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sabato 31 dicembre 2016

William Engdahl: sento puzza di totalitarismo. Prima parte: il Papa e le fake news

bergoglio
William Engdahl, l'autore dell'articolo che traduco nel seguito in piu' puntate, è un conferenziere e consulente di rischio strategico. Laureato in scienze politiche alla Princeton University, è autore di best-seller  su geopolitica e petrolio, scrive in esclusiva sulla rivista online “New Eastern Outlook.”
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Sento puzza di totalitarismo. E non intendo la Russia
Se avvertiamo fetore per tutte i vari passi agiti nei paesi Nato negli ultimi mesi, soprattutto negli Stati Uniti e nell'Unione Europea, allora possiamo sentire anche la puzza di governo totalitario oppure, come alcuni dicono, di fascismo che in silenzio viene imposto sulle nostre libertà umane fondamentali. Alcuni esempi recenti offrono una pausa di riflessione sulla deriva verso cui il mondo sta andando, e verso cui stiamo acconsentendo che vada.
Cominciamo con l'intervista bizzarra e nefasta del Papa gesuita, della Chiesa Cattolica Romana, rilasciata ad un giornale belga, il 7 dicembre 2016. In quest'intervista  Papa Francesco ha paragonato ciò che lui chiama notizie diffamatorie a ciò che lui chiama “la malattia della coprofagia”.
Ecco quanto ha affermato:
DOMANDA: infine una domanda Sua Santità, in merito ai media, una considerazione che riguarda i mezzi di comunicazione…
PAPA: "I mezzi di comunicazione hanno un'immensa responsabilità… È ovvio che, dato che siamo tutti peccatori, anche i media possono … diventare dannosi… possono essere tentati dalla calunnia e quindi usati per diffamare, infangare la gente, specialmente nel mondo della politica. Possono essere usati come mezzi di diffamazione:  chiunque ha il diritto  di una buona reputazione, ma forse nella loro vita precedente [?! “but perhaps in their previous life”: forse un errore di traduzione del giornalista? intende ..”precedentemente”? , chissà ... i tempi sono in mutamento -:)] oppure 10 anni fa, le persone hanno avuto un problema con la giustizia, oppure un problema nella loro famiglia e riportare tutto questo alla luce è grave e dannoso… questo è un peccato ed è dannoso. 
Una cosa che può fare grande danno all'informazione mediatica è la disinformazione: ovvero confrontati con qualsiasi situazione, dire solo una parte della verità e non il resto. Questa è disinformazione…. La disinformazione probabilmente il danno più grande che i media possono fare, quando l'opinione viene guidata in una direzione, negando l'altra parte della verità.
Credo che i media dovrebbero… non cadere preda della malattia della coprofilia - lo dico senza offesa neh-, che è volere sempre comunicare uno scandalo… E poiché persone hanno la tendenza alla malattia della coprofagia, questo può arrecare molto danno".
(...) “Fake News” (bufale)
I commenti del Papa sulla coprofagia e sul giornalismo, arrivano nel mezzo di una esplosione di accuse, sia in USA che in EU, sul fatto che la Russia stia piazzando delle “fake news” , come ora si sta dicendo, su Hillary Clinton, nei media americani, utilizzando certi media alternativi. 
Robby Mook, ex managers delle campagne della Hillary Clinton, ha  detto che le “fake news” erano “un grande problema” che la campagna politica si era trovata davanti nelle recenti elezioni americane. 
“Continuo a credere che dobbiamo indagare su cio’ che è accaduto con la Russia. Qui non possiamo avere uno straniero, direi aggressioni straniere, che intervengono nelle nostre elezioni. I Russi hanno propagato  false notizie su Facebook ed altri organi di stampa, ma guarda abbiamo avuto anche…Breitbart News, noto per aver cavalcato storie di genere”
Storie on-line che hanno affermato che una pizzeria di Washington D.C., il Comet Ping Pong, fosse usato dalla candidata Hillary Clinton e dal suo manager per la campagna politiche, John Podesta, per pedofilia, il cosiddetto scandalo “Pizzagate” , ora vengono  usate  per stimolare l'opinione pubblica alla censura in Internet e Facebook ed altri media sociali
Il 9 dicembre, il cronista senior del New York Times,  David Sanger, ha scritto un articolo vago, anonimo “secondo fonti esperte dell’Amministrazione”, dal titolo  “Russia Hacked Republican Committee but Kept Data, US Concludes.” (La Russia ha hackerato il Comitato Repubblicano ma ha tenuto i dati, concludono gli USA).
Cio' che vediamo è precisamente il tipo di “fake news”  di cui parlano Hillary Clinton  e il Papa . Ma sono i media mainstream dell’ establishment a creare le bufale.
Le falsità vengono orchestrate dai livelli più alti dei media mainstream, in collusione con circoli della NATO e Agenzie dell’intelligence come la  CIA, che ha saturato i ranghi dei media mainstream con I suoi agenti di disinformazione, secondo quanto riportato dall’ex capo della CIA, William Colby abbia detto:
La C.I.A. possiede chiunque abbia significato nei maggiori media
[vedi anche: Udo Ulfkotte, giornalista tedesco: noi giornalisti siamo comprati. Sono stato corrotto per non dire la verità]

>>> tutto l'articolo tradottohttp://www.thelivingspirits.net/societa-orwelliana/endegahl-sento-puzza-di-totalitarismo-prima-parte-il-papa-e-le-fake-news.html


venerdì 30 dicembre 2016

Maurizi Blondet: USA, la rivolta dei generali. Nascosta ma continua

Seymor Hersh e le sue scomode verità
Seymor Hersh e le sue scomode verità




“L’ostinata insistenza di Barack Obama che Bashar al-Assad va rovesciato, e che in Siria ci sono ribelli ‘moderati’ ha provocato il silenzioso dissenso, ed anche aperta opposizione, fra alcuni dei più alti generali dello Stato Maggiore Congiunto del Pentagono”: con questo incipit, Seymour Hersh, uno dei massimi giornalisti statunitensi, rivela stupefacenti dettagli di una incredibile resistenza e disobbedienza dei militari Usa. In breve, un gruppo di gallonati, fra cui il generale Martin Dempsey allora capo degli Stati Maggiori (JCS), e il capo della DIA (spionaggio militare), generale Michel Flynn, hanno impedito o ritardato la caduta del regime di Assad…fornendo informazioni di intelligence ai militari siriani. 

Ma attenzione, non direttamente: hanno mandato “informazione tattica e consulenza operativa” contro i terroristi islamici ai servizi militari di Germania, Israele (sic) e Russia sapendo che, avendo questi dei contatti informali con Assad e i suoi alti gradi, glieli avrebbero passati.
http://www.lrb.co.uk/v38/n01/seymour-m-hersh/military-to-military

Se la cosa vi sembra troppo contorta, idiota e incredibile, si sappia che Hersh è uno che non da oggi ha fonti altissime nel settore militare Usa che è stato ostile alla presa di potere neocon, ed ha già prodotto importanti articoli sui retroscena indicibili delle guerre americane, dalle atrocità nel carcere di Abu Ghraib alla prova che non fu Assad a lanciare i gas sarin “contro il suo stesso popolo” nel 2013. E l’indizio che le verità che dice sono scomode, è che non vengono accolte dai grandi media americani; uno dei più celebri giornalisti del nostro tempo, oggi 78 enne, è stato persino congedato dal New Yorker (un mensile), ed ora deve scrivere le sue esplosive rivelazioni sul britannico London Review of Books.
En passant, la lunghissima ultima inchiesta di Hersh rivela che la Cia ha continuato ad armare i terroristi anti-Assad, senza distinzione fra moderati ed estremisti, con navi  piene di armi prese dagli arsenali del rovesciato Gheddafi in Libia “via Turchia”. “L’operazione è stata condotta dal 2011 da un annesso clandestino della Cia a Bengasi, col tacito assenso del Dipartimento di Stato [allora diretto da Hillary Clinton, ndr.]

Christopher Stevens, l’ambasciatore Usa che è stato ucciso durante l’attacco che ha incendiato l’ambasciata, ebbe un incontro l’11 settembre del 2012, poco prima di morire, con un dirigente della compagnia di navigazione di Tripoli Al-Marfa Shipping and Maritime Services, che come sapeva il Capo degli Stati Maggiori, gestiva   la spedizione di armamenti”. Comprate a caro prezzo a fondamentalisti e tagliagole libici. E’ sempre più probabile che l’attacco in cui fu ucciso (e stuprato da morto) l’ambasciatore sia stato  l’esito di un litigio sui prezzi. Fra gangsters.
Hersh
Hersh
Era dal 2006, dunque dalla Amministrazione Bush, che l’ambasciata Usa fianziava l’opposizione in Siria (nel 2006 con 5 milioni di dollari); Obama ha continuato la stessa politica, nonostante i consigli contrari e sempre più urgenti dei militari: la caduta di Assad provocherà solo il caos, come in Libia.   Ma “gli Stati Maggiori” giunsero alla conclusione che “era impossibile per loro controbattere direttamente” l’ostinazione di Obama, che (si lascia intendere) ha sempre sostenuto i sauditi e i Fratelli Musulmani, ciecamente, rigettando i rapporti militari che (tra l’altro) sottolineavano che la Turchia conduceva un suo doppio gioco.

Il Pentagono inganna la Cia

“Non c’era modo di bloccare le spedizioni di armi, essendo esse autorizzate dal presidente” – prosegue Hersh,citando un “consigliere degli Stati Maggiori Riuniti” ( JCS) che è la sua anonima fonte (ed è chiaramente uno dei generali della fronda), allora “La Cia fu avvicinata da un rappresentante dello Stato Maggiore  che suggerì: ci sono disponibili armamenti molto meno costosi negli arsenali turchi, che possono arrivare ai ribelli in Siria nello spazio di giorni e senza richiedere una spedizione navale”. La Cia accettò il suggerimento. 

Ma la gola profonda del JCS dice: “Noi abbiamo lavorato con turchi che sapevamo per certo non essere lealisti   pro-Erdogan, e da loro abbiamo ottenuto che mandassero ai jihadisti in Siria le armi più obsolete dell’arsenale, fra cui carabine M1 mai viste in giro dai tempi della guerra di Corea”. 

Poco dopo, Assad capì il messaggio: c’erano in Usa amici che “hanno il potere di sminuire la direttiva presidenziale nella sua realizzazione”. Dai quali, quindi, poteva accettare le “indirette relazioni di intelligence” e consigli operativi.

Un’amicizia di lunga data. Un alto esponente della “Intelligence community”americana dice ad Hersh: “Dall’11 Settembre, Bashar ci è stato estremamente utile: nel 2002 ha autorizzatolo spionaggio siriano a passarci centinaia di dossiers sulle attività della Fratellanza Musulmana in Siria e Germania. Nello stesso anno, ci ha aiutato a sventare un attentato di Al Qaeda contro il quartier generale della 5ta Flotta in Bahrein, anzi Assad “accettò di dare alla Cia il nome di un informatore vitale interno ad Al Qaeda. In violazione dell’accordo, la Cia ha contattato l’informatore direttamente; costui ha rigettato l’approccio, e troncò i rapporti con i suoi gestori siriani”.

Una serie di servizi preziosi per i militari Usa, che la Casa Bianca ha ripagato come si sa: “Assd must go”, ed armi ai tagliagole. Prospettiva che oltretutto farebbe mancare ai congiurati del Pentagono una fonte essenziale di informazioni, che certo non sarebbe sostituita con l’instaurazione del Califfato. Stesso discorso per la Russia di Putin: amicizia e stima per l’uomo del Cremlino che ha le stesse loro preoccupazioni sul pericolo islamista, non condivise dal presidente. 

Come ha detto il generale Flynn nella recente intervista allo Spiegel (dove ha accusato Obama di volere deliberatamente la presa del potere del Califfato in Siria): “Dobbiamo lavorare in modo costruttivo con la Russia…non puoi dire che la Russia è cattiva, che deve andarsene dalla Siria; non succederà. Siamo realistici”. Per la sua posizione, Flynn “è incorso nella furia dell’Amministrazione” che lo  ha licenziato. 

Quanto al generale Dempsey – che Hersh descrive “esterrefatto dal continuo appoggio che Obama ha dato a Erdogan” – è stato sostituito de un generale Joseph Dunford, che davanti alla Commissione senatoriale competente, prima di assumere la carica: “Se volete che indichi una nazione che rappresenta un pericolo esistenziale per gli Stati Uniti, devo indicare la Russia”.

La fronda è utile

Insomma, si deduce, la strana “fronda militare” contro Obama e a favore di Assad (e di Putin) pare sconfitta – e forse è questo il motivo per cui ha passato ad Hersh le esplosive rivelazioni. Resta la domanda su questa alta crema militare Usa, perfettamente cosciente che la politica di “guerra a terrorismo globale” è rovinosa politicamente, militarmente e moralmente, a cui sono costretti dal governo Usa, non sappia o non possa ribellarsi apertamente.

Già all’indomani dell’11 Settembre – che è stato il colpo di Stato con cui i neocon hanno lanciato la Superpotenza nelle guerre per destabilizzare i nemici di Sion- non pochi a Washington hanno sperato in un “golpe democratico” da parte dei generali, i soli a poterlo attuare. Invece fanno la fronda.

Difficile giudicarli. Forse è meglio ricordare le volte in cui la fronda dei generali ha scongiurato il peggio. Già molte volte. Nell’aprile 2006, quando “Bush e Chenei avevano deciso seriamente di bombardare la centrale iraniana di Natanz con l’atomica”, e il  capo degli Stati Maggiori di allora, il generale dei Marines Peter Pace, si oppose apertamente e  con tanta forza, da ottenere che “l’opzione nucleare” fosse cancellata.

Non per molto. Il 29 agosto 2007, un bombardiere strategico B-52 decollò dalla base di Minot (Nord Dakota) e fece scalo dopo ore di volo a Barksdale, in Louisiana, per rifornirsi di carburante. Allora il personale si accorse che sotto le sua vaste ali, il Boeing aveva sei missili da crociera AGM-129 armati con altrettante testate atomiche W80-1, già attivate. Furono gli ufficiai della US Air Frce di stanza a Barksdale ad impedire che l’aereo con le bombe ripartisse per la sua ignota destinazione, riuscendo a capire che il carico e armamento di tali testate era avvenuto “scavalcando” completamente non solo le norme di sicurezza complesse e strettissime, ma la catena di comando – modo discreto di dire che l’ordine era venuto da Dick Cheney, il vicepresidente. Lo scandalo fu soffocato. Ci furono morti sospette fra i militari che avevano sventato il volo della morte.
Le sei testate atomiche
Le sei testate atomiche
http://www.globalresearch.ca/missing-nukes-treason-of-the-highest-order/7158

Nell’autunno dello stesso 2007 l’ammiraglio William Fallon, allora comandante del CENTCOM, si oppose ad un ennesimo tentativo di aggredire l’Iran, che stava architettando il generale Petraeus, allora suo sottoposto, e che apostrofò come segue: “Sei un leccaculo, un vile, il tipo di persone che detesto”.
http://www.antiwar.com/porter/?articleid=11606

Solo la storia ci dirà se questi gallonati, che invece di ribellarsi resistono occultamente e sotterraneamente ai loro capi civili,  sono degli arrivisti preoccupati della carriera o invece sono degli eroi che hanno adottato il solo metodo praticabile per attenuare la follia della Superpotenza-Mostro.

Solo la storia ce lo dirà, se ci sarà ancora una storia.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/usa-la-rivolta-dei-generali-nascosta-ma-continua/

giovedì 29 dicembre 2016

Piano di emergenza... in caso di attacco terroristico (satira)


1.  cartoni animati lacrimosi
2. filtri Facebook "sto dando aiuto"
3. piangere in tv
4. illuminare gli edifici
5. vegliare al lume di candela
6. far entrare piu' rifugiati
7. chiamare bigotti quelli che vogliono fermarli
   razzista, bigotto. pieno d'odio!

8. attendere il prossimo attacco
9. ripetere
10 non fare nulla 

fonte: https://www.facebook.com/PaulJosephWatson/

mercoledì 28 dicembre 2016

Frontex: organizzazioni umanitarie colluse con i trafficanti

 

da Analisi Difesa
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Le Ong che salvano gli immigrati illegali nella rotta del Mediterraneo centrale dalla Libia verso l'Italia sarebbero in combutta con i trafficanti di esseri umani. La pesante accusa viene da Frontex, l'agenzia europea  per le frontiere, messa nero su bianco in rapporti riservati citati dal Financial Times. 'Medecins sans Frontier' ha reagito chiedendo "un chiarimento immediato" da parte di Frontex, precisando di essere "in attesa di un incontro formale".
"Si tratta di accuse estremamente serie e dannose", ha affermato Jens Pagotto, capo missione per le operazioni di ricerca e soccorso di Msf, aggiungendo: "La ragione per cui esiste un sistema economico di traffico di migranti è anche legato al fatto che l'Ue non offre nessuna alternativa legale e sicura ai rifugiati e ai migranti che cercano protezione in Europa.
Affrontare questo aspetto sarebbe il miglior modo per evitare altre inutili morti in mare e per sradicare le reti di trafficanti". In un primo rapporto citato dal quotidiano britannico, Frontex invece osserva che i migranti, prima della partenza, riceverebbero dai trafficanti "chiare indicazioni per essere recuperati da imbarcazioni delle Ong". In un altro documento, pubblicato la settimana scorsa, Frontex ha parlato del "primo caso in cui i network criminali hanno contrabbandato i migranti direttamente verso i battelli delle Ong", aggiungendo di aver rilevato che le persone salvate dalle Ong spesso "non vogliono cooperare" per le identificazioni, con alcuni dei migranti che avrebbero riferito di "essere stati avvertiti (dalle Ong) di non cooperare con le autorità italiane o con Frontex".
Secondo FT, nel suo rapporto Frontex indica che le chiamate di emergenza (che vengono fatte dagli stessi migranti e fanno scattare l'intervento delle operazioni navali italiana ed europee) l'estate scorsa si sarebbero ridotte di due terzi rispetto ai volumi abituali e ad ottobre sarebbero crollate ad appena il 10% dei casi in coincidenza con un'impennata di salvataggi operati dalle Ong. Le cui navi agirebbero anche nelle acque territoriali libiche, utilizzando le luci di bordo come fari per i gommoni dei migranti.
Addirittura ci sarebbe stato un caso accertato in cui "le reti criminali hanno adoperato direttamente mezzi navali delle organizzazioni di volontariato per trasportare immigrati". Accuse che i diretti interessati hanno respinto con forza, anche se Frontex continua rilevando che quanti sono tratti in salvo dalle autorità mentre già si trovano sulle navi delle Ong "non sono disposti a collaborare con gli incaricati dei primi colloqui" se non addirittura "già avvertiti del fatto che non devono cooperare con le autorità italiane o europee".
Il fatto, continua l'ente europeo, è alla base di un fenomeno che da tempo incuriosiva le autorità preposte alle operazioni di soccorso in mare, vale a dire il crollo nel numero degli interventi decisi in seguito al lancio di segnali di aiuto da parte dei barconi. Contemporaneamente si sarebbe registrata un'impennata nel numero degli interventi dei mezzi delle Ong, le cui navi operano ora molto più vicino di prima alle coste libiche e, addirittura, con le loro luci provvederebbero a dare "segnali di posizione ai migranti". Al contrario, gli accusati ribattono che è proprio la maggiore efficienza del loro contributo ad evitare che i migranti si trovino costretti a chiedere aiuto in condizioni disperate.
"La nostra opera consiste anche nell'andare a cercare chi è in difficoltà", sottolinea il portavoce di Medici Senza Frontiere, Aurelie Ponthieu, "arriviamo a localizzarli in una fase precedente rispetto a prima e non pensiamo che questo sia collusione". E ribalta l'accusa: "il problema non è se esistano collusioni tra le associazioni non governative e i trafficanti, quanto semmai se come mai ci siano numeri così alti di vittime, ed è su questo che il Frontex si dovrebbe concentrare".

lunedì 26 dicembre 2016

Marcello Foa: Berlino, tutto chiarito. Anzi, no



Ora appare tutto chiaro: sappiamo chi ha compiuto la strage di Berlino e sappiamo che non può più nuocere, grazie alla professionalità e al sangue freddo dei poliziotti italiani. Appare ma lo è davvero?
Come sapete, il mio filtro interpretativo è rappresentato dalla comunicazione: analizzando le notizie che escono sui media si possono cogliere incongruenze, buchi nella narrazione, talvolta vere e proprie contraddizioni. Anche questa volta non tutto quadra.
Innanzitutto, l’eroica resistenza dell’autista polacco. Ricordate?

Cito il Corriere della Sera:

Una lotta fino all’ultimo respiro per evitare la strage. L’autista polacco era ancora vivo quando il tir ha investito la folla tra le bancarelle del mercatino di Natale: avrebbe tentato di tutto per deviare il camion. Lukasz Urban «ha combattuto fino all’ultimo» con l’attentatore nella cabina del suo tir per scongiurare la carneficina di Berlino, rivela la Bild, citando fonti investigative. «Ci deve essere stata una lotta», ha riferito uno degli inquirenti al tabloid tedesco. Il terrorista «ha colpito più volte con un coltello» il 37enne polacco a cui aveva rubato il tir. Il camionista «si sarebbe aggrappato al volante» cercando di deviare il veicolo: voleva impedire in tutti i modi al mezzo di schiantarsi tra le bancherelle. Sarebbe dunque stato «ancora in vita, nella cabina, al momento in cui il mezzo ha investito la folla». Poi quando il tir si è fermato, l’attentatore lo avrebbe ucciso con un colpo di pistola e sarebbe scappato, secondo la ricostruzione della Bild.
Notate bene che a passare la notizia alla Bild, sono imprecisate fonti investigative, secondo le leggi dello spin. La ricostruzione, però, appare dubbia. Se L’autista, un omone che pesava 120 chili, si fosse davvero aggrappato al volante, il Tir avrebbe sbandato o perlomeno avrebbe proceduto a zig zag. Invece non c’è nessuna testimonianza in tal senso e dall’unico filmato a disposizione si vede il Tir che procede dritto e ad alta velocità, schiantandosi sulle bancarelle. Inoltre è difficile immaginare come un terrorista posso lottare furiosamente con un autista nerboruto, colpendolo più volte a coltellate, e contemporaneamente guidare un Tir mantenendolo in strada. Amri era decisamente un superuomo oppure non è andata come ce l’hanno raccontata.

Polish-lorry-driver-Lukasz-Urban-and-his-truck-used-in-the-Berlin-attack-572053 

L’autista è stato senza dubbio ucciso al termine di una violenta colluttazione ma ovviamente prima dell’attentato. E l’ipotesi più probabile, come ho scritto dalle prime ore, è che Amri non abbia architettato questa operazione da solo. Ipotesi che ora viene formulata anche dagli inquirenti: “Non era un lupo solitario”, cito ancora il Corriere della Sera.

La seconda colossale anomalia riguarda il ritrovamento a bordo del documento di identità di Amri. Anzi, come rivela lo Spiegel, del portafogli e dello smartphone. Deve essere stato un personaggio davvero curioso questo Amri, uno di quei precisini, metodici, che quando dirottano un Tir, dopo aver ucciso a coltellate un autista da 120 kg, si sfila dalla giacca il portafoglio e il cellulare e li appoggia in cabina in un posto sicuro. O magari prima di ucciderlo.

D’altronde è normale che uno jihadista ben addestrato vada a fare attentati portando con sé un documento di identità. E vero per di più! Un terrorista che, badate bene, non è un kamikaze ma un uomo che dopo aver compiuto la strage voleva darsi alla fuga. E’ logico, ne converrete, che, avendo preparato per tempo l’attentato, non abbia pensato di procurarsi un documento falso. Ed è altrettanto logico che abbia lasciato quello vero nella cabina. Ma forse siamo noi che non capiamo: visti i precedenti di Charlie Hebdo e Nizza, evidentemente i manuali del terrore dell’Isis consigliano ai propri adepti di lasciare nei cruscotti di auto e camion almeno un documento di identità. E poi scappare. Per provare l’ebbrezza di essere l’oggetto di una caccia all’uomo da parte delle teste di cuoio di mezza Europa. Evidentemente il Califfo Al Bghdadi vuole così.

La terza incongruenza riguarda il “filmato” di Amri: il Corriere della Sera scrive che probabilmente è stato girato durante la fuga. Falso: è stato registrato nei giorni precedenti, come scrivono correttamente La Stampa e La Repubblica. Ma al di là di questa gaffe, in realtà non è un videotestamento né risulta essere particolarmente significativo. Appare, piuttosto, come una scontata farneticazione di un aspirante jihadista; più una bravata che l’annuncio di una strage, visti i criteri comunicativi dell’Isis che non perde occasione per impressionare, spettacolarmente, il pubblico. E, ancora una volta, bisogna chiedersi: chi l’ha diffuso?

Mi fermo qui e formulo alcune domande.

La prima: perché uno spin doctor tedesco si è inventato la storia, molto suggestiva, dell’eroica resistenza dell’autista “che ha cercato di evitare la strage”, passandola alla Bild?

La seconda: siamo sicuri che Amri abbia fatto tutto da solo? La risposta per me è scontata ed è un chiaro no. Aveva dei complici.

La terza è la più delicata: è così assurdo pensare che gli “amici” di Amri abbiano volutamente tradito il proprio uomo, facendo in modo che le responsabilità cadessero solo su di lui? Insomma, che l’abbiano “bruciato” facendo trovare il suo portafogli e il suo cellulare? No non è assurdo. E peraltro spiegherebbe la strana fuga di Amri: da Berlino a Chambery poi a Torino poi a Milano e infine a Sesto San Giovanni, muovendosi in treno senza documento d’identità.

Non sono le mosse di un terrorista che ha pianificato la propria salvezza, sembrano piuttosto quelle di un uomo improvvisamente disperato che cerca un amico di cui fidarsi dopo aver scoperto di essere stato abbandonato dalla sua “rete”.
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Seguimi anche sulla mia pagina Facebook e su twitter: @MarcelloFoa

fonte: http://blog.ilgiornale.it/foa/2016/12/24/amri-quei-tre-misteri-che-nessuno-chiarisce/

domenica 25 dicembre 2016

La guerra tra i poveri, ovvero"il terrorismo". I 5 punti di Diego Fusaro

 

Attentato Berlino, vi spiego cos’è davvero il terrorismo in 5 punti




di | 20 dicembre 2016

Ed è subito terrore. Ancora una volta. Secondo modalità che ritornano sempre invariate, sempre le stesse. Quasi come se si trattasse di un copione già scritto, un orrendo copione da mettere in scena a cadenza regolare. Questa volta è stato il turno di Berlino. Permettetemi, allora, di svolgere alcune considerazioni generalissime sul terrorismo e sulla sua funzione nel quadro storico post 1989.

1) Gli attentati si abbattono sempre e solo sulle masse subalterne, precarizzate, sottopagate e supersfruttate. L’ira delirante dei terroristi non si abbatte mai, curiosamente, sui luoghi reali del potere occidentale: banche, centri della finanza, ecc. I signori mondialisti non vengono mai nemmeno sfiorati. I terroristi avrebbero dichiarato guerra e poi attaccherebbero solo le masse schiavizzate, rendendo – guarda caso – un buon servizio ai signori mondialisti della finanza sradicata: i quali vedono il loro nemico di classe (le masse sottoproletarie, precarizzate e pauperizzate) letteralmente bombardato e fatto esplodere da agenzie terze;
2) Il terrorismo produce un grandioso spostamento dello sguardo dalla contraddizione principale, il nesso di forza classista finanziarizzato. A reti unificate ci fanno credere che il nostro nemico sia l’Islam e non il terrorismo quotidiano del capitalismo finanziario (guerre imperialistiche, ecatombi di lavoratori, suicidi di piccoli imprenditori, popoli mandati in rovina);

3) Ci fanno ora credere che il nemico, per il giovane disoccupato cristiano, sia il giovane disoccupato islamico e non il delocalizzatore, il magnate della finanza, l’apolide e sradicato signore del mondialismo che sta egualizzando il pianeta nella disuguaglianza del libero mercato. Per questa via, il conflitto servo-signore è, ancora una volta, frammentato alla base. Si ha l’ennesima guerra tra poveri, della quale a beneficiare sono coloro che poveri non sono. Il terrorismo frammenta il conflitto di classe e mette i servi in lotta tra loro (islamici vs cristiani, orientali vs occidentali);

4) Il terrorismo permette l’attivazione di quel paradigma securitario che, ancora una volta, giova unicamente al signore globalista e finanziario. Si attiva il modello Patriot Act Usa: per garantire sicurezza, si toglie libertà. Meno libertà di protesta, meno libertà di organizzazione, più controlli, più ispezioni, più limitazioni. La massa terrorizzata accetta ciò che in condizioni normali mai accetterebbe: la perdita della libertà in nome della sicurezza;

5) Si prepara il terreno – prepariamoci – per nuove guerre: guerre terroristiche e criminali contro i crimini del terrorismo. Come accadde in Afghanistan (2001) e recentemente in Siria. Il terrorismo legittima l’imperialismo occidentale, l’interventismo umanitario, il bombardamento etico, le guerre giuste, e mille altre pratiche orwelliane che, chiamate col loro nome, rientrerebbero esse stesse nella categoria del terrorismo. L’imperialismo occidentale coessenziale al regime capitalistico viene legittimato e fatto accettare alle masse terrorizzate e subalterne.

A differenza di Pasolini, io non so i nomi. Credo, tuttavia, di sapere che cos’è davvero il terrorismo. È la fase suprema del capitalismo. È il momento culminante di un capitalismo che, avendo la propria egemonia in crisi (per dirla con Gramsci), deve adoperarsi in ogni modo (letteralmente: in ogni modo) per favorire il consenso, per riallineare le masse, per disarticolare il dissenso, per sincronizzare le coscienze, per fare sì che l’odio e l’amore delle masse siano indirizzati, secondo le debite dosi, dove i signori del mondialismo hanno deciso debbano essere indirizzati.
fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/12/20/attentato-berlino-vi-spiego-cose-davvero-il-terrorismo-in-5-punti/3272289/

 

sabato 24 dicembre 2016

Blondet: Come siamo scaduti così in basso (riflessione su Montepaschi)

amato-mussari-2






 
Caro contribuente.  Visto che  la cricca che vi governa per conto terzi vi ha accollato  altri  20 miliardi di debito per  salvare la “sua” banca,  ricordatevi almeno questa foto (vedi sopra): e’ una grande storia d’amore. Lui è  Giuliano Amato, l’immarcescibile e il mai imputabile,  oggi elevato a giudice costituzionale, ossia topo nel formaggio, dal Napolitano.  Quello fra le sue braccia è Giuseppe Mussari, capo di Monte dei Paschi, e messo dalla cricca alla presidenza dell’ABI, Associazione Bancaria Italiana.

Risale al 2010, quando – da intercettazioni di telefonate pubblicate da Corriere e Repubblica – risulta che Giuliano Amato disse  a Mussari: “Io ti aiuto a prendere la presidenza ABI”, poi gli chiese dei fondi per il Tennis Club di Orbetello, di cui l’Intoccabile e Immarcescibile è presidente.

Roba da poco, 150 mila euro.  Però pensate solo quel che succederebbe se una telefonata simile venisse fuori che l’ha fatta Virginia Raggi: apriti cielo,  la magistratura “apre un dossier”, i giornali impazzano, il PD urla:  disonesti, incapaci!

Invece, allora,  niente. Amato era, come sempre, l’Impunibile.  Mussari era dato “vicino a D’Alema”. Che infatti,   sprezzante, sulla donazione al tennis club di Orbetello, sibilò: “Era uno dei compiti istituzionali della Fondazione”.

Provare che è stato Amato a mettere  Mussari al vertice della potentissima Associazione Bancaria è ovviamente impossibile. Fatto sta che è stato a quel vertice  –  la confindustria di tutte le banche italiote, –   finché il bubbone Montepaschi è scoppiato.

E’ un bravo banchiere,  Mussari? Degno della raccomandazione dell’Immarcescibile? Accettato dagli altri banchieri perché ne aveva conquistato  il rispetto  le sue capacità tecniche e professionali?

Vediamo. A quel tempo era già noto che Mussari, per Montepaschi, aveva acquistao la banca Ambroveneta da Santander, che l’aveva pagata 9 miliardi, per 16,7: un sovrapprezzo clamoroso, incomprensibile, che ha fatto subito pensare  che nascondesse qualche tangente miliardaria…

Forse c’era  anche questa.  Ma quel che ha scoperto l’indagine, era che Mussari  e il vertice intero di Montepaschi non avevano capito a quanto ammontava  la spesa. Ai magistrati, Piero Mantovani che era  capo  di Antonveneta,  testimonia che al primo colloquio con Mussari e Vigni (il vice) “Ho colto in costoro uno smarrimento […]  Forse solo in quel momento realizzarono che l’esborso   sarebbe stato ben più  elevato” di 9 miliardi.  

Per 9 miliardi  Santander aveva rifilato Antonveneto a Mussari, ma  il gran banchiere senese non s’è accorto che Antonveneto ha un passivo da 7,9 miliardi. Che si somma dunque al  prezzo d’acquisto.
Quando glielo dicono, “ha un momento si smarrimento”.  Montani se ne va chiedendosi – e  lo dirà  ai magistrati: “Ma questi  han capito veramente quel che devono pagare?”.
Mussari, il  gran tecnico, il futuro presidente dell’ABI, apparentemente non sa leggere i bilanci. O  almeno così ci hanno fatto credere:  perché  questa è l’estrema linea di difesa, quella cui è ricordo un altro fallito politico, Gianfranco Fini in Tulliani: “Sono stato coglione, non disonesto”.  

Ma io tendo a credere nella incompetenza assoluta. Lo dimostra il fatto che  Mussari e l’intero vertice della banca chiedono soccorso alle banche d’affari internazionali, Deutsche  Bank, JP Morgan, Nomura  per nascondere il buco, e si mettono nelle  loro mani. Queste capiscono al volo  i gonzi con cui hanno a che fare, e gli propongono dei derivati,  “Alexandria”, “Santorini”, “Fresh”  che produrranno perdite miliardarie a Montepaschi, e lucri miliardari a loro… quelli non sanno leggere un bilancio, figurarsi se sanno come funziona un derivato di DB o Morgan il Pirata.  

Sono infatti i derivati di salvataggio che Montepaschi adotta, la causa  a cascata della sua rovina. Incompetenza su incompetenza.
Ricordo questi vecchi fatti – per cui dovrete pagare voi  contribuenti – perché questo è il motivo radicale del degrado italiano: l’accurata e sistematica selezione e promozione di ignoranti nei posti-chiave  che esigono competenza, responsabilità, esperienza.  

Attratti dal fatto che quei posti sono strapagati, la “politica” li ha occupati tutti  –  impedito che ci andassero quelli che sanno il mestiere,  e ci ha messo i suoi – scelti precisamente in quanto incapaci.

Come dimostra Amato con Mussari, ma  il fenomeno è visibilissimo anche nel  privato: Vivendi sta per papparsi Mediaset, e Berlusconi, il grande imprenditore,  è smarrito anche lui, s’è fatto cogliere di sorpresa, non ha capito i giochi del sagace energico Bolloré: in una parola, è un inadeguato al mondo moderno.   

Come aveva già dimostrato facendosi ammazzare il suo Gheddafi e poi espeller dal governo italiota da Draghi, Merkel e Sarko,  è sotto il livello intellettuale e culturale che occorre non dico per vincere, ma per sopravvivere. Anche lui s’è scelto solo yes men. Non è un caso.  E’ quel che han fatto Amato e D’Alema mettendo Mussari dove non doveva. Il risultato è il conto che siete chiamati a pagare voi, mica loro.

E’ così che l’apparato pubblico, anche e soprattutto quello tecnico – la “macchina amministrativa” –  non risponde nemmeno più alle direttive del  governante.  E la sua sola occupazione è farsi  strapagare, specie a livello dirigenziale.

Potreste credere che “lo Stato” sia sempre stato così. Non è del tutto vero.  Io che sono vecchio, ricordo anni in cui la dirigenza pubblica era alquanto competente, sapeva progettare il futuro collettivo, e aveva stipendi più bassi.  La “politica” ha eroso queste competenze, le ha sostituite con i suoi scherani con la tessera del partito. Ma lo scadimento decisivo è avvenuto in tempi abbastanza recenti,  diciamo una ventina di anni fa.
Una foto emblematica del livello della politica
La storica  foto, emblematica del livello della politica.  Poletti oggiè il noto ministro.
Quando cioè, l’Occidente decreta la globalizzazione. Gli intoccabili e immarcescibili come Giuliano Amato o Napolitano, capiscono benissimo cosa questo significa:  che il sistema Italia,  da loro reso poco efficiente per mangiarne il grasso che cola, sarà investito dai venti tempestosi della concorrenza globale; il lavoratore tessile   da 1,7 milioni di lire al mese sarà  messo in  concorrenza col messicano a 450 mila, col pakistano a 150 mila; la Fiat crollerà perché arrivano le auto giapponesi, che sono – semplicemente – di qualità migliore e più  economiche.  

Insomma l’intera industria italiana, anzi l’intero settore produttivo viene esposto alla competizione globale; molti  cadranno, alcuni lotteranno  per sopravvivere, nel tremendo darwinismo tecnologico e sociale che sta per profilarsi. Ci saranno estinzioni di massa, riduzioni di paghe e di posti  nel crudele clima di darwinismo sociale che sta per abbattersi sul sonnacchioso paese.
Con una sola eccezione: l’impiego pubblico. Quelli che gli economisti chiamano “servizi non vendibili” all’estero.  Puoi importare un computer cinese, ma non un impiegato cinese da mettere al posto dell’impiegato comunale,  del tranviere dell’ATAC, un messicano al posto dell’impiegato della Regione Sicilia o Calabria.  Non puoi  comprare un servizio pubblico dall’estero anche se costa un decimo.

Lorsignori l’han capito benissimo, ed è stato – ne sono convinto – in quel  preciso momento che   han deciso di farsi un ricco riparo  di privilegi intangibili,  mentre gettavano noi nella tormenta   della competizione globale. Si son costruiti l’Isola Meravigliosa, il Castello di Cristallo  delle Istituzioni:  si sono decretati paghe altissime,  si sono scritti loro le leggi che eterizzano il loro potere e privilegio, hanno imbarcato qualche milione di complici con paghe più alte che nel privato;  sono saliti nella  Arca di Noè  dorata fra le nuvole, ed hanno tirato su la scala.

Il nostro destino non li riguarda,  ormai hanno separato il loro dal nostro.  Il calo del nostro prodotto interno lordo non li allarma, dato che loro aumentano l’esazione fiscale e si prescrivono gli aumenti.  Sempre più ignoranti, sempre più incompetenti,  sempre più inadeguati anche intellettualmente  al mondo moderno –  non fanno che ricevere ordini dalla  centrali del pensiero unico americo-anglo –  e sempre più ricchi.  

Nomina dopo nomina,  scadimento dopo scadimento, siamo alla ministra della Pubblica Istruzione   che ha fatto le elementari, al ministro del Lavoro che sputa sui giovani disoccupati e mostra il suo odio per gli  intelligenti: “Vadano all’estero, così non rompono i coglioni qui”.  Il  che significa: non abbiamo bisogno di culture, esperienze, professionalità, perché al vostro posto abbiamo già messo nostri figli scemi, e i nostri Mussari.  

E sono stati loro, direttamente loro, a lasciare che l’Italia abbia perso il 25% della sua produzione industriale – negli stessi anni in cui i loro emolumenti e privilegi crescevano.
E avete visto  come reagiscono appena si profila un pericolo dal basso, dal popolo, al loro potere inadempiente e indebito. Il Comune di Roma ha accumulato 13 miliardi di debito sotto i loro  compari e scherani; non si sono mai nemmeno occupati di riscuotere gli affitti dell’immenso patrimonio immobiliare, tanto lo Stato ripaga da sempre  tutti i loro buchi e furti.

Ma appena viene insediata la sindaca del5 Stelle, compare improvvisamente un Organo di Revisione  che boccia il bilancio  della Raggi: “E’ la prima volta!”, esultano i giornali:  infatti.   Prima, nessun organo aveva rivisto i conti di nessuno. La Regione Calabria non fa nemmeno bilanci scritti – così non sbaglia. “A casa, a casa!”, urlano le opposizioni.  Quelle opposizioni  che prima erano al potere e mai, dico mai, sono state disturbate da una “bocciatura”  dei loro bilanci da parte di “revisori dei conti”.

E non basta. La magistratura apre dei dossier, dice e non dice,  intercetta, e  taglia uno dopo l’altro i personaggi di fiducia della sindaca. E lei, poverina, è culturalmente inadeguata –    un po’ meno di Mussari però sì.

E viene intercettata notte e giorno, lei. “Dalle intercettazioni dello  scandalo Campidoglio spunta una relazione tra la Raggi e il suo braccio destro ora rinnegato, Raffaele Marra”.  Sulle loro “relazioni”, mai è stato sollevato tanto scandalo. La  magistratura è stata discretissima sul grande amore che ha unito Amato a Mussari.

Finisce che voto 5 Stelle. Anche se so che non basterà.  E’ tardi.  Ormai l’italiota, dopo decenni di selezione darwiniana a rovescio, sta assumendo le fattezze e i costumi del selvaggio,  tatuaggi, linguaggio belluino  e inarticolato, nessuna tradizione né memoria del passato,  incapacità di tenere in piedi una produzione industriale,  espulsione rituale dei “cervelli” come qualche millennio fa il capro espiatorio.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/scaduti-cosi-basso-riflessione-montepaschi/

venerdì 23 dicembre 2016

Giuliettto Chiesa, Omicidio ambasciatore russo: "Chi c'è dietro ai nuovi venti di guerra"


Omicidio ambasciatore russo, l'analisi di Chiesa: 'Chi c'è dietro ai nuovi venti di guerra'

L'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara? Una risposta degli ex amici terroristi della Turchia". Ne è convinto il giornalista Giulietto Chiesa, che a IntelligoNews spiega: "L'uccisore dell'ambasciatore? Ci sono mille modi di spingere persone mentalmente deboli a commettere certe azioni, i servizi occidentali ci lavorano da anni".

Da Berlino ad Ankara, è un periodo di destabilizzazione. Venti di guerra all'orizzonte?

«Sì: dopo la sconfitta bruciante subita ad Aleppo e dopo che l'Isis è stato demolito dall'esercito siriano e dall'aviazione russa, con l'aiuto di Hezbollah e dell'Iran, l'Occidente è ripartito all'offensiva. Dico “Occidente”, perché sono convinto da sempre che questo terrorismo anti-europeo sia alimentato dai servizi segreti occidentali. Ci sono terroristi che sono manipolabili che sono scatenati contro Francia e Germania, che sono i pilastri di questa Europa che deve essere terrorizzata e portata in guerra con la paura».

Dopo un periodo di grande freddezza, Russia e Turchia avevano ritrovato i margini per un'alleanza. Era quest'asse che si voleva colpire?

«Parlare di alleanza fra Russia e Turchia è eccessivo. Non c'è dubbio, però, che Erdogan, che è stato uno dei principali destabilizzatori della Siria, è stato sconfitto e ha cambiato rotta. A questo punto è ripreso il dialogo tra Turchia e Russia. L'assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara è la risposta che gli ex amici terroristi della Turchia hanno dato alla Russia e alla Tirchia stessa. Ma mantengo una netta distinzione tra questo evento e l'attentato di Berlino».

Non crede che ci sia un nesso tra i due eventi?

«C'è un nesso molto lontano. Attentati come quelli di Nizza, di Charlie Hebdo e di Berlino sono organizzati da un'altra centrale, che mira a terrorizzare Germania e Francia. Si dirà che la responsabilità è dell'Isis. Io rispondo che, poiché l'Isis è stata una creatura nata con la partecipazione dei servizi segreti americano, inglese, francese, israeliano e turco, ritengo che dietro questa centrale ci siano i centri del potere internazionale che vogliono scatenare una guerra contro la Russia e la Cina».

Che idea si è fatto dell'uomo che ha sparato ad Ankara?

«Queste persone sono da tempo sotto attenzione di chi vuole organizzare certe azioni. Ci sono mille modi di spingere persone mentalmente deboli a commettere certe azioni. Ci sono interi uffici di servizi segreti occidentali che lavorano a queste cose, da decenni».

giovedì 22 dicembre 2016

Maurizio Blondet: Berlino: la polizia s’è fatta sfuggire lo stragista (un professionista, lui).


Adesso  la polizia tedesca non è sicura che il pakistano che ha arrestato sia il guidatore del camion assassino.  Anzi, è ormai sicura che non è lui: “Abbiamo l’uomo sbagliato e dunque il vero assassino è ancora armato e libero”,   ha detto un funzionario a Die Welt.

E’ successo più o meno così, almeno così la  raccontano. “Un coraggioso giovane” di cui non si fa il nome avrebbe visto uscire l’assassino dal posto di guida del camion e l’avrebbe seguito a una certa distanza, “tenendosi in contatto con gli agenti” con lo smartphone.  

Mentre il  sospetto attraversava il parco pubblico Tiergarten, i poliziotti gli sono saltati addosso. Per scoprire poi che  non c’era sangue  sui suoi abiti, mentre ce n’era in abbondanza nella cabina, e al guanto di paraffina non risultava aver sparato (l’autista polacco trovato morto a bordo  risulta ucciso da un’arma di piccolo calibro).

Insomma diciamo: la polizia di Berlino s’è fatta giocare. Sarebbe bello sapere il nome del baldo giovanotto che l’ha  depistata così facilmente. Non dico che potrebbe  scoprirsi essere Richard Gutjahr, il giornalista con moglie del Mossad che era presente alla strage di Nizza il 14 luglio, e a quella di Monaco del McDonald; ma nella mia ingenuità, lo sospetterei di essere  il complice del guidatore. Un freddo e metodico professionista,  costui, che agisce e poi si dilegua.

Il sito Panamza  rivela che in piazza, pochi istanti prima della strage, per pura combinazione  era presente “Lo specialista militare prossimo ai servizi segreti e consigliere presso l’ONU, un israeliano decorato da Shimon Peres”

Il nome del personaggio è disponibile solo agli abbonati a pagamento.
https://www.facebook.com/panhamza/photos/a.259863080821062.1073741827.258337060973664/766628100144555/?type=3&theater

Da Berlino, un’ amica mi dice che fin dalle 7 del mattino tutte le info  televisive hanno ripetuto l’invito pressante della polizia:  chiunque abbia foto o video  dei momenti dell’evento “non li metta in Rete!”.

Soprattutto non  in Rete! Che è piena  di fake news. Mandatele invece al Www.bka-hinweisportal.de.    Poi i notiziari dicono “si tenta di recuperare al più presto il camion omicida”. Per cancellare ogni traccia?,  si chiede l’amica.

Perché  essere così diffidenti della  polizia tedesca, così diligente che tace gli stupri degli immigrati su donne germaniche, onde non suscitare odio – e voti per il partito “xenofobo, razzista, anti Ue, di estrema destra” che può insidiare  il quarto cancellierato per Mutti.

Povera Mutti, che  è andata in tv a dire quanto fosse “inorridita, scossa e triste”, ma s’intende, “anche se in queste ore risulta difficile troveremo la forza per vivere come desideriamo in Germania, liberi, insieme e aperti”.   Magari Christoph Heusgen poteva scriverli due righe un po’ migliori, ma anche lui  ha   i suoi grattacapi, ora che alla Casa Bianca cambia inquilino. Perché Heusgen  è il neocon di controllo, che per tutti questi anni ha guidato la politica della Kanzlerin  come  la volevano Bush jr. e poi Obama: assolutamente atlantica e anti-Mosca.

Heusgen è stato chiamato  nell’ufficio del Cacellierato (Kanzleramt) dalla Merkel nel 2005 come addetto alla poltiica di sicurezza esterna, con il preciso scopo di smantellare   i legami  amichevoli con Mosca creati dal precedente cancelliere, il socialista Gerhard Schroeder, a fare da contrappeso al titolare   nominale degli esteri, il socialista Steinmeier.  Prima, aveva coperto incarichi cruciali nella UE sotto (o sopra?) il commissario   Xavier Solana  in compiti cruciali, come  la commissione di controllo  per l’export di tecnologie all’ex Patto di Varsavia. 

Ed è stato uno dei due  artefici della  “Strategia di Sicurezza Europa”  (ESS), approvata dal Consiglio d’Europa il 13  dicembre 2003.  Si tratta del documento di 12 pagine volto a saldare “una comune politica estera e di sicurezza” fra i paesi europei: quella  cui si attiene ancor oggi la Mogherini, e il governo italiota.  Nello stesso sito dell’ESS si vanta che l’ESS è la risposta al NO di Schroeder all’intervento tedesco nella guerra  dell’Irak contro Saddam.  Il documento fu calorosamente approvato da   certi “think tank americani”   dove Heusgen è ospite benvenuto, e che, forse, l’avevano proprio scritto.

Nel 2005, quando fu piazzato alle costole di Mutti, Heusgen stesso annunciò a Die Zeit: “Cambierei sicuramente un paio di cose. Per esempio, l’approccio verso la Russia. A Bruxelles si sente con amarezza di come l’Est Europa si senta insicura per questa amicizia fra Putin e Schroeder”. Die Zeit spiegava ch mentre prima la politica estera si faceva nell’ufficio della Cancelleria, con Heusgen si è cominciata a fare “al telefono,  da qualche parte tra Berlino, Bruxelles, Londra, Varsavia e Washington”.

Quando, nel 2013, saltò fuori che il cellulare della Merkel era intercettato dagli americani e stava per scoppiare un incidente diplomatico di prima grandezza, è stato Heusgen  che  s’è precipitato a  Washington e poi è tornato a Berlino  insabbiando tutto. Obama, ovviamente, ha negato.

E’ andata avanti così fino a ieri. Fino all’elezione di Trump. Quando i neocon perdono (forse) potere, e alla Cia sono così terrorizzati che hanno fatto l’estremo tentativo di  impedire l’insediamento di Donald accusando d’intesa con Mosca; azione che quasi certamente provocherà un gran rotolare di teste all’Agenzia – specie se se   il nuovo presidente ne  darà l’incarico a Flynn.

Heusgen stesso ha cominciato l’operazione-salvataggio (di se  stesso): nominato ambasciatore della Germania all’Onu da settembre, in questi giorni è a Washington per i primi contatti con la squadra di Trump, appunto per farsi vedere da Flynn.

Così non ha assistito al possibile colpo di coda dell’attentato islamico al mercatino di Berlino. Un atto  incomprensibile, dopo tutte le commoventi  dichiarazioni di fedeltà che la Merkel ( e tutti gli europei) aveva decretato all’uscente Obama, che l’aveva incoronata continuatrice della sua politica estera. E’ così che si ringrazia?

Direte: che c’entra Obama con l’attentato islamico a Berlino. Se  mai, con l’assassinio dell’ambasciatore russo a Ankara.  Non più tardi del 16 dicembres corso, Obama aveva minacciato la Russia per la storia  (falsa) degli hacker che avevano manipolato le elezioni.  “Non c’è dubbio che quando un governo straniero cerca di impattare l’integrità delle nostre elezioni, c’è bisogno che intraprendiamo qualche azione. E lo faremo, a tempo e luogo di nostra scelta. Qualcuna sarà esplicita e pubblicizzata; qualcun’altra potrà non esserlo”.   

Una frase che il vecchio agente Lyndon Larouche aveva subito interpretato come “una minaccia di assassinio. Quelle parole nella sua bocca sono una minaccia di assassinio contro personalità importanti”, ricordando come  in questi  anni Obama  abbia assassinato  coi droni, scegliendo personalmente le vittime dalle liste dei servizi.

fonte: http://www.maurizioblondet.it/berlino-la-polizia-fatta-sfuggire-lo-stragista-un-professionista/