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giovedì 23 marzo 2017

C’è poco da fare, a Londra come Parigi, il mercato adora gli attentati. Anzi, ne adora le conseguenze


Di Mauro Bottarelli , il 

Mentre scrivo, ho un’unica certezza rispetto a quanto accaduto a Londra: il mercato adora gli attentati terroristici. Anzi, con quasi certezza, posso dire che adora le conseguenze politico-sociali che spesso e volentieri portano con sè. Il computo dei morti, per ora, è di due persone: un poliziotto ucciso mentre tentava di fermare l’assalitore e una donna investita dal suv lanciatosi sulla folla lungo Westminster Bridge. Un medico dell’ospedale St. Thomas, raggiunto dalla BBC, ha parlato di “ferite catastrofiche” per molti dei feriti ricoverati.

Il Parlamento è ancora in lockdown, fino alla fine della bonifica interna, non entra e non esce nessuno: i servizi segreti hanno messo immediatamente in salvo la premier Theresa May, mentre i deputati sono stati invitati in un primo momento a sdraiarsi per terra, mentre ora attendono di potersene andare. Poco fa Scotland Yard ha emanato un comunicato in cui parla di diversi morti, anche tra i poliziotti e invita la popolazione a stare alla larga dall’area di Westminster. Qualcun altro è entrato in azione, oltre al 40enne con barba e aspetto asiatico ucciso dagli agenti, mentre coltello alla mano ha assalito un loro collega nel tentativo di entrare dentro la House of Commons?
Ripeto, è presto per trarre conclusioni. Troppa incertezza, troppa confusione, troppi particolari che mancano. Ad esempio, gli assalitori erano due o uno solo? C’era l’attentatore a piedi armato di coltello e quello alla guida dell’automobile usata stile Nizza oppure si tratta della stessa persona? Nel secondo caso, è morto e non potrà dirci nulla. Nel primo caso, ci troviamo di fronte a un terrorista mancante, in fuga od ormai “fuori servizio”. Anche perché i prii lancia di agenzia parlavano di un assalto a colpi di arma da fuoco a Westminster, mentre ora si tratterebbe di un suv lanciato sulla folla e di un assalitore all’arma bianca: i colpi uditi erano quelli della polizia che ha fatto fuoco o qualcun altro ha sparato, magari per aprire il varco al suv?
Il fatto che ci siano parecchi morti e che anche i feriti presentino ferite gravissime, ci dice che il suv ha attraversato Westminster Bridge ad altissima velocità: chiunque sia stato a Londra anche solo una volta in gita scolastica, sa di quale area della città si tratti. Passato il ponte si arriva a Parliament Square e, girando a destra, a Whitehall, la via dei ministeri dove si trova il 10 di Downing Street, la residenza del primo ministro. La dinamica non pare quella di un attacco posto in essere da professionisti, però l’area colpita ci dice il contrario: il cuore politico di Londra, nel corso di una seduta del Parlamento e in presenza del premier. Non c’erano pattuglie o posti di blocco nell’approssimarsi al Parlamento che potessero intercettare il suv, se davvero andava a velocità sospetta? 
Lo scopriremo con lo svilupparsi dell’inchiesta, così come scopriremo con quanti terroristi abbiamo a che fare, se uno o due. Se poi Rita Katz rivendicherà a nome dell’Isis, tutto apparirà più chiaro. Una cosa è certa: lunedì il governo britannico ha annunciato per il 29 marzo prossimo l’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona per cominciare il percorso del Brexit e ieri, con velocità siderale, ha seguito la scelta statunitense di vietare laptop e altri devices elettronici sugli aerei in partenza da alcuni Paesi arabi e mediorientali verso il Regno Unito: tutto in stiva, da Yemen e Nigeria arrivano voci di possibili attacchi con batterie caricate di esplosivo.

C’erano segnalazioni di rischio imminente? Oggi, anniversario della strage all’aeroporto di Bruxelles, l’attentato a Westminster. E poco fa, le seguenti parole del presidente turco Erdogan, riportate dalla Reuters: “Se l’Europa continuerà a comportarsi in questo modo, nessun europeo potrà camminare per la strada in maniera sicura in nessuna parte del mondo. Come Turchia, chiediamo all’Europa di rispettare i diritti umani e la democrazia”. Ridete pure, vi capisco. E’ una risata isterica, perché qui la situazione sta impazzendo come una maionese giorno dopo giorno e c’è davvero poco da stare tranquilli. Ma è troppo presto, per quanto mi riguarda, per trarre conclusioni definitive. Ho una sola certezza: il mercato gode. E non è un bel segnale.

lunedì 20 marzo 2017

Danilo Quinto di nuovo processato, persecuzione radicale


Lunedì 20 marzo, torno in Tribunale per una denuncia di diffamazione di cui sono stato oggetto da parte dei radicali. Nel mio primo libro Da servo di Pannella a figlio libero di Dio avevo scritto servo sciocco in corsivo. Quasi una metafora, come scrisse Gianluca Veneziani su L’Intraprendente di qualche mese fa (l’articolo lo troverete in calce), che è il solo ad essersene occupato.
La vicenda è ignota a molti, perché tanti hanno preferito non occuparsene, non scriverne e non divulgarla. Fumus persecutionis? Ma andiamo! Io non sono mica Minzolini, o Lotti. Avrei potuto diventare parlamentare, ma vi ho rinunciato per seguire Cristo. E non mi lamento. Di che cosa dovrei lamentarmi, d’altra parte? Di essere per un minimo accanto a Cristo e di partecipare alle Sue sofferenze?
Anni fa, quando Emma Bonino stava per diventare Presidente della Repubblica, Costanza Miriano scrisse sul suo blog che Cristo era morto in Croce anche per Emma Bonino, senza aggiungere che la grande italiana – come l’ha definita il papa e i cattolici che abortiscono sono di certo d’accordo con lui – non si salverà mai se non si pentirà pubblicamente di quello che ha realizzato con la sua ideologia. Il buon ladrone si salva solo perchè si pente dei suoi peccati.
Lo scritto della Miriano mi colpì molto allora. Povero ingenuo che sono. Fu un esempio di quel cosiddetto mondo cattolico che ho conosciuto negli anni seguenti. Quello che edulcora e annacqua tutto, pronto a fare compromessi e a coltivare il male minore. Quello di Eugenio Roccella – ad esempio – che insieme a decine e decine di parlamentari cattolici firma appelli a favore dei 10 milioni di euro che lo Stato elargisce ogni anno a Radio Radicale e mi dice «Me l’ha chiesto un amico al quale non potevo dire di no». Quello di Gaetano Quagliariello, che in occasione del ricordo di Marco Pannella al Senato, afferma: «Oggi di luoghi di formazione, in fondo gratuiti e generosi, come quello che il Partito Radicale di Pannella ha incarnato, non ne esistono più. E questa è una perdita secca che condiziona la qualità della classe politica e quindi la ricchezza stessa della nazione». Quello di Massimo Gandolfini, che il 20 maggio scorso, così diceva di Pannella, a Radio Radicale: «Ho un ricordo sul piano umano molto buono e molto bello». Quello di Mario Adinolfi, che nel corso dell’Assemblea del Popolo della Famiglia, che si è tenuta a Roma nel gennaio scorso, ringraziava Radio Radicale della registrazione che effettuava.
Non cerco solidarietà da questi personaggi e da molti altri simili a loro. Con i loro comportamenti, sono complici dell’ideologia che proclamano di combattere. Cerco di fare il mio dovere. Umilmente. Nelle cose che dico, in quelle che scrivo, in quelle che Dio ritiene di farmi affrontare. E se lo ritiene Dio non posso che abbandonarmi alla Sua volontà. Da Suo servo inutile.
A questo proposito, ho sempre in mente quello che insegnava Don Divo Barsotti nelle Meditazioni sulle Lettere Pastorali: «San Paolo raccomanda a Timoteo di non invitare alcuno a insegnare dottrine diverse. Vi sono delle persone che Paolo teme possano insegnare delle dottrine che non sono precisamente delle dottrine cristiane. Una delle preoccupazioni fondamentali dell’apostolo è per l’integrità della fede. La Chiesa cristiana ha già un suo corpo di dottrina ben definito, ha come un deposito che si deve conservare con cura gelosa. E’ l’impegno dei discepoli ai quali Paolo si rivolge. Tale è la preoccupazione di Paolo di salvaguardare la fede, che può anche lasciare Timoteo ad Efeso e andare solo, lontano da lui. Paolo ama Timoteo, ma il suo affetto per lui, il discepolo prediletto, non può superare il suo amore per Cristo. Egli vive per il servizio che gli è stato chiesto da Cristo».

Se dai del «servo sciocco» a qualcuno, ora finisci a processo

di Gianluca Veneziani (“L’Intraprendente”, 1 ottobre 2016)

Strano Paese davvero, l’Italia. Un Paese in cui si può tranquillamente umiliare qualcuno pubblicamente, magari postando video hard privati e offendendo la vittima sui social a suon di epiteti irripetibili senza pagarne le conseguenze, e non si può invece in un libro esprimere un giudizio, un’opinione peraltro pacata e non aggressiva, verso un gruppo di persone, senza passare sotto la gogna della giustizia, col cappio al collo dell’accusa di diffamazione.
In questo tritacarne giudiziario è finito suo malgrado il giornalista ed ex tesoriere del Partito Radicale Danilo Quinto, che verrà processato per diffamazione per aver scritto in un suo libro pubblicato quattro anni fa, Da servo di Pannella a figlio libero di Dio (Fede & Cultura), che il gruppo dirigente radicale di cui aveva fatto parte era «acefalo», e che un membro di quel gruppo dirigente veniva definito «servo sciocco». Entrambe le espressioni erano peraltro scritte in corsivo, quasi a indicare la loro valenza metaforica. Ma ciò che più colpisce è che non si tratta certo di insulti ingiuriosi, al più di pareri che attengono la libertà di opinione del singolo e non possono essere sottoposti a censura né tanto meno a condanna. Se è per questo, lo stesso Quinto, sin dal titolo del libro, si definisce «servo». Dovrebbe allora scattare per questo un processo per auto-diffamazione?
Suvvia, siamo seri. Quante volte su questo giornale abbiamo definito il premier Renzi «incapace» e «inadeguato», quante volte abbiamo chiamato la Boldrini «nemica delle donne», quante volte abbiamo detto di Papa Francesco che sta rottamando il cristianesimo? Dovremmo finire allora tutti a processo per questo? Dovremmo allora incorrere tutti nella scure della giustizia illiberale e censoria?
In ballo, in questa storia, non c’è solo la vicenda personale di un uomo e la sue persecuzione giudiziaria. Qui in ballo c’è la sacrosanta libertà di un giornalista di poter esprimere la propria opinione a proposito di chicchessia su un quotidiano o su un libro, di poter dare dell’inetto o del sottomesso a chi vuole senza rischiare di perdere la propria libertà; e c’è l’invadenza di un potere, come quello giudiziario, che pretende di processarci e condannarci non solo per quello che facciamo (se lo facciamo) ma anche per quello che diciamo, a prescindere che ciò sia passibile o meno di nuocere all’altrui reputazione. È la stessa battaglia, in fin dei conti, per cui ci parve doveroso difendere il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti da quell’assurdo processo che rischiava di portarlo in carcere per omesso controllo su un articolo scritto da una firma del suo quotidiano. È lo stesso spauracchio che torna ogni volta che un giornalista, per aver fatto semplicemente il suo mestiere, rischia di finire in carcere, l’esercizio della sua professione di diventare ragione della sua condanna, e uno dei fondamenti dello Stato di diritto in cui viviamo di essere abolito e reinterpretato a uso e consumo dei giudici.
È una vergogna, diciamocelo, per la quale occorrerebbe portare avanti una campagna di opinione e una battaglia civile senza titubanze di sorta. Una battaglia che prescinde da chi sono i contendenti, visto che, come racconta Danilo Quinto in un articolo pubblicato su Radio Spada, «non è il primo processo che subisco per una denuncia dei radicali. Ne fecero un’altra, subito dopo l’apertura della causa di lavoro nei loro confronti – che poi naturalmente persi, senza vedermi riconosciuti i miei diritti. In quell’occasione, fui condannato a 10 mesi, con pena sospesa e non menzione, per appropriazione indebita. L’accusa era quella di aver sottratto le somme dei miei stipendi, sulle quali ho pagato le tasse, rispetto alle quali chi le ha erogate non aveva mai fatto nessun rilievo negli anni in cui ero Tesoriere». Ed è una battaglia che prescinde anche da chi ne è vittima, ossia un uomo che, per aver esercitato la sua libertà di opinione, già in passato ha dovuto rinunciare a una collaborazione con un organo di stampa sostenuto dalla Cei.
Ma è una battaglia che ci riguarda tutti, come categoria di giornalisti, e più in generale, se permettete, come liberi cittadini di uno Stato libero. Qui ne va della nostra libertà di parola e di giudizio, lettori. Qui ne va del nostro diritto di dare a qualcuno dell’ “acefalo”, del “servo” e perfino dello “sciocco”, come e quanto ci pare. Qui ne va del nostro diritto di non essere succubi dello strapotere dei magistrati. E adesso processateci tutti.
CHE STRANO…
Danilo Quinto:
Non è il primo processo che subisco per una denuncia dei radicali. Ne fecero un’altra, subito dopo l’apertura della causa di lavoro nei loro confronti – che poi naturalmente persi, senza vedermi riconosciuti i miei diritti. In quell’occasione, fui condannato a 10 mesi, con pena sospesa e non menzione, per appropriazione indebita. L’accusa era quella di aver sottratto le somme dei miei stipendi, sulle quali ho pagato le tasse, rispetto alle quali chi le ha erogate non aveva mai fatto nessun rilievo negli anni in cui ero Tesoriere.  I bilanci erano stato approvati dai congressi con le relazioni dei revisori dei conti. In giurisprudenza si chiama consenso dell’avente diritto. Affrontai il processo, chiedendo l’anticipo della discussione dell’appello, rinunciando di fatto alla prescrizione.
Che strano… Ho chiesto 10 anni fa alla Procura di Roma di accertare se corrispondesse al vero il fatto – rispetto al quale ho fornito documentazione – che i radicali nel 1999 hanno usato denaro destinato dallo Stato per la loro Radio (10 milioni di euro all’anno, con appelli firmati da quasi tutti i parlamentari cattolici, gli stessi che partecipano alle adunate contro l’aborto e il matrimonio sodomitico) per svolgere le loro campagne elettorali.
La denuncia fu archiviata. Che strano… Su questo non ho ricevuto nessuna querela. Che strano… sulla vicenda, venne anche presentata un’interrogazione parlamentare all’allora Presidente del Consiglio, Prodi, che non ricevette nessuna risposta. Che strano… Fu archiviata anche la denuncia che presentai 3 anni fa nei confronti di Pannella, che pubblicamente mi aveva accusato di furti, non solo di verità, ma anche a nostro avviso di danaro e d’altro, aggiungendo che Lui continua, adesso, in quella opera.
Non credo nella giustizia degli uomini, così come non credo negli uomini, neanche in quelli che si professano cattolici. Salvo poche, isolate eccezioni, mi hanno lasciato solo a combattere una battaglia di verità contro un’ideologia e contro un metodo che conosco molto bene e di cui sono stato per trent’anni protagonista.
Quell’ideologia si è alimentata ed ha vissuto di complicità. All’interno e all’esterno della Chiesa e non solo. L’ho scoperto dopo, sulla mia pelle. Così, ho capito perché ha dilagato ed ha vinto. Perché pochi la combattono. Perché a molti giova.
Pannella è morto, ma la sua ideologia vive. Come ha fatto bene intendere l’allora portavoce del Papa quando l’ha ricordato con stima e simpatia, pensando che ci lascia una eredità umana e spirituale importante, di rapporti franchi, di espressione libera e di impegno civile e politico generoso, per gli altri e in particolare per i deboli e i bisognosi di solidarietà. Come ha indicato lo stesso Papa, con le sue telefonate e i suoi omaggi privati a Pannella e i suoi inviti alla grande italiana Emma Bonino. Che il Dio della Giustizia – non della Misericordia, che si vuole distribuire ad etti – perdoni queste bestemmie.
Assicuro le persone che mi stimano e che mi vogliono bene che io non mollerò. Anche se è dura non mollare. Non me lo posso permettere, per l’amore che porto per Gesù e per quello che mi ha insegnato. Ho compreso che essere di Gesù vuol dire vivere stranamente. E’ un continuo farsi fare dalla volontà di Dio, attimo per attimo. Senza farmi distogliere dalle cose di questo mondo – che passano tutte – desidero rimanere nella Sua sequela, perché una sola cosa so: senza di Lui, non si può fare nulla. Lo ringrazio per avermi dato il privilegio di condividere la Sua Croce, che sancisce un’appartenenza e consente di vedere da questa misera terra il Cielo
fonte:

martedì 14 marzo 2017

sabato 11 marzo 2017

La Russia sollecita con urgenza: gli USA spieghino l'hackeraggio CIA svelato da WikiLeaks

 
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‘Mosca ha sollecitato con urgenza i servisi di Intelligence  USA perchè diano risposta dettagliata ed aperta alle accuse di WikiLeaks sulle attività di hackeraggio CIA, dato che  #Vault7 constituisce una seria minaccia alla sicurezza internazionale, cosi ha detto il Ministro degli Esteri Maria Zakharova.

“Gradiremmo molto che i servizi di sicurezza di Washington rispondessero pienamente e apertamente ai documenti pubblicati  con atti specifici e se queste informazioni sono confermate allora tutto cio' costituisce una minaccia alla sicurezza mondiale e internazionale,” ha detto la Zakharova in un briefing nella capitale russa.


fonte: https://www.rt.com/news/380221-zakharova-russia-us-wikileaks-cia/?utm_source=browser&utm_medium=aplication_chrome&utm_campaign=chrome

giovedì 9 marzo 2017

Paolo Sensini: fake news e complotti...





Quando si parla di "complotti", "cospirazioni" e ora "fake news", che detto in inglese fa sempre più fico, lo spettatore medio storce il naso credendo che certe spiegazioni "alternative" siano fantapolitica, perché tutti sanno che Stati e servizi segreti operano sempre alla luce del sole. 

Il problema è che costoro scambiano ciò che non capiscono per impossibile, e sono a posto così. Ma basta solo qualche caso documentato per mostrare anche ai più duri di cervice come lavorano gli apparati di Stato: il 5 febbraio 2003 Colin Powell, allora Segretario di Stato USA, parlò davanti al Consiglio di Sicurezza ONU delle armi batteriologiche in possesso dell’Iraq, mostrando ai rappresentanti degli altri paesi, con un gesto molto teatrale, una fiala che conteneva una polvere bianca: l'antrace. 

Dietro di lui il direttore della CIA George Tenet seguiva con espressione seria e coinvolta. Powell mostrò su un grande schermo immagini satellitari, grafici e foto che a suo dire provavano l’esistenza di un grande programma di armi chimiche e batteriologiche che sfuggivano al controllo degli organismi internazionali. 

Nei mesi successivi si scoprì che gran parte delle informazioni e delle ricostruzioni presentate da Colin Powell davanti ai membri del Consiglio di sicurezza erano totalmente false. Non c’erano laboratori mobili né enormi arsenali di armi di distruzione di massa, ma ormai l'Iraq era stato distrutto. 

Stesso schema il 21 agosto 2013, quando a seguito di un attacco chimico nei sobborghi di Damasco in cui cui rimasero vittime 1429 persone, James Clapper, direttore della National Intelligence USA, affermò perentoriamente che il colpevole della strage rispondeva al nome di Bashar al-Assad. Era già tutto pronto per l'attacco americano contro la Siria, ma la guerra venne scongiurata per un soffio. 

In seguito varie inchieste ufficiali, ultima delle quali effettuata dall'Organizzazione per la proibizioni delle armi chimiche (OPWC), hanno stabilito che quell'attacco - e altri della stessa natura - venne operato dai cosidetti "ribelli democratici" gestiti dall'Occidente e dalle feudo-monarchie del Golfo, non dal governo siriano. 

È ancora James Clapper, sempre lui, nonostante i numerosi flop rimasto a capo dell'intelligence americana, che ha fornito le "prove inconfutabili" di una presunta interferenza dei russi per l'elezione presidenziale di Trump. Se ne è parlato per mesi e mesi fino all'ossessione. Ma ecco che per l'ennesima volta tutto si è rivelato un clamoroso bluff. Complotti? Ma quando mai!

fonte: https://www.facebook.com/photo.php?fbid=1824757201117310&set=a.1387036151556086.1073741829.100007491432525&type=3&theater

mercoledì 8 marzo 2017

Il maestro di Putin è Solženicyn

Russia's President Vladimir Putin (R) presents flowers to Alexander Solzhenitsyn after handing the State Prize for his achievements in humanitarian field as president visits his home in Troitse-Lykovo in Moscow, June 12, 2007. REUTERS/RIA Novosti/Kremlin (RUSSIA)


La sua faccia non sarà rassicurante e a qualcuno ricorderà forse il volto impassibile e glaciale del pugile russo Ivan Drago che sfida Silvester Stallone in Rocky IV.
Eppure, Vladimir Putin è ormai da tempo lo statista più longevo ed incisivo al mondo. Ha preso tra le mani un’ ex potenza allo sbando

e la ha riportata al centro della scena internazionale. Al punto che siamo oggi tornati ad una sorta di guerra fredda tra Usa e Russia, nonostante la Russia odierna sia davvero piccola cosa rispetto all’Urss di soli 30 anni fa.

Eppure nel 1998, pochi anni dopo la presidenza Eltsin, il paese viveva una crisi umana e finanziaria devastante ed era sull’orlo del default.
Ma da dove arriva Vladimir Putin? Il suo passato nel Kgb viene ricordato spesso e volentieri, ma nessuno, o quasi, sembra invece interessato a raccontare un altro fatto: che il maestro di Putin è stato nientemeno che il Premio Nobel per la pace Aleksandr Solženicyn.
Sì, l’autore di “Arcipelago Gulag“, colui che per decenni sfidò il regime comunista, dopo aver sperimentato la durezza dei campi di concentramento, è stato l’uomo che forse ha influito di più sulla visione del mondo dell’attuale presidente russo.

E’ Ljudmila Saraskina, in una monumentale biografia di 1432 pagine dal titoloSolženicyn”, a raccontare i “frequenti, stretti, ma non sempre pubblicizzati” incontri tra Solženicyn – il grande vecchio, l’eroe del popolo russo nemico del comunismo, ma deluso dai nuovi politici “democratici” – e il giovane uomo politico che sembrava destinato, come tanti altri, ad essere una meteora, con molti nemici, in un paese in decomposizione.

Il primo incontro avviene il 20 settembre 2000 a Troice-Lykovo: sono i coniugi Putin a recarsi in visita a casa dello scrittore. Il giorno seguente Solženicyn, nel programma Vesti, dichiara di aver conosciuto un uomo dall’intelligenza vivace e pronta, “preoccupato del destino della Russia e non del potere personale“. L’ex agente del KGB in visita ad un’ex vittima del KGB! La notizia occupa per molto tempo i giornali russi, che dovranno tornare sovente sul tema, visto che i due continueranno a vedersi per anni, talvolta pubblicamente, talvolta in modo riservato, per sfuggire alle polemiche degli avversari.

Cosa insegna Solženicyn al suo giovane ammiratore? Essenzialmente tre cose: che occorre frenare la catastrofe demografica, che fa perdere alla Russia circa un milione di persone l’anno e che è figlia del nichilismo comunista ma anche di quello occidentale; che bisogna rivedere le privatizzazioni selvagge realizzate nell’epoca di Eltsin, e gestite a vantaggio di pochi, ai danni del popolo; che è necessario impedire che il passaggio dal comunismo alla democrazia liberale segni la morte definitiva dell’anima religiosa russa, traghettando il paese dal materialismo comunista al consumismo materialista occidentale.
Da dissidente anticomunista, Solženicyn ha imparato cosa significhi la dittatura vera e propria, con le sue blandizie (la neolingua menzognera, che trasforma l’essenza delle cose) e la sua incredibile durezza (i gulag, la pena di morte…).

Nei suoi anni negli Usa, invece, si è convinto dell’esistenza di un’altra forma di dittatura, più morbida ma egualmente mortale, quella del pensiero unico imposto dalla “tribù istruita”, dai maître à penser delle televisioni e dei giornali “liberi”. Sono loro, in un paese che appare allo scrittore russo “disgregato” moralmente, spiritualmente “insano”, a decidere cosa la gente debba leggere e cosa debba pensare, generando un conformismo asfissiante e molto simile a quello imposto in Unione Sovietica dal comunismo.

Putin ascolta ciò che Solženicyn gli dice, sul suo paese e sugli Usa, e farà ciò che gli è stato suggerito: limitando il ricorso all’aborto e sostenendo la famiglia; emarginando gli oligarchi e restituendo così allo Stato e ai russi i loro beni nazionali; riagganciando il suo paese alle tradizioni religiose combattute dal comunismo ed anche, in altro modo, in Occidente.

Quanto alla politica estera, per capire la posizione di Putin di oggi, occorre forse ancora una volta ricordare cosa pensava il suo venerato maestro, allorchè, nella primavera del 1999, commentando i bombardamenti a tappeto dell’amministrazione Bill Clinton sulla Serbia, dichiarava: “Non bisogna illudersi che l’America e la Nato abbiano come scopo la difesa dei kossovari… La cosa più spaventosa è che la Nato ci ha introdotti in una nuova epoca… chi è più forte, schiacci“.

Nel 2008, anno della sua morte, Solženicyn avrebbe dichiarato: “Impiantare la democrazia in tutto il pianeta. Impiantare! E infatti hanno cominciato a impiantarla. Prima in Bosnia. Con un bagno di sangue… Un grande successo, in Iraq! Un grande successo della democrazia. Adesso a chi toccherà? Chi sarà il prossimo? Forse l’Iran? … Non vale un soldo la democrazia che è arrivata con le baionette; da dieci anni stanno sviluppando il loro piano spudorato, la cui sostanza consiste nell’imporre in tutto il mondo la cosidetta democrazia all’americana“.

Ecco da dove proviene, almeno in parte, l’ avversione di Putin alla guerra in Libia (paese che, a sentire qualcuno, andava “liberato” dal tiranno), la sua politica in Siria, la sua simpatia per Trump (fiero smobilitatore della Nato), e l’ avversione per Hillary Clinton, la donna che ha votato sì a tutte le guerre per “impiantare” la democrazia.

Chi l’avrebbe mai detto che l’uomo che sfidò l’Urss, che svelò all’Occidente l’esistenza dei gulag, mettendo in crisi il comunismo internazionale, sarebbe poi diventato il consigliere, politico e spirituale, dell’uomo che oggi contende agli Usa il primato nella politica estera mondiale, e che nel contempo si contrappone anche sul terreno ideale della religione, della famiglia, dei cosiddetti diritti civili, alle politiche abortiste e pro LGBT di Obama e della Clinton?

Un intellettuale, al potere, dunque, anche dopo la sua morte? Così scrissero spesso i giornali russi, in quegli anni, paragonando il rapporto tra Solženicyn e Putin a quello tra Nicola I e Aleksandr Puškin. Certamente Solženicyn avrebbe detto di no: uomo coltissimo, si riteneva però un figlio del popolo russo. Considerava gli intellettuali una schiagura: propugnatori del comunismo, in Oriente, corruttori della libertà e della verità, in Occidente.

La Verità, 29 settembre 2016

lunedì 6 marzo 2017

David Icke vietato per la seconda volta in Germania: "Libertà di parola. Le pareti si chiudono"


https://www.davidicke.com/wp-content/uploads/2017/03/freedom-of-speech-the-walls-are-800x380.jpg

Attualissimo per tutti questo ultimo videocast  "dot connector" (colui che collega i puntini) settimanale di David Icke. 22 minuti del suo discorso sono pubblici, il resto solo per gli iscritti al suo sito www.davidicke.com

Sintetizzo in italiano cio' che dice nel suo video :

Lo show che David Icke sta portando in giro per tutto il mondo, viene bandito per la seconda volta in Germania. La prima mesi fa a Stoccarda ora nella location di Berlino, presso il Maritime Hotel, una importante catena alberghiera.
La nota piu' assurda è che di cio' Icke e la sua organizzazione ne hanno sentito attraveso la stampa e che i diretti interessarti della location,  si sono negati al contatto diretto con figlio di Icke, che si occupa di organizzare. (vedi anche: http://truepublica.org.uk/eu/germany-censor-press-social-media-internet-ahead-elections/)

La ragine per cui Icke viene vietato: perchè affermano che neghi l'olocausto
"DOVE lo dico? Ho posto solo delle domande [nella sua totale ricerca negli anni; tra queste domande anche quella del perchè una nazione di soli 8 milioni di persone ha uno strapotere di veto sul resto delle nazioni del mondo?]. Quale altra società mette in galera la gente per aver un'altra versione o opinione della storia?

La teoria rettiliana - dicono- è un fischietto di richiamo per l'antisemitismo. Come? Dove sono le prove? Ah, già...voi non ne avete bisogno.
Tutto cio' che fate è bombardare di menzogne e poi togliere l'evento [il suo spettacolo] dal programma.

"Siccome pensa che dei rettiliani tirino le fila dietro le quinte e quindi l'olocausto non è mai esistito, questo è antisemitismo" 
Dunque perchè dico che i Rettiliani ed altre entità manipolano il mondo umano, per definizione sarei un negazionista dell'olocausto.
Questa la mentalità che sta cercando di annulalre i diritti della gente

Per contro il Maritime Hotel da il benvenuto alla Associazione dei Global Religious Groups, in occasione dell'anniversario della Riforma di Martin Lutero.

Nel 1517
Lutero affisse le 95 tesi "sul portone della chiesa di Ognissanti del castello di Wittenberg" (Wikipedia).


Proprio costui disse, cito:
"espresse visioni antagonistiche verso gli Ebrei, scrivendo che le case degli Ebrei e le loro sinagoghe dovevano essere distrutte, il loro denaro confiscato e le loro libertà ridotte".

Dunque io non posso parlare in questo Hotel perchè sono apparentemente un razzista, ma i fedeli o simpatizzanti di Lutero che cio' disse, si.

    
La differenza è che Lutero se n'è andato da secoli e non è piu' una minaccia per il sistema, come invece lo fu a suo tempo per la Chiesa Romana Cattolica. Ma quel che io dico è una minaccia. Ecco la differenza.

Coloro che credono nel Cristianesimo ridono di cio' che io dico sulle entità non umane che manipolano la società, ma credono che qualcuno è nato da una vergine, ha camminato sulle acque, ha trasformato l'acqua in vino, nutrito 5000 persone con pochi pesci e pani, è morto sulla croce, è ritornato in vita e se n'è andato in cielo dalla cima di un monte promettendo di fare ritorno su una nuvola. Ma questo è tutto ok per loro.

Loro non saranno mai banditi dal Maritime Hotel.

La libertà di parola è tale, non è avere la libertà di dire cio' che una autorità dice che si puo' o meno dire"


https://www.davidicke.com/wp-content/uploads/videocast-thumbnails/freedom-of-speech-the-walls-are-closing-in.jpg

I libri di David Icke in italiano
Articoli in italiano di David Icke

domenica 5 marzo 2017

Destra e Sinistra, Repubblicani o Democratici sono controllati dalla stessa elite

twain
Traduco e sintetizzo nel seguito un interessante video su youtube , che è stato pubblicato novembre 2016: https://www.youtube.com/watch?v=4ccwWh39P2E, purtroppo povero di dettagli sui nomi di tutti i protagonisti. Ne conosco solo alcuni che cito, ma non conosco quello dell’oratore principale. 
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Ci sono alcune questioni che Repubblicani e Democratici non discuteranno mai in America e la ragione è perchè... sono reciprocamente d'accordo. Republicani e Democratici sono d'accordo su certi fatti quindi non ne vogliono parlare e non lo dicono. Sono minori le cose su cui dissentono rispetto a quelle su cui assentono mutualmente anche se apparentemente sono di diversa tendenza politica.
Sia Repubblicani e che Democratici sono controllati dalla stessa elite: sono loro che veramente muovono le fila su entrambe le parti.
Persino posizioni elevate come quella della Clinton sono a loro subalterne; lei sapeva chi erano coloro che muovevano e controllavano. Paragonata a questo gruppo...la Clinton è una nullità, una piccola figura.
Quel che questa gente vuole, è creare un mondo con un governo unico. Ma non solo questo, un governo mondiale basato sul modello del collettivismo, in altre parole un grande potente governo centrale e mondiale.
La destra e la sinistra non hanno in mente un governo di promozione dei diritti e della evoluzione dei cittadini. Parlano di un TOTALE governo mondiale, con tutte le grandi decisione fatte dal vertice e tutti quelli sotto, sono sostanzialmente dei contadini. Si tratta di un feudalesimo hi-tech.
Icke: " se la gente mettesse in movimento giusto qualche cellula cerebrale e aprisse gli occhi e guardasse, vedrebbe il livello di fascismo, non c'è un'altra parola per questo, a cui siamo sottoposti”
Un funzionario FBI dice alla CNN che hanno certamente modo di sapere tutto esattamene, in merito ad una conversazione effettuata anche tempo addietro.
Al vertice di questa cospirazione ci sono dei multimiliardari, alcuni di loro stanno cospirando da piu' di un secolo. I loro "mezzi": Il Council on Foreign Relations, Il Bilderberg Group, la Trilaterale . Hanno mezzi anche in altri paesi. [appare la foto del Club di Roma]
[In USA] non puoi vincere se non hai denaro e si accertano per bene su chi ce lo deve avere.
Carol Quigley, scrisse parecchi libri su questo gruppo di persone le loro origini e radici che arrivano dall'Europa, dall'Inghilterra in particolare. Ed in uno dei suoi libri arriva ad un punto molto interessante: 
"ok questo è il mondo cosi come è nella sua realtà. Ma come possiamo noi collettivisti, elititari, pensare di governare il mondo e allo stesso tempo far pensare alla persona media di vivere in una "democrazia"?
La sua brillante risposta è avere due partiti politici con gli stessi grandi obbiettivi, che in superficie litigano tra loro, con leader vari, MA noi li controlleremo entrambi. Ecco la strategia, ecco la bufala dietro il paradigma destra/sinistra”

venerdì 3 marzo 2017

ONU sollecitata ad aggiungere 11 parti in causa alla lista delle violazioni dei diritti dei bambini


http://www.snd.org/clt2017/wp-content/uploads/2017/01/TheWashingtonPost2.png

"ONU: una rete di organizazzioni che sta cercando di proteggere i bambini nei conflitti, ha sollecitato il Segretario Gen dell'ONU, il Gen. Antonio Guterres, mercoledi u.s., di aggiungere 11 parti alla lista nera di paesi e gruppi armati responsabili per gravi violazioni contro i bambini.

L'Osservatorio sui Bambini e i Conflitti Armati, ha raccomandato aggiunte, incluso la coalizione guidata dalla Arabia Saudita in Yemen, che fu tolta dalla lista nera dell'anno scorso, dal Segretario Generale Ban Ki-moon, dopo che i Sauditi e loro sostenitori minacciarono di fermare la sponsorizzazione di molti programmi ONU.
Osservatori hanno anche richiesto di aggiungere le Forze di Difesa Israeliane , tenute fuori dalla lista del 2015, dopo attività di lobby da parte degli USA e del governo israeliano.
Il network ha detto che i militari israeliani dovrebebro essere aggiunti alal lista perchè uccidono e ferisocno bambini ed attaccao scuole e ospedali a Gaza e nella West Bank"


fonte: 

giovedì 2 marzo 2017

San Karol Wojtyla protettore dei pedofili

Se credete che Wojtyla proteggesse solamente gli assassini vi sbagliate di grosso. Proteggeva anche i pedofili. Il fatto che sia morto non lo esonera dalle sue colpe. Casomai le aggrava, visto che è sfuggito al processo e alla punizione.  Ecco qui la storia, almeno quella conosciuta, della sua strenua battaglia in favore dei pedofili.

   Guardate come sono carini. Siamo nel novembre del 2004 e papa Wojtyla, in arte Giovanni Paolo II,  benedice il prete messicano Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo, posandogli paternamente la mano sulla testa. Un quadretto edificante: due anziani prelati ormai al tramonto della vita, uniti nella fede in Cristo e promessi a un roseo futuro in paradiso. Soltanto un piccolo particolare stona in questo commovente teatrino ecumenico: Marcial Maciel è  uno dei più grandi pedofili mai esistiti sulla faccia della terra. Il fondatore, o meglio lo sfondatore dei Legionari di Cristo è una vera macchina per sodomizzare, visto che ben 83 seminaristi lo hanno denunciato per violenze. Ovviamente la cifra totale delle vittime va come minimo triplicata, visto che nei casi di pedofilia nella chiesa le violenze denunciate sono solamente la punta dell’iceberg. Per convincerli ad alzare la sottanina, Marcial raccontava loro che non facevano peccato perché Pio XII gli aveva dato un permesso speciale: agente Marcial Maciel, licenza di sodomizzare. Così le sottanine si alzavano, Marcial sodomizzava e i testimoni tenevano acqua in bocca, perché i Legionari di Cristo, la congregazione fondata dallo stesso Marciel nel 1941, sono una grossa industria con  650 preti, 2500 studenti di teologia, 30.000 membri laici attivi in tutto il mondo, decine di scuole due delle quali a Roma, 60 milioni di dollari di budget annuale e nessuno vuole rinunciare a tanto ben di Dio per qualche culetto infiammato.

      Wojtyla sapeva tutto, perché a partire dal 1956 il prete  veniva accusato di iniziazione dei giovani alla droga  e atti pedofili. Sapeva tutto, eppure nutriva per questo sodomizzatore di marmocchi un’ammirazione sconfinata. Forse, dopo  Gesù Cristo (un altro che aveva un debole per i bambini),  è  la persona che più  ha ammirato in tutta la sua lunga vita, se è vero che le sue ultime parole sono state di lode per Marcial Maciel. Infatti nell’aprile del 2005,  mentre Wojtyla si accingeva a togliere il disturbo, il futuro papa Ratzinger spediva in Messico il padre Charles Scicluna, membro della Congregazione  per la Dottrina della Fede, a indagare sulle prodezze del galletto messicano. Il moribondo Wojtyla non ha digerito questa inchiesta e prima di defungere e’ riuscito a trovare il fiato per lodare “l’affetto paterno e l’esperienza del diletto amico Maciel”.  Coerente fino all’ultimo nella sua difesa del campione mondiale dei sodomizzatori.

   Che avesse un debole per i pedofili, Wojtyla lo aveva già dimostrato  nel 1996, quando aveva protetto in ogni modo possibile il vescovo Groer, accusato  di pedofilia e responsabile di una mostruosa scissione della chiesa austriaca con la fuga di 500.000 fedeli confluiti nel movimento “la Chiesa Siamo Noi.”  Wojtyla si  opposto con ogni mezzo alla sua rimozione. Ha impedito ogni indagine sulle sue inclinazioni pedofile e lo ha trasferito a Vienna per sostituire il vescovo Koenig, un uomo scomodo perché considerato troppo indipendente. Morto Wojtyla, poiché caricato a viagra l’ottantacinquenne Marcial continuava imperterrito a farsi i bambini, Ratzinger lo ha “sollevato dalle sue funzioni” chiedendogli di “rinunciare a ogni ministero pubblico” e di vivere “una vita monastica nella preghiera e nella penitenza”. Sicuro, la galera è per i pedofili in calzoni, mentre quelli in sottana se la cavano con 4 avemarie e 1 padrenostro.

    San Karol Wojtyla Protettore dei Pedofili. Merita la canonizzazione perche’ ha tutelato gli interessi della Chiesa.E Marcial Maciel Degollado? E’ volato in cielo nel gennaio del 2008  e adesso sta sodomizzando i cherubini in paradiso.

Dragor

http://dragor.typepad.com/journal_intime/2014/04/beato-karol-wojtyla-protettore-dei-pedofili.html

 fonte: http://retelabuso.org/2014/04/28/san-karol-wojtyla-protettore-dei-pedofili/