell’autodistruzione.

sabato 29 agosto 2015

M. Blondet: Gettati in guerra. [Ora...]

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Quasi mi sfuggiva:
“Il generale di Corpo d’Armata Fabio Mini, ex capo di stato maggiore del Southern Command della NATO ed ex comandante delle truppe KFOR in Kossovo, ha ammonito del pericolo di un’escalation di quella che definisce una “Guerra mondiale” già in corso, che può sfociare in un conflitto nucleare. Mini traccia anche un collegamento con la dinamica del potere dei mercati finanziari sugli stati nazionali”…… Sabato 8 agosto 2015 – http://movisol.org/ex-comandante-nato-si-sta-preparando-lo-scontro-nucleare/
Ora, il generale Fabio Mini è un uomo con la testa sul collo. Nel 2003, quando è stato fatto comandante delle forze NATO in Kossovo (KFOR) , ha raccolto la stima un po’ stupefatta di tutti i comandi alleati per la sua pragmatica flessibilità, con cui aveva riportato l’ordine nella provincia “liberata” (e in mano alla delinquenza ‘patriottica’ dei gangster tipo Hashim Thaci) riducendo nello stesso tempo il numero delle truppe NATO sul terreno, con gran risparmio (e sospiri di sollievo) degli americani ed europei. I suoi interventi, studi, articoli e libri come analista strategico lo segnalano come una figura rara: forse il più intelligente militare che l’Italia abbia avuto da molti decenni (per questo l’Italia l’ha lasciato andare in pensione…). Insomma non è uno che parla vanvera. Se dice cose così gravi, magari i grandi media dovrebbero ascoltarlo. Macché. Lo hanno intervistato solo gli amici di Movisol. 
La guerra mondiale già in corso? E dove? 
Qui. Dovunque attorno a voi, come dice la pubblicità. 

Ci hanno gettato in guerra e non ce lo dicono 

Swift Response
Swift Response

SWIFT RESPONSE ,  Si chiama così le mega-esercitazione in corso in tutta Europa. Trionfalmente ed ufficialmente dichiarata “la più grande esercitazione avio-trasportata NATO dalla fine della guerra fredda”, è anche forse la più lunga: iniziata il 17 agosto, finirà solo il 13 settembre. Ha luogo contemporaneamente in Germania, Bulgaria, Romania ed Italia – sì anche da noi – con la partecipazione anche di truppe francesi, greche, olandesi, britanniche, polacche, spagnole e portoghesi,- senza contare le americane – perché il tutto è sotto il comando della US Army, naturalmente. Nugoli di paracadutisti vengono lanciati, armati di tutto punto, a ridosso dei confini della Russia: perché si tratta evidentemente della più virulenta manovra di provocazione bellica diretta contro Mosca. 
In questa gigantesca intimidazione, ha spiegato Manlio Dinucci sul Manifesto, “lo U.S. Army impiega, per la prima volta in Europa dopo la guerra contro la Jugoslavia nel 1999, la 82a Divisione aviotrasportata, compresa la 173a Brigata di stanza a Vicenza. Quella che adde­stra da aprile, in Ucraina, i battaglioni della Guardia nazionale di chiara composi­zione neonazista, dipen­denti dal Ministero degli interni, e che ora, dopo una esercitazione a fuoco effettuata in Ucraina il 6 ago­sto, ini­zia ad adde­strare anche le forze armate «rego­lari» di Kiev.”. 
E lì la guerra non è una simulazione: è in corso, a suon di bombe e missili sui civili del Donbass. 
Non basta. Prima della Swift Response, g’è stata in agosto la grande manovra bilaterale Usa-Lituania Uhlan Fury, in contemporanea o quasi con una simile in Polonia, una Allied Spirit condotta in Germania, dove hanno partecipato (dice Dinucci) “truppe italiane, georgiane e perfino serbe”.
Adesso ci ritroviamo alleati dei georgiani e dei serbi: lo sapevate? No, naturalmente no. Il vostro governo non vi ha informato. I nostri valorosi partiti d’opposizione, nemmeno. Men che meno i vostri media che respirano a pieni polmoni la libertà occidentale d’informazione. 
E mica basta ancora. Appena finita Swift Response, comincia – dal 3 ottobre “Trident Juncture 2015”, trionfalmente chiamata “una delle più grandi esercitazioni NATO” cui parteciperanno “forze armate di 30 paesi, con 36 mila uomini, 60 navi e 140 aerei”…e dove? “In Italia Spagna e Portogallo”. 
Come mai siete in guerra? L’ha spiegato il generale americano Mark Milley, nuovo capo di stato maggiore, al suo Senato (non al nostro) Perchè “la Russia è una minaccia esistenziale in quanto è l’unico paese con una capacità nucleare in grado di distruggere gli Usa” . Dunque ritenendo la Russia la minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, i detto Stato Uniti ci stanno trascinando a combattere la Russia – noi europei, che non consideriamo la Russia una minaccia esistenziale. E dove combattiamo la Russia? Anche quello l’ha prescritto il generale Milley: 
«La guerra, l’atto di politica con cui una parte tenta di imporre la sua volontà all’altra, si decide sul terreno dove vive la gente. Ed è sul terreno che l’esercito degli Stati uniti, il meglio armato e addestrato del mondo, non deve mai fallire».
Dunque ricapitolando: gli Usa stanno provocando quella che credono la loro più grave minaccia esistenziale “per loro”, sul terreno “dove vive la gente”: in Europa. Dove viviamo noi, che non riteniamo la Russia una minaccia esistenziale, ma anzi un partner e un mercato per i nostri prodotti, nonché principale fornitore del petrolio e gas per la nostra economia. 
Che ne dite? Vi è stata ben spiegata questa interessante piega strategica che ci coinvolge così direttamente? E’ stata mai discussa in una qualunque sede politica? Pare di no. Ci troviamo legati alla NATO – trasformatasi in un mostro aggressivo deciso a far la guerra alla Russia sul nostro territorio – allo stesso titolo in cui ci troviamo al collo la pietra dell’euro, che ci sta portando a fondo economicamente, e di un’Europa diventata una grande Prussia dell’obbedienza e del comando e del rigore austeritario, senza nemmeno eccepire. Siamo trascinati come sonnambuli. In un conflitto che può diventare da un istante all’altro “nucleare”, come grida inascoltato il generale Franco Mini. 
Dopo aver letto le previsioni di Irlmaier, non si può sfuggire alla suggestione che tutto avvicini lo scenario che egli “vide”. Una Russia in difficoltà economiche gravi dato il crollo del greggio, impegnata in troppo più fronti di quanto non le consentano attualmente i suoi mezzi, cosciente che non potrà reggere a lungo “alla pari” nella difesa dello spazio vitale contro la Superpotenza che usa tutte le armi della G4G, viene spinta con le spalle al muro; sicché una classe dirigente meno psichicamente salda di quella attuale può ritenere ultima via di salvezza tentare un attacco preventivo a sorpresa, con occupazione di quanto più territorio europeo possibile nel tempo più rapido, onde rendere controproducente il contrattacco americano con armi atomiche “tattiche”, che colpirebbero i cosiddetti alleati. Nel ’39, il Giappone fu spinto ugualmente spalle al muro dalle sanzioni Usa, che lo lasciarono con riserve di greggio per soli sei mesi, e fu l’attacco preventivo e disperato di Pearl Harbour. 

USA e DAESH si scoprono  gemelli. Di sangue 

In Irak, “i combattenti negli avamposti di combattimento contro l’ISIS continuano a vedere degli elicotteri americani che sorvolano le zone controllate dall’ISIS per paracadutarvi armi e generi di pronto soccorso”, ha detto una fonte dei servizi iracheni all’Agenzia persiana Fars. Aggiungendo che gli elicotteri USA “trasferiscono leader e combattenti feriti dell’ISIS ad ospedali in Siria, o in altri paesi. Ciò avviene nella provincia di Anbar, dove l’aiuto americano ai jihadisti prolunga i combattimenti e dissangua gli iracheni che resistono. 
E’ un’accusa che si ripete. A febbraio, una parlamentare di Baghdad, Al Zameli, ha dichiarato: “Il Comitato di Difesa e Sicurezza del Parlamento iracheno è in possesso di foto di due aerei britannici che precipitati mentre portavano armamento per l’ISIS”. A marzo, durante un’avanzata significativa di un gruppo di combattenti popolari anti-jihadisti noti sotto il nome di Al Hashab Al-Shabi (anche di questi musulmani che muoiono contro i tagliagole nessuno parla mai), hanno abbattuto un elicottero della US Army che portava armi all’ISIS nell’area della zona occidentale . 
La complicità occulta dell’Impero del Caos con la più orrenda e satanica parodia dell’Islamismo mai vista da secoli, non è solo ripugnante. E’ qualcosa di peggio: una orrenda affinità fondamentale.
Esagero? “I guerriglieri ISIS discutono sui social media di “ parti di ricambio”, ossia di come commerciare organi estratti da gente che hanno catturato, schiave sessuali o bambini. Così Russia Today 
Come forse si ricorderà, il luglio scorso è stato rivelato che Planned Parenthood, la storica centrale (fondata dai Rockefeller) di promozione dell’aborto in Usa, vende parti di organi di feti umani, ottenuti nelle sue cliniche degli aborti, secondo un listino-prezzi. Si legga qui: 
La distruzione deliberata del sito archeologico di Palmyra – e lo strazio del suo vecchio custode, l’archeologo siriano Khaled Assad di 82 anni, da parte del Califfo rivela una specifica volontà di “costituire un mondo senza alcuna traccia antica”, tipica non solo dell’uomo massa, ma specificamente dell’Homo Americanus – il grande distruttore di ogni società tradizionale, dai pellerossa ai giapponesi, e dei loro segni artistici e del loro passato e prestigio, da Nagasahi a Cassino, sotto le bombe. L’autore Bill Van Auken rileva come l’ISIS stesso, e le ondate immigratorie che inondano l’Europa, sono il risultato delle “guerre sociocide” sferrate dell’imperialismo Usa: guerre che sterminano società intere,
devastandone dalle fondamenta l’ordine sociale, e i cui residui impazziti o umanamente devastati diventano virulenti attori di distruzione – della civiltà in quanto tale. 

Americanismo apocalittico  

Un altro pensatore importante (dovrò riparlarne), Tomislav Sunic, lungamente vissuto in Usa perché fuggito dal titoismo, ha colto più profondamente nel segno additando l’affinità maligna fra USA e la sua creatura ISIS, nel fondamentalismo pervertito radicale : come l’ideologia jihadista del Califfo che sogna di imporre un unico Islam in guerra mondiale con tutti gli altri essere umani detti miscredenti (e dunque da sterminare), “l’americanismo è un sistema ideologico fondato su una verità unica; un sistema descritto nell’Antico Testamento e in cui il nemico deve essere assimilato al Male (1) …L’America è, per definizione, la forma allargata di un Israele mondializzato e non riservato a una tribù specifica….” (T. Sunic, Homo americanus. Child of the Postmodern age, BookSurge Publishing, 2007). 
Una profonda parentela si rivela in questa maligna complicità che destabilizza il mondo, all’insegna della comune inciviltà. Piacerebbe sapere il nome del ghost writer che scrisse per George Bush Jr. la frase che pronunciò in Texas nel 2000, quando era sull’orlo di scatenare guerre che soffriamo da 15 anni: “Un angelo cavalca il vortice e dirige questa tempesta”. Una profezia a modo suo, che sconcertò per il tono riecheggiante (si disse) “le profezie apocalittiche”. Ma abbiamo una idea più precisa di quale natura sia il nero “angelo” che cavalca il vortice e dirige la tempesta scatenata.
E poiché non sono il solo ad evocar suggestioni, l’amico saggista Gianluca Marletta mi segnala un “kabhar” (un detto) attribuito ad Alì -il nipote del Profeta- che pare evocare questi nostri tempi, come tempi ultimi: ..“Quando vedrete le ‘Bandiere Nere’, non muovetevi! [non seguitele! non accorrete in loro aiuto! perché sono mendaci! non conducono al Vero!]. Poi comparirà una ‘gente debole ed irrilevante’, con i ‘cuori duri’ [crudeli] come pezzi di ferro,  essi sono i ‘Compagni dello Stato’, non rispettano nessuna alleanza, né patto alcuno, invitano al Vero senza però appartenere ad esso, si fanno chiamare con i soprannomi e vengono riferiti alle città, ed hanno i capelli lunghi, come i capelli delle donne. [Dureranno] finché non entreranno in contrasto fra di loro, poi  Allah, il Vero, manifesterà chi Egli vorrà…”
(Testo arabo: إذا رأيتم الرايات السود فالزموا الأرض، فلا تحركوا أيديكمو لا أرجل كم، ثم يظهر قوم ضعفاء لا يؤبه لهم، قلوبهم كزبر الحديد، همأصحاب الدولة، لا يفون بعهد و لا ميثاق، يدعون إلى الحق، و ليسوا منأهله، أسماؤهم الكنى، و نسبتهم القرى،  و شعورهم مرخاة كشعور النساءحتى يختلفوا فيما بينهم، ثم يؤتي اللّه الحق من يشاء) .
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Ma – visto che mi son preso la responsabilità di portarvi nel dubbio campo delle previsioni apocalittiche, faccio ammenda fornendone una che pare non confermare le visioni di Irlmaier. E mentre il contadino bavarese era un normale buon cattolico, questa fu una tedesca stigmatizzata, che ogni venerdì riviveva la Passione di Cristo coprendosi di sangue, e che per quarant’anni – fino alla morte nel 1962 – si nutrì di nient’altro che dell’Ostia eucaristica. Parlo di Teresa Neumann. Secondo una sua biografia, nel 1946 – appariva enorme la minaccia dell’URSS – un GI americano avvicinò la mistica e le domandò se gli Stati Uniti sarebbero stati mai invasi in una guerra. La Neumann avrebbe risposto: “Non ci sarà guerra tra Russia e Stati Uniti. Ma alla fine di questo secolo l’America sarà distrutta economicamente da una serie di cambiamenti brutali della natura”.
Ella intravide “questa età di Caino dove trionferà l’ignoranza, lo spregio della cultura, l’arroganza, l’orgoglio, la violenza, il materialismo”. Disse: “Ho visto bestie orribili, dei grandi del mondo con teste d’asino e corpo di un serpente”. “Ed ho visto l’asino dare ordini al leone. In quel momento, troppi leoni avranno un cuore d’asino e si faranno ingannare”…Mi sembra una buona descrizione di noi europei d’oggi. E politici teste d’asino, ne siamo sovraffollati. 
Note
  1. Similmente in Moby Dick, il romanzo fondativo degli Stati Uniti, il capitano in seconda Starbuck, uomo posato e padre di famiglia, implora  il comandante  Achab di desistere dalla caccia alla balena bianca e far ritorno a casa. Achab risponde quasi in delirio, è pronto a portare la nave e l’equipaggio alla morte, pur di cacciare all’inferno la bestia che lo ossessiona : è chiaro che per lui la balena non è un innocente bruto,  ma il Male incarnato, il Serpente dell’Eden. “La Balena Bianca gli nuotava davanti come la monomaniaca incarnazione di tutte quelle forze malvage da cui certi uomini profondi si sentono rodere nell’intimo…Quell’intangibile malvagità che è stata al principio delle cose (…) E questa malvagità Achab non cadeva in ginocchio ad adorarla, ma trasportandone freneticamente l’idea nell’aborrita Balena Bianca, gli si lanciava contro, mutilato com’era”.  Potente profezia e metafora dell’Impero del Bene che si lancia contro l’Impero del Male, finendo esso per diventare l’apocalittico  l’Impero del Caos. Non a caso Melville dà al suo sinistro eroe il nome di un re biblico maledetto da YHVH. L’intero romanzo è potentemente intessuto di simboli biblici stravolti e rovesciati, com’è la “religione civile” statunitense.

venerdì 28 agosto 2015

Servizi segreti austriaci: Usa e Soros finanziano l’invasione dell’Europa

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 Il finanziere e presunto filantropo George Soros, sostenitore della Ong “Human Rights Watch



Vienna, 24 ago – Il periodico austriaco InfoDirekt, notoriamente vicino alle forze armate, sarebbe venuto a conoscenza di un rapporto interno dello Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna) secondo cui, in base alle informazioni di un anonimo insider, organizzazioni non governative statunitensi finanzierebbero il traffico di immigrati illegali verso l’Europa, con specifico riferimento alla via del Mediterraneo centrale, quella che porta dalle coste libiche all’Italia meridionale.

Secondo l’articolo pubblicato alcuni giorni fa da InfoDirekt, i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media: “I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa”, sarebbe scritto nel rapporto. Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzazioni di trafficanti, mentre gli aspiranti immigrati sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo conosce questi dati da tempo ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato.

Da parte dei servizi, tuttavia, “si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a gran parte dei costi dei trafficanti”. Sarebbero “le stesse organizzazioni che, con il loro lavoro incendiario, hanno gettato nel caos l’Ucraina un anno fa, con una chiara allusione alle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, creazioni ed emanazioni del Dipartimento di Stato o direttamente dello speculatore e presunto filantropo Georges Soros come Human Rights Watch.

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L’articolo termina con un appello “a giornalisti, funzionari di polizia e di intelligence” perché “partecipino attivamente nella ricerca di dati a sostegno delle accuse qui espresse. L’attuale situazione è estremamente pericolosa e il lavoro informativo può prevenire l’intensificarsi della crisi”.

Perché i neocon e le élite americane, dalle quali ci mettevano in guardia pochi giorni fa alcuni grandi politici della vecchia guardia d’oltreoceano, sarebbero tanto interessate al caos immigratorio in terra europea?

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Il barone Jacob Rothshild

In un successivo articolo, lo stesso giornale austriaco rivelava che “anche in Austria c’è il Business dei profughi”, a tutto vantaggio di società riconducibili alla Barclays Bank, potentissima multinazionale finanziaria nota anche come “la corazzata dei Rothschild”, confermando quindi quanto riportato pochi giorni fa su queste colonne. Aggiungendo che i Rothschild non disdegnano alcun affare, tra cui quello degli immigrati da “accogliere” e curare con denaro pubblico.

Un business che, se nel 2014 ha potuto contare ancora su cifre tutto sommato marginali (si fa per dire: quasi 300mila presunti profughi in Europa), il più potente clan finanziario del mondo prevede soggetto a una crescita esponenziale: proprio il tipo di esplosivo aumento che, con molto disagio e un po’ di ingenua incredulità, ci siamo accorti aver intrapreso da un paio d’anni a questa parte tanto che, come riportato su questo giornale, agli 800mila ingressi di quest’anno ne potrebbero succedere ben due milioni nel 2016. Cioè, quasi dieci volte di più rispetto al 2014.

Il business diretto, quindi, come prima ragione dell’accanimento dei neocon e delle élite americane a favore dell’immigrazione clandestina nel vecchio continente.
Un’ulteriore ragione può individuarsi poi nell’analisi del controverso ma talora ben informato intellettuale francese Thierry Meyssan, presidente-fondatore della Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace, pubblicata alcuni mesi fa.

Secondo Meyssan, le migrazioni di massa verso la Ue non è la conseguenza accidentale dei conflitti nel Medio Oriente allargato e in Africa, ma un obiettivo strategico degli Stati Uniti.
Meyssan chiamava la strategia Usa “la teoria del Caos”, attribuendola a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa: “Il principio di questa dottrina strategica può essere così riassunto: il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un Paese sul lungo periodo non è occuparlo, ma distruggere lo Stato. Senza Stato, niente esercito. Senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta. Da quel momento, l’obiettivo strategico delle forze armate USA e dell’alleanza che esse guidano, la NATO, consiste esclusivamente nel distruggere Stati. Ciò che accade alle popolazioni coinvolte non è un problema di Washington”.

E ancora: “Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono [state] soltanto un problema umanitario, continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della Ue (…) non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo)”.
Dissanguati – anche per propria inettitudine e tabù morali – dai costi dell’assistenza alle masse di clandestini, eventualmente impantanati fino al collo nelle paludi del caos della Libia, della Siria e – dio non voglia – dell’Ucraina, a un livello di intervento militare per il quale l’Europa difficilmente potrà trovarsi preparata, non rimarrà altro che implorare l’aiuto di Washington (accettandone le condizioni a partire dal Ttip) e rinunciare per sempre – se non l’abbiamo già fatto – a politiche di alleanze più naturali e diversificate. In altre parole, alla sovranità.

Francesco Meneguzzo

giovedì 27 agosto 2015

6 milioni... di bugie?

zen gardner  Zen Gardner

Quel che segue è una traduzione tra le piu' ... "osate " che io  abbia pubblicato in questi anni o di recente...Nè Zen Garner (di cui ho tradotto e pubblicato altre volte) nè io personalmente, stiamo negando la sofferenza, il dramma e le atrocità della Guerra e del Nazismo. L'accento del suo contributo personale è sulle menzogne che sono state seminate nei libri di storia che tutti abbiamo avuto per le mani e la manipolazione nella coscienza collettiva su certi temi. Per chi persegue integrità e verità, questo è uno spunto per la propria ricerca e riflessione . Un grosso punto di riferimento del suo contributo, pare essere stato il lavoro dello storico inglese Irving.
 Contributo di Zen Gardner:
Ho bisogno di condividere informazioni che ho scoperto e metterle sul tavolo della verità. Ho viaggiato di recente nel sud della Spagna per incontrare uno studioso autodidatta, nonché autore. La sua libreria è nella guesthouse in cui stavamo: infinite stanze e scaffali di libri su antropologia, agnosticismo, filosofia, psicologia, filantropia, romanticismo, femminismo, astronomia, astrologia, insegnamenti esoterici, religioni, cospirazioni, scienza, poesia, numerologia, per citarne solo alcuni.
In altre parole, il paradiso per qualsiasi cercatore di saggezza e verità.: John Lamb Lash ‘Not In his Image’ [edizione italiana ]
Dato che non avevamo mezzi di trasporto,ed eravamo a metà strada dalla vetta di un monte, non c'era altro da fare che leggere…Ho letto diligentemente per due settimane, inghiottendo moltissima conoscenza. Uno si può chiedere : ma che te ne fai di tutta quella conoscenza? Io credo che il mio obbligo morale sia di condividere quella conoscenza in modo tale da incoraggiare gli altri a condividerla con le persone che amano, a  condividere la verità su come il nostro mondo veramente opera e quale ruolo noi tutti in esso abbiamo.
Può darsi che non vogliate sentirlo, nemmeno che siate d'accordo con questo, ma questo non significa che cosi non stiano le cose. Ma questo è un’ altra storia in via di elaborazione… La vera cosa che mi sento obbligato a rivelare, nella speranza che la condividerete con altri, sono le informazioni che ho assorbito dall’aiutante domestico Lukas: un lituano autoproclamatosi contadino- agricoltore, un uomo di grande intelletto e asciutto senso dell’umorismo, che parla fluentemente 5 lingue. Un altro studioso autodidatta che  mi ha aperto gli occhi alla profondità dell’inganno che siamo stati costretti ad ingerire.  
Pensavo di essere sveglio. Pensavo che non avrei mai più potuto essere profondamente scioccato, ma mi sbagliavo di brutto. Ho sempre avuto interessi nella storia della Guerra Mondiale, cosa che la mia famiglia mi ha instillato dalla nascita poiché sia i miei nonni che i miei bisnonni hanno combattuto duramente sanguinose battaglie in entrambe le guerre.
judea declares war on germany
Sono giunto alla conclusione che la comprensione che ho sulla quella storia, nasce da erronei insegnamenti, da parte della macchina della propaganda della Gran Bretagna e degli USA. Ho ascoltato Lukas dare una versione degli eventi, da europeo orientale, versione che differisce totalmente dalla comprensione che ho avuto attraverso la scuola, i libri di storia la sintassi familiare, la BBC e le produzioni di Holliwood.
Naturalmente ho fatto una ricerca meticolosa, sulle mie nuove scoperte diversamente avrei ascoltato solo la propaganda di un'altra nazione.  Questo è quello che ha scoperto:
La Germania è stata lasciata desolata e disperata dopo la Prima Guerra Mondiale; il Trattato di Versailles impose non solo una grande perdita di territori - e quindi del popolo tedesco- ma a loro non fu nemmeno permesso di trattenere un esercito di più di 1000 soldati
I Tedeschi vennero lasciati umiliati, vulnerabili e in abbietta povertà, letteralmente lasciati morire di fame fino alla morte. La “Tassa sulla colpa di guerra” che venne loro imposta riguardava una cifra esorbitante: 32 miliardi di dollari. 
Quando il Partito Nazional Socialista andò al potere, la disoccupazione era al massimo storico. Quando Hitler  divenne il capo della Germania e il suo Cancelliere, solo il 2% della popolazione era ebrea, tuttavia quella minoranza  possedeva il  50% dei media tedeschi e controllava il 70% delle chiese tedesche. Attraverso l’arte ed altre vie,  essi avevano introdotto nella cultura tedesca la pornografia, l’adulterio, la perversione sessuale, i narcotici.