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lunedì 30 maggio 2016

M.Foa /M. Blondet: Brogli in Austria. Ce lo chiede l'Europa.



ABD0042_20160402 - KAPFENBERG - …STERREICH: Bundesparteiobmann Heinz Christian Strache (links) und FP… PrŠsidentschaftskandidat Norbert Hofer wŠhrend des Wahlkampfauftakts am Samstag, 02. April 2016, in Kapfenberg. - FOTO: APA/ERWIN SCHERIAU 
Brogli in Austria? Leggete questi dati, qualcosa davvero non torna  
–  di Marcello Foa

L’Austria è un piccolo Paese ed è una democrazia consolidata. I politologi sanno che più è piccolo è il Paese, più efficaci sono i controlli, meno elevato è il rischio di brogli. Sì, come in ogni comunità sono possibili pressioni su singoli elettori e “galoppinaggi” ma in proporzioni talmente limitate da risultare ininfluenti, soprattutto in un’elezione nazionale.
Per questa ragione, a caldo non ho creduto ai sospetti di brogli sulle presidenziali, decise al fotofinish. Ora però il sospetto diventa decisamente plausibile. Alcuni media austriaci hanno rilevato anomalie macroscopiche.

Nel collegio “Waidhofen an der Ybbs”, l’affluenza al voto è stata del… 146,9%. Sî, avete letto bene: 146,9%. Ci sono stati più votanti degli aventi diritto: 13.262 quelli che si sarebbero recati alle urne contro i soli 9.026 che avrebbero potuto partecipare alla consultazione elettorale. Ha vinto, ovviamente, Van der Bellen, che ha collezionato il 52,7% (6.621 voti) contro il 47,3% del candidato di destra, Hofer (5.938 voti)”.

Vabbè, si potrebbe pensare, sono circa 700 voti. Ma che dire di quel che è successo in una città come Linz? L’affluenza alle urne, nel caso di voto ‘per conto terzi’ è stata addirittura del 598%: si tratta di persone malate che danno la procura ad altre per votare al posto loro (vedi qui). Invece dei 3.580 votanti registrati, ne sono stati contati 21.060! Naturalmente ha vinto Van der Bellen, che ha ottenuto 14mila di questi miracolosi 21mila votanti e staccando Hofer di 8500 schede.

Mauro Bottarelli sul Sussidiario segnala inoltre come il numero dei votanti dall’estero sia aumentato di 20mila schede in una notte: il presidente della Commissione elettorale ha dichiarato che ne erano state consegnate 740.000, stimando che quelle valide sarebbero state 700.000 (dunque circa il 6% di schede nulle per vari motivi). Al mattino però, erano diventate 760.000, tutte straordinariamente valide. In tutto sessantamila schede in più!
E sono solo tre episodi. E’ verosimile che ce ne siano altri. Ora, facciamo due conti Van der Bellen ha battuto Hofer per 8500 preferenze sospette a Linz, 700 nel collegio di Waidhofen e se ne potrebbero ipotizzare 20mila dei miracolosi 60mila voti in più per corrispondenza (considerando 2/3 al verde, 1/3 a Hofer). E fanno 29.200 voti non chiari in più per il candidato ecologista. Che alla fine ha vinto con 31mila schede di scarto.

Vuoi vedere che in realtà gli austriaci hanno eletto un altro presidente, quello che ufficialmente ha perso? Cose inimmaginabili in un Paese europeo, in una democrazia matura consolidata, eppure i dati suggeriscono un’altra verità. Decisamente inquietante.

PS: come segnala un lettore di questo blog, GStallmann, anche ai magistrati austriaci i conti non tornano: la “Procura federale contro la corruzione e per la prevenzione dei crimini economici” (WKSTA) ha aperto un’inchiesta circa i voti pervenuti per corrispondenza e per telefonia mobile in quattro distretti elettorali dello stato della Carinzia. Dunque, il sospetto è, anche ufficialmente, plausibile.

Riprendo come Blondet:
Spero che  i giudici facciano il loro mestiere. Se no,  dobbiamo constatare che l’Austria è diventata una repubblica dalle banane nel cuore d’Europa.  Ma certo non per volontà propria.  E i giudici cercassero il mandante, siamo in grado di offrire una “pistola fumante”.
Si tratta di un tweet uscito  giovedì  dall’ufficio del presidente  della Kommisione UE Juncker e diretta   al portavoce del (l’inutile) vertice del G-7in corso in Giappone.

Il testo diceva: “# G7 2017 Trump, Le Pen, Boris Johnson, Beppe Grillo? Uno scenario di orrore che mostra bene il motivo per cui vale la pena di combattere il populismo ‘.
L’autore  fisico del messaggio è Martin Selmayr, tedesco,  che è il capo di gabinetto di Juncker, il suo più stretto collaboratore.  Un tweet rivelatore: costoro vedono con orrore un prossimo G-7 con Donald Trump come presidente al posto d Obame, e gli altri come governanti d’Europa.
Dietro Juncker, Martin Selmayr, l'autore del tweet
Dietro Juncker, Martin Selmayr, l’autore del tweet
Piccolo particolare:   La  Kommissione europea dovrebbe essere neutrale rispetto alla lotta politica. Ora sappiamo che sta facendo di tutto per “combattere l’orrore del populismo”.  E per questi tecnocrati tracotanti da nessuno votati, sono tutti nemici uguali,  nonostante  le diversità   di linee politiche che incarnano: Beppe Grillo come Marine Le Pen, Donald Trump come Boris Johnson,  tutti nello stesso sacco.    Molto interessante la citazione di quest’ultimo: è l’ex sindaco di Londra, che nulla ha in comune né col Front National né con il Movimento 5 Stelle.  La sua colpa è di  appoggiare il Brexit, e di aver accusato la Kommissione di  avere il progetto  di fare dell’’Europa un superstato napoleonico-hitleriano: il che è dimostrato qui.

Sappiamo che dopo questa uscita,  la junta della Kommissione   ha tenuto lunedì una riunione d’urgenza, con solo alcuni congiurati fidati (diplomatici d’alto rango, si dice) di solo alcuni paesi (Francia e Germania, ovviamente),  con questo scopo: congegnare ritorsioni, sanzioni, punizioni  contro la Gran Bretagna, se il suo elettorato sceglie l’uscita dalla UE. E hanno   discusso di farlo prima, in modo da influenzare – con le loro minacce – i risultati de referendum britannico. “Il punto è di avere qualcosa di pronto, non aspettare il giorno dopo il 23 giugno” (la date del referendum Brexit),  come ha riferito uno dei presenti alla Reuters.  

Infatti subito dopo, Juncker ha diramato messaggi minacciosi all’intenzione dei votanti britannici:  “I disertori non saranno riammessi –  Il Regno Unito dovrà accettare di essere considerato una parte terza”, ed altre dichiarazioni   che un funzionario non può e non deve fare. Ma che fa’, perché è sostenuto dalla Merkel e da Hollande.   Naturalmente, con ciò conferma l’accusa dell’ex sindaco di Londra: la UE è un superstato napoleonico-hitleriano, non democratico.

Ora è più che possibile che  in quella riunione la Junta si sia occupata anche  di come “combattere il populismo” anche in Austria.
Alla Grecia,questo superstato impone le sue catene.  All’Italia, ha dato i suoi governo: non avete bisogno di votare,  l’importante è combattere l’orrore populista. L’Austria è un piccolo paese ma sorvegliato speciale dopo Haider,   quindi destinatario di attenzioni special, non escluse le minacce. Infatt ha stupito il fatto che la vittima dei brogli, Hofer e il suo partito, abbia detto che non contesterà lo spoglio. Qui le ipotesi sono due.  Una, il partito di Hofer e Stracher non ritiene valga la pena di fare una battaglia per contestare una carica, come quella del presidente della repubblica, che è ornamentale;  l’altra,che abbia ricevuto minacce. Molto convincenti. “Ricordati la fine di Haider”, eccetera.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/brogli-austria-ce-lo-chiede-leuropa/

venerdì 27 maggio 2016

Banche centrali e famiglia Rothschild

 
 
SE HAI TROPPA PAURA DI APPRENDERE LA VERITA', NON GUARDARE QUESTO VIDEO...

La famiglia Rothschild è la famiglia piu' ricca della terra. Il loro patrimonio si stima in oltre 350 miliardi di dollari
In che modo? La Banca centrale del tuo paese è posseduta e controllata dalla famiglia Rothschild

Controllano la banca centrale di tutti i paesi del mondo.
AD ECCEZIONE di tre Paesi:
Corea del Nord
Iran
Cuba.

La lista era piu' lunga
Nel 2000 c'erano altri 4 Paesi nella lista:
Afgahnistan
Iraq
Sudan
Libia

Come hanno fatto i Rothschild ad avere controllo su questi Paesi? Li hanno invasi e si sono infiltrati.
Con potere e denaro illimitati hanno potuto manipolare tutti i Paesi assogettandoli a loro. GLi USA furono scelti come burattino per realizzare i loro piani .

Prima vollero il controllo su Afgahnistan e Iraq.
Il pubblico non poetva sapere la ragione reale dietro le invasioni. Avevano bisogno di una scusa orribile che avrebbe trasformato gli USA contro il Medio Oriente: il WORLD TRADE CENTER
C'è una ragione del perchè la gente crede che l'11 settembre fu un inside job.

Gli USA invasero l'Afgahnistan nel 2001 e l'Iraq nel 2003 , anni in cui le banche centrali di entrambi i paesi finirono sotto il controllo della famiglia Rothschild

Afgahnistan. Iraq Sudan, Libia...
Il primo step fu completato.
Sudan e Libia sono stati gli ultimi paesi ora caduti sotto il loro controllo.

Questa volta hanno scelto l'ONU come burattino. Alcune persone chiave all'ONU, non hanno saputo resiste all'offerta di denaro che la famiglia Rothschild ha fatto loro. (non possono essere nominati)

Questo cambio' decisioni e interventi in certi Paesi, incluso Sudan e Libia , dove "intervenne l'ONU"

Nel 2011 le banche centrali sia di Sudan che di Libia entrarono nel controllo della famiglia Rothschild

Ora Corea del Nord, Iran e Cuba solo il loro ultimo obbiettivo.

Chi sarà il loro prossimo burattino?
Hanno già scelto
Sta già accadendo intorno a te.

"Il Supremo Leader Iraniano risponde alla lettera di Obama cercando relazioni migliori"

"Gi USA ristabiliscono piene relazionioni con Cuba"

Anzichè usare la forza, gli USA cercano ora di farsi amici i Paesi che i Rothschild vogliono controllare

Ma che ne è della Corea del Nord?

[Obama incolpo' la Corea di un attacco hackers alla Sony Pictures e annuncio' un attacco in risposta secondo propri tempi e modi)

Non essendo in grado di farsi amica la Corea del Nord, gli USA stanno facendo esattamente come in passato , ovvero facendo in modo che il pubblico volti le spalle ad un altro Paese.

Cercando di giustificare un attacco di vendetta, messo in piedi solo per estendere la ricchezza e il poetre dei Rothschild sulla Terra.

Ti stanno manipolando. Resta vigile.
(2015)

giovedì 26 maggio 2016

Maurizio Blondet su elezioni in Austria e su destra/sinistra in Occidente

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‘Cos’è destra – o di sinistra?’. Lo dice Bernie Sanders




 
Premessa:  In Austria, tutto come previsto:  incredibile successo di Hofer al primo turno, sconfitta al secondo.  Nel mezzo, qualche settimana di demonizzazione (“ultra-nazionalista, xenofobo”!) che ha innescato  – come al solito – i riflessi pavloviani delle più vaghe e vacue sinistre e moderatismi: andare a votare in massa per bloccare il Pericolo Fascista. Votare per  l’altro, qualunque sia,  per  respingere Hitler alle porte.  No al salto nell’abisso!

Funziona sempre. In Europa, funziona da mezzo secolo.  La sinistra di Pavlov.  Ricordo   una memorabile presidenziale francese in cui, per contrastare Le Pen (padre) che aveva superato al primo turno i socialisti,    tutta la  Gauche si buttò a votare, turandosi il naso, tutti gli orifizi e con smorfie di schifo, un detestato gaullista, discusso sindaco di Parigi, corrottissimo:  Jacques Chirac. Regalandogli otto anni di potere.

Ovviamente in Austria, le sinistre e i moderati (gli elettorati dei due partiti consociativi di sempre, disfatti da Hofer al primo turno) hanno votato per l’euro, per la UE , per l’alluvione di migranti, per la Merkel e Juncker.


Gli operai (quelli che con i musulmani immigrati devono convivere nei quartieri poveri) hanno votato  all’86% Hofer, ossia “la destra”. I  ricchi espatriati, votando per posta, hanno scelto il vecchissimo verde, che ha tutte le stigmate del passato – e non è certo di ecologia che  l’Austria ha bisogno.  Come sempre, i “progressisti”  hanno adottato, e fatto adottare al resto del paese, le soluzioni più conservatrici, regressive, la “continuità”  che  solidifica il potere delle oligarchie tecnocratiche e finanziarie.  Juncker, Merkel, Renzi, Hollande esultano: scampato pericolo.

Negli Stati Uniti il fenomeno è addirittura caricaturale e tragicomico.  Fra i due candidati, quello davvero “di destra” nel senso peggiore del termine, guerrafondaio, neocon, asservito alla finanza, è Hillary Clinton. Circola in rete un video  agghiacciante del 2012 dove Hillary, ridendo istericamente,  in un talk show,  promette che lei “provocherà guerre” contro l’Iran…

Votare per lei significa votare per altre guerre imperiali,   altra miseria per gli americani poveri, più forti dosi di  capitalismo terminale. Eppure negri e latinos votano per lei,   lei è “progressista”.  Trump è per il salario minimo, per il sistema sanitario pubblico,  contro la guerra,  e ha dichiarato la NATO “obsoleta” come strumento imperiale, vuole la pace con Mosca: ma lui è il “fascista” e “razzista”,   contro cui l’Establishment ha cercato di mobilitare il riflesso pavloviano di sinistre e moderati.
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I negri votano Hillary…
Il riflesso pavloviano perpetua   la frattura “destra-sinistra”  come categorie ideologiche, che da tempo la realtà ha  confuso, e già Gaber canzonava.  Ora, però, qualcosa sta forse per cambiare. Proprio in Usa. E la sta cambiando uno che di sinistra è davvero, un socialista mai pentito: il candidato Bernie Sanders.

Già è senza precedenti che un socialista dichiarato non sia stato eliminato fin dall’inizio delle primarie, e va considerato un  fatto rivoluzionario in America.  Il punto è che Sanders, invece di ritirarsi in buon ordine, continua la sua campagna –  e non certo contro Trump. Ma specificamente contro Hillary Clinton, a cui sottrae  delegati a  ogni primaria, intralciandone in modo decisivo la vittoria

E adesso fa’ anche peggio, dal punto di vista dell’Establishment: Sander attacca la direzione stessa del partito democratico. In termini  rivoluzionari,  evoca  l’esortazione maoista: “Sparate sul quartier generale!”.  E’  verso i comandi del cosiddetto partito progressista che Sanders sta  volgendo le artiglierie del suo elettorato, ragguardevole  e militante.

Come lo fa?  Raccogliendo  presso i suoi elettori fondi per far perdere il seggio (è parlamentare della Florida) alla presidentessa del Democratic National Committee  (DNC)  Debbie Wasserman Schultz.  Il DNC è la “macchina” del partito, il centro di quell’apparato quasi invisibile che congegna, fabbrica e manipola le candidature: il quartier  generale. Bernie Sander ha accusato apertamente la signora Wasserman-Schultz di essere  scandalosamente pro-Hillary, laddove il presidente del partito democratico  deve  (in teoria) essere neutrale nella selezione dei candidati; ma invece di  limitarsi alla lamentela, ha invitato i suoi seguaci a dare fondi a  tale Tim Canova,   che è il candidato che concorre per avere il seggio parlamentare che oggi è   occupato dalla signora. 

“Dividete il contributo di 2,70 dollari a metà fra Bernie e Tim Canova per il Congresso”, ha lanciato l’addetto alla raccolta fondi di Sanders, Jeff Weawer: “contribuirete ad eleggere dei veri progressisti,  e ad inviare un messaggio INEQUIVOCABILE sull’impegno rivoluzionario di eleggere  candidati che condividono i nostri valori”.   I termine ‘inequivocabile”  è tutto maiuscolo nel testo.

E il termine “rivoluzione”,  bandito  come  impronunciabile,  pornografico  nella politica USA,  è ripetuto  senza scrupoli: “Rivoluzione politica non significa solo eleggere un presidente. Ci occorre un congresso con membri che credono, come Bernie, che non possiamo cambiare un sistema corrotto senza portargli via il denaro”.

E’ un linguaggio che non si è mai udito in USA, almeno dai tempi di Sacco  e Vanzetti.  L’attacco diretto all’Establishment del partito democratico è davvero qualcosa di rivoluzionario, come nota il sito Dedefensa (a cui devo questa segnalazione) per la sua valenza apertamente anti-Sistema.   

Di fronte all’avanzata di Trump e del suo aver cambiato le carte nell’Establishment repubblicano, è stato possibile ad una sinistra vera di apparire, e di sbugiardare l’equivoco della “sinistra” fra virgolette, quella per cui le “conquiste civili” non sono i salari operai, ma le nozze gay,  i diritti LGBT;  la “sinistra di  complemento”  a Monsanto e Soros, a Wall Street e alla NATO; la sinistra dei benestanti “di larghe vedute”, del Jet-Set internazionalista e global all’ultima moda, la cui doppiezza e immoralità ha denunciato con precisione spietata Paolo Borgognone nel suo saggio fondamentale, “L’Immagine sinistra della globalizzazione”.

Chissà. Se Sanders riesce, re-insegna alla sinistra  a fare la sinistra.  E non solo a quella americana.  Tutte le mode culturali  cominciano in Usa e poi arrivano qui,  col consueto ritardo.   Data la nota esterofilia della nostra cosiddetta sinistra italiota e mediatica, e la sua ridicola subordinazione alla “cultura americana”,  anch’essa potrebbe   cominciare ad adottare il modello Sanders, una volta che diventasse di moda.  La sinistra italiana (ed europea) ha adottato per decenni il modello Blair – privatizzazioni, globalizzazione e guerre imperiali neocon – perché era di moda e conveniva.   Ha adottato il modello Obama, così glamour, Nobel per a Pace;  si è potuto additare in Matteo Renzi  “l’Obama italiano”, come fosse un complimento.  

E’ stata la sinistra che ha svenduta alla globalizzazione le “conquiste operaie” senza levare la minima voce critica, ma anzi proponendosi ai poteri forti come l’amministratrice della destrutturazione dello stato sociale, la fedele credente nel liberismo senza frontiere,   la collaboratrice a quella “società senza classi  senza Stato, nazione, spiritualità religiosa tradizionale, frontiere, limiti” (Borgognone) che faceva comodo alle multinazionali, venditrici di iperconsumi-standard a consumatori che dovevano rendere “standard”,  cittadini del McWorld, del “tempo libero” (per chi se  lo può permettere). 

La “sinistra” italiota non ha posto alcuna obiezione intellettuale e morale alla de-industrializzazione  che prima il Washington Consensus, poi la UE divenuta   prigione dei popoli con l’euro; anzi l’ha promossa, voluta e legittimata come “Progressista” Al punto che oggi  è progressista Niki Vendola che ha affittato l’utero di una schiava,  estremo sfruttamento della povertà per scopi ludico-narcisisti.  Perché la collaborazione coi veri poteri forti, l’applicazione locale dei dogmi monetaristi di FMI, UE ed Usa, è stata ben compensata. Il tradimento della classe lavoratrice mica l’hanno fatto gratis.  Loro, hanno gli yacht da regata, le vacanze alle Maldive,  gli amanti dei cinque sessi tratti dai  cataloghi della Società dello Spettacolo; soprattutto, sono al riparo dalla competizione globale, i loro stipendioni pubblici sono del tutto fuori mercato, ma il Capitale terminale, a loro, non chiede tagli né efficienza né produttività.  Un motivo c’è.

Oggi la sinistra italiota, che esiste nei media e nei talk-show, è tutta contro Trump e per la Clinton:  pavlovianamente, sente il primo come “xenofobo” (e “omofobo”) dunque “fascista”, e Hillary l’assassina della Libia e della Siria, come progressista.  Come sempre non è ragionamento, ma un istinto settario e una moda. Se in America cambia la moda, Obama “non si porta più” e invece è “attuale” Sanders, chissà, magari la sinistra comincia a dire davvero qualcosa di sinistra, se non a farlo.
Speriamo  in questo, perché  i partiti  sovranisti (mediaticamente “ultra-nazionalisti, xenofobi”) in Europa hanno davanti a sé il destino di Hofer e del  suo partito austriaco:  trionfo al primo turno, sconfitta al secondo,  In fondo, è proprio per questi che è stato congegnato il sistema di voto a ballottaggio: tagliare “gli estremismi”, escluderli dal gioco, marginalizzali e delegittimarli.  Solo che stavolta il gioco è fatale: c’è bisogno di novità, di idee  nuove e resistenze allo status quo, ed ogni votazione che sconfigge queste “destra” che destre non sono, li ritarda.

“Destre” incapaci di aggregare

Come si constata ogni volta,  i partiti nazionali, quindi anti-UE, anti-Euro, anti-NATO, non sono capaci di aggregare: il loro elettorato resta al secondo turno quello che era al primo, mentre la cosiddetta “sinistra”,  chiamando a raccolta contro “il pericolo fascista”, aggrega cani e porci.  Che votano per la conservazione  di ciò che non deve essere conservato. La “sinistra  plurale” per settarismo  pavloviano; i moderati, che sono la palude centrista maggioritaria, per conformismo e  per viltà:  hanno paura  nel “salto nell’ignoto”   (così gli presentano i media  la vittoria   dei ‘populisti’) “e i politici degli apparati storici strumentalizzano questa paura dell’ignoto: è il solo argomento che oggi resta loro”, scrive Jacques Sapir in una disanima di questo incaglio, che  deve essere l’inizio di una seria auto-analisi per detti partiti,  se vogliono non restare eterni secondi. (Les Leçons de l’Autrichehttp://russeurope.hypotheses.org/4977)

Unica eccezione,  è stata in Italia: Berlusconi sapeva aggregare,  negli anni ’90  molta gente di sinistra è accorsa sotto le sue bandiere. Ciò che aggrava la sua colpa, e rende imperdonabile aver  sprecato questa occasione storica  per la sua insipienza culturale e bassezza morale. Questa occasione  non si ripresenterà. Oggi abbiamo lo spettacolo ridicolo e tristissimo  di una “destra”  che è maggioranza nel paese, e i cui capi e capetti non riescono che a litigare;  litigandosi la eredità aggregatrice del fallito Berlusconi, non fanno che dilapidarne quel poco che resta.  In questa dilapidazione va’ citata come caso pietoso estremo una gravida  fuori  posto, che  pare rispondere al nome di Giorgia Meloni. Tutte le volte che apre bocca, fa’ danno. L’ultimo: “Romani, votate   per me, e vi darò una strada intitolata a Giorgio Almirante”.  Fra tutti i problemi di Roma,  non c’è che dire,  ha identificato il più urgente; inoltre s’è fatta dare dell’antisemita dalla comunità ebraica,  incollandosi volontariamente sulla bassa fronte la stigmata di “Estrema Destra” che spaventa  la palude  moderata e, quindi,   perpetua la sconfitta  del sovranismo.  A questo punto, i casi sono due: o è completamente scema ed è bene per tutti che vada a casa a partorire, perché non capisce niente del mestiere; oppure è una sabotatrice. In entrambi i casi, merita il titolo di Inutile Idiota.

Essa non è capace di tenersi al tema. Ignora “i punti cardine  attorno a cui si gioca il contrasto fra populismo ed  establishment”, elencati così un po’ alla svelta, ma con chiarezza politica, da Marco Tarchi: “Identità e radicamento culturale contro cosmopolitismo e omologazione; amore per la stabilità contro culto della precarietà; solidarietà e legami di prossimità contro  individualismo e  globalismo; buonsenso contro sofisticazione intellettuale; controllo costante su chi governa contro delega fiduciaria”. La  battaglia è seria e su temi seri.  Non è per false bionde in gravidanza extramaritale.

 fonte:
http://www.maurizioblondet.it/cose-destra-cose-la-sinistra-lo-dice-bernie-sanders/

martedì 24 maggio 2016

ANCHE ELISABETTA “VEDE” LA GUERRA. MONDIALE



"God save the Queen"...
“God save the Queen”...


“Sta arrivando una tempesta, che la Gran Bretagna non ne ha mai viste di eguali.  La seconda guerra mondiale sembrerà una buca sulla strada in confronto a questa”, sussurrò la  regina.
Un sensazionale, inquietante  fuori-onda  ha colto di sorpresa la troupe della BBC intenta a posizionare telecamere e microfoni per riprendere il rituale discorso di Elisabetta al parlamento, il 18 maggio.

Come da obbligo costituzionale (“il re regna ma non governa”)  l’annuale discorso di apertura del parlamento è scritto  dal primo ministro –  oggi Cameron –  ed esprime le valutazioni del governo, non del monarca. Ma la vecchissima sovrana è apparsa   subito irritata  – così ha raccontato un membro  della BBC presente – di  dover fare un discorso  neutro.  “Ha detto  che concrete informazioni  dai massimi livello militari dicono che se noi non  ‘Brexit’, si  entra in uno scenario inevitabile di terza guerra mondiale”.

La regina parlava coi suoi maggiordomi che l’aiutavano ad indossare  l’abito cerimoniale (Robe of State) e la corona (Imperial State Crown) nell’apposto guardaroba regale (Robing Chamber).  Ma, siccome già aveva un microfono appuntato, tutta la sala l’ha sentita mentre sussurrava: “La seconda guerra mondiale sembrerà una gobba sulla strada al confronto. Ho il dovere di avvertire i miei sudditi”.

Che la regina sia a favore del Brexit  è  quasi certo:  l’ha strillato il Sun nel marzo scorso (“Queen Backs Brexit!”),  raccontando che la sovrana ha avuto persino un litigio sul tema con Nick Clegg il vice-primo ministro: “La Ue va’ sulla strada sbagliata”, avrebbe detto.  La smentita di Buckingham Palace criticava soprattutto il titolo, strillato, come sono quelli del tabloid super-popolare.
Nella Robing Chamber,  Elisabetta sembra aver persino alluso ad una sua fuga, o  all’abdicazione: “Si fanno i necessari preparativi per abbandonare la nave. Arriva una tempesta tanto violenta, che l’Inghilterra non ne  ha mai viste di eguali”.

A quel punto l’audio è stato interrotto. Al personale della BBC, stupefatto di quel che aveva sentito, si è rivolto il  direttore, John Kirby, il quale avrebbe detto che “il capo dello Stato dà  molto fiato alla bocca negli ultimi tempi”, e che “noi tutti dobbiamo ignorare, dimenticare, cancellare dalla memoria qualunque cosa abbiamo ascoltato

fonte :
http://www.maurizioblondet.it/anche-elisabetta-vede-la-guerra-mondiale/

domenica 22 maggio 2016

Parigi: a ferro e fuoco.





PARIGI: la poliziaha invocato poteri speciali. Un veicolo delle forze di sicurezza francesi è stato incendiato mercoledi u.s durante i disordini nel centro di Parigi

Il fondatore di Wikileaks Julian Assange Rivela le vere intenzioni dietro il TTP



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Il fondatore di WikiLeaks Julian Assange ormai è da tre anni che è rifugiato nell’Ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove ha asilo politico. Mentre deve affrontare indagini  contro di lui sia in Svezia che in USA, dice di stare bene nonostante le circostanze.   
Assange è ricercato in Svezia per accuse di cattiva condotta sessuale, ma non sono state presentate   formalmente accuse contro di lui. In USA, un grand jury segreto sta indagando su di lui  per il suo ruolo nel pubblicare  una collezione di documenti trapelati e che riguardano le guerre in  Iraq  e Afghanistan ed anche i modi di comunicazione del dipartimento di stato noti come cablogrammi

Nonostante l’asilo politico di Assange, WikiLeaks continua a svelare documenti dalle bozze che sono trapelate dal whistleblower William McNeilly  (britannico ingegnerie tecnico per armi da sottomarino, specificatamente del Trident II D5 Strategic Weapons System britannico) ed anche informazioni segrete  su un piano della EU che cerca di usare la forza militare per frenare il flusso di migranti dalla Libia.  In merito a quest’ultimo tema, Wikileaks ha detto che:
“I  documenti espongono  una operazione militare  contro i network e infrastrutture che trasportano i rifugiati attraverso il Mediterraneo. Nel dettaglio si tratta di piani  per condurre operazioni militari  per distruggere imbarcazioni  usate per trasportare migranti e rifugiati  dal territorio libico, impedendo cosi loro di  raggiungere l’Europa”

WikiLeaks ha anche pubblicato dei capitoli trapelati del Trans-Pacific Partnership (TPP), che è un segreto accordo commerciale  tra 12 Paesi affacciati sul Pacifico, inclusi gli USA. Che consentirebbe loro di coprire il 40% dell’economia globale. Questo accordo è stato raggiunto solo nello scorso ottobre, dopo 7 anni di negoziazioni.

fonte: http://www.collective-evolution.com/2016/02/05/wikileaks-founder-julian-assange-reveals-real-intentions-behind-the-trans-pacific-partnership-tpp/ 

sabato 21 maggio 2016

Aldo Giannuli senza ipocrisia sulla morte di Pannella.

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In morte di Marco Pannella.

di Aldo Giannuli.


Pannella è morto e, ammonisce un vecchio adagio,  dei defunti non si deve dir nulla se non bene, forse nel timore che i medesimi, offesi, vengano a tirarci i piedi di notte. Per cui la morte è il momento in cui ricordare solo i meriti (ed anche al di là della loro effettiva portata) dimenticando magnanimamente colpe ed errori. 
Personalmente non ho mai creduto in questa ipocrisia funeraria, per la quale sono stati tutti uomini grandi ed incompresi dai loro contemporanei: la liturgia del "coccodrillo" mi ha sempre fatto un po' schifo. Dico subito che, sul piano politico -e quindi storico- dò un giudizio prevalentemente negativo della sua opera e dell'eredità che lascia.
Il personaggio ha meriti e non piccoli, come le battaglia per il divorzio, per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza al servizio militare, e più in generale per i diritti civili, per la legalizzazione della cannabis, la denuncia della degenerazione partitocratica ecc. di cui gli va dato atto lealmente. 
Ma ha avuto anche colpe somme come il sostegno all'ondata neo liberista, la banalizzazione della politica ridotta a celebrazione del leader (di cui fu il primo assertore) e a virtuosismo comunicativo privo di reali contenuti, l'allineamento servile agli USA, le disgustose giravolte fra centro sinistra e centro destra, sempre alla ricerca di spazi istituzionali, le ambiguità sul terreno della lotta alla mafia, dove spesso il garantismo sfociava in una sorta di para fiancheggiamento. Altra battaglia ambigua fu quella ecologista, che, se da un lato apriva la strada ad una più matura riflessione sul rapporto fra uomo ed ambiente naturale, dall'altro ebbe una infelice connotazione antindustrialista.
Pannella, ha espresso una visione della democrazia come competizione fra ristrette élites, sostenute da branchi di acritici attivisti, con un sostanziale rifiuto della dimensione strategica della politica, surrogata dalla totale delega all'estro momentaneo del leader (massima negazione del principio di democrazia, tanto diretta quanto rappresentativa) e dalla sua abilità nel manipolare le folle. Soprattutto, Pannella ha colpe imperdonabili sul piano dell'involuzione costituzionale del paese: a lui (e a Occhetto e Segni) dobbiamo il colpo di Stato del 1993, quando la fine del sistema elettorale proporzionale ha aperto la strada allo sventramento della Costituzione e, paradossalmente alla definitiva deriva oligarchica del regime: il Parlamento dei nominati ha la sua premessa logica nella battaglia pannelliana per il maggioritario uninominale. E, con questo, è stato l'alfiere di un ceto politico senza qualità, l'élite senza merito.
Né si può tacere la sua grande disinvoltura sul tema della c.d. questione morale: fu un gran fustigatore dei costumi, durissimo  accusatore delle greppie di regime, ma la sua battaglia contro i fondi neri dell'ENI, a metà anni sessanta ebbe come sbocco la costituzione della Radoil, titolare di due pompe di benzina generosamente concesse da Cefis e che a lungo provvidero alla sopravvivenza del PR e sua personale.
Quale sia il giudizio che se ne voglia dare, Pannella ha attraversato gran parte del settantennio repubblicano, con una stagione di notevole fortuna fra gli ultimissimi anni sessanta ed i primi novanta. Un ventennio in cui esercitò un ruolo politico il cui peso fu sempre superiore alle magre percentuali elettorali che raccoglieva (e che mai raggiunsero il 4%, con l'eccezione unica ed effimera delle europee 1999). 
Molto di quel che è diventato questo paese oggi, nel bene, ma più ancora nella degenerazione e nella decadenza, è dovuto a Pannella: l'Italia è diventata, in parte per la sua opera, un paese più laico, più moderno, ma anche più cinico, più "americanizzato", più oligarchico, meno industriale e più povero, diciamolo: più squallido.
Quanto alla sua eredità, quella di cui andare meno orgogliosi è stato il lascito di un ceto politico che  ebbe nel PR la sua culla originaria: i Rutelli, i Giachetti, i Della Vedova, gli Elio Vito, eccetera eccetera eccetera. Giudicate voi. 
Un esame storico puntuale e documentato richiederebbe molte pagine che qui ed ora non sono possibili. L'uomo è stato complesso e tanto celebrarlo con scontati encomi quanto liquidarlo con giudizi sprezzanti sarebbe fargli torto. Si impone un giudizio equilibrato che rimandiamo meno frettolosa  occasione ed ambito più consono. Qui ci basta un giudizio breve e sintetico che vede le ombre prevalere sulle luci, ma che comunque indica in Pannella uno dei grandi protagonisti del settantennio repubblicano.