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sabato 27 febbraio 2016

Il “buonismo” idiota, strumento del nuovo totalitarismo


di Francesco Lamendola

Il “buonismo”, la filosofia oggi universalmente sovrana e l’unica politicamente corretta, non è soltanto un atteggiamento sbagliato e irresponsabile nei confronti della vita, degli altri e di se stessi, vale a dire un atteggiamento degno di un perfetto idiota: è qualcosa di più, e di peggio. Dietro il buonismo all’ingrosso, dietro il permissivismo, il perdono facile, l’indulgenza a un tanto il chilo, verso tutto e verso tutti (ma specialmente verso quelli che rappresentano, per una ragione o per l’altra, un referente e un simbolo ideologico, tali da confermare gli schemi mentali del buonista ad oltranza), c’è qualcosa di più della semplice ingenuità o della semplice stupidità: c’è un disegno raffinato e tenebroso, curato fin nei dettagli, da parte di quelle centrali occulte del potere mondiale, finanziarie in primissimo luogo, le quali, ormai da molto tempo, si servono di ogni mezzo possibile e immaginabile, restando però nell’ombra, per condizionare, manipolare, stravolgere, il senso comune delle persone e per sovvertire i fondamentali etici e spirituali sopra i quali riposa la stessa possibilità di una civile convivenza fra i cittadini, fra i popoli e le culture.

Chiameremo questo disegno con l’espressione di “totalitarismo destabilizzatore”, perché quello che si propone è instaurare una forma di totalitarismo (democratico, ovviamente), che però non sia percepito come tale, pur apparendo come eticamente e socialmente auto-evidente; e perché lo scopo di questo totalitarismo di nuovo genere non è, come per i totalitarismi del passato, di assicurare il massimo dell’ordine e della stabilità, ma, al contrario, di assicurare un disordine permanente ed una instabilità cronica, a tutti i livelli: economica, sociale, culturale, etica e spirituale. La ragione di un disegno in apparenza così contraddittorio è che le centrali occulte del potere mondiale non hanno bisogno dell’ordine e della stabilità per realizzare i loro fini, ma del massimo della precarietà e della insicurezza possibili, sia a livello individuale, che collettivo: solo così esse potranno alimentare e riprodurre incessantemente il meccanismo del loro dominio.

Per la prima volta nella storia mondiale, infatti, la meta perseguita da coloro i quali aspirano al dominio politico ed economico non ha un carattere limitato, per quanto ambizioso, come il controllo di questa o quella società, di questo o quello Stato; ma è una meta illimitata sia nello spazio, che nel tempo: si tratta di mantenere un controllo permanente, definitivo, incontrastato, su ogni essere umano e su ogni popolo, insomma letteralmente su ogni angolo del globo terracqueo, sia nel presente che nel futuro, e ciò principalmente mediante gli strumenti della pressione psicologica, conscia ed inconscia, e del ricatto economico e finanziario. 

Nessuno, nella storia umana, aveva mai aspirato a una cosa del genere; perfino i costruttori degli imperi universali “classici”, come gli Assiri, i Persiani, i Macedoni e i Romani, avevano mirato, sì, ad una conquista geografica completa (limitatamente all’ecumene allora conosciuta), ma sempre secondo gli schemi del dominio diretto. E così è stato pensato e realizzato anche l’Impero coloniale britannico, il sistema politico ed economico più ambizioso e più riuscito della storia universale, che riuscì a porre un quarto della superficie terrestre sotto l’autorità del medesimo sovrano e della stessa metropoli.

Quello odierno, pertanto, è un disegno che sintetizza le due forme finora conosciute di dominio imperiale: quello legato al territorio, tipico degli imperi antichi e del colonialismo moderno, e quello mirante al controllo intimo, personale, psicologico, proprio dei totalitarismi del XX secolo, non legato al territorio, proprio perché ideologico, ma al controllo dei mezzi d’informazione e di propaganda, del sistema scolastico e universitario, della radio, della stampa, il cui scopo è il capillare, sistematico condizionamento della mente dei cittadini. A prevalere, comunque, è la seconda forma, perché il controllo del territorio non è il vero scopo, ma semplicemente uno dei mezzi; mentre il dominio della mente dei cittadini resta la cosa principale, con la sola – notevole – differenza, rispetto ai totalitarismi del XX secolo, che il potere non vuole svelarsi, non vuole mostrarsi per ciò che è, anzi, mette in opera ogni strategia per restare discreto, se non proprio nascosto.

E ciò perché esso non mira al consenso, se non in via strumentale: ciò che veramente persegue è il portafoglio delle persone, perché dal loro modo di vivere, di mangiare, di fare la spesa, di vestirsi, di passare il tempo libero, dipende la sua possibilità di drenare occultamente le risorse mondiali alle quali mira. Imporre le tasse è un vecchio modo di esercitare il potere economico; vecchio, perché manifesto, dunque suscettibile di provocare reazioni: ma perché imporre un prelievo fiscale, se è possibile fare in modo che siano le persone, volontariamente (o, per essere più precisi, credendosi perfettamente libere), a spendere tutto il loro denaro – e gli stati, a spendere tutto il loro bilancio – in maniera tale da alimentare le centrali del potere occulto?

Da questa necessità mimetica derivano tutte le ipocrisie, le mezze verità, le sottili manipolazioni su cui si regge il sistema odierno dell’informazione, della scolarizzazione, della cultura, perfino della medicina e della scienza: il trucco è fare in modo che le persone e le società pensino di essere libere. Ma la libertà possiede un senso reale, quando si dia la possibilità di operare una scelta fra diverse alternative: se alla grande quantità di merci presenti sugli scaffali dei supermercati, o alla grande quantità di prodotti finanziari che vengono proposti al cliente dagli impiegati di una banca, o alla grande quantità di programmi messi in onda dalle diverse reti televisive, per non parlare della gran quantità di partiti e movimenti politici che sollecitano il voto degli elettori, non corrisponde affatto la possibilità di effettuare una scelta fra cose realmente diverse, è evidente che ci troviamo in presenza di una truffa mondiale assai bene organizzata, nella quale chi lanciasse un grido d’allarme passerebbe immediatamente per visionario o paranoico.

E ora torniamo al buonismo. È chiaro che questa “filosofia” di vita è estremamente funzionale al disegno di seminare il massimo dell’ambiguità, della contraddittorietà, e, in ultima analisi, della instabilità e insostenibilità permanenti, all’interno del corpo sociale. Perché una società impostata sui principi del buonismo, astratti e velleitari (versione ulteriormente semplificata e corretta del già demenziale ottimismo di Rousseau) non può funzionare: ciò dovrebbe essere evidente a chiunque, se, appunto, non fossimo ormai sprofondati in un clima di anestetizzazione permanente del senso critico individuale, a tutto vantaggio di un conformismo dilagante, che rafforza, indirettamente ma sicuramente, quel totalitarismo occulto che è nei piani della élite globale.

Ha scritto Sergio Ricossa nel suo libro «Vivere è scegliere. Scritti di libertà. Il liberalismo come ideologia della vita» (Fondazione Achille e Giulia Boroli, 2005, pp. 64-70):
«… Il “buonismo” oggi dilaga, spande melassa ovunque. è un buonismo stupido, che consola gli afflitti con gli eufemismi. Gli zoppi diventano “portatori di handicap”. Che bell’aiuto! […] Il vocabolario buonista è falso dalla A alla Z. Il mondo dei poveracci è il Terzo Mondo.  I Paesi sottosviluppati sono Paesi in via di sviluppo. Gli immigranti afro-asiatici sono extracomunitari. 

D’accordo, non bisogna offendere nessuno, nemmeno e soprattutto quando gli offesi siamo noi. Per gli islamici sempre più numerosi, che abbiamo in casa, noi siamo gli infedeli; ma non vale il dritto di reciprocità, a noi non è lecito dire che gli infedeli sono loro. Finiremo col censurare la “Divina Commedia”, perché Dante (toscano, quindi cattivissimo) mise Maometto all’Inferno. Anzi, si finirà con l’abolizione dell’inferno da parte della Chiesa, per non offendere i peccatori, i quali non saranno più peccatori bensì erranti per distrazione, ragazzi un po’ vivaci  in vena di simpatiche birichinate. […] Lo psicologo tedesco Hans Jürgen Eysenck credeva, a torto o a ragione, nell’importanza del patrimonio genetico circa il quoziente di intelligenza; credeva, in altre parole, che non si nascesse tutti eguali. Lo disse in aula. Gli studenti buonisti ed egualitaristi lo gettarono a terra, lo presero a pugni e calci, gli sputarono addosso, finché fu tratto a salvamento, sia pur con gli occhiali rotti  e il naso sanguinante, da colleghi di passaggio.

Era l’anno 1973, uno degli anni del “buonismo di piombo”. Il luogo: la London School of Economics. È passato molto tempo, da allora, eppure è meno che mai “politically correct” parlare di imbecilli congeniti. Quanto ai pazzi, il legislatore italiano ha dichiarato che non esistono e ha chiuso i manicomi. Un illustre giurista ha già proposto di cancellare la delinquenza chiudendo le carceri (o almeno dandole in autogestione ai delinquenti, che ovviamente non si chiameranno più delinquenti). Sarà un delitto non il derubare, ma il farsi derubare. La signora che esca, ostentando un monile di oro vero, è chiaramente una provocatrice , e merita di essere scippata, se c’è giustizia a questo mondo. Il buonismo si regge sul principio che tutti gli uomini (e tutte le donne, beninteso!) sono buoni per natura. i cattivi sono buoni traviati da istituzioni politiche sbagliate. Basta una piccola rivoluzione, che migliori le istituzioni, e i cattivi sopravvissuti tornano buoni, come in fondo sono sempre stati. Il problema è sopravvivere: le rivoluzioni, se non sono sanguinarie, non sono convincenti. 

Marx (un feroce buonista) sosteneva che perfino i capitalisti sono buoni per natura: sfruttano i proletari perché costretti a farlo dalla proprietà privata del capitale.  Ma amano i proletari non appena cessa la proprietà privata del capitale, ovvero non appena i capitalisti abbiano perso la proprietà del loro capitale e siano divenuti essi stessi proletari. Se poi, insieme al loro capitale, i capitalisti perdono anche la vita davanti a un plotone di esecuzione, è perché oppongono resistenza a chi vuole il loro bene.

I milioni di assassinati in nome del marxismo-leninismo-maoismo lo furono a opera di chi voleva il loro bene e il bene di tutta l’umanità. I buonisti non si limitano ad amarci, ci impongono il loro amore. Noi dovremmo lasciarli fare e ringraziarli. Invece fra noi esistono degli ingrati, che per errore di calcolo non apprezzano i benefici e ostacolano la santa missione dei buonisti. […] Impedire ai buonisti di fare il bene è segno di egoismo, asocialità, perversione individualistica: difetti gravi, che autorizzano chi ci ama a intervenire con rimedi drastici e senza badare a spese (tanto la cura la paghiamo noi, i beneficiari; la rieducazione la paghiamo noi, gli ignoranti). I buonisti raggiungono il potere sventolando bandiere molto più prestigiose della Croce Rossa: arrivati al potere come minimo ci ripuliscono le tasche con imposte e tasse benefiche; ci alleggeriscono le tasche del peso inutile di un denaro che non ci serve più.

Poiché sono i buonisti a badare ai nostri bisogni, è corretto che badino pure alle nostre finanze. Rubano i salvadanai di cui non sapremo fare il giusto uso. È una gara a chi è più buono, e la bontà non si misura dal numero dei salvadanai rubati, rotti e sperperati; giacché, per i buonisti, lo spreco diventa generosità. Cessi il calcolo meschino, da ragionieri, di costi e ricavi. Contano le intenzioni, che per i buonisti sono tautologicamente buone. I buonisti non sbagliano mai, ma se anche sbagliassero lo farebbero per generosità, per eccesso di amore del prossimo, perché il loro cuore trabocca di altruismo. Chi oserebbe non perdonarli? Chi avrebbe il coraggio di rallentarli, se non fermarli, sulla strada verso la società perfetta, la società finalmente liberata dal male, da ogni male, e regno senza macchia del bene?».

[…] Ricossa fa l’esempio dei nomadi: i buonisti si credono molto nobili e generosi nel non discriminarli, ma non sanno di essere loro discriminati, perché i nomadi disprezzano le popolazioni sedentarie presso le quali vivono: appunto per questo ritengono cosa lecita e giusta vivere di furti sistematici ai loro danni. Ma si potrebbero fare infiniti esempi. Si è così alimentata una mentalità basata sulla esasperazione dei diritti, proprio da parte delle minoranze svantaggiate, le quali si son viste, così, incoraggiate a trasformare il loro svantaggio in un vantaggio, a brandirlo come un’arma, a pretendere che gli altri, tutti gli altri, i “fortunati”, si inchinino davanti a loro, si proclamino colpevoli, o, comunque, si sentano in difetto, in debito, e dunque in obbligo di “risarcirle” indefinitamente. Lo spirito di rivalsa mostrato da alcune lobbies omosessuali, miranti a ottenere una legislazione che preveda il matrimonio gay e l’adozione di bambini da parte delle coppie gay, ne è un buon esempio. È questa la strada che vogliamo seguire?

fonte: http://www.maurizioblondet.it/il-buonismo-idiota-strumento-del-nuovo-totalitarismo/
(il discrimine, 15 aprile 2015)

domenica 21 febbraio 2016

Cosa è lo SWIFT... e la strana coincidenza vaticana


Pagliacciata di Lampedusa

da: http://sauraplesio.blogspot.it/2015/09/giallo-vaticano.html

Quando, nel febbraio 2013, Papa Benedetto XVI si è dimesso improvvisamente e inspiegabilmente, lo IOR era stato escluso da SWIFT; con ciò, tutti i pagamenti del Vaticano erano resi impossibili, e la Chiesa era trattata alla stregua di uno stato-terrorista (secondum America), come l’Iran. Era la rovina economica, ben preparata da una violenta campagna contro lo IOR, confermata dall’apertura di inchieste penali della magistratura italiana (che non manca mai di obbedire a certi ordini internazionali).

Pochi sanno che cosa è lo SWIFT (la sigla sta per Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication – Società per le telecomunicazioni finanziarie interbancarie): in teoria, è una “camere di compensazione” (clearing, in gergo) mondiale, che unisce 10500 banche in 215 paesi. Di fatto, è il più occulto e insindacabile centro del potere finanziario americano-globalista, il bastone di ricatto su cui si basa l’egemonia del dollaro,  il mezzo più potente di spionaggio economico e politico (a danno specialmente di noi europei) e il mezzo più temibile con cui il la finanza globale stronca le gambe agli stati che non obbediscono.

La banca centrale dell’Iran ad esempio, per volontà giudaica, è stata esclusa dalla rete SWIFT per ritorsione contro il preteso programma nucleare. Ciò significa che l’Iran non può più vendere in dollari il suo greggio, che le sue carte di credito non valgono all’estero, e che nessuna transazione finanziaria internazionale può essere condotta da Teheran se non in contanti e in clandestinità, in forme illegali secondo l’ordine internazionale: nel 2014 la banca francese BNP Paribas è stata condanna dalla “giustizia” Usa a pagare (agli Usa) 8,8  miliardi di dollari per aver aiutato Teheran ad aggirare il blocco di Swift.

Sono state le minacce ventilate contro Mosca di escluderla dalla rete SWIFT come ritorsione per la cosiddetta annessione della Crimea – un danno enorme all’economia del paese – ad accelerare la messa in opera, da parte dei BRICS egemonizzati da Cina e Russia , di un proprio circuito di clearing alternativo a SWIFT, e operante in yuan e rubli, e non in dollari. Per sottrarsi al ricatto che fa’ pendere sugli stati sovrani lo Swift.
Il sito belga Media-Presse (lo SWIFT è basato in Belgio) nel dare la notizia dello SWIFT alternativo lanciato da Pechino e Mosca, il 5 aprile, raccontava come esempio:
Quando una banca o un territorio è escluso dal Sistema, come lo fu nel caso del Vaticano nei giorni che precedettero le dimissioni di Benedetto XVI nel febbraio 2013, tutte le transazioni sono bloccate. Senza aspettare l’elezione di papa Bergoglio, il  sistema Swift  è stato  sbloccato all’annuncio delle dimissioni di Benedetto XVI.

C’è stato  un ricatto venuto da non si sa dove,  per il tramite  di Swift, esercitato su Benedetto XVI. Le ragioni profonde di questa storia non sono state chiarite, ma è chiaro che SWIFT è intervenuto direttamente nella direzione degli affari della Chiesa.  
Ciò spiega e giustifica le inaudite  dimissioni di Ratzinger, che tanti di noi hanno potuto scambiare per un atto di viltà; la Chiesa era trattata come uno stato “terrorista”, anzi peggio – perché si noti che la dozzina di banche cadute nelle mani dello Stato Islamico in Irak e Siria “non sono state escluse da SWIFT” e continuano a poter fare transazioni internazionali – e la finanza vaticana non poteva più pagare le nunziature, far giungere mezzi alle missioni – anzi, gli stessi bancomat di Città del Vaticano erano di fatto stati bloccati. La Chiesa di Benedetto non poteva più “né vendere né comprare”, la sua vita economica aveva le ore contate.

Dimissioni sotto costrizione

Non resta che sottoscrivere quel che dice Saura Plesio: Ratzinger “mai, proprio lui che lottò contro il Relativismo imperante,  avrebbe accettato “aperture” sul mondo gay e sulle politiche gender. Mai si sarebbe prosternato al “mondo” (e al mondialismo) come questo papa, il quale gareggia con il laicismo imperante della Ue nel creare una forma di “divorzio sacramentale”, attraverso “l’annullamento breve”. Mai si sarebbe prestato a fare la grande pagliacciata di Lampedusa fatta dal suo successore, che oltretutto non è nemmeno territorio suo, ma dello stato italiano. I grandi poteri mondialisti hanno fretta e Ratzinger era un  intralcio palese, un rallentamento sulla loro fulminea traiettoria”.
Pagliacciata di Lampedusa

Con quanta fretta sia stata attuata l’espulsione di Ratzinger lo suggerisce anche un particolare che ha tratto fuori Luciano Canfora. Simpatico comunista non pentito, ma bravo storico della romanità e latinista, egli ha notato nel motu proprio con cui Benedetto ha giustificato le sue dimissioni con l’età (“Ingravescente Aetate”) una serie di errori di latino: errori elementari nella concordanza dei casi, da far arrossire uno scolaretto. Ora Ratzinger non può aver commesso questi errori. Il testo è stato scritto da altri, e lui è stato spedito via dal Vaticano platealmente, in elicottero ripreso in mondovisione?
E subito dopo la sua dipartita, ecco che SWIFT sblocca le transazioni vaticane, riapre i bancomat, riporta all’onore del mondo lo Ior. Non hanno aspettato che venisse eletto Bergoglio; gli è bastata l’espulsione del “terrorista bianco”.

Nei salotti buoni e irraggiungibili fra Wall Street e Washington e Londra, già sapevano che il conclave avrebbe dato il soglio ad un modernista, ad uno di cui potevano fidarsi. Come mai? La sanzione SWIFT era stata coordinata con i “congiurati” in porpora che, guidati da Carlo Maria Martini (un cardinale che ha chiesto per sé l’eutanasia, va ricordato..) (1) avevano segnato Bergoglio come loro candidato già da anni? C’è stato un accordo dei congiurati con un potere forte esterno, a cui sono vicini per ideologia?

Magari l’elezione di Bergoglio non sarà invalida. Ma sembra di capire che la dimissione di Ratzinger lo è – è stato costretto a scendere dal trono di Pietro sotto costruzione. Il comportamento stesso di Ratzinger, apparentemente ambiguo nel tenersi addosso la veste bianca e il titolo di Santo Padre, può confermarlo: vuol dare il segnale a chi può capirlo, senza poterlo dire, che è stato cacciato, non se n’è andato volontariamente. Ora, come un matrimonio è nullo se uno degli sposi l’ha stretto sotto costrizione, lo sarà anche un Papa che rinuncia sotto costrizione, e fa’ anche sapere che lui resta Papa….

In questa ipotesi, si spiegano benissimo le accoglienze trionfali che Bergoglio ha ricevuto in America, all’Onu, da Obama, le standing ovation al Congresso – già, perché poi un Papa regnante viene invitato al Congresso degli Stati Uniti? La cosa è molto strana e insolita. I rapporto di Washington col Vaticano sono sempre stati da cattivi a pessimi; non solo per odio protestante contro il “papismo”. Ora, sono diventati ottimi. Il Papa si fa’ volonteroso mediatore degli Stati Uniti presso Cuba, fa’ sue le “battaglie radicali”, apre alla nuova morale obbligatoria, insomma smette di essere l’antagonista morale che “questo mondo” detesta.

Si spiegherebbe così anche l’astuta gestione per guadagnarsi la simpatia dei media progressisti;e la brutale ma precisa “purga” che Bergoglio (con il suo consiglio degli Otto) ha operato in Vaticano, quasi avesse in mano una lista da lungo tempo preparata. La sua volontà di disciogliere il cattolicesimo in un protestantesimo generale, vacuo, secolarizzato e mondano…

Bergoglio ingiunge ai cristiani di accogliere sempre più immigranti, senza limiti, con totale “accoglienza” e carità – Ebbene: “Con un comunicato ufficiale, firmato da ben 28 diverse obbedienze (tra cui ben 8 francesi ed una italiana, la Gran Loggia d’Italia), i massoni richiamano i governi europei ad accogliere gli immigrati, anzi ad accoglierne sempre di più. Dimostrando così una convergenza d’intenti con pochi precedenti non solo tra loro, ma anche rispetto alle nuove strategie seguite dagli Stati membri “ (Corrispondenza Romana, 11 settembre)

Non c’è da spettare che qualche porporato contesti non l’elezione di Bergoglio, ma l’invalida dimissione di Benedetto: sono in ballo i quattrini, e il rischio di essere alla testa di una Chiesa “santa” ma messa in miseria da SWIFT sicuramente fa’ esitare anche i cardinali più tradizionali.

Come credente, mi tranquillizza questa idea: abbiamo ancora un Pontifex, anche se ammutolito.  La promessa fatta a Pietro è  ancora mantenuta; la linea apostolica non è interrotta, i sacramenti impartiti restano validi.  E’ questo solo che conta, nella tempesta.
Come uomini di questa generazione, abbiamo meglio identificato il falso agnello dell’Apocalisse 13, col potere di affamare e di bloccare, sì che “nessuno potesse vendere né comprare” senza avere “Il marchio sulla mano e sulla fronte”. SWIFT, e il suo numero bancario (BIC) ha rivelato ancor più chiara la sua essenza anticristica, e il vero fine della globalizzazione. E non mi si chiami più complottista…Ma quale complotto? Qui stanno agendo apertamente, platealmente, senza nascondersi più – e con molta fretta. Perché egli “sa di avere poco tempo”.

fonte:  http://www.imolaoggi.it/2015/09/29/come-lo-swift-banche-ricatto-benedetto-xvi-per-costringerlo-a-dimettersi/

venerdì 19 febbraio 2016

giovedì 18 febbraio 2016

La UE ha ceduto ad Erdogan la Grecia. E non solo.

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“Aerei da guerra turchi sono entrati a più riprese nello spazio aereo greco” (Figaro, 15 febbraio) “Oltre 20 violazioni dello spazio aereo ellenico sono state commesse da sei aerei da guerra al disopra delle isole all’Est e al centro del mar Egeo. Due dei caccia turchi erano armati e sono stati intercettati due volte dai caccia greci” (AFP). Per la precisione, si è trattato di 22 violazioni in 24 ore.

Attenzione: questi sorvoli non avvengono nel quadro dell’intervento navale della NATO, concepito nei colloqui fra Angela Merkel e Erdogan, con lo scopo o il pretesto di dissuadere gli scafisti (turchi) che fanno traversare il mare a migliaia di profughi dalla Siria. Questo intervento NATO non è nemmeno ancora cominciato. Dunque, cosa significa il fatto che né la NATO, per bocca del suo capo civile Stoltenberg, e men che meno Bruxelles criticano queste ostentate violazioni dello spazio aereo di un paese dell’euro? Anzi non abbiano nemmeno dato segno di notarle? Eppure sono molto reattive nel biasimare, denunciare e condannare le operazioni russe in Siria, o a pretendere da Mosca che si adempia agli accordi di Minsk (come se fosse Mosca a doverli adempiere).

Questa assenza di reazioni fa’ temere che  la Grecia sia stata sacrificata almeno in parte alla Turchia, in cambio di un controllo sui profughi (o suoi suoi scafisti), in base a un accordo raffazzonato fra la Cancelliera e il Sultano, e di cui gli altri paesi non hanno il diritto di sapere nulla. La Cancelliera ha promesso a Erdogan 30 miliardi di tutti noi (3 all’anno per dieci anni). La pista dei Balcani si sta chiudendo per i profughi con reticolati, posti di blocco e cemento armato; resta il Mar Egeo e   il pattugliamento navale NATO la chiuderà, naturalmente con l’aiuto di Erdogan.

Atene era contraria, perché temeva che la Turchia, tradizionale nemico, strumentalizzi la crisi dei migranti   per rinforzare la sua presenza sull’Egeo ed isole che sono storicamente contese (ancora nel 1996 una minuscola isola, la greca Imia,   rivendicata dai turchi   col nome di Kardek, è stata sul punto d provocare un conflitto armato fra i due paesi) – come appunto sta avvenendo. Il governo greco non ha “rifiutato di collaborare con la Turchia” (come dicono i media germanofoni); ha chiesto che Ankara acceda a un accordo bilaterale sul ritorno dei migranti che arrivano sul suolo ellenico e non hanno diritto ad asilo. Cosa che Erdogan, d’accordo con la Merkel, si guarda bene dall’accettare.

Queste circostanze, le violazioni dello spazio aereo, unite alla continua minaccia di Bruxelles (e Berlino) di “chiudere fuori da Schengen” la Grecia, possono essere i prodromi della trasformazione della Grecia in un immenso campo di concentramento di rifugiati che non saranno fatti uscire dal povero paese-vittima della UE? Ha ceduta lo Grecia a Erdogan ce già la considera come cosa sua?


Le domande non sembrino esagerate.   Angela Merkel ha giusto giusto dichiarato che “troverebbe utile”   (sic) una “zona di esclusione aerea” nel Nord della Siria: è la vecchia voglia turca della no-fly zone, sotto cui proteggere i terroristi e i turcomanni e   cannoneggiare i curdi, finora non accettata nemmeno da Washington – oltre che una sfida diretta a Mosca,   contro la cui aviazione è lanciata la proposta. La Cancelliera s’è dunque apertamente e platealmente schierata dalla parte della Turchia nella contesa con la Russia e Assad, quindi – non tanto indirettamente – dalla   parte del Califfato e dei terroristi islamisti che combattono il refime siriano, dalla parte dell’Arabia Saudita…e sta conducendo ancor più la NATO e l’Europa tutta su una posizione di ostilità aperta con Mosca
http://investmentwatchblog.com/angela-merkel-calls-for-no-fly-zone-over-syria/

Un esponente della CDU, Volker Kauder, un uomo della Merkel, ha accusato la Russia, con i bombardamenti aerei che sta operando in Siria, di essere la causa della inondazione dei profughi che arrivano dalla Siria in Germania, e di cui impedirebbe il ritorno distruggendone le case. 

Tesi che sorvola alquanto sulle vere cause del fatto che milioni di siriani sono profughi da cinque anni, e testimonia quanto sia diventato rapidamente abile Berlino nella menzogna propagandistica; la tesi di Kauder quasi supera quella del governo francese (e saudita) secondo cui è “Assad che crea l’ISIS” con la sua presenza e ostinazione di restare al potere.

http://deutsche-wirtschafts-nachrichten.de/2016/02/16/merkel-cdu-russland-will-mit-bomben-neue-fluechtlinge-nach-europa-treiben/

I militari francesi hanno confermato (il primo a denunciarlo è stato Victor Orban) che la Germania ha spinto la UE a stilare un accordo riservato con Ankara per cui l’Europa accetta 1,5 milioni di profughi, e oltre 340 mila anno alla Francia.
http://stratediplo.blogspot.it/2016/02/le-pretendu-accord-secret-germano-turc.html

erdogan merkel sul trono

Il Gruppo di Visegrad, prima fieramente contrario, è stato rabbonito col bastone: minacciando cioè la libera circolazione dei cittadini polacchi, ungheresi e slovacchi, se i governi non aderiscono al programma di inondazione di musulmani. Quindi la Germania (pardon, la UE) che ha concesso ai turchi il libero passaggio alle sue frontiere senza visto, potrebbe negare il visto agli ungheresi…

Berlino, mettendosi a favore della no-fly zone e accusando la Russia di tutte le colpe, “fa’ un gioco molto sporco”, secondo   l’analista strategico tedesco Michael Opperskalski intervistato da Russia Today. 

Vale la pena di ricordare che la missione navale NATO nell’Egeo è stata decisa in quattro e quattr’otto dai ministri della difesa dell’Alleanza su richiesta germanica, e sarà la Germania a guidarla:   data la profonda amicizia scoccata fra Erdogan e la Merkel, ciò somiglia molto ad una operazione di sostegno delle mire di Erdogan in Siria, contro i russi. Tanto più che la riunione della NATO ha anche deciso, contestualmente, di mandare aerei per “ricognizione, controllo e sorveglianza delle aeree di confine presso la Siria”: insomma si vola e sorveglia il confine turco contro l’aviazione russa.
juncker abbraccia erdo
Juncker bacia il turco
E’ molto probabile che la “No-fly zone” sulla Siria venga decisa dai ministri della NATO nella riunione del 18-19 febbraio, visto  che la richiesta di Erdogan è caldeggiata dalla Cancelliera, che comanda e procede come un carro armato a realizzare i suoi interessi   contro quelli degli altri paesi. A meno che non stia precipitando la NATO a fianco della Turchia su richiesta di Washington,   paralizzata per qualche mese per l’elezione presidenziale.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/la-ue-ha-ceduto-ad-erdogan-la-grecia-e-non-solo/

mercoledì 17 febbraio 2016

Katja Kipping, Parlamentare EU, vede i testi TTIP vietati alla pubblica lettura

kipping parlamentare  

Il TTIP “Sa di Totalitarismo”, Parlamentare Tedesca Vede i Testi
by Henry Tougha

Dopo le crescenti proteste sul TTIP è stato concesso ai membri del Parlamento nazionale tedesco di poter vedere i testi, previa richiesta e registrazione. Sputnik riporta l’esperienza di Katja Kipping, deputata tedesca di Die Linke, già molto critica sul trattato. I documenti, che vengono tenuti nella massima riservatezza dalle istituzioni europee e americane che li stanno stilando, sono resi accessibili con estreme limitazioni solo ai parlamentari (ma di fatto a condizioni che rendono impossibile una loro discussione in Parlamento).

Dopo la ratifica varranno al di sopra della legge degli Stati, e il loro impatto sulle nostre condizioni di vita e di lavoro, e sugli standard ambientali, semplicemente non è prevedibile — perché non sappiamo nulla, il linguaggio in cui i testi sono scritti è poco decifrabile, e comunque ai parlamentari che li leggono è imposta la condizione di non divulgarne alcun dettaglio.
Sebbene alcuni abbiano apprezzato il fatto di poter accedere alla stanza di lettura dei testi del TTIP come una vittoria della trasparenza, Katja Kipping, del partito Die Linke, ha parlato delle tante limitazioni imposte ai parlamentari nel momento in cui questi cercano di capire quali siano gli aspetti più sottili dell’accordo.
Secondo i piani, annunciati dal vice-cancelliere tedesco Sigmar Gabriel, i parlamentari devono prima registrarsi per poter accedere alla stanza, e possono rimanere per solo due ore a leggere i documenti. I telefoni cellulari e qualsiasi altro dispositivo elettronico deve essere depositato in una cassetta di sicurezza.
I documenti del TTIP sono accessibili da un computer che non è connesso a Internet, e sebbene i parlamentari possano prendere degli appunti, non possono copiare parti dei testi e non possono condividere alcun dettaglio dell’accordo né in pubblico né in Parlamento.

“La stessa procedura di registrazione per entrare nella stanza la dice lunga. Dopo essermi registrata mi sono state fornite le istruzioni su come avrei dovuto utilizzare la stanza“, scrive la Kipping in un resoconto su questa esperienza.

“La prima cosa che ho notato è che i termini e le condizioni erano già state oggetto di trattative tra la Commissione Europea e gli Stati Uniti. Fateci caso, il TTIP non è ancora formalmente ratificato, e già i singoli paesi coinvolti hanno perso il diritto di decidere chi possa leggere il testo e a quali condizioni”.

>>> tutto l'articolo qui:
http://thelivingspirits.net/cospirazioni-contro-lumanita/ttip-parlamentare-tedesca-vede-i-testi-vietati-alla-pubblica-lettura-e-studio.html


TPP- Ddees

martedì 16 febbraio 2016

M. Blondet: "Regeni un agente di Sua Maestà, forse perfino senza saperlo. Come accade alla gente di sinistra".

American University, Cairo
American University, Cairo

Per Regeni, chiedere i danni ai britannici.

by Maurizio Blondet ,

La cosa è ormai così evidente che anche i media ufficiosi lo fanno capire: era un agente. Britannico. Incaricato di inserirsi nei gruppi sindacali anti-regime. Mandato allo sbaraglio, approfittando della sua ingenuità?

Ricapitoliamo: Regeni, 28 anni, era dottorando alla American University del Cairo. Che la American University sia uno strumento della Cia, è persino superfluo dirlo. 

Basta ricordare che John Brennan, l’attuale capo dell’Agenzia, è stato mandato a studiarvi nel 1975-76. Un corso di perfezionamento per quelle carriere. Vi si sono formate generazioni di agenti detti “gli arabisti della Cia”, un bel gruppo di competenti che, per essere filo-palestinesi più che filo-sionisti, sono stati epurati dai neocon perché, dopo l’11 settembre, cercarono di opporsi alle inutili e criminali guerre per Sion, e alla demonizzazione di Saddam e dei regimi baathisti. Ma questa è storia vecchia.

Adesso la visione del Medio Oriente che   domina i servizi Usa è quella israeliana: smembrare i paesi islamici istigandone gli odii etnico-religiosi.
John Brennan. Ha studiato al Cairo
John Brennan. Ha studiato al Cairo
L’American University del Cairo, ovviamente, non è solo un centro di perfezionamento per funzionari della Cia. Prestigiosa università, frequentata da figli di famiglie danarose, è il centro di raccolta ideale per   identificare, promuovere, selezionare, profilare “amici degli Stati Uniti” che saranno destinati a diventare in futuro esponenti di governi, ministri, direttori di giornali, insomma membri della classe dirigente locale con lo stampino di “amici dell’America”. 

Oppure anche agenti informatori, infiltrati; o anche agitatori di piazza per rivoluzioni colorate o fiorite, secondo i casi.   Tutti i paesi sottosviluppati o soggetti all’impero hanno qualche centro così: in Italia è la John Hopkins University; ci sono borse di studio per corsi negli Usa, eccetera.

Al Cairo, basta entrare alla American University per capire dentro quale sistema si viene cooptati; figurarsi poi se ci si segue un dottorato di ricerca. Nei giornali appare il nome del professor Khaled Fahmi: i giornali inglesi e americani erano pieni di sue interviste   ai tempi della rivoluzione di piazza Tahrir, dove inneggiava alla caduta di Mubarak. Adesso è visiting professor ad Harvard (tipico) e in interviste sostiene: Al Sisi è più pericoloso dei Fratelli Musulmani.

Ancor più interessanti i rapporti del povero Regeni con Cambridge. Dai media si ricava che la sua “tutor” a Cambridge, Maha Abdelrahman, “è molto impegnata nello studio delle opposizioni politiche in Medio Oriente”. Secondo Repubblica, sarebbe stata costei,  che,  dopo la partecipazione del giovanotto all’assemblea dei sindacati clandestini egiziani (di cui aveva mandato un resoconto al Manifesto, pubblicato postumo…) “aveva cambiato il format (sic) del lavoro   di ricerca di Regeni: “Non più una semplice ricognizione analitica e su “fonti aperte” dei movimenti sindacali, ma una “ricerca partecipata”, embedded. Che prevedeva, dunque, una partecipazione diretta alla vita e alle dinamiche interne delle organizzazioni da studiare”.
Si può essere più chiari?

Giulio Regeni aveva un altro referente accademico a Cambridge. La professoressa Anne Alexander”. Una giovin signora che nel suo profilo dichiara che le sue “ricerche accademiche” vertono sulla “disseminazione di nuove tecniche mediatiche” per “la mobilitazione per il cambiamento politico in Medio oriente”, con cui “attivisti politici” creano “reti, o sfere di dissidenza e generano nuove culture di attivismo”.
Anne Alexander, la sua guida
Anne Alexander, la sua guida
Dr Anne Alexander
Non sembra esagerato concludere che ci troviamo qui di fronte ad una di quelle centrali dell’impero britannico (che è “un impero della mente”, come disse Huxley) volte a creare gli “états d’esprit” collettivi che servono a maturare in una società delle rivoluzioni culturali, o (secondo un dizione britannica tipica), il “salto di paradigma”.
L'Istituto Tavistock

Una specialità dell’Istituto Tavistock di Londra, strana scuola superiore di psichiatria e sociologia, fondati negli anni ’30 dall’ebreo tedesco Kurt Lewin.  
Come ha spesso ripetuto lo EIR, Executive Intelligence Review, “L’oggetto degli studi più del Tavistock è la creazione di “salti di paradigma” (paradigm shifts), ossia del mezzo per indurre nelle società valori “nuovi”, attraverso eventi traumatici collettivi (turbulent environments).

Ad esempio, un ciclo di conferenze tenute al Tavistock nel 1989 aveva come tema il seguente: Il ruolo delle Organizzazioni non Governative nell’indebolire gli Stati Nazionali. Oggi l’Istituto Tavistock compie ricerche su come reagirà la gente, a livello individuale e collettivo, di fronte ad eventi, cambiamenti e parole-chiave”. 

La “liberazione sessuale”, l’accettazione della omosessualità, la teoria del “gender”, o la “accoglienza agli immigrati”, sono altrettanti “salti di paradigma” già attuati o in corso di imposizione nelle masse europee.

La professoressa Alexander è molto interessata – scientificamente, disinteressatamente – a come gli oppositori di Al Sisi generano “sfere di dissidenza e culture di attivismo”. La tutor di Regeni ad Oxford, Maha Abdelrahman, interessatissima per motivi squisitamente scientifici “allo studio delle opposioni politiche in Medio Oriente”, gli dice di partecipare ai sindacati clandestini egiziani. Lui, entusiasta di   fare qualcosa di sinistra (ne scriverà al Manifesto) si butta. Embedded, come gli dicono da Oxford. 

Loro stanno ad Oxford, è lui che si ficca nei guai al Cairo – al Cairo della guerra civile tenuta a freno   col ferro e col fuoco.  Morto lui, se ne occupa il New York Times, cosa alquanto insolita: fa’ la sua inchiesta, trova le anonime fonti dei servizi egiziani che dicono “sono stati i servizi egiziani”…insomma, la famiglia, o lo Stato italiano, dovrebbero chiedere i danni ai servizi britannici.

Del resto è quel che   sostiene Paz Zàrate, esperta di diritto internazionale a Oxford, amica fraterna di Giulio Regeni nonché sua ex collega al think tank Oxford Analytica, dove lui lavorò tra il 2012 e il 2014: “Dato che Giulio stava facendo ricerca all’università britannica e ha abitato e lavorato nel Regno Unito praticamente tutta la sua vita adulta, crediamo sia compito del governo inglese di unire le forze con l’Italia”.

Il povero Regeni era un agente di Sua Maestà. Forse, perfino senza saperlo – come accade alla gente di sinistra.

FONTE: http://www.maurizioblondet.it/per-regeni-chiedere-i-danni-ai-britannici/

lunedì 15 febbraio 2016

Imminente assalto turco-saudita in Siria. Prossima la Terza Guerra Mondiale?

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I SAUDITI DICONO CHE ASSAD DEVE ANDARSENE E DISPIEGANO JET IN TURCHIA. 
L'assalto Turco- Saudita in Siria è ora imminente. Non ci sarà pace in Siria. Il Ministro degli Esteri Saudita Adel al-Jubeir ieri ha annunciato che per Il Regno, è “cruciale” la rimozione di Assad. A questo ha aggiunto senza vergogna che il leader siriano è “ l'unico magnete estremamente efficace per gli estremisti e i terroristi nella regione”.
Questa non è una dichiarazione canaglia fatta da un governo fuorilegge, ma una politica che è stata approvata e molto più probabilmente dettata dagli Stati Uniti. Ed ora i Sauditi hanno parcheggiato i loro F-15, alla base navale turca, usata dai militari americani per colpire obiettivi dentro la Siria.
La Turchia ha apertamente riconosciuto di lavorare con i Sauditi per un progetto di attacco congiunto
Il ministro degli Affari Esteri turco, Mevlut Cavusoglu lo ha già chiarito: “ se abbiano una strategia del genere, allora la Turchia e l'Arabia Saudita possono lanciare un'operazione di terra”, ha detto, aggiungendo carburante alle preoccupazioni che un'invasione di truppe straniere possa presto complicare ulteriormente la situazione, già turbolenta, nel paese dilaniato dalla guerra
Precedentemente, l'Arabia Saudita, il Bahrain e l'Unione degli Emirati Arabi (UAE), hanno fatto sapere di essere pronti a contribuire con truppe per una operazione di terra in Siria, alla condizione che gli Stati Uniti conducano l’intervento.
>>> tutto l'articolo tradotto qui:
originale Russia Insider 


domenica 14 febbraio 2016

Ologrammi solidi che si possono toccare


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La nuova tecnologia che rende toccabile ogni olgramma 3d, può spiegare perchè ci sembra così reale questa nostra realtà olografica

Questa tecnologia si chiama  Airborne Ultrasound Tactile Display e consiste in uno speciale proiettore in grado di produrre una sensazione tattile sulle mani di un individuo, allo scopo di rendere touch un ologramma.

L’esperimento è stato condotto da un team di ricercatori dell’Università di Tokyo, guidati dal professor Takayuki Hoshi, che hanno pensato di introdurre una tecnologia di feedback tattile attraverso un proiettore che sfrutta un fenomeno fisico chiamato pressione di radiazione acustica. La sensazione è proprio quella di toccare con mano un ologramma, che, come è noto, è fatto solo di luce.

L’Airborne Ultrasound Tactile Display non prevede alcun contatto fra la persona e l’ologramma e, di conseguenza, non altera la qualità della proiezione olografica. Semplificando, si potrebbe dire che la tecnologia sviluppata a Tokyo permette all’ologramma di librarsi nello spazio 3D. Nel dettaglio, un marker retroriflettente viene attaccato alla punta del dito medio dell’individuo, i LED a infrarossi illuminano il marker e due telecomandi della Wii di Nintendo rilevano la posizione del dito nello spazio 3D.

L’Airborne Ultrasound Tactile Display è stato testato su piccoli e semplici oggetti, come una pallina virtuale, ma il team di scienziati giapponesi vorrebbe sfruttare la tecnologia per applicazioni utili in ambito sanitario, come, per esempio, l’introduzione di interruttori virtuali che impediscano eventuali contaminazioni da germi, oppure per sostituire gli oggetti fisici con ologrammi touch. Si pensa, in particolare, ai PC, alle tastiere, ai mouse, che apparirebbero solo in caso di necessità, eliminando al contempo il problema dei rifiuti.

fonte: http://risvegliodiunadea.altervista.org/?p=15179

Cosa è il denaro...


sabato 13 febbraio 2016

J.Graf: un genocidio programmato, der Volkstod



Lo svizzero Jürgen Graf, fuori del suo Paese, è conosciuto esclusivamente come revisionista dell'Olocausto. Per la verità il suo primo libro, Das Narrenschiff , apparso nel 1990 (Presdok Verlag, Zurigo), non si occupava di Olocausto, bensì della questione dell'abuso dell'asilo politico in Svizzera. Graf dall'agosto 1988 al gennaio 1989 aveva operato come esaminatore dei richiedenti asilo in un centro di accoglienza che era stato istituito sul vaporetto “Basilea”. All'epoca in Svizzera si poteva osservare un afflusso straordinariamente intenso di richiedenti asilo, per lo più entrati illegalmente, da paesi come la Turchia, lo Sri Lanka e il Libano. Dopo sei mesi di attività sul “Basilea”, Graf lasciò il suo impiego e scrisse il libro menzionato sopra, nel quale descrisse crudemente la situazione problematica dell'accoglienza in Svizzera e ne auspicò una radicale riforma. Das Narrenschiff (La nave dei folli) ebbe un buon successo; ne furono vendute 6.000 copie, il che, per la Svizzera, era un risultato rispettabile.
 
Grazie a questo libro Graf divenne noto nei circoli patriottici e fu invitato spesso a conferenze. In una di queste, nel marzo 1991, conobbe Arthur Vogt, insegnante di scuola superiore in pensione, che lo introdusse agli argomenti del revisionismo storico. Ora a Graf divenne chiara la connessione tra la sfrenata immigrazione terzomondista in Europa e la propaganda olocaustica sempre più invadente. L'Olocausto serviva da strumento per inculcare sensi di colpa – non solo presso i Tedeschi, ma anche in altri popoli europei che «avevano taciuto sull'Olocausto e se ne erano in tal modo resi complici». Questi sensi di colpa portarono ad un duraturo indebolimento dello spirito nazionale e della volontà di autoaffermazione; essi costituiscono la causa principale del fatto che i popoli europei si difendono soltanto timidamente contro il soppiantamento da parte degli immigranti non europei progettato ai loro danni.
 
Che questo soppiantamento sia intenzionale, Graf lo capì molto presto; già nel 1994 venne a conoscenza delle teorie dell'euroasiatico Richard Nikolaus Coudenhove-Kalergi, il precursore spirituale dell'Unione Europea, il quale, nel 1925, nel suo libro Idealismo pratico, aveva propagandato la creazione di una «razza futura eurasiatico-negroide» sotto la guida della «nobile razza ebraica». (In onore di quest'uomo viene conferito il premio Coudenhove-Kalergi, del quale sono stati insigniti, tra gli altri, Jean-Claude Jungker, Herman de Rompuy, Helmut Kohl e Angela Merkel).
 
Der geplante Volkstod può essere ordinato presso
Dopo aver dedicato per due decenni la maggior parte della sua attività al revisionismo storico, Graf col suo nuovo libro Der geplante Volkstod (Il genocidio pianificato) è ritornato sul tema della sua prima opera, l'immigrazione di uomini di culture e razze straniere e i suoi effetti sul futuro dei popoli europei autoctoni. In base a una enorme quantità di fatti facilmente verificabili, egli mostra che l'invasione dell'Europa da parte di Musulmani e Africani non è un destino inevitabile e non si può neppure spiegare con la “debolezza” o l' “ingenuità” dei governanti. Essa non è altro che la realizzazione del piano di Coudenhove-Kalergi. Questa politica viene fiancheggiata da una serie di provvedimenti miranti ad abbassare il tasso di natalità dei popoli europei: legislazione contro la famiglia, incentivazione dell'aborto, promozione dell'omosessualità e del “Gender Mainstreaming”. Alla fine di questo processo deve restare un meticciato con quozienti medi di intelligenza relativamente bassi e senza tradizioni e ideali, che si lasci opprimere e manipolare facilmente dai dominatori. Questa non è una “teoria della cospirazione”. La caratteristica di una cospirazione è infatti che debba restare segreta, affinché le vittime non possano accorgersene in tempo. Ma nel piano di estinzione dell'umanità europea non c'è nulla di segreto: come il libro di Graf mostra, molti di coloro che partecipano alla sua realizzazione hanno rivelato i loro scopi con una schiettezza sorprendente. 
 
Graf non si limita a descrivere realisticamente il pericolo che incombe sull'Europa, ma nell'ultimo capitolo del suo libro delinea il modello di un ordine sociale alternativo, sano, che assicuri la sopravvivenza dei popoli bianchi e della loro cultura.
 


FONTE: http://www.stampalibera.com/?a=31356

VEDI ANCHE:
Europa unita: una catastrofe calcolata. Il piano Kalergi con la Pan-Europa

venerdì 12 febbraio 2016

DIETRO L’ANGOLO SI SENTE ARRIVARE LA PATRIMONIALE

  http://www.lintraprendente.it/wp-content/uploads/2014/12/wealth-tax.jpg

La patrimoniale è dietro l’angolo. L’aliquota sarà del 2% e servirà a recuperare le tasse necessarie a far scendere il debito pubblico di 80 miliardi. Esattamente quanto serve per rispettare l’obbligo del pareggio di bilancio fatto inserire nella Costituzione durante lo sciagurato governo di  Monti. In alternativa prepariamoci a ospitare la Troika che ci sottoporrà ad una bel trattamento greco. Da cosa si ricava questa conclusione? Dai conti e anche da un segnale che è venuto – probabilmente sfuggito ai più – proprio dall’ex presidente del Consiglio Mario Monti.  Proprio lui. Il padre del fiscal compact.

Veniamo ai fatti. Le banche italiane sono sotto attacco non per i crediti marci ma per i 450 titoli di Btp che hanno in pancia. I mercati che sanno una cosa che non viene mai detta agli italiani: l’ombrello di Mario Draghi potrebbe chiudersi repentinamente. Non per scelta, ma per obbligo ed è su questo che vigilano i  tedeschi. La Bce non può comprare titoli di Stato che abbiano un rating inferiore a BBB. Un livello che il debito pubblico italiano potrebbe perdere da un momento all’altro essendo già classificato BBB. I fondamentali dell’ economia italiana peggiorano perché peggiora il contesto mondiale. Basterebbe che una delle agenzie di rating cambiasse anche solo di poco il giudizio per togliere la protezione di Draghi. Sarebbe il disastro. Perché lo spread ha ricominciato a salire nonostante lo scudo della Bce. Se salta è la fine diventando tutti più poveri e meno liberi.


Ciò che preoccupa i mercati non è tanto lo stock di debito – mostruoso, ma ben noto – quanto l’incapacità di aggredirlo. In questo quadro i titoli di Stato italiani divengono più rischiosi e le banche che li possiedono più deboli. Se ai tempi di Berlusconi l’offensiva fu diretta sullo spread oggi è mediata attraverso le banche. Ma l’effetto è lo stesso: mettere sotto controllo l’Italia. Che resta – dopo la Grecia ancora in stato fallimentare – il vero malato d’Europa. E allora? Atteso che alzare la voce in Europa non serve resta una strada sola: la patrimoniale. Lo ha spiegato Mario Monti intervenuto a Omnibus su La 7 osservando: «L’Europa e i mercati non capiscono perché essendo l’Italia il paese con il più alto debito pubblico e la più consistente ricchezza privata non si possa limare un po’ quest’ultima per aggredire il debito». Renzi si vanta di aver abolito la tassa sulla prima casa, ma andando di questo passo i mercati agli italiani toglieranno proprio la casa.


fonte: http://uneuropadiversa.it/dietro-langolo-si-sente-arrivare-la-patrimoniale/http://uneuropadiversa.it/dietro-langolo-si-sente-arrivare-la-patrimoniale/

lunedì 8 febbraio 2016

Lombardia e SIberia: siglato accordo culturale-commerciale

a Lombardia si avvicina alla Russia. E aggira le sanzioni

Il governo regionale e il governo della regione Siberia hanno raggiunto un accordo. Che prevede l'aumento degli scmabi reciproci. Non solo economici, ma anche culturali

La Lombardia si accorda con la Russia. Il Governo della Regione Lombardia ha siglato un accordo di collaborazione economico-commerciale, tecnico-scoentifica e culturale con il Governo della Regione di Novosibirsk (Siberia).
Entrambe i le parti si impegnano a promuovere la collaborazione dei rispettivi governi in diversi settori, tra i quali l’industria, l’informazione, l’alimentare, il tessile, la cultura e il turismo. Gli obiettivi sono quelli di sviluppare le cooperazioni tra i due Paesi e di rinforzare i nodi culturali, di favorire la conclusioni di contratti tra le imprese e le organizzazioni e facilitare lo scambio di informazioni.

A firmare l’accordo da parte lombarda è Fabrizio Sala, vicepresidente della regione e assessore alla casa, che si è recato in Siberia per incontarre la controparte russa e dare inizio alla collaborazione. "E’ una strategia in cui crediamo e che può permettere di superare eventuali problemi politici tra Italia e Russia. Speriamo che il nostro lavoro sia d'aiuto, tenendo presente che questo accordo è stato approvato dal governo italiano e che molti territori stanno soffrendo queste sanzioni", ha commentato.

Regione Lombardia si avvicina dunque alla Russia. Nonostante le tensioni politiche tra i due Paesi, scaturite a seguito della crisi ucraina del 2014, l’amministrazione lombarda sembra stare cercando di aggirare le sanzioni. La Lombardia, infatti, è una delle regioni che maggiormente sta subendo le conseguenze della chiusura commerciale con Mosca. In modo particolare sono le imprese della Brianza, che rappresentano l’ossatura di di tutta l’imprenditoria lombarda, quelle che maggiormente hanno risentito delle mancate esportazioni vero il mercato russo.

Nonostante le sanzioni e le loro conseguenze, però, gli interscambi commercaile tra i due Paesi sono rimasti consistenti, ammontando ad oltre due miliardi di euro l’anno. Il mercato russo rappresenta ancora uno sbocco per molte imprese del Nord del Paese, mentre i russi rappresentano ancora una fetta consitente di turismo a Milano, concentrata soprattutto nel settore del lusso e della moda. Il governo lombardo sembra dunque volere rafforzare propri legami con la Russia, rendendo quindi ininfluenti le sanzioni per i propri commercianti.

Gli obiettivi che hanno spinto Sala e la sua delegazione in Siberia, però, non sono solo di tipo economico. Nel testo dell’accordo, infatti, si legge che gli scambi non riguardano solo l’ambito comemrciale, bensì anche quello culturale e accademico. Non sembra un caso che sia proprio la Russia il Paese che nel mondo si è posto con maggiore vigore come difensore dell’idea tradizionale di famiglia e come avversario delle unioni civili e dell’adozione di bambini da parte di coppie formate da persone dello stesso sesso. Non sembra neanche essere un caso che, in questi mesi, le posizioni sulla famiglia da parte di Regione Lombardia sembrino essere sempre più vicine a quelle di Putin.

fonte: http://www.ilgiornale.it/news/mondo/lombardia-si-avvicina-russia-e-aggira-sanzioni-1217044.html

domenica 7 febbraio 2016

La stampa bugiarda. Anche in Germania. I tedeschi si ribellano al mainstream

il falso soldato russo
il falso soldato russo

I tedeschi in rivolta contro i loro media? (sarebbe ora)

 



“Lugenpresse”, stampa bugiarda, è il termine che scorre sui blog germanici. Ameno a credere ai blogger, è in corso un vero rigetto dell’opinione pubblica contro i media. Con appelli al boicottaggio organizzato. E sei “grandi” quotidiani e settimanali sono da mesi in caduta libera.

In parte, è “l’effetto Ufkotte”: dal nome del redattore-capo della FAZ (Frankfurter Allgemeine Zeitung), che ha rivelato in un libro – diventato un best seller – come i giornalisti tedeschi (fra cui lui stesso) sono sul libro-paga della Cia.
Effetto aggravato dalla rivelazione, a dicembre scorso, che la seconda tedesca aveva creato artificialmente un reportage in cui dimostrava – falsamente – la partecipazione di soldati russi alla guerra del Donbass contro l’Ucraina. Il reportage, intitolato “Putin, l’uomo forte” della tv pubblica ZDF, pretesamente girato nella enclave filorussa, intervistava un tale Igor in mimetica russa mentre sparava, e intervistato  diceva “un combattente separatista e fiero di esserlo”.   Non c’è voluto molto alle autorità di Mosca per rintracciare questo “Igor” e farlo testimoniare in tv: trattasi di un disoccupato di Kaliningrad, Iuri Lobskin, 27 anni, che ha raccontato di aver ricevuto 50 mila rubli (meno di 700 euro) per apparire in un video dove doveva impersonare un combattente separatista. Il giornalista tedesco, ha detto, si chiama Dietmar Schumann: “Mi ha spiegato che dovevo dire di essere stato ferito…Mi ha portato a Mosca e poche ora dopo a Rostov”; la città russa più vicina alla frontiera orientale dell’Ucraina. Lì il produttore della ZDF, Valeri Bobkov che parla russo, “mi ha preparato per tre giorni; mi ha spiegato precisamente quello che dovevo dire, mi ha chiesto di mettere   il mio testo per iscritto”.   Nel reportage Igor ha una moglie: “Mai vista quella ragazza. So che Valery Bobkov l’ha pagata 2 mila- tremila rubli”, eccetera. Il disoccupato non ha nemmeno fatto il servizio militare, e si vedeva troppo. Per cui il produttore ZDF gli ha fatto ripetere più volte la scena in cui spara da dietro un riparo, perché la prima non risultava credibile. La televisione russa in inglese Russia Today ha dato il giusto risalto alla faccenda, mostrando tra l’altro le imprecisioni raffazzonate della pretesa inchiesta (“soldati russi” in mimetica, ma con sul braccio la bandiera ucraina di Kiev, eccetera).

Evidentemente sono molti i tedeschi che vedono Russia Today. Ma anche prima l’insofferenza stava crescendo per come i media trattavano la questione russa. Nel luglio 2014 lo Spiegel se ne esce con in copertina le foto dei morti nello schianto del volo Air Malaysia abbattuto (probabilmente da Kiev) sui cieli dell’Ucraina,   e la sobria scritta a caratteri cubitali: “Stoppt Putin jetzt!” (Fermiamo Putin immediatamente!”). Il peggio è che   alle proteste dei lettori sul sito, la redazione di Spiegel ha risposto con arroganza e sufficienza, in pratica accusando i lettori di essere   attori di una campagna organizzata da Mosca; e nel numero seguente ha preteso di insistere, pubblicando in copertina un Putin dallo sguardo sinistro e il titolo “Il vicino pericoloso e l’impotenza dell’Occidente”. 

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“Stoppt Spiegel Jetzt!”,ossia “Fermiano Spiegel immediatamente”, ha rilanciato il sito Wache Buerger (il cittadino risvegliato). La rivista online Cicero (che a novembre ha pubblicato un articolo dal titolo: “I vescovi tedeschi sono eretici?”),   rende conto del crollo di vendite della stampa mainstream e insieme delle falsificazioni che produce. L’ultima: un dipendente della radio pubblica tedesca IWF ha confidato ad un collega olandese: abbiamo ricevuto istruzioni di fare del “filo-governo” nei notiziari. Specie esagerando l’atmosfera di benvenuto dei cittadini tedeschi verso i migranti “siriani”.

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“I giornali muoiono”, ha scritto il direttore di Cicero, il giornalista Alexander Kissler: “Il motivo è che scrivono cose fuori dalla realtà. Specialmente   sui temi che riguardano la Russia e su Akif Pirinçci”. Akif Pirinçci, nome turco, è un celebre romanziere tedesco che ha preso posizioni politiche sempre più politicamente scorrette, espresse per di più in un linguaggio violento alla Céline. Tali suoi scritti sono stati raccolti in un volume dal titolo Deutschland von Sinnen – Der irre Kult um Frauen, Homosexuelle und Zuwanderer (2014, “Germania Folle: il demenziale culto delle donne, omosessuali, ed immigranti”. Sulla linea di un precedente bestseller, di Thilo Sarrazin, il noto politico  (è stato senatore dello stato di Berlino), che ha superato i record di vendite nel 2010: Deutschland schafft sich ab[de] (“La Germania cancella se stessa”), ma in un linguaggio molto più, diciamo, “sboccato”.

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Un secondo volume di Pirinçci ha il titolo”Die große Verschwulung – Wenn aus Männern Frauen werden und aus Frauen keine Männer, ossia “La grande finocchizzazione: come gli uomini diventano donne e donne non possono essere uomini” (2015), che ovviamente gli ha fruttato dai media e dalle sinistre l’accusa di essere “omofobo, misogino, razzista, antifemminista e anti-islamico che lui ha risposto parlando ai comizi di Afd (Alternative fuer Deutschald), dell’anti-islamico Pegida (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes) e del piccolo partito Die Freieit („Libertà“) che è catalogato dai media come “populista di estrema destra“ anche se propone la democrazia diretta per referendum e il modello elvetico di controllo dell’immigrazione. 

Ovviamente con frasi sempre più scandalosamente provocatorie e esagerate (alla Pirinçci) contro i media mainstream, per un riflesso condizionato che vediamo all’opera anche nel mondo mediatico-politico italiano, si chierano pavlovianamente – senza cogliere l’aspetto provocatoriamente artistico, volontariamente oltraggioso    del provocatore: Pirinçci è nazista! (“Me ne fotto di chi mi chiama nazi”, ha risposto lui). Il Partito Verde lo ha denunciato   per “Incitamento all’odio” razziale, accusa da anni di galera. “E’ il partito degli scopa-bambini!”, Kinderfickerpartei”, ha ribattuto lo scrittore, cogliendo certe propensioni dei loro più famosi esponenti, come il notorio Cohn-Bendit, pedofilo confesso.

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L’irritazione dell’opinione pubblica tedesca più avvertita è forse cresciuta davanti a questo schierarsi pavloviano della stampa “Progressista” nel moralismo, nel politicamente corretto, nel conformismo  atlanticista ed occidentalista- fenomeno che ben conosciamo in Italia, ed anche in Francia. Ovviamente il blocco mediatico conformista ha dalla sua l’opinione pubblica di sinistra, sempre più conformista e perbenista, egemone anche se non si sa se è davvero maggioranza nel paese.

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Ora, dopo la terribile notte di San Silvestro dove la stampa supposta ‘progressista’ ha nascosto per giorni le violenze sessuali e ruberie dei “profughi”  scatenati invitati dalla Merkel, l’irritazione per i media bugiardi (Lugenpresse) è diventata rigetto. La gente non compra più i giornali, e s’informa su Russia Tv e vari siti alternativi. L’81 per cento dei tedeschi ormai dichiara che la politica della Merkel sull’immigrazione è fuori controllo ed insensata.

Ora stanno accadendo altri fatti in rapida successione:
“La BCE prepara l’abolizione della banconota da 500 euro”; “La Russia accusa la Turchia di star preparando l’invasione della Siria”; “La polizia austriaca ha ricevuto l’ordine di non conservare le impronte digitali degli immigrati”; “Sospetti terroristi nei campi profughi con documenti falsi”, “17 paesi hanno firmato il TTIP”, nonostante i tre milioni di firme raccolte fra cittadini che sono contro. Notizie che non troverete nel giusto rilievo sui media progressisti (in Italia occupatissimi dal conquistare ai finocchi il diritto ad adottare).   I cittadini tedeschi forse cominciano a svegliarsi alla coscienza che i media sono peggio che servili, sono la psicopolizia del regime globale”.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/i-tedeschi-in-rivolta-contro-i-loro-media-sarebbe-ora/