UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO

UN BLOG PER TENERTI SVEGLIO
Notizie dal mondo, soprattutto da fonti internazionali, che il mainstream non riporta.

Translate

Cerca nel blog

lunedì 30 novembre 2015

Berlino: i magazzini commerciali più' grandi d'Europa rimuovono i prodotti degli insediamenti israeliani

KaDeWe_von_Nordosten_(2008)

" A seguito di direttive Eu obbligatorie per la etichettatura dei prodotti degli insediamenti, il grande magazzino con sede a Berlino, Kaufhaus des Westens (KaDeWe) - magazzini dOccidente- ha rimosso dai suoi scaffali tutti gli articoli prodotti negli insediamenti israeliani. Cresce sempre di più' il numero di aziende europee che si rifiutano di importarli.

La portavoce dei grandi magazzini, Petra Fladenhofer ha detto: “solo dopo che saranno messe in ordine le etichette, ritorneremo a mettere i prodotti sui nostri scaffali"

E' essenziale vietare i prodotti degli insediamenti sulla terra rubata ai Palestinesi. un primo passo verso cio' è il totale boicottaggio dei prodotti israeliani e dei servizi, inclusi quelli del Security Council, esigere l'embargo di armi, e proibire alle nazioni di vendere  armi israeliane, munizioni e prodotti correlati, ovvero tutto cio' che potenzialmente sostenga la sua macchina di morte, che si infuria ogni giorno contro Palestinesi indifesi"

fonte: http://www.rense.com/general96/eurolargdepremoisra.html

domenica 29 novembre 2015

Vladimir Putin potrebbe ordinare attacchi aerei su Arabia Saudita e Qatar

16  

Secondo il quotidiano russo Pravda, la Russia non esclude il ricorso all’intervento militare contro entrambi i Paesi accusati d’essere la base dei gruppi islamisti che finanziano. Per Mosca, Arabia Saudita e Qatar sono una minaccia alla sicurezza e solo attacchi fulminei a tali gruppi nei due Stati del Golfo possono fermare l’assalto dello SIIL e altri gruppi terroristici simili. Il giornale russo è consapevole che l’intervento militare della Russia in Siria, in cui sono utilizzate armi strategiche, “è un segnale inviato ai Paesi che sostengono il terrorismo”

Così, l’esercito russo non si limita solo alla Siria e deve espandere le operazioni antiterrorismo in altri Paesi del Medio Oriente. La Russia dovrebbe ampliare la portata della forza aerea che attacca il cuore del terrorismo islamico nei due Paesi principali finanziatori dgli anni ’80. Se alcuna connessione diretta è dimostrata tra i regimi saudita e qatariota con lo SIIL, gli esperti concordano che le istituzioni “indipendenti” in entrambe le ricche monarchie del Golfo contribuiscono, da diversi anni, a rafforzare i gruppi islamici armati in Iraq, Siria e più vicino in Libia e nel Sahel afflitto da una pletora di organizzazioni terroristiche. 

La Russia pensa, secondo i media di Mosca, di portare la questione al Consiglio di Sicurezza in cui sarebbe necessario il mandato delle Nazioni Unite per effettuare attacchi aerei in Arabia Saudita e Qatar. Un mandato che la Russia sa già che non sarà possibile ottenere, ma tale mossa potrebbe intrappolare gli alleati occidentali dei due Paesi, sul banco degli imputati per gli ultimi attentati terroristici a Parigi che hanno fatto 130 morti. La decisione di effettuare attacchi aerei in Siria interviene, secondo Pravda, dopo l’attentato che ha colpito l’aereo di linea russo sull’Egitto. 

Mosca intende applicare l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che considera “diritto naturale” all'”auto-difesa, individuale o collettiva, se un membro delle Nazioni Unite è soggetto ad un attacco armato, finché il Consiglio di Sicurezza adotta le misure necessarie per mantenere pace e sicurezza internazionali“. L’articolo 51 stabilisce inoltre che “le misure adottate dai membri nell’esercizio del diritto alla legittima difesa va tempestivamente comunicato al Consiglio di Sicurezza e non pregiudica autorità e responsabilità che il Consiglio ha (…) nel prendere in qualsiasi momento tale azione se giudicherà necessaria per mantenere o ristabilire pace e sicurezza internazionali”.

Un terzo “nemico” è nel mirino della Russia: la Turchia. Un’estensione della guerra a tale grande Paese, porta d’ingresso dell’Europa occidentale e membro della NATO, significherebbe che la guerra in Siria assumerebbe la forma di un conflitto generalizzato, come previsto a Damasco. Diversi raid sono già stati compiuti vicino al confine turco, e anche oltre nei giorni scorsi. Il mondo non è mai stato così vicino alla terza guerra mondiale dalla crisi dei missili di 53 anni fa.

fonte: https://aurorasito.wordpress.com/2015/11/24/vladimir-putin-potrebbe-ordinare-attacchi-aerei-su-arabia-saudita-e-qatar/

sabato 28 novembre 2015

Prima che arrivasse l'uomo bianco...




Prima che arrivassero i nostri fratelli bianchi, per renderci uomini civilizzati, non avevamo prigioni. A causa di questo, non avevamo delinquenti. Senza una prigione, non ci possono essere delinquenti. Non avevamo serrature e chiavi  e quindi tra noi non c’erano ladri. Quando qualcuno era così povero da non potersi permettere un cavallo, una tenda o una coperta,  in quel caso li riceveva come dono. 

Eravamo troppo “incivilizzati", per dare grande importanza alla proprietà privata. Non conoscevamo nessuna forma di denaro, quindi il valore di un essere umano non era determinato dalla sua ricchezza. 

Non avevamo leggi scritte, nessun avvocato, nessun politico, quindi non eravamo in grado di imbrogliare e truffare nessuno. Eravamo veramente in cattiva forma prima che arrivasse da noi l’uomo bianco e non so come spiegare come siamo stati in grado di gestire le nostre cose senza le fondamentali cose che (ci dicono ) sono così necessarie per una società civile”. John Fire Lame Deer (John, Cervo zoppo di fuoco)

venerdì 27 novembre 2015

Il sogno di una potenza israeliana dal Nilo all'Eufrate sta tornando: alleanza Hollande -Netanyahu.

 

«Sotto i nostri occhi» - Cronaca di politica internazionale n°154
di Thierry Meyssan.

Da un lato, il governo francese sta mobilitando tutti i suoi mezzi di comunicazione per focalizzare la sua popolazione sugli attentati del 13 novembre. Dall'altro, lancia assieme a Israele una nuova guerra in Iraq e in Siria. Il suo obiettivo non è più quello di rovesciare il regime laico siriano, né di distruggere il suo esercito, ma ormai quello di creare uno stato coloniale a cavallo dell'Iraq e della Siria, gestito da curdi, per una manovra a tenaglia sugli Stati arabi. Il sogno di una potenza israeliana dal Nilo all'Eufrate sta tornando.

Su questa mappa, pubblicata da Robin Wright sul New York Times nel 2013, si distingue il Sunnistan che Daesh creerà nel giugno 2014, ove proclamerà il Califfato, e il Kurdistan che la Francia e Israele vogliono ormai creare. Si noti che questa carta non prevede nulla per i cristiani che dovrebbero essere o trasferiti in Europa o sterminati.


Al G20, Mosca e Washington impongono di tagliare i finanziamenti a Daesh
Il vertice del G20 ad Antalya (Turchia) si è certamente preoccupato dell'economia, ma soprattutto della situazione nel Vicino Oriente. Numerosi negoziati bilaterali hanno avuto luogo durante il vertice, e non sappiamo i dettagli di ciò che è stato discusso e concluso nel corso di questi dialoghi in disparte.
Tuttavia, il presidente russo, Vladimir Putin, ha denunciato senza nominarli quegli Stati partecipanti alla conferenza che sponsorizzano Daesh. Ha mostrato ai suoi colleghi delle fotografie satellitari di convogli di autocisterne che attraversavano la Turchia per vendere il petrolio rubato dall'organizzazione terroristica in Iraq e in Siria [1]. Pubblicamente chiamato in causa per le sue violazioni delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza in merito al suo finanziamento a Daesh, il presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, ha accusato il colpo. Secondo il Partito Socialista turco, Bilal Erdoğan (figlio del presidente) dirige personalmente questo traffico [2].
I presidenti Putin e Obama hanno deciso di distruggere le autocisterne della famiglia Erdoğan per porre così fine al traffico di petrolio. Lo stesso giorno, il CentralCommand statunitense bombardava per la prima volta in un anno e mezzo delle autobotti cariche di petrolio in Iraq, mentre le forze armate russe ne distruggevano un grandissimo numero in Siria. [3]
La Russia e gli Stati Uniti hanno costretto la Francia a unirsi a questa operazione. Fingendo di rispondere agli attentati di Parigi, il presidente Hollande ha annunciato senza arrossire che dava ordine alle sue forze armate di bombardare degli obiettivi di Daesh in Siria, mentre il presidente Putin dava pubblicamente istruzioni alle forze armate russe di coordinarsi con la Francia e di trattarla «come» un alleato [4].
Il presidente francese incontrerà prossimamente i suoi omologhi statunitense e russo.
Sembra che siano stati presi provvedimenti efficaci per isolare i 24 istituti bancari che Daesh utilizza dall'Iraq per trasferire denaro; provvedimenti che il sottosegretario di Stato USA David S. Cohen aveva invano cercato di imporre per mesi [5].


La Francia e i "falchi liberali" organizzano una nuova guerra
Nel prendere atto che avrebbe dovuto ritirare Daesh dalla Siria, il gruppo di Stati, di multinazionali e di personalità statunitensi che organizza la guerra ha deciso allora di lanciarne una terza.
- La "Primavera araba" (da febbraio 2011 a gennaio 2013) era stata lanciata dal Dipartimento di Stato USA. Si trattava di rovesciare regimi arabi laici, sia alleati sia resistenti agli Stati Uniti, per sostituirli con dittature dei Fratelli Musulmani. Dopo aver rovesciato i presidenti tunisino ed egiziano durante le "rivoluzioni" del Gelsomino e del Loto, la guerra è stata dichiarata alla Libia e alla Siria (come previsto dal trattato di Lancaster House del novembre 2010), ma le potenze coloniali non giunsero ad attaccare l'Algeria (presa di ostaggi di In Amenas).
- La seconda guerra siriana (da luglio 2012 a ottobre 2015) è stata lanciata dalla Francia, dai "falchi liberali" degli Stati Uniti (Hillary Clinton, Jeffrey Feltman, David Petraeus, etc.) e da Israele, finanziata da un gruppo di Stati (Turchia Qatar, Arabia Saudita, ecc.) e da alcune multinazionali (Exxon-Mobil, KKR, Academi, etc.). Non si trattava più tanto di cambiare il regime, quanto di «far sanguinare» il paese e distruggere il suo esercito (più di 100.000 soldati siriani sono morti combattendo contro il terrorismo). Si è conclusa con l'intervento militare della Russia.
- La terza guerra siriana (dal 20 novembre 2015) è iniziata da alcuni membri dello stesso gruppo, questa volta in vista della creazione di un nuovo Stato nel nord della Siria e dell'Iraq, al fine di prendere a tenaglia gli Stati Arabi che resistono a Israele [6].
Poiché gli organizzatori della guerra sono divenuti consapevoli che non sarà più possibile per loro continuare ad agire contro la Siria, hanno convenuto di riprendere e continuare quel programma che aveva già portato alla creazione del Sud Sudan nel 2012. Questo progetto corrisponde al piano di Alain Juppé (marzo 2011) e a quello pubblicato da Robin Wright (settembre 2013), che prevedevano che, dopo aver appoggiato Daesh per creare un Sunnistan, si sarebbe dovuto creare un Kurdistan [7].
Non si tratta più né di una guerra presuntamente ideologica (Primavera Araba) né di una guerra presuntamente religiosa (Seconda Guerra Siriana), bensì di una guerra presuntamente etnica.


Le operazioni segrete sul campo
Per fare tutto questo, sono riusciti a trasformare il partito curdo siriano marxista-leninista YPG (ormai denominato «Forze democratiche di Siria») e ad allearlo con il clan Barzani dell'Iraq. Certo, i due gruppi sono curdi, ma non parlano la stessa lingua, si sono uccisi a vicenda durante tutta la Guerra Fredda, e si richiamano a ideologie diametralmente opposte. [8]
Si noti incidentalmente che, ormai, il governo regionale curdo dell'Iraq è una dittatura. Il suo presidente Massoud Barzani, un agente del Mossad installato dal Regno Unito e dagli Stati Uniti, si aggrappa al potere dalla fine del suo mandato, nel giugno 2013 [9]. Hanno spinto le «Forze democratiche» (sic) a curdizzare forzatamente le popolazioni non-curde del nord della Siria (ottobre 2015), provocando la rivolta degli arabi e dei cristiani assiri nonché l'ira di Damasco, senza incontrare peraltro alcuna reazione internazionale [10]. Non ce ne fu d'altronde nemmeno in occasione dell'annessione dei campi petroliferi di Kirkuk da parte del governo regionale curdo dell'Iraq (estate 2014), poiché l'opinione pubblica internazionale non aveva occhi che per la pulizia etnica praticata da Daesh. All'epoca, non solo le grandi potenze non avevano condannato la guerra di conquista del Governo Regionale Curdo dell'Iraq, ma si erano offerti di fornirgli armi direttamente, senza passare per il Governo centrale di Baghdad, con il pretesto della lotta contro Daesh.
Le parti in conflitto non annunceranno di fare la guerra per creare uno stato coloniale israeliano e prendere gli Stati arabi resistenti in una manovra a tenaglia, bensì riterranno necessario dichiarare che stanno lottando per un Kurdistan indipendente; una posizione grottesca, dal momento che il territorio coinvolto non è mai appartenuto al Kurdistan storico, mentre ivi i curdi sono largamente minoritari (meno del 30 per cento della popolazione).
Il 5 novembre, la Francia ha annunciato l'invio della portaerei Charles de Gaulle in zona, con il pretesto della lotta contro Daesh, in realtà per posizionarsi in vista della terza guerra siriana [11]. La nave ha lasciato Tolone, il suo porto d'attracco, il 18 novembre.
Dal 13 al 15 novembre, il Governo regionale del Kurdistan iracheno, sostenuto dalle «Forze Democratiche di Siria» hanno respinto Daesh dal Monte Sinjar (Iraq). In realtà, i soldati di Daesh si erano ritirati lasciando appena 300 uomini di fronte a una coalizione di diverse decine di migliaia di soldati. La zona liberata non è stata restituita al Governo iracheno, ma piuttosto annessa dal Governo regionale curdo dell'Iraq.
Benché finga di non sostenere questa operazione e di condannarla, la Turchia l'ha approvata in occasione del Trattato segreto Juppé-Davoutoğlu del 2011. Se lo pseudo-Kurdistan fosse creato, la Turchia non mancherebbe di sospingervi i militanti del PKK.


La Risoluzione 2249 autorizza, di fatto, la nuova guerra
Il 20 novembre, la Russia ha cercato di far passare di nuovo il progetto di risoluzione che aveva redatto per la sessione del 30 settembre e che era stata costretta a ritirare. Tutt'al più, essa stessa ha modificato il testo includendovi dei riferimenti agli attentati del Sinai, di Beirut e di Parigi, menzionandovi anche l'articolo 51 della Carta (diritto di autotutela). Per una seconda volta, ha dovuto rinunciare al suo testo e lasciar passare una proposta francese che legalizzava l'intervento militare contro Daesh in Siria e in Iraq, che il Consiglio ha approvato all'unanimità (Risoluzione 2249). Benché possa essere interpretata in vari modi, la risoluzione calpesta di fatto la sovranità nazionale dell'Iraq e della Siria. Autorizza le grandi potenze a ingerirsi, posto che pretendano di lottare contro Daesh [12]. Si tratta evidentemente di liberare il nord della Siria da Daesh, però non per restituirlo alla Siria, ma per proclamarvi uno Stato indipendente sotto autorità curda.
La Russia non si è opposta a questa risoluzione e l'ha votata. Sembra che desideri per ora approfittare del piano franco-israeliano per spingere Daesh fuori dalla Siria senza tuttavia accettare il principio di uno pseudo-Kurdistan. La creazione di un tale Stato non ha alcuna legittimità nel diritto internazionale (i curdi della Siria non sono oppressi, ma godono degli stessi diritti degli altri cittadini). Si riapre la questione dei diritti delle minoranze già posto dalla creazione del Kosovo da parte della NATO. Essa autorizza di fatto qualsiasi gruppo etnico, qualunque sia la sua situazione politica, a rivendicare uno stato indipendente, il che implica di conseguenza la dissoluzione della maggior parte degli Stati del mondo - compresa la Francia- e il trionfo della «globalizzazione».


Da ricordare:
---- Il Cremlino e la Casa Bianca si sono intesi nel voler tagliare i finanziamenti di Daesh. Hanno bombardato in Iraq e in Siria le autocisterne della società di Bilal Erdoğan e hanno isolato le banche di Daesh.

---- Dopo l'annessione dei campi petroliferi di Kirkuk nel giugno 2014, Israele e Francia sono giunti a continuare l'espansione del territorio del Governo regionale curdo dell'Iraq (annessione dei Monti Sinjar) e a lanciare la conquista del territorio non curdo della Siria settentrionale da parte dell'YPG, ora chiamato «Forze democratiche in Siria». Intendono alla fine unire le due entità e proclamare l'indipendenza di uno Stato presunto curdo.

---- La creazione di uno pseudo-Kurdistan in aree non-curde non ha legittimità rispetto al diritto internazionale. Mira unicamente, con quella del Sud Sudan, a prendere a tenaglia i maggiori stati arabi (Egitto, Siria e Iraq) per realizzare il sogno di una potenza israeliana che va dal Nilo all'Eufrate.


NOTE
[2] «Il ruolo della famiglia Erdogan nel Daesh», Rete Voltaire, 4 agosto 2015.
[3] «L'armée américaine a détruit 116 camions-citernes de l'EI», Robert Burns, Associated Press, 16 novembre 2015.
[5] "Why Is Money Still Flowing to ISIS?", The Editorial Board, The New York Times Sunday Review, October 10, 2015.
[6] «Come Israele intende rilanciare la guerra nel Levante», di Thierry Meyssan, Rete Voltaire, 11 maggio 2015.
[7] "Imagining a Remapped Middle East", Robin Wright, The New York Times Sunday Review, September 29, 2013.
[8] «Il Kurdistan e il Califfato», «Il "Kurdistan", versione israeliana», di Thierry Meyssan, Al-Watan (Syrie), Rete Voltaire, 7 e 13 luglio 2014.
[12] «Le Conseil de sécurité adopte une résolution appelant à la lutte contre Daech», Centre de Nouvelles de l'Onu, 20 novembre 2015


Thierry Meyssan, 22 novembre 2015.
Traduzione a cura di Matzu Yagi.
FONTE: http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=124698

giovedì 26 novembre 2015

Anche Prodi in tribunale. Ne sapete niente?

Trani - Standard & Poor's - Tutti in tribunale

Fate la prova. Non fidatevi di me. Cercate “Prodi Trani” sui motori di ricerca. Cercate su Repubblica e Corriere. Provate a vedere se vi raccontano per filo e per segno quello che ha detto Prodi giovedì 19 novembre (quattro giorni fa) a Trani, chiamato a deporre dal PM Michele Ruggiero nel corso del processo a Standard & Poor’s.
Per carità, che Romano si sia molto arrabbiato perché aveva appuntamento davanti al giudice alle 11.15 ma ha dovuto aspettare fino alle 15.30 (porello), questo ve lo raccontano tutti. Che all’altro testimone, Giuseppe Vegas, presidente della Consobhanno rubato la macchina mentre deponeva, è una notizia che troverete con facilità. Ma provate a capire cos’abbia detto Prodi non ai giornalisti, dopo e prima, ma sul banco dei testimoni.
Eppure, nei 15 minuti durante i quali ha parlato, rispondendo alle domande dell’accusa e della difesa, di cose deve averne dette un bel po’, non certo quelle due o tre righe riportate dalla stampa. E considerato che lo scherzetto del downgrade sul rating di Standard & Poor’s ci potrebbe essere costato ben 3.1 miliardi di euro, direi che la deposizione di Romano Prodi, così come tutte le altre, da Maria Cannata (direttore del dipartimento debito pubblico del Ministero del Tesoro) a Giulio Tremonti, ex ministro delle finanze, da Vegas della Consob a Elio Lannutti, da Mario Draghi (che, pur citato, non è venuto perché “teme clamori mediatici“), passando per Pier Carlo Padovan (che dovrebbe essere sentito a breve) fino ad arrivare a lui, Mario Monti, che “non poteva” e dunque ha rimandato la sua udienza al prossimo 27 gennaio, era uno di quei processi a cui la stampa avrebbe dovuto stare incollata come se non ci fosse un domani. Con tutto il rispetto per il giallo di Avetrana, per il processo sulle escort di Berlusconi, sugli scontrini di Marino e così via, si intende. Invece niente. C’erano quattro gatti a pedali. E pure omertosi!
Di cosa si tratta, ve l’ho spiegato nel post “Dovrebbe essere su tutte le prime pagine dei giornali. E invece è solo qui. Riassumendo, l’accusa riguarda cinque tra analisti e manager dell’agenzia, accusati di aver fornito – tra maggio 2011 e gennaio 2012 – quattro report contenenti informazioni distorte sull’affidabilità creditizia italiana che portarono al declassamento di due gradini del rating, da A a BBB+. In base a quel declassamento, secondo la clausola di terminazione anticipata (early termination), Monti pagò a Morgan Stanley 3,1 miliardi di euro sull’unghia (si credeva fossero “solo” due miliardi e mezzo, ma proprio giovedì scorso Maria Cannata ha corretto il dato). 
Peccato che Standard & Poor’s sia controllata da Mc Graw Hill. Poi vengono le partecipazioni di Blackrock e Capital Investors. E Morgan Stanley era a sua volta partecipata dalle ultime due. Sarebbe stato semplice per Morgan Stanley influenzare Standard & Poor’s e poi passare all’incasso da Mario Monti. Secondo la procura di Trani, il pagamento rappresenta “un forte elemento indiziario” a carico di Standard & Poor’s, che nel 2011 decise “illegittimamente e dolosamente” il declassamento “al solo fine di danneggiare l’Italia“.
«Chi opera il giudizio di rating non deve avere interessi confliggenti, ciò è previsto dal regolamento Esma (la cosiddetta Consob europea, ndr)» ha detto al processo Giuseppe Vegas, presidente Consob, aggiungendo che «La mancanza di coerenza delle metodologie sul rating italiano da parte di S&P fu segnalata all’Esma dalla Consob, perché si riteneva che vi fosse una possibile violazione del regolamento europeo». Ma l’Esma archiviò tutto.
Sta di fatto che, nonostanto i progressi lacrime e sangue dell’Italia, parlare con Standard & Poor’s era molto complicato. «C’era un’ipercriticità da parte di S&P verso l’Italia», ha commentato Maria Cannata. «Con S&P è come parlare al vento. A me è sembrato che quando noi rappresentavamo i progressi, loro li tenevano in pochissima considerazione». «Ma S&P aveva pregiudizio?», ha chiesto allora Michele Ruggiero. E la risposta è stata chiara: «Se un soggetto è ipercritico – ha detto Cannata – vuol dire che non c’è serenità nel giudizio. Per me questo è un pregiudizio». E ha aggiunto: «Ritengo inappropriato che soggetti privati possano avere un così importante compito di valutazione». «Il declassamento di due notch (gradini, ndr) del rating dell’Italia da parte di Standard & Poor’s – ha concluso – non ci stava. E’ stato poco coerente nel merito da parte di S&P aver detto nel Credit Watch che il declassamento poteva arrivare fino a due gradini e poi, nonostante le manovre messe in atto dal governo, è stato confermato il declassamento che, secondo me, poteva essere giustificato con un solo notch».
Poi è stato il turno di Prodi. Sulla cui deposizione, ahimé, si sa molto poco, se non che abbia detto: «I giudizi delle agenzie sono certamente delle opinioni, ma hanno evidentemente delle conseguenze, come sostengo da tanto tempo» e «C’è sempre il rischio di conflitto di interessi per le società di rating». «Quello che mi preoccupava e che mi preoccupa è la debolezza del nostro sistema di fronte a questo giudizio, che deve essere inserito in un più robusto quadro normativo perché ha delle conseguenze sulla vita di un Paese». «Ci sarebbe voluta – ha spiegato – una struttura sovranazionale, tipo Fondo monetario, che disciplinasse questo giudizio che si dà sulle imprese o sugli Stati, perché ha conseguenze molto forti, quindi era bene elevare il livello del giudizio. Oppure, se questo è molto difficile, avere anche società europee di rating per articolare meglio la dialettica in questo campo». Un po’ poco per una deposizione di un quarto d’ora secco. Dobbiamo aspettare il deposito degli atti processuali per sapere tutto quello che ha detto l’ex presidente della Commissione Europea, nonché ex presidente del Consiglio italiano?
Nel corso del dibattito, il giudice, Giulia Pavese, ha respinto molte domande perché a suo dire formulate in maniera “suggestiva”. Il Pm ha replicato allora «Non è che le domande scomode non le dobbiamo ammettere.Presidente allora le formuli lei le domande in modo non suggestivo».
Prossimo giro: Pier Carlo PadoanMaria Pierdicchi, ex responsabile Standard & Poor’s per il sud Europa, e Marco Galluzzo, giornalista Corriere della Sera che all’epoca dei fatti seguiva le posizioni di Monti sulle agenzie di rating. Tutti e tre il 10 dicembre. Mario Monti invece – ripetiamo – ha detto che “non poteva”, e dunque la sua deposizione è rinviata al 27 gennaio. Nella speranza che ad ascoltare quello che dice ci siano un po’ più di quattro gatti.

mercoledì 25 novembre 2015

La Turchia abbatte un caccia russo. Osservazioni fuori dal mainstream...

LA-RABBIA-DI-PUTIN-ORA-CI-SARANNO-CONSEGUENZE


La rabbia di Putin: mi avete pugnalato alle spalle. Ci saranno conseguenze.
Pubblicato 24 novembre 2015 - 14.34 - Da Claudio Messora

Questo quanto ha appena detto Putin, in relazione all’abbattimento del caccia russo da parte dei Turchi e all’uccisione dei due piloti, di cui potete leggere estensivamente qui, a Sochi, parlando davanti a Re Abdullah II di Giordania.
Questo evento va oltre il normale quadro della lotta al terrorismo. Certamente i nostri militari stanno compiendo un lavoro eroico contro il terrorismo. Ma questa perdita, oggi, è una pugnalata alle spalle, perpetrata dai complici dei terroristi. Non posso descrivere quello che è successo in nessun altro modo. Il nostro aereo è stato abbattuto sul territorio della Siria, con un missile sparato in volo da un F-16 Turco. E’ caduto nel territorio siriano, a 4 km dalla Turchia.
Nessuno dei nostri piloti né dei nostri caccia ha minacciato il territorio della Turchia. Questo è ovvio. Sono lì per combattere il terrorismo nell’area a nord attorno alla Latakia, dove si trovano i militanti (più che altro persone provenienti dalla Russia) e stavano facendo il loro preciso dovere, per assicurare che queste persone non facessero ritorno in Russia. Si tratta di persone che sono chiaramente terroristi internazionali. (...)

Giulietto Chiesa – “LA TURCHIA CI PORTA IN GUERRA “ (video da PandoraTV)"Turisti Russi in Turchia richiamati in Patria. Ministro degli Esteri russo cancella visita in Turchia" G. Chiesa invita la cittadinanza italiana a richiedere l'uscita dell'Italia dalla NATO, "è il momento piu' grave della mia carriera da giornalista".   (...)

 
(...) ai finanziatori/sostenitori dell'Isis - ovvero Stati Uniti, Turchia e Arabia Saudita in primo luogo - non piace il fatto che Putin stia spianando la strada ad Assad per permettergli di tornare a prendere il controllo della propria nazione. E visto che ormai l'Isis non riuscirà più ad ottenere il risultato voluto - ovvero il rovesciamento di Assad - qualcuno fra i falchi della coalizione occidentale cerca una escalation militare come unica possibile soluzione alla situazione di stallo in cui sono venuti a trovarsi.
Purtroppo la Turchia si sta rivelando l'elemento più instabile e pericoloso in questa grave crisi internazionale. Guidata da un presidente spregiudicato, che sembra aver venduto l'anima all'occidente in cambio di chissà che cosa, questa nazione rischia veramente di fare da detonatore ad un'escalation militare incontrollabile, che trascinerebbe automaticamente nel vortice molte nazioni europee, proprio perché tutte appartenenti alla Nato. (...) Massimo Mazzucco

tutto l'articolo qui: http://thelivingspirits.net/societa-orwelliana/la-turchia-abbatte-un-caccia-russo-i-primi-commenti-fuori-dal-coro-mainstream.html

martedì 24 novembre 2015

Giornalista americano Ben Swann: ISIS creazione diretta degli USA

Ben-Swann-300x200Traduco e sintetizzo nel seguito il video in inglese del giornalista investigativo  Ben Swann, che potete vedere a questo link: https://www.facebook.com/UniversalFreePress/videos/1109286879117550/?pnref=story

———---
E’ la storia più’ importante nel Paese: la prossima grande guerra degli USA è con ISIS., ma quel che i media non vi dicono,  è da dove arriva ISIS, chi l'ha creata.E prima che si spenda ancora un dollaro su questo ed un’altra vita vada persa, dovete conoscere la verità.
Il nome ISIS è quello più’ terrificante che sentiamo, dopo Al Qaeda, è un gruppo altamente  selvaggio e brutale, noto per decapitare e fare esecuzioni di massa. 

Sono la faccia nella nuova “guerra al terrore”. Giusto? Ora i militari americani stanno facendo incursioni aeree in Siria, nel tentativo di eliminare obbiettivi ISIS. Per questo i massimi vertici governativi stanno parlando nuovamente  di “boots on the ground”, scarponi sul terreno (interventi di terra). 

Tutto questo , tre anni dopo che la guerra in Iraq è stata dichiarata finita. Infatti questa guerra secondo l’ex Segretario della Difesa Leon  Panetta, potrebbe durare decenni. 
Dunque… chi è esattamente ISIS? Da dove arrivano?

ISIS è stata creata dal comportamento USA in Iraq. Da qui parte tutto.  
Per comprese questa storia bisogna capire due parti della questione: le radici dell’Isis, vanno individuate nella  occupazione USA dell’Iraq, che distrusse il paese e creò dei vuoti. Per quanto pessime fossero le condizioni sotto Saddam Hussein, esse erano meglio di cio’ che venne dopo.
Questa la storia facile della questione, che diede il via ad Isis…ma c’è un’altro livello del problema che dovete capire

Anche una volta sparito Saddam dalla scena, l’ISIS non sarebbe potuta diventare tale, se non fossero successe queste altre cose.  L'Isis in realtà iniziò in Iraq nel 2006 come piccolo gruppo di ribelli senza denaro, né capacità di reclutare.

Ma nel 2009 l'ISIS spostò la sua attenzione dall’Iraq , dove non stava avendo grande successo, alla guerra civile in Siria. Ma anche là ebbe delle difficoltà a fare presa , a causa  dei due maggiori gruppi che combattevano contro il Presidente Assad : Jabaht al-Nusra (legato ad Al-Qaeda) e Il  Libero Esercito Siriano (Free Syrian Army).

>>> tutto l'articolo qui: http://thelivingspirits.net/societa-orwelliana/ben-swann-giornalista-investigativo-usa-le-origini-americane-di-isi.html

lunedì 23 novembre 2015

Blondet: Hollande “alleato” di Putin? Per favore, non cascate nella Matrix

La Cherles de Gaulle con la sua squadra

La Cherles de Gaulle con la sua squadra


Un lettore commenta che ho sbagliato tutto a sospettare il mega attentato di Parigi di essere un false flag o auto-attentato del regime francese, perché:
“1) La Francia va a bombardare l’Isis direttamente a braccetto con la Russia di Putin 2) Si e’ riformata l’alleanza Russia-Francia, come non si vedeva dalla I guerra mondiale. Se c’e’ qualcuno che ha guadagnato politicamente dall’attentato di Parigi, e’ proprio Putin, e non certo Obama, Merkel, Hollande, Cameron e soci. Al contrario di quanto previsto da Blondet. 
3) la Francia chiude de facto le frontiere, sospende Schengen, comincia a parlare della possibilità di ritirare la cittadinanza a chi non se lo merita e a parlare di pena di morte per reati legati al terrorismo”. 

Mi pare urgente sfatare questa idea che c’è ora una “alleanza Russia-Francia” per combattere l’ISIS, perché è uno degli effetti della Matrix, della rete emozionale creata attorno agli eventi- rete che è uno strumento di guerra in sé.
E’ proprio vero che ormai bisogna spiegare tutto, passo passo, altrimenti non ci si arriva  conla propria testa.

Hollande ha cominciato i bombardamenti su Rakka – dove l’ISIS è stato già sostanzialmente sloggiato dagli aerei russi – come supposta rappresaglia , colpendo la centrale elettrica che serve alla popolazione civile (quel che ne resta) e su indicazione Usa, non russa. Ha penetrato lo spazio aereo siriano senza chiedere l’autorizzazione al governo Assad, il solo che rimane legittimo, né coordinarsi coi russi. Ha sparato poche bombe, un quinto di quelle che la Russia lancia ogni giorno. Una vuota gesticolazione. 

La portaerei atomica Charles De Gaulle non è stata mandata al largo dello coste siriane per combattere l’ISIS, ma porre ostacoli all’azione di Mosca. Altrimenti non si spiega come mai, subito dopo l’eccidio di Parigi, i russi abbiano intensificato i bombardamenti, persino con l’uso dei bombardieri strategici, per ottenere un rovesciamento della situazione sul campo, e battere il ferro finché è caldo – ossia per approfittare delle simpatie che in Europa ha riscosso l’azione di Mosca dopo il mega-attentato jihadista a Parigi – sapendo che questa simpatia ha poca durata, e prima che la Charles De Gaulle sia operativa nell’area. 

Certo, Putin ha ordinato al suo Stato Maggiore di contattare il gruppo aeronavale francese per coordinare le loro azioni; non risulta che Hollande o i comandi francesi abbiano risposto sì a questa richiesta (o ingiunzione) di coordinamento. Anzi, non hanno nemmeno risposto. E Hollande e il suo ministro Fabius,, continuano a ripetere che “Assad must go” ad ogni occasione pubblica in cui parlano del loro cossiddetto intervento militare contro ISIS; un rifiuto nett della posizione negoziale russa. 

Di fatto, la squadra francese continua a coordinarsi con gli Usa. La decisione di muovere la Charles De Gaulle (costosissima per i bilanci francesi, quindi per lo lasciata a secco “per manutenzione”) era stata presa e annunciata mesi prima dell’attentato islamista a Parigi – era però diretta nel Golfo Persico, per assicurarvi la permanenza militare della coalizione occidentalista in attesa della portaerei americana USS Truman, il cui arrivo nel Golfo è previsto prima di Capodanno. Solo dopo la tragedia del 13 novembre Hollande ha ordinato che la portaerei si diriga nel Mediterraneo. Davanti a quelle coste dove i russi hanno già numerose navi, e su cui hanno intimato ampie no-fly zone. 

Ciascuno vede – o dovrebbe vedere – l’estrema pericolosità della situazione di sovraffollamento bellico, dove i due gruppi navali non si coordinino, anzi gli occidentali mantengano una posizione ostile Certamente ciò è inteso ad ostacolare le ulteriori operazioni russe, per ragioni di prudenza. 

Gli Stati Uniti hanno appena autorizzato la vendita all’Arabia Saudita di 19 mila bombe d’aereo o d’artiglieria, e non c’è dubbio che molte di queste armi finiranno ai guerriglieri che la monarchia sostiene. Il Katar ha comprato dal regime dell’Ucraina una partita di missli anti-aerei Pechora da consegnare ai jihadisti: missli che pososno colpire aerei a oltre 20 chilometri. Il bello è che il Katar partecipa, con l’Arabia, alla “coalizione americana contro l’ISIS”. 

L’ambiguità occidentalista – che finora ha sostenuto i terroristi jihadisti contro Assad – non è cambiata. Al punto che due deputati Usa, la democratica Tulsi Gabbard e il repubblicano Austin Scott, hanno presentato un disegno di legge bipartisan che ordinerebbe (se fosse votato) al governo americano di “interrompere la guerra illegale contro Assad”. Una misura che non avrà conseguenze, ma smaschera il perdurante doppio gioco. La Gabbard ha detto alla CNN: “La Cia arma quegli stessi terroristi che la Casa Bianca insiste a definire come nemici giurati”.
http://www.zerohedge.com/news/2015-11-21/us-congresswoman-introduces-bill-stop-illegal-war-assad-says-cia-ops-must-stop

Può completare il quadro il fatto che nella presunta “alleanza contro l’ISIS”, così rumorosa, si nota la silenziosa diserzione di un attore chiamato Israele.
L’11 novembre, n (presunto) kamikaze ISIS s’è fatto saltare a Beirut nel quartiere sciita, Hezbollah, sterminando 40 persone in strada; Hezbollah è la sola forza araba che combatte i terroristi jihadisti; l’attentato ha suscitato inni di gioia sui media israeliani. Nei giorni scorsi la celebre giornalista australiana Shari Markson, di News Corp, ha visitato lo Ziv Medical Centre,a Zefat (Nord Israele) scoprendo che 500 giovani lì ricoverati per traumi da guerra sono guerriglieri di Al Qaeda, curati per poi (gliel’hanno detto loro) essere rimandati a combattere Assad.
http://www.voltairenet.org/article189367.html

Gli europei hanno sospeso Schengen….

Mai sciupare un bell’attentato: le eurocrazie ne hanno approfittato per sospendere lo spazio Schengen, ristabilire i controlli alle frontiere: non sapevano più come fare a frenare l’afflusso dei profughi veri e falsi e come salvare la pelle politica ad Angela Merkel senza costringerla a rimangiarsi tutto. Adesso, ecco fatto. Hanno potuto evitare di riconoscere che aveva ragione Victor Orban; il che, nella piccineria di questi individui, non è cosa da poco.
sanctions
Quanto alla Merkel – lo rivela la Frankfurter Allgemeine Zeitung -al G-20 di Antalya s’è accordata a quattr’occhi con Obama e con altri paesi per continuare, anzi estendere, le sanzioni alla Russi con la scusa della pretesa annessione della Crimea. Ciò, contro il suo stesso ministero degli Esteri, F W Steinmeyer, che ha fatto palesi sforzi di porre fine all’isolamento diplomatico della Russia, riconoscendo un ruolo costruttivo di Mosca nella questione ucraina; persino Juncker non trova molto intelligente continuare le sanzioi, dato il dano economico che infliggono all’economia europea. Che dico? Financo la Mogherini dice che la crisi della Siria non si può risolvere senza la Rusisa – perfino Ban Ki Moon lo ripete. E’ evidente che ormai la Cancelliera, in uscita, lega il suo destino alla Superpotenza (forse aspira al posto di segretario generale Onu).
Stato d'emergena
Stato d’emergenza
Quanto ad Hollande, sì, ha decretato lo stato d’eccezione, ossia la riduzione delle libertà civili e politiche e il controllo della popolazione, fra cui specialmente la censura su Internet (questo gli premeva). Ciò non serve ad arrestare terroristi, ma – per adesso – a silenziare la campagna elettorale regionale, che deve aver luogo fra due settimane. Queste elezioni, democratiche perché con il sistema proporzionale e dunque passibili di fornire risultati reali sullo stato d’animo dei francesi, sono di fatto censurate. Più precisamente: i media si autocensurano, non parlano dei candidati, le tv non fanno dibattiti, niente sondaggi; ad essere onnipresenti sui teleschermi sono gli uomini del governo e del PS, che giganteggiano con la loro “caccia ai terroristi”, state tranquilli che vegliamo noi su di voi…Il tutto ccondito da notizie allarmistico-demenziali: “Rubate 10 tute anti-Ebola dall’ospedale Necker; paura di attacchi chimici? Batteriologici? Ma Valls veglia su di voi, parigini.
http://www.ansa.it/sito/notizie/politica/2015/11/21/parigi-rubate-10-tute-anti-ebola-in-ospedale_51ef474a-ab96-4c71-be7e-234a8cb467d8.html
Bootson the ground. A Bruxelles.
“Boots on the ground”. A Bruxelles.
Bruxelles, che come sempre è una caricatura di Parigi, ha espanso la strategia della tensione ad eccessi tragicomici: metropolitane chiuse, stadi vietati, scuole serrate, piazze vietate per la caccia a dieci terroristi dieci, e per giorni e giorni. “Massimo allarme terrore”: nella “loro” capitale, sono gli eurocrati e i loro complici e parassiti che mettono in scena la propria auto-protezione, il sollevamento dei ponti levatoi della loro propria fortezza, la prova generale del loro arroccamento p per “sicurezza” contro i popoli, in vista della nuova fase di integrazione sovranazionale. Occorre più Europa!, ci ripetono i politici. Matrix funziona a tutto spiano.
Almeno non raccontiamoci che Parigi si è alleata con Mosca. 
fonte: http://www.maurizioblondet.it/hollande-alleato-di-putin-per-favore-non-cascate-nella-matrix/

domenica 22 novembre 2015

Mauro Biglino: il decalogo dell'ISIS nell'Antico Testamento


guardare anche i video in successione.... molto illuminanti...


Problem, Reaction, Solution: la vecchia formula sempre vincente





"Quel che accade nel creare le guerre è un meccanismo di manipolazione mentale che fuzniona cosi: PROBLEM, REACTION, SOLUTION: 
prima create il problema, per cui date la colpa ad altri,

poi riportate quel problema nei media, nel modo in cui volete venga riferito

poi fate in modo che il pubblico reagisca a cio’ che avete creato e che che dica
“bisogna fare qualcosa, non si puo’ andae avanti cosi, loro devono fare qualcosa”

e a questo punto quei “loro” , che hanno appositamente creato il problema, offrono la soluzione del problema", www.davidicke.com

Untitled (104)