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martedì 31 gennaio 2017

Jon Rappopoet: creare problemi le cui soluzioni sembrino solo collettive. La morte dell'individuo?

il copione del futuro: creare problemi, le cui soluzioni sembrano solo collettive; l’individuo, sarà sempre piu' irrilevante.
"Soluzione globale " significa che l'individuo viene tagliato fuori dell’equazione. Che non conta, che non significa nulla nello schema più grande delle cose, che è semplicemente un'altra pedina da spostare sulla scacchiera.
E siccome sempre più gonzi e illusi aderiscono a questo programma, l'intero concetto dell’individuo si restringe e diventa irrilevante.
Questo è fatto di proposito.
individual power










tradotto da by Jon Rappoport 

Questo è il copione del futuro: creare problemi, le cui soluzioni sembrano essere solo collettive.

Psicologicamente, mentalmente, emozionalmente e spiritualmente dirottare l’attenzione dell’individuo, dalla sua propria visione, dai suoi profondi desideri, dalla sua immaginazione, e metterla  all’interno del “Gruppo” (“tutta l’umanità”)
Propagandare l'idea che, se l'individuo si occupa di qualcosa che non è il gruppo, allora è egoista, avido, disumano. È un criminale.
Questo è sempre piu'  il modo in cui vengono addestrati i giovani di questi tempi.
Viene venduto il grande “noi”, come una droga leggera a buon mercato. E la comprano. Credono che questo “noi” sia reale, anziché una fregatura vuota, architettata per trascinarli in un contesto globalista, che delle mega corporation possiedono e manovrano: le banche, le fondazioni,  i governi e gli interessi onnipresenti dei Rockefeller.
Che ne è rimasto quindi dell’individuo, nella sua mente, della sua peculiare percezione, delle sue idee indipendenti, della sua originalità, della sua forza vitale?
Spazzate via in fretta, verso “uno mondo migliore”.
Ho delle anteprime da darvi: la Terra non è una navicella spaziale e noi non siamo membri dell’equipaggio. Se la terra fosse navicella spaziale, avrebbe serie imperfezioni nel suo disegno, perché continua a fare lo stesso giro intorno al sole, anno dopo anno.
Ognuno di noi non ha una funzione specificata, come la avrebbe un membro dell’equipaggio.
Andate pure indietro quanto volete nella storia, ma le scarsità e povertà nel mondo, minacciose di crisi, sono state create o da una elite o da essa mantenute, allo scopo di sradicare il dissenso e fomentare una soluzione collettivista, ovvero una soluzione che veniva dall’alto, ovvero una soluzione chi riduceva la libertà individuale.


lunedì 30 gennaio 2017

Craig Roberts: la Dichiarazione di Guerra di Trump



di Paul Craig Roberts, 20 gennaio 2017
Il breve discorso inaugurale del presidente Trump è stato una dichiarazione di guerra contro tutto l’establishment americano al potere. Tutto.
Trump ha reso abbondantemente chiaro che i nemici degli americani sono proprio qui in casa: globalisti, economisti neoliberisti, neoconservatori e altri unilateralisti abituati ad imporre gli Stati Uniti nel mondo, che ci coinvolgono in costose guerre senza fine, e politici che servono l’establishment al potere piuttosto che gli americani; a dirla tutta, l’intera cupola di interessi privati ​​che ha portato l’America allo sfinimento mentre gli interessati si arricchivano.

Se si può dire la verità, il Presidente Trump ha dichiarato guerra a se stesso, una guerra per lui molto più pericolosa che se avesse dichiarato guerra alla Russia o alla Cina.
I gruppi di interesse designati da Trump come “Il Nemico” sono ben radicati e abituati a stare al potere. Le loro potenti reti di relazioni sono ancora al loro posto. Anche se ci sono maggioranze repubblicane sia alla Camera che al Senato, la maggior parte dei rappresentati del Congresso è tenuta a rispondere ai gruppi di interesse al potere che finanziano le loro campagne, e non al popolo americano e al Presidente. 

Il complesso militare/della sicurezza, le multinazionali che delocalizzano, Wall Street e le banche, non cederanno a Trump. Né lo faranno i media prezzolati, che sono di proprietà dei gruppi di interesse il cui potere viene sfidato da Trump.
Trump ha chiarito che sta dalla parte di ogni americano, nero, marrone e bianco. Pochi dubbi sul fatto che la sua dichiarazione di inclusività e apertura verrà ignorata dagli odiatori della sinistra, che continueranno a chiamarlo razzista, come già stanno facendo, mentre scrivo, i manifestanti pagati 50 dollari all’ora.

In effetti, la leadership nera, per esempio, è educata al ruolo della vittima, ruolo al quale le sarebbe difficile sfuggire. Come si fa a mettere insieme persone alle quali per tutta la vita è stato insegnato che i bianchi sono razzisti e che loro sono vittime dei razzisti?
Lo si può fare? Ho partecipato ad un breve programma su Press TV, nel quale avremmo dovuto commentare il discorso inaugurale di Trump. L’altro commentatore era un nero americano, da Washington, DC. Il carattere inclusivo del discorso di Trump non gli ha fatto nessuna impressione, e l’ospite della trasmissione era interessato solo a mostrare le proteste dei manifestanti al fine di screditare l’America. 

Così tante persone hanno un interesse economico a parlare in nome delle vittime e a dire che l’apertura di Trump toglie loro lavoro.
Quindi insieme ai globalisti, alla CIA, alle multinazionali che delocalizzano, alle industrie degli armamenti, all’establishment NATO in Europa, e ai politici stranieri abituati a essere pagati profumatamente per sostenere la politica estera interventista di Washington, si schiereranno contro Trump anche i leader dei gruppi vittimizzati, i neri, gli ispanici, le femministe, i clandestini, gli omosessuali e i transgender. 

Questa lunga lista ovviamente include anche i bianchi liberal, convinti che l’America da una costa all’altra sia abitata da bianchi razzisti , misogini, omofobi, e svitati amanti delle armi. Per quanto li riguarda, questo 84% della geografia degli Stati Uniti dovrebbe essere messo in quarantena o seppellito.

In altre parole, rimane abbastanza buona volontà nella popolazione per consentire a un Presidente di riunire il 16% che odia l’America con l’84% che la ama?

Considerate le forze che Trump si trova contro:
I leader neri e ispanici hanno bisogno del vittimismo, perché è quello che conferisce loro reddito e potere. Guarderanno con sospetto all’apertura di Trump. La sua inclusività è un bene per i neri e gli ispanici, ma non per i loro leader.

I dirigenti e gli azionisti delle multinazionali sono arricchiti dalla delocalizzazione del lavoro che Trump dice che riporterà a casa. Se tornano i posti di lavoro, se ne andranno i loro profitti, i bonus e le plusvalenze. Ma tornerà la sicurezza economica della popolazione americana.

Il complesso militare/della sicurezza ha un bilancio annuale di 1.000 miliardi che dipende dalla “minaccia russa”, minaccia che Trump dice di voler sostituire con una normalizzazione dei rapporti.  L’assassinio di Trump non può essere escluso.
Molti europei devono il proprio prestigio, il proprio potere, e i propri redditi alla NATO, che Trump ha messo in discussione.

I profitti del settore finanziario derivano quasi interamente dalla schiavitù del debito cui sono sottoposti gli americani e dal saccheggio delle loro pensioni private e pubbliche. Il settore finanziario con il suo agente, la Federal Reserve, può distruggere Trump con una crisi finanziaria. La Federal Reserve di New York ha una sala operativa completa. Può mandare nel caos qualsiasi mercato. O sostenere qualsiasi mercato, perché non vi è alcun limite alla sua capacità di creare dollari.

L’intero edificio politico degli Stati Uniti si è completamente isolato dal volere, dai desideri e dalle esigenze del popolo. Ora Trump dice che i politici risponderanno al popolo. Questo, naturalmente, significherebbe un forte colpo alla continuità dei loro incarichi, al loro reddito e alla loro ricchezza.

C’è un gran numero di gruppi, finanziati da non-sappiamo-chi. Ad esempio, oggi RootsAction ha risposto al forte impegno di Trump di stare al fianco di tutto il popolo contro l’Establishment al Potere, con la richiesta al Congresso “di incaricare la Commissione Giustizia della Camera per un’iniziativa di impeachment” e di inviare denaro per l’impeachment di Trump.

Un altro gruppo di odio, human right first,  attacca la difesa di Trump dei nostri confini in quanto chiude “un rifugio di speranza per coloro che fuggono dalle persecuzioni“. Pensateci per un minuto. Secondo le organizzazioni liberal-progressiste di sinistra e i gruppi di interesse razziali, gli Stati Uniti sono una società razzista e il presidente Trump è un razzista. Eppure, le persone soggette al razzismo americano fuggono dalle persecuzioni verso l’America, dove subiranno persecuzioni razziali? Non ha senso. I clandestini vengono qui per lavoro. Chiedete alle imprese di costruzione. Chiedete ai mattatoi. Chiedete ai servizi di pulizia nelle aree turistiche.

La lista di quelli a cui Trump ha dichiarato guerra è abbastanza lunga, anche se se ne potrebbero aggiungere degli altri.
Dovremmo chiederci perché un miliardario di 70 anni con imprese fiorenti, una bella moglie, e dei figli intelligenti, sia disposto a sottoporre i suoi ultimi anni alla straordinaria pressione di fare il Presidente con il difficile programma di riportare il governo nelle mani del popolo americano. Non c’è dubbio che Trump ha fatto di sé stesso un bersaglio. La CIA non ha intenzione di mollare il colpo e andare via. Perché una persona dovrebbe farsi carico dell’imponente ricostruzione dell’America che Trump ha dichiarato di voler fare, quando poteva invece trascorrere i suoi ultimi anni godendosela immensamente?
Qualunque sia la ragione, dovremmo essergli grati per questo, e se è sincero lo dobbiamo sostenere. Se viene assassinato, dobbiamo prendere le armi, radere al suolo Langley [sede centrale della CIA, ndt] e ucciderli tutti.
Se avrà successo, merita il titolo: Trump il Grande!

La Russia, la Cina, l’Iran, il Venezuela, l’Ecuador, la Bolivia, e qualsiasi altro paese sulla lista nera della CIA dovrebbe capire che l’ascesa di Trump non basta a proteggerlo. La CIA è una organizzazione a livello mondiale. I suoi redditizi affari forniscono delle entrate indipendenti dal bilancio degli Stati Uniti.  

L’organizzazione è in grado di intraprendere azioni indipendentemente dal Presidente o anche dal proprio Direttore.
La CIA ha avuto circa 70 anni per consolidarsi. Ed esiste ancora.

FONTE: http://vocidallestero.it/2017/01/22/craig-roberts-la-dichiarazione-di-guerra-di-trump/

domenica 29 gennaio 2017

USA: Intervista al Presidente Donald Trump, Hannity



breve sintesi della intervista:

alla domanda sul muro che sta costruendo con il Messico (per arginare le invasioni) dice:
"il muro è protezione e la gente la richiede. Guardi semplicemente cosa ha fatto Israele...è utile al 99,9%".

" I militari sono per me piu' importanti di un bilancio. Voglio avere militari piu' forti.
Dobbiamo ricostrure il nostro paese e le nostre infrastrutture.Strade, autostrade, ponti, scuole..Il nostro paese è in cattivo stato."
 

Vuole tassare i prodotti importati per salvaguardare il paese e la sua produzione.

Del MAINSTREAM (CNN,NYTimes, NBC etc), dice che sono persone molto arrabbiate ed ostili. "I media sono molto disonesti". Per esempio hanno detto che io ho tolto il busto di Martin Luther King dalla stanza ovale. Falso, è ancora lì. Ma quel che stavano dicendo con questo, è che io sono razzista. Poi quando è stato detto che era falso, nessun titolo per questo. Sono dei mentitori.

OBAMACARA è un orrore ed un disastro.

"Credo molto nell'ambiente e voglio proteggerlo"


ISLAM: Quando si combatteva il male in Germania avevano le loro uniformi, ma questi ora non ne hanno. Ora stiamo combattendo "sneaky rats", infimi vermi, malati e dementi. E vinceremo"

WATER BOARDING: "Si credo che la tortura funzioni"

ISRAELE: relazione "riparata". Abbiamo buone relazioni ora. Israele è stata trattata male.

MADONNA (e la marcia delle donne): "disgustosa, penso si è seriamente fatta del male. Cio' che ha detto (far saltar per aria la Casa Bianca) è stata una digrazia per il nostro paese"

BOMBA ATOMICA: quando ti dicono il livello di distruzione che implica... le dico che avere buoni rapporti con la gente, è cosa buona da farsi.

RUSSIA: se andremo d'accordo con la Russia, sarà una grande cosa, bene per loro bene per noi.

sabato 28 gennaio 2017

Giulietto Chiesa: chi è Trump e dove ci porterà




CHI E' TRUMP E DOVE CI PORTERA' (SE RESTERA')

(Risposta a Alfonso e diversi altri)
 

Non ho mai pensato, né detto dunque, che Trump sia “contro il sistema”. Del resto non so bene cosa significhi la parola “sistema”. Se per “sistema” s’intende il capitalismo, la risposta è no. Trump mi pare semmai un capitalista tradizionale. Mentre il turbocapitalismo impersonato da Wall Street è una cosa ormai sostanzialmente diversa. Trump è comunque un miliardario plurimo. Come potrebbe essere contro il capitalismo? 

Vedo che in molti c’è una grande confusione sui termini. Con quelli tradizionali non si va da nessuna parte. Trump è un fenomeno. Tutto interno alla crisi del capitalismo finanziario. La sua linea non è ancora definita. Come non lo è la sua cultura (non solo la sua cultura politica). Dà l’impressione di avere capito qualche cosa del mondo in cui vive. Ma nemmeno lui è consapevole di cosa sa e di cosa non sa. È inoltre evidente (a me per lo meno) che non riesce a connettere piani diversi e a cogliere le connessioni tra di essi. 


Per esempio dice di non volersi ingerire troppo negli affari degli altri. Ma poi si ingerisce subito nel conflitto palestinese schierandosi con le richieste di Netanyahu e degli oltranzisti sionisti per trasferire la capitale di Israele (e quindi l’ambasciata americana) da Tel Aviv a Gerusalemme. Non so se qualcuno gli ha spiegato le conseguenze di questo gesto. 

Non parliamo del suo atteggiamento verso la Cina. Che sembra essere tornata il nemico principale, come lo era nel famoso documento del PNAC (Project for the New American Century) dei neocon. Se Trump confermerà questa linea, lo scontro con la Cina sarà inevitabile. Cioè sposta in là di qualche anno il pericolo della catastrofe nucleare, o peggio.
 

Altro esempio: cancella il Trattato interpacifico di Obama (e quindi viene visto come un progressista da tutti coloro che erano e sono contro il TTP e anche contro il TTIP) ma non lo fa per gli stessi motivi con cui, per esempio, io sono contro, insieme a tutti coloro che si sono battuti per fermarlo. Lo fa perché pensa che quei trattati avrebbero favorito la finanza e non fatto aumentare i posti di lavoro americani. Forse ha ragione, ma non è la nostra ragione.

Dice di volere riaprire il dialogo con la Russia, ma solo perché pensa che oggi sia conveniente alla politica americana, non perché vuole realisticamente ridimensionare l’America e accettare che sia posta sullo stesso piano dei suoi interlocutori. Mostra aperto disprezzo per l’Europa, ma sembra inconsapevole che, così facendo (e riaprendo il dialogo con Putin), crea un terremoto in Europa di cui sicuramente non sa prevedere le ripercussioni. Insomma voglio dire che i suoi gesti possono apparire a molti di noi come positivi (e alcuni lo sono), ma lo fa sulla base di idee che sono lontanissime da quelle che tutti noi condividiamo, cioè quelle di un mondo giusto e pacifico. Io diffido moltissimo di lui e di coloro che lo circondano. 

Anche loro sono l’America. Anche loro sono portatori del virus che ci sta portando in guerra con la Natura. Se lui riaprirà il dialogo con la Russia sarà comunque un fatto positivo: perché ci consentirà di respirare qualche anno di più. Ma che questo sia l’inizio della trasformazione degli Stati Uniti in un fattore di pace per il mondo, questo non lo credo.
Credo che sia la prosecuzione, in altre forme, del dominio americano sul mondo. Era impossibile quello di Clinton-Bush-Obama. ¯Sarà impossibile anche quello di Trump.

Il popolo americano non è in grado di operare questa svolta. 

Che implicherebbe una vera e propria rivoluzione. Il mostro del denaro ha già ingoiato i cervelli di troppa gente, in America. E gli altri sono in larga maggioranza privati di ogni capacità di organizzazione di un’alternativa. Alla fin fine io credo che non ci sia nessun presidente che possa torcere il braccio a Wall Street e che voglia fare la fine di Kennedy. Neanche Trump potrà farlo. Sarà la crisi di quello che molti chiamano il “sistema” che fermerà Wall Street,. Il massimo sarebbe stato, forse, Sanders. Ma non c’è nessun presidente che possa torcere il braccio a Wall Street. Neanche Trump. 

E Wall Street è il male assoluto per il pianeta Terra, Ma non è nemmeno escluso che Wall Street faccia saltare in aria il mondo quando si accorgerà del disastro che ha creato.. Potrà sembrare strano, ma nelle leggi fondamentali della stupidità umana del professor Cipolla c’è quella che definisce lo stupido come il più pericoloso dei soggetti. Perché è colui che può fare del male agli altri e a se stesso, in quanto stupido.

 Lo stupido è imparabile. A Wall Street e nella sua filiale, la City di Londra, c’è una altissima concentrazione di stupidi strategici che hanno un potere sterminato. Il “sistema” sono loro. In queste condizioni chi è ottimista è stupido, anche se non abita a Wall Street.
.
Cordiali saluti.


fonte: https://www.facebook.com/giuliettochiesa/posts/10154739967145269

venerdì 27 gennaio 2017

Nel mondo 8 uomini posseggono la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta

Rapporto Oxfam, otto uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo

Rapporto Oxfam, otto uomini possiedono la stessa ricchezza di 3,6 miliardi di persone nel mondo

Nel mondo 8 uomini, da soli, posseggono 426 miliardi di dollari, la stessa ricchezza della metà più povera del pianeta, ossia 3,6 miliardi di persone. Ed è dal 2015 che l’1% più ricco dell’umanità possiede più del restante 99%. L’attuale sistema economico favorisce l’accumulo di risorse nelle mani di una élite super privilegiata ai danni dei più poveri (in maggioranza donne). E l’Italia non fa eccezione se, stando ai dati del 2016, l’1% più facoltoso della popolazione ha nelle mani il 25% della ricchezza nazionale netta. Sono alcuni dei dati sulla disuguaglianza contenuti nel rapporto Un’economia per il 99% della ong britannica Oxfam, diffusi alla vigilia del World Economic Forum di Davos, in Svizzera.
Un documento accompagnato da una petizione rivolta ai governi per chiedere una serie di interventi: dallo stop alla concorrenza fiscale al ribasso fino al sostegno di modelli di business non orientati solo a massimizzare il profitto, ma anche la promozione dello sviluppo non solo in base al Pil, ma anche ad indicatori relativi al benessere dei cittadini.
Il dossier analizza quanto la forbice tra ricchi e poveri si stia estremizzando sempre più. “Multinazionali e super ricchi continuano ad alimentare la disuguaglianza – spiega il rapporto – facendo ricorso a pratiche di elusione fiscale, massimizzando i profitti anche a costo di comprimere verso il basso i salari e usando il loro potere per influenzare la politica”. Secondo Roberto Barbieri, direttore generale di Oxfam Italia “è osceno che così tanta ricchezza sia nelle mani di una manciata di uomini e che gli squilibri nella distribuzione dei redditi siano tanto pronunciati in un mondo in cui una persona su dieci sopravvive con meno di 2 dollari al giorno”.  Poi appunto c’è il caso limite: la metà più povera della popolazione mondiale possiede le stesse risorse che sono a disposizione degli 8 miliardari più ricchi del pianeta. Per la rivista Forbes gli 8 Paperoni sono in ordine Bill Gates, Amancio Ortega, Warren Buffet, Carlos Slim, Jeff Bezos, Mark Zuckerberg, Larry Ellison, Michael Bloomberg.
I DATI MONDIALI – Sono passati quattro anni da quando il Forum Economico Mondiale ha identificato nella crescente disuguaglianza economica la maggiore minaccia alla stabilità sociale. Eppure, da allora, nonostante i leader mondiali abbiano sottoscritto tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, anche quello di riduzione della disuguaglianza, il divario tra i ricchi e il resto dell’umanità si è allargato. Secondo le nuove stime, la metà più povera del pianeta, lo è ancora di più rispetto al passato. Così nel biennio 2015/2016 dieci tra le più grandi multinazionali hanno realizzato complessivamente profitti superiori a quanto raccolto dalle casse di 180 Paesi del pianeta. Il divario, però, ha radici più profonde. Sette persone su dieci vivono in luoghi dove la disuguaglianza è cresciuta negli ultimi 30 anni: tra il 1988 e il 2011 il reddito medio del 10% più povero è aumentato di 65 dollari, meno di 3 dollari l’anno, mentre quello dell’1% più ricco di 11.800 dollari, vale a dire 182 volte tanto. Oggi un amministratore delegato delle 100 società più capitalizzate dell’indice azionario Ftse “guadagna in un anno tanto quanto 10mila lavoratori delle fabbriche di abbigliamento in Bangladesh” spiega il rapporto Oxfam.

I DATI ITALIANI – Stando ai dati del 2016 i primi 7 miliardari italiani posseggono una ricchezza superiore a quella del 30% più povero dei nostri connazionali. L’1% più ricco del Belpaese può contare su oltre 30 volte le risorse del 30% più povero e 415 volte quella del 20% più povero della popolazione. Per quanto riguarda il reddito tra il 1988 e il 2011, il 10% più facoltoso ha accumulato un incremento di reddito superiore a quello della metà più povera degli italiani.
CAUSE E CONSEGUENZE – “Alla logica della massimizzazione dei profitti, si contrappone una realtà di salari stagnanti e inadeguati, mentre chi è al vertice viene gratificato con bonus miliardari” ha aggiunto Barbieri, sottolineando che “i servizi pubblici essenziali come sanità e istruzione subiscono tagli, ma a multinazionali e super ricchi è permesso di eludere impunemente il fisco”. Inoltre, è leggenda metropolitana che i miliardari si siano fatti tutti da sé: Oxfam ha calcolato che un terzo della ricchezza dei miliardari è dovuta ad eredità, mentre il 43% è dovuta a relazioni clientelari. “Poi c’è l’uso di denaro e relazioni da parte dei ricchissimi – spiega il rapporto – per influenzare le decisioni politiche a loro favore”. Un esempio viene dal Brasile dove i cittadini più facoltosi sono riusciti a ottenere dal governo cospicui tagli fiscali in una fase in cui il governo inaugurava un piano ventennale di congelamento della spesa pubblica in sanità e istruzione. Le conseguenze? Nei prossimi 20 anni, 500 persone trasmetteranno ai propri eredi 2.100 miliardi di dollari: è una somma superiore al Pil dell’India, Paese in cui vivono 1,3 miliardi di persone. “I mega Paperoni dei nostri giorni si arricchiscono a un ritmo così spaventosamente veloce che potremmo veder nascere il primo trillionaire (ovvero un individuo con risorse superiori ai mille miliardi di dollari) nei prossimi 25 anni”.

giovedì 26 gennaio 2017

Orban vuole “spazzare via” Soros


orban

di
Giampaolo Rossi
Dopo la Russia, anche l’Ungheria potrebbe decidere di espellere le Ong legate a George Soros le cui attività sono ritenute rischiosa per la sicurezza nazionale.
È quanto affermato da Szilard Nemeth, il vicepresidente di Fidesz (Unione Civica Ungherese) il partito di governo a cui appartiene il premier Orbán.


In un’intervista alla HirTv, il politico è stato chiaro: le organizzazioni legate a Soros sono “al servizio del capitalismo globale e contro i governi nazionali”. Queste organizzazioni, ha dichiarato, “devono essere allontanate con tutti gli strumenti disponibili, spazzate via ora che le condizioni internazionali sono favorevoli”.


Il riferimento è alla recente vittoria negli Stati Uniti di Donald Trump, nemico di Soros e apparentemente anche lui ostile alle attività di destabilizzazione dei governi che il finanziere attua da decenni dietro la copertura delle organizzazioni di diritti civili.
Non è un caso che in un suo video elettorale, Trump abbia messo proprio il volto di Soros tra i nemici della nuova America a rappresentare il potere corrotto dell’élite. 


ORBAN VS SOROS
Lo scontro tra il governo ungherese e il finanziere (proprio di origini ungheresi) avviene ormai da tempo. Soros è apertamente accusato da Orbán di provare a destabilizzare l’Ungheria attraverso l’azione delle sue organizzazioni civili attive nel Paese.

 
Già nel Luglio del 2014, nel suo discorso davanti agli studenti della Summer University di Balvanyos,Orbán aveva attaccato la doppiezza delle Organizzazioni civili operanti in Ungheria: si tratta di attivisti politici pagati da specifici gruppi di interesse stranieri; perc è difficile credere che queste organizzazioni abbiano scopi sociali, è molto più realistico che vogliano utilizzare questi strumenti per influenzare la vita politica ungherese. Queste non sono organizzazioni non governative che si oppongono a noi ma attivisti politici pagati che tentano di far valere interessi stranieri in Ungheria”


Qualche mese prima il governo ungherese aveva obbligato la Norvegia a sospendere il finanziamento in ambito SEE, di alcune Ong ungheresi con l’accusa che queste erano collegate a partiti di opposizione (Verdi e LMP), in aperta violazione della Legge che prevede che le Ong finanziate debbano essere apartitiche. Disputa poi risolta.
Ma Orbán ha sempre accusato Soros di alimentare molte di queste Ong con scopi di interferenza nella vita democratica dell’Ungheria. 


CLINTON E SOROS: LA BOCCA E LA VOCE
Lo scontro si è poi protratto durante la campagna elettorale americana, quando Bill Clinton, in un comizio in appoggio alla moglie, ha attaccato apertamente i governi ungherese e polacco per le loro posizioni intransigenti su immigrazione e identità nazionale; arrivando a dire che, dopo aver avuto la democrazia grazie agli Stati Uniti, ora avevano deciso di liquidarla per adottare una “dittatura autoritaria” simile a quella di Putin. Cosa difficile da digerire per due paesi che fanno parte dell’Ue e di cui uno, quello polacco, apertamente anti-russo.


E mentre Varsavia ha cercato di minimizzare l’accaduto tenendo conto del ruolo sempre più emergente che la Polonia ha in ambito Nato, Orbán ha attaccato direttamente Soros, accusandolo di essere il vero ispiratore delle politiche dei Clinton e dei Democratici americani e di essere una delle espressioni di quell’élite che alimenta la crisi dei migranti attraverso le guerre umanitarie e l’imposizione ideologica delle politiche di accoglienza: “la bocca era di Clinton ma la voce era di Soros” ha dichiarato Orbán in risposta a Clinton.


Cosa non del tutto sbagliata considerando che George Soros è stato uno dei principali finanziatori della campagna elettorale di Hillary e da anni uno dei più attivi donatori della Fondazione di famiglia dei Clinton. 


Nell’Ottobre scorso, in occasione del referendum sull’immigrazione indetto dal governo, lo scontro tra Orbán e Soros si è acuito, a causa della massiccia campagna anti-governativa svolta dalle Ong finanziate proprio dal miliardario per boicottare il voto e far fallire il referendum. 

Nell’ultimo discorso di Natale, Orbán ha ribadito che “Soros ha cercato di colonizzare l’Europa centrale”, riferendosi alle rivoluzioni colorate e alla guerra civile in Ucraina che Soros stesso si è vantato di pubblicamente di aver contribuito a produrre (come abbiamo raccontato in questo articolo). 

LO SCONTRO SI PREAPARA
In Ungheria operano circa 60 Ong finanziate dalla Open Society di Soros alcune quasi interamente come la Hungarian Civilis Liberties Union; altre, come il Comitato di Helsinki, sono in realtà Organizzazioni internazionali che ricevono contributi anche da Ue e Onu.
Per ora il governo ungherese sembra orientato ad applicare restrizioni normative sulla gestione dei bilanci (tipo imporre pubblicazioni periodiche o pubblicare il patrimonio personale dei leader delle organizzazioni (come avviene per i politici) per rendere visibile il flusso di finanziamenti che queste Ong ricevono. 


D’altro canto abbiamo già spiegato il ruolo che George Soros svolge nei processi di destabilizzazione di mezzo mondo, non solo con le sue Organizzazioni filantropiche ma spesso con interventi diretti, manipolazione dei media e processi di ricatto diretto ai governi. Lo Shelob del Nuovo Ordine Mondiale forse ha trovato un nuovo avversario nel suo stesso paese d’origine. Vedremo come andrà a a finire

fonte: http://blog.ilgiornale.it/rossi/2017/01/12/orban-vuole-spazzare-via-soros/

mercoledì 25 gennaio 2017

LE ÉLITES NON LO SANNO: LA SOCIETÀ È VICINA AL PUNTO DI ROTTURA

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zerohedge.com

Quello che oggi trovo sorprendente è che gli addetti ai lavori e le ‘élite’ non hanno idea di ciò che stia ribollendo sotto la superficie. Va bene, forse la loro arroganza produce nebbia, quindi non dovrebbe essere una sorpresa che siano accecati. Loro non guardano il calendario: se lo facessero più da vicino e con attenzione su di esso vedrebbero “1788″. Qualcosa sta per succedere, la società si avvicina a un punto di rottura.

Nella mia esperienza, i cosiddetti “deplorevoli” di Hillary in realtà sono le persone più riservate, gentili e oneste di tutto il paese. Sono più informate, più autosufficienti e, tra le altre cose, più armate. Per quanto riguarda le armi, sono incredibilmente responsabili e non quella fonte di violenza per cui lo strumento – e non la persona – è troppo spesso accusato. I ‘deplorevoli’ hanno la miccia più lunga. Ma è pur sempre una miccia.
Alt Left, dall’altro lato, sono i Neo Fascisti e i Neo-Conservatori. E’ Alt Left che pensa che ‘libertà di pensiero’ significhi ‘libertà del LORO pensiero’ soltanto. E’ Alt Left che vuole istituire ‘luoghi sicuri’ e introdurre il ‘reato di pensiero’.
E’ Alt Left e i suoi siti internet d’informazione che praticano un’aspra censura delle idee che divergono dalla loro ideologia approvata. E’ Alt Left che sostiene il cambio di regime e la retorica di propaganda contro la Russia. E’ Alt Left che crede di possedere un diritto acquisito – e anche l’obbligo – di mentire e nascondere, se ciò serve alla loro causa superiore.
E – cosa ancora più importante – è Alt Left che ricorre sempre più spesso ad atti di violenza e vandalismo quando si trova a confrontarsi con persone e idee che si discostano dalle sue. Questo non è mai stato più chiaro che durante questo ciclo elettorale.

I ‘Deplorevoli, tuttavia, non sono dotati di una pazienza infinita. Come per un condensatore, c’è una carica che si accumula e a un certo punto si scarica, disperdendosi nel circuito della società.
I mezzi d’informazione e gli altri addetti ai lavori credono di esserne immuni. E’ un pensiero che hanno acquisito stando completamente immersi in un bozzolo che esclude qualsiasi voce dissonante. Quando salterà la leva – o quando la carica sarà eccessiva – il condensatore si scaricherà e loro ne resteranno sconcertati.

Pochissimi tra loro ne saranno immuni come credono di essere. Inoltre, quello su cui pensano o sperano di poter contare – un appoggio o uno spazio sicuro – in realtà sono un’illusione.
La maggior parte dei tutori della società, siano essi forze dell’ordine o militari, sono tesserati dei ‘Deplorevoli’.
La Francia fu costruita in modo simile alla fine degli anni 1780. Le élites erano isolate solo psicologicamente, ma non nella realtà. La loro protezione era come il Villaggio Potemkin: non esisteva, era solo una facciata che gli dava un falso conforto.
La loro arroganza e ignoranza la pagarono molto cara.

La storia potrebbe non ripetersi allo stesso modo, ma potrebbe farlo in ‘rima’. Guardando il calendario, le date 1788, 1789 e 1792 non sono poi così lontane come siamo abituati a credere.
No, non è una chiamata alle armi: è una chiamata alla realtà. Puoi ignorarla, ma a tuo rischio e pericolo.
Per alcuni queste parole possono sembrare una minaccia, ma non intendono esserlo. Tuttavia, sono un avvertimento, un avvertimento da qualcuno che studia la storia.

Tutte le società ad un certo punto raggiungono un punto di rottura. La nostra è molto prossima. Alcuni di quelli che potrebbero sentirsi minacciati, le cosiddette ‘élites’ o gli ‘addetti ai lavori’, pensano di potersi comprare una protezione con la stessa facilità con cui si comprano un Gulfstream. Che ingenui! Chi sono le società di sicurezza private? Chi sono i vari SOG (Gruppi Operazioni Speciali)? Forze di polizia e militari sono tutti dei ‘Deplorevoli’. I ‘Deplorevoli’ potranno prendersi il tuo denaro, ma tu non potrai prendere la loro vita.
In altre parole, non sacrificheranno certo se stessi e le loro famiglie per te. La sicurezza che credi di esserti comprato non è che un’illusione. E’ meglio se te ne rendi conto subito. E’ meglio che lo fai ora, prima che sia troppo tardi.

Alcuni tra quelli che si sentono minacciati, o nervosi, potrebbero ripiegare sull’adagio ormai stanco di: “Gli abbiamo dato tutto,” (ai Deplorevoli) “cosa pensano di fare senza di noi?”. Bene, l’uso del ‘noi’ è arrogante, perché quelli che effettivamente hanno creato e dato qualcosa di valore sono pochi e lontani tra loro. Gli industriali, in mancanza di un termine migliore, sono quelli che hanno prodotto per la società cose di valore duraturo. Oggi ci sono pochi veri industriali, e molti di questi hanno trasferito la loro produzione all’estero, alzando i livelli di bonus per i loro dirigenti e contribuendo a svuotare l’America di contenuti industriali. 

I veri industriali hanno prodotto auto, camion, macchine utensili, generatori, server e computer. Hanno prodotto farmaci e cure salvavita. Hanno costruito acciaierie e ferrovie. Hanno creato posti di lavoro. Hanno anche prodotto milioni e milioni di quelle armi che i ‘Deplorevoli’ posseggono. Sono questi i meriti che i ‘Deplorevoli’ gli riconoscono.

Mark Zuckerberg, tuttavia, non è Henry Ford e Jack Dorsey non è Andrew Carnegie. Mark Benioff non è John Rockefeller e Lloyd Blankfein non è John Pierpont Morgan. (Elon Musk potrebbe anche rivelarsi essere qualcuno di importante, se gli sarà permesso di fallire e lo si perdonerà per questo. Il tempo ci dirà). I vecchi Baroni Ladroni, nonostante i loro difetti, hanno davvero prodotto qualcosa di valore duraturo.
Cosa ci hanno dato questi nuovi “titani industriali”? Facebook? Snapchat? Twitter?  Ci hanno dato banalità e cibo per lo spirito. Alcuni hanno accolto tutto questo a braccia aperte, nonostante la sua inconsistenza, forse perché ogni altro senso e significato era già stato perso, come il lavoro esportato dall’America. I nuovi titani, i Neo-Titani, non hanno fatto altro che rendere la società più muta. Hanno reso l’America meno produttiva, meno curiosa, più banale. Forse di averci dato Internet, ma il merito di questo va a DARPA, vale a dire ai militari, vale a dire ai ‘Deplorevoli’. I Neo-Titani all’America non hanno dato nulla, o perlomeno, nulla di positivo.
Social, Giochi Online e Selfie? I ‘Deplorevoli’ possono anche vivere senza lo stupido ossimoro chiamato social networking, che, come tutti quelli che realmente lo conoscono, è tutt’altro che sociale. Non ha nessuna importanza sapere quello che duemila dei nostri falsi ‘amici’ hanno mangiato a colazione o quello che Andrew Ross Sorkin pensa sull’ultimo dibattito presidenziale. Probabilmente lui pensa quello che noi stessi già pensiamo. D’altra parte ha dei “seguaci su Twitter”, che pensa che vivano pendendo da ogni suo tweet. Noi possiamo vivere anche senza. Mi domando se il suo ego possa fare lo stesso. Lui, e quelli della sua razza, senza saperlo non solo altro che delle Kim Kardashian. Sfornano ogni giorno senza alcun talento del pane per gli affamati emotivamente e spiritualmente.
Alcuni possono pensare che è tutta colpa di Trump. Questo dimostrerebbe ancora una volta il livello di ignoranza e di ingenuità delle ‘élites’. Trump è solo un sintomo, non la causa. Potrebbe anche rivelarsi una salvezza, poiché i cambiamenti che apporterebbe potrebbero essere una valvola di sfogo per quella rabbia che ribolle sotto la superficie.
Hillary Clinton, dall’altro lato, è un fiammifero acceso in una stanza piena di dinamite. Lei, come molti altri pieni di se stessi, pensa che la sua stessa esistenza sia una salvezza per tutti noi. Incarna il peggio assoluto di quello che l’America è diventata. Al di sopra della legge, benestante, e non per propri meriti ma solo attraverso giochetti politici, é un autentico elefante in un negozio di porcellane in termini degli effetti che può avere sul paese e sul mondo – e chiedo scusa agli elefanti per la metafora.
Il mondo oggi è più instabile a causa sua. L’America è meno sicura a causa sua. La Russia e gli USA – le due massime potenze nucleari – sono ai ferri corti a causa sua. Con lei al potere, raggiungeremo il punto di rottura sia all’interno che all’esterno, e magari si scatenerà ‘accidentalmente’ un conflitto nucleare, dopo che un’accentuata retorica avrà offuscato il buonsenso. A causa sua, la società è più stratificata. Sempre a causa sua (e di Obama) si sono deteriorati anche i rapporti razziali.
Sono pochi i mali attuali della società e della geopolitica che non possono essere attribuiti a lei, almeno per una certa misura. Una Grande Ingannatrice per molti, che ha sviluppato una sorprendente avversione alla verità, porterà anche gli agnostici più convinti a credere che l’Anti-Cristo sia tornato e sia pronto a governare per i suoi tre anni e mezzo.

In una mail di John Podesta recentemente hackerata egli dice: “Lei (Hillary) ha iniziato a odiare gli americani medi”.
Quello stesso sentimento che aveva sviluppato Nicolas Ceaucescu e che poi si rivelò ampiamente ricambiato.


Eleggete pure Hillary e continuate come se niente fosse: è probabile che questo avvertimento diventi un epitaffio per l’America che conosciamo. La società crollerebbe in ogni caso, poichè è tanto il marcio che ha aggredito le sue fondamenta: lei non farà altro che accelerare la resa dei conti.


I ‘Deplorevoli’ sanno già cosa li aspetta.
Si sono preparati il più possibile. Anni e anni di declino li hanno addestrati alla sopravvivenza quotidiana, a farsi bastare il poco, a costruire vere comunità dove una persona può fidarsi di un’altra, a scoprire cosa sia davvero importante e quello che bisogna salvare di questa società.


Ma al di fuori della loro cerchia, gli altri si ritroveranno nudi come vermi. Vulnerabili in modi che non avrebbero previsto. Impreparati e senza capacità di capire quello che conta di più nella vita. Sono carne da macello a tempo determinato.
La storia è piena di esempi di questo tipo di crolli sociali. Noi umani abbiamo sempre vissuto attraverso fasi di progresso e declino, di civiltà e di disordine sociale. Pensiamo di aver superato quel genere di caos di cui sono pieni i libri di storia, ma questo è un pensiero che nasce da pregiudizi di un passato recente. La maggior parte della storia – la gran parte di essa, anzi – non è pacifica.
Le società in genere non sono stabili e sicure. Thomas Hobbes questo lo sapeva bene, come sottolineava in una sua famosa citazione.   L’umanità è sul punto di tornare alle origini. E per origini, in termini Hobbes-iani, si intende una società solitaria, povera, malvagia, brutale e di breve durata.
Con l’augurio di una buona giornata.

Fonte: www.zerohedge.com
Link:  http://www.zerohedge.com/news/2016-10-14/elite-have-no-idea-society-near-breaking-point
14.10.2016
 tratto da: http://comedonchisciotte.org/le-elites-non-lo-sanno-la-societa-vicina-al-punto-rottura/
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SKONCERTATA63

martedì 24 gennaio 2017

Promemoria per El Papa: i nazionalisti fanno la pace. Le democrazie, le guerre












Maurizio Blondet 22 gennaio 2017 14


Fra i commenti dei global-progressisti  ostili a Donald Trump, non poteva mancare questo: “E’ un nazionalista. E i nazionalismi, prima o poi, sono destinati a farsi la guerra”:  così Timothy Garton Ash,  maitre a penser del Guardian,  gran difensore di Israele.  

Immediatamente seguito sulla stessa linea da “El Papa” il quale, nel suo modo obliquo, ha subito  avvicinato Trump a Hitler: «Per me l’esempio più tipico del populismo, nel senso europeo, è il 33 tedesco» ha detto Papa Francesco. «La Germania distrutta cerca di alzarsi, cerca la sua identità, cerca un leader che gliela restituisca, c’è un giovane che si chiama Hitler e dice `io posso´. Hitler non rubò il potere, fu votato dal suo popolo”.

Questo mito –  che siano i populismi e  nazionalismi a fare   le guerre  –  è  assolutamente centrale nell’ideologia globalista,  ed ha giustificato l’assoggettamento dei popoli europei a  tecnocrazie sovrannazionali nella UE;  già  Jean  Monnet fu inviato dai banchieri d’affari americani in Europa distrutta  con il compito di distribuire i fondi del piano Marshall e le istruzioni di darli  solo in contropartita di cessioni della sovranità  nazionale. 

Un cammino che, per azioni  sistematicamente “nell’ombra”, antidemocratiche,  ha portato alla UE, al mostro che oggi si rivela “Prigione dei Popoli”:  vizio originale, perché il progetto di “togliere sovranità” significava “neutralizzare” la volontà popolare,  sostituire la democrazia con tecnocrazie ritenute “neutre”  perché “apatridi” ,   castrare i popoli,  ritenuti taurini, pieni di testosterone, e perciò bellicosi.   Contro queste forze si oppose De Gaulle, quando propose – contro l’Europeismo  tecnocratico, la “Europa delle patrie”: patrie fraterne, nella pienezza delle rispettive sovranità, unite nel difendere anche lo spazio ecnomico comune (Fortezza Europa) contro la concorrenza e il dumping.

“El Papa” non ha sentito – e questa sordità conferma il carattere ideologico,  militante global, di tutto ciò che dice Bergoglio  – che Trump  ha detto la sua intenzione di cessare le guerre ed aggressioni imperialiste scatenate dalla due amministrazioni,  nei precedenti 16 anni di Bush jr  e Obama; non continuarle, ma smetterle: ascoltato, Bergoglio?  O ha bisogno dell’apparecchio acustico?

Trump il nazionalista ha avuto espressioni di amicizia –  amicizia, capito? – verso le nazioni del  mondo. “Noi – ha detto  – cercheremo amicizia e benvolere con le nazioni del   mondo –  lo faremo con l’intesa che è nel diritto di tutte  le nazioni di mettere  il loro interesse al primo posto”. 

Sapete cosa annuncia  questo, almeno nelle intenzioni? Il ritorno all’ordine di Westfalia  (1648):  quel  riconoscimento reciproco della sovranità  degli stati, e  amicizia basata sulla non-ingerenza negli affari interno, che garantì in Europa 150 anni di  pace (Jus Publicum Aeuropaeum) e fu rotta dall’imperialismo giacobino, con Napoleone scatenato a “liberare” i popoli dai regimi “reazionari e oscurantisti”,  beninteso saccheggiandoli a man bassa.
L’ordine di Westfalia è stato apertamente rigettato da  Bush jr.  nel 2002  (e  col pretesto dell’11 Settembre)  quando ha pubblicato la sua “dottrina  di Sicurezza Nazionale,  che proclamava il diritto americano di  lanciare guerre preventive contro qualsiasi nazionale, per “espandere la democrazia e libertà  nelle nazioni del mondo”.  Ciò  significava non riconoscere alle altre nazioni lo status di soggetti di diritto;   tutti gli stati erano aggredibili, ad arbitraria volontà americana.

Usa: 223 guerre in 240 anni

Naturalmente, ciò non vuol dire che Trump  sappia del trattato di Westfalia e  nemmeno che la sua promessa di non aggredire altre nazioni sarà  mantenuta.  Ma  ciò perché l’America, che è “la più grande  democrazia” (e  dunque la più giacobina), ha sferrato, quasi sempre   sotto falsi pretesti,   223  guerre nei  240 anni della sua esistenza (qui per la lista: http://informare.over-blog.it/2015/02/gli-stati-uniti-sono-stati-in-guerra-222-anni-su-239-che-esistono-come-stato.html )

Dalla fondazione nel  1776  gli Stati Uniti sono stati in guerra nel 93 per cento del tempo; non sono mai stati un decennio senza scatenarne una.  “ L’unica volta che gli Stati Uniti sono rimasti 5 anni senza guerra (1935-1940) è stato durante il periodo isolazionista della Grande Depressione”.

Guarda  che caso: fu  quando l’isolazionismo, ossia il nazionalismo,  erano forti, che essi hanno  conosciuto un po’  di pace.  Il motto dei nazionalisti, era lo stesso di Trump oggi: “America first”.

Dopotutto,  se  El  Papa non avesse la vista otturata dagli occhiali ideologici  e la mente  intossicata dai pregiudizi del giacobinismo (massonico?),  avrebbe visto che Trump  già  
1)  ha tagliato l’erba sotto i piedi del  fondamentalismo terrorista, che Obama ha nutrito  e armato coi sauditi; 
2)  praticamente contribuito a cessare  lo strazio  bellico destabilizzante  in Siria; 
3)  ha teso la mano amica a  Vladimir Putin, scongiurando  una guerra fra  superpotenze   atomiche che   Obama   ha avvicinato con tante provocazioni, sperando di rendere irreversibile  la china bellica; e ciò perché l’America di Hillary credeva di poter “sferrare il primo colpo nucleare”  e   vincere.  A loro andava  avvicinato Hitler.

Un vero Pontefice  dovrebbe rallegrarsi, se fosse un uomo   di pace e non un falso Papa giacobino,  di questi atti di pace  di Donald Trump. Della sua intenzione di “formare nuove alleanze “  per unire “il mondo civilizzato contro il  terrorismo islamico radicale, che eradicheremo completamente dalla faccia  della Terra”:  frase  in cui si legge la volontà di allearsi con la Russia,   con  grande allarme degli imperialisti massonici.

Fraternità nazionaliste: il precedente storico

Trump è nazionalista; Putin è nazionalista; come può essere che due nazionalisti vanno d’accordo invece di scontrarsi in guerra?  Secondo la dottrina   ripetuta da Garton Ash (j?)  e da Bergoglio,  ma anche dai neocon,    le nazioni”goy”  sono portate a farsi  continuamente guerre, e quindi vanno evirate dalla loro identità  nazionale onde,  come placidi buoi,  lavorino per gli eletti.

Questi padroni del discorso  hanno avuto cura di cancellare dalla memoria storica la   scandalosa verità dell’Europa anni 30: la fraternità fra   nazionalismi. Nazionalismi duri: dittature fasciste in Germania e Italia, regimi nazionalisti autoritari dal Portogallo alla Spagna, dalla Grecia alla Jugoslavia,  dall’Ungheria  alla Bulgaria alla Romania,  dalla Polonia (Pilsudski) ai paesi baltici, fino alla Turchia.

Tutti portati  al potere dai popoli contro gli Establishment  a causa della grande depressione del 1939  che  gli Establishment (comitati  di affari) non avevano voluto o saputo curare con l’ortodossia finanziaria;  tutti col loro “duce”  in  uniforme, tutti con la loro retorica militare, i loro protezionismi…
Si sono forse avventati l’uno contro l’altro? Sbudellati in guerre? Tutto il contrario:  avevano rapporti fraterni, scambi culturali reciproci,  stima  e amicizia.  Di più: l’Italia del   nazionalista Mussolini fu  il  primo stato europeo a riconoscere de jure  l’Unione  Sovietica  di Stalin, con scambio di ambasciatori; e ciò nel 1924, appena preso al potere,  ancor caldo della lotta contro i comunisti in patria!  L’ordine di Westfalia, era  quel  che difese.

Infatti,  fu ancora il duce che ritardò di 4 anni l’Anschluss, l’annessione dell’Austria al Reich; quando i nazi austriaci assassinarono il cancelliere  austriaco Dollfuss  nel 1934, mandò  le  famose quattro divisioni al Brennero:  un  atto di audacia solitaria, perché”le democrazie” (Francia, Regno Unito)   rifiutarono di impegnarsi per l’indipendenza austriaca, esplicitamente, nella conferenza di Stresa del ’35. Era ancora una volta l’ordine di Westfalia che difese. Hitler, che aveva per  lui ammirazione,   di un fratello minore,  rimandò il progetto. Lo rifece nel 1938;  le “democrazie”, con la sanzioni per l’Etiopia,  avevano tra le braccia di Hitler  Mussolini, che diventato succubo della “potenza” germanica.   Fu infatti il  regime tedesco a costituire un’anomalia nella fraternità fra nazionalismi   che s’era stabilita,  come oggi  la  Germania  è  l’anomalia politica della UE:  allora fu il razzismo   come dottrina  politica (paradossale carattere giudaico dell’hitlerismo)  il verme  “impolitico”  che rose quella fraternità  (Hitler invase la Polonia  autoritaria),  oggi è, sotto altre forme, sempre rifiuto di solidarietà a chi non è “dei loro”, provinciale incapacità di “chiamare popoli diversi” a fare  qualcosa di grande assieme.
E’ chiaro che, se come conseguenza della vittoria del “nazionalista” Trump,  francesi, italiani, olandesi, tedeschi

Speranzosi trumpiani d’Europa
riescono a liberarsi dei loro establishment e si danno governo “nazionalisti”, possono andare benissimo d’accordo con Usa e Russia, e  ripetere l’esperimento della fraternità fra nazioni sovrane.

Forse, dopo tutto,  non è un caso che “Francesco”   ha scelto proprio questo passaggio storico per far stampare dal Vaticano un francobollo in onore di Lutero: figura  che incarna l’ostilità e  incomprensione radicale della foresta germanica a “Roma”, e  alla sua civiltà  universale. Ora lo vediamo  – questo Papa  che ha  leccato dittatori come Fidel e si confrica con la dittatura cinese –  unito alla Merkel, a  Juncker;  alla Cia e al Pizzagate Club;  alle femministe, a “Madonna” e  ai neocon,  ai nichilisti black bloc  e ai LGBT nella   loro “lotte” contro “il dittatore”  per “il gender”. Come ha notato la giornalista Katie Hopkins a proposito della manifestazione monstre delle “donne”  a Washington, “avere la vagina è  un fatto biologico, non un tema politico”.  

Che è  un modo   di dire con humor  la stessa cosa: anche la razza, come la vagina, o   avere voglie finocchie, o trans,   non è un tema politico.. e  chi  lo  impone in politica, fa   perdere di vista  il “nemico principale”  (il nemico della giustizia sociale) – e in definitiva, fa sempre il gioco dei comitati d’affari  e del capitale.

Due guerre incombenti
Non si può concludere senza  evocare i due rischi di guerra che possono annullare le speranze  create da Trump.

John Kerry  a Davos ha profetizzato  che l’Amministrazione Trump durerà “uno, due anni”.

Il capo della Cia uscente,  John Brennan, ha ancora una volta attaccato verbalmente il presidente;  un segno inaudito di  rivolta, che fa’ dire a Paul Craig Roberts: attenzione, “Russia, Cina, Iran, Venezuela, Equador, tutti gli altri paesi  da  colpire  sulla lista della Cia devono capire che l’insediamento di Trump dà una protezione insufficiente.  La Cia è un’organizzazione mondiale. I suoi fiorenti affari generano rendite indipendenti dal bilancio Usa. Questa organizzazione è capace di lanciare operazioni senza il consenso del presidente, e neanche del proprio direttore.  La Cia ha avuto 70 per trincerarsi. Non se ne è andata”.

L’altro  rischio di guerra sta nella telefonata che Trump sta per fare a Netanyahu, con la prima mossa  per trasferire l’ambasciata a  Gerusalemme.  Netanyahu, esultante, ha twittato quel che conta di dirgli: “Fermare la minacia iraniana, e la minaccia consistente nel   cattivo accordo nucleare con l’Iran, continua ad essere  lo scopo supremo di Israele.
(Stopping the Iranian threat, and the threat reflected in the bad nuclear agreement with Iran, continues to be a supreme goal of Israel)

Qui  c’è il tallone di achille di Trump: non il suo nazionalismo ma il suo filo giudaismo, il suo genero Jared.  Tutti i precedenti 16  anni di guerre americane sono stati voluti dalla ideologia messianica dei neocon.  Lui è ignorante degli aspetti apocalittici  cui darà luogo dichiarare Gerusalemme capitale dello stato ebraico.  I fanatici ne  sono ben consci:  sarà  l’asservimento dell’umanità,   secondo la profezia di Geremia (3:17) “Allora Gerusalemme sarà chiamata “il trono dell’Eterno”; tutti i goy  si raduneranno a Gerusalemme nel nome dell’Eterno, e non cammineranno più secondo la caparbietà del loro cuore malvagio”.

Blondet SX

lunedì 23 gennaio 2017

Discorso di Trump davanti al personale della CIA



il discorso di Trump davanti al personale della CIA, rassicurandoli che non c'è nessuno più' di lui che li sostiene e li apprezza. Poi... la parte più' "nuova e interessante"... l'ironia verso i media mainstream per le loro continue menzogne ("stavano mentendo"- dice) perché hanno mostrato false foto della sua inaugurazione, in cui i viali erano pieni zeppi di fatto e invece i big media hanno mostrato poche genti; elenca anche altri bluff.. per esempio aver detto che lui avesse rimosso la statua di Martin Luther King (nella sala ovale - mi par di ricordare) che Trump dice di rispettare molto, mentre semplicemente era oscurata da un cameraman che gli stava davanti . Abissi comunque secondo me nella profondità e visione rispetto al presidente russo, per esempio, ma molto ... interessante l'ironico bacchettamento dei mentitori seriali. Sempre molto enfatico, nell'American style, sempre "motivazionale" (you are great and fantastic)... stiamo a vedere, meglio senza tifoserie e infantili emozioni.

fonte: https://www.facebook.com/The-Living-Spirits-1579670092281217/